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martedì 16 dicembre 2014

La Bohème (1) - Amicizia, povertà e amore (I quadro)

I quattro amici nella gelida soffitta, I quadro
XVI PICCOLO VIAGGIO MUSICALE: Nel mondo del Melodramma ci sono storie molto tristi, che non hanno il lieto fine delle fiabe... ultimamente si tende a tenere i bambini e anche i ragazzi lontani dalle cose brutte del mondo, credendo così di fare il loro bene, di non sconvolgere il loro equilibro emotivo e psicologico. Nella foto, il nostro magnifico Teatrino di Puccini, a cui dedicherò ampio spazio tra qualche giorno.

Locandina di una storica Bohème alla Scala
Personalmente ritengo che non sia giusto. La vita è troppo ricca anche di eventi spiacevoli per fingere che non lo sia. Al momento di affrontare le prime difficoltà, un ragazzo che è sempre vissuto in un mondo edulcorato e purificato da ogni male, sarà totalmente sprovvisto degli strumenti necessari per superare le difficoltà; il rischio, a quel punto, che un evento spiacevole abbia un impatto eccessivamente brutale sulla sua psiche è assai alto. Inoltre, come insegnavano i greci antichi, vedere rappresentato il male può avere un effetto catartico, cioè "purificatorio".

Non voglio sostituirmi a agli psicologi, ma voglio solo suggerire che far ascoltare e vedere a ragazzi giovani (diciamo dagli 8 anni in su, ma Giacomo apprezza molto Puccini...) opere come La Bohème, Tosca, Turandot, Madama Butterfly, ma anche Aida, Rigoletto, Traviata... Lucia di Lammermoor, o La Sonnambula, Norma... insomma Le Opere Liriche (poche sono quelle che finiscono bene e non contengono spargimenti di sangue) può essere educativo e anche di intrattenimento. 

Tutta questa premessa per "giustificare" la mia scelta di analizzare opere truculente o assai tristi in un blog dedicato a bambini e ragazzi... 
La musica di queste opere è meravigliosa ed è un peccato che non possa entrare a far parte del loro bagaglio culturale. La nostra generazione aveva ancora le nonne che cantavano le arie delle opere più famose... io ricordo bene la mia nonna Jucci (Maria, Mariuccia, Juccia, Jucci...) che con la sua dolce voce cantava "Che gelida manina"... vorrei che fosse ancora così, anche per i bambini del 2014. 

La Bohème è un'opera di Giacomo Puccini, come certamente già saprete, che il compositore toscano compose nel 1896, dopo il successo ottenuto con Manon Lescaut. La prima esecuzione assoluta si tenne al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1896, sotto la direzione del Maestro Arturo Toscanini, parmigiano doc...

Arturo Toscanini
Il libretto, cioè il testo letterario che racconta, in versi, la storia, è stato scritto da due grandi poeti italiani che è bene ricordare: il piacentino Luigi Illica e il torinese Giuseppe Giacosa, che hanno preso il materiale narrativo da un romanzo francese di Henry Murger, Scenes de la vie de bohème, uscito a puntate su un giornale tra il 1845 e il 1848. Murger era uno scrittore bohémienne a sua volta, che visse da artistoide, come i 4 protagonisti del suo romanzo.


Per la versione FILM completa dell'opera (locandina nella foto), che forse è la più fruibile da un pubblico giovane: La Bohème, film

Il libretto originale e integrale dell'opera lo potete trovare su: La Bohème, libretto integrale

Ma prima di affrontare la visione/ascolto dell'opera, cerchiamo di studiarla in modo semplice, così da apprezzarla al meglio, perchè NON è vero che un'opera si apprezza di più se manteniamo l'effetto "sorpresa". Al contrario, più mi preparo e studio la trama e il contesto storico-culturale in cui l'opera nasce e a cui l'opera fa riferimento, più riesco a godere dello spettacolo. Le informazioni che vi darò in questi primi 4 Post, non sono tutte per bambini, alcune sono per voi (quelle in corsivo), per aiutarli a fare un loro percorso di conoscenza dell'opera. Nei Post successivi, riracconterò la storia rivolgendomi a loro, con l'ausilio di alcuni meravigliosi strumenti che ho trovato. Però la musica, quella sì che è da ascoltare con i bambini!

Cosa significa Bohéme? Potrebbero chiedervelo, se sono curiosi... Deriva da Boemia, la terra da cui una volta si riteneva arrivassero tutti gli zingari, quindi in sostanza è sinonimo di zingaro, cioè uomo senza fisse radici. In seguito il termine ha allargato il suo significato e bohémienne è diventato sinonimo di "artistoide" (poeta, pittore, musicista...), che vive alla giornata, con pochi soldi e molti sogni... L'opera è ambientata nella Parigi anni '40 del 1800 e precisamente nel Quartiere Latino... una zona abitata principalmente da studenti "fuori corso" diremmo oggi e artisti di ogni genere, poeti, pittori, scrittori, musicisti. Un mondo che noi tutti ben conosciamo, perchè la storia si ripete e la "contro-cultura" giovanile è di moda in tutte le epoche. La "classe sociale" dei bohèmienne, protagonisti dell'opera pucciniana, è una classe che trova la sua identità "per opposizione" a tutto ciò che riguarda il mondo borghese. Hanno un loro codice di comportamento, un loro lingiuaggio, un loro modo di vestire volutamente trasandato, un loro modo di affrontare la disperazione mascherandola con apparente allegria e goliardia...

Passiamo alla trama, e questa potete (e dovete!) tranquillamente raccontarla ai vostri figli:

I ragazzi protagonisti di quest'opera sono 4 giovani tra i 18 e i 25 anni, un Musicista squattrinato  che non riesce nemmeno a pagare l'affitto (Schaunard); un Filosofo che compra un libro al giorno (Colline); un Poeta che sogna sempre (Rodolfo) e un Pittore che lavora da 6 anni allo stesso quadro (Marcello). I 4, ormai disperati perchè non hanno soldi per procacciarsi il minimo indispensabile per vivere, decidono di aiutarsi a vicenda e si riuniscono in un unico appartamento per unire le loro forze...

Il problema è che anche quando riescono a guadagnare qualcosa, non sanno amministrarlo: spendono tutto subito e si ritrovano nuovamente in difficoltà.


Nei dipinti di Pissarro, Montmartre così come la conosceva Puccini (1897).

Boulevard Montmartre di notte, Camille Pissarro, 1897
Boulevard Montmartre di giorno, nuvoloso, Camille Pissarro, 1897
Dunque si mettono a vivere in una mansarda fredda senza riscaldamento... e la mansarda ha anche un valore simbolico, perchè è il luogo più vicino al cielo... ai sogni...
Così li incontriamo ad apertura d'opera, che inizia proprio in medias res, cioè senza introduzioni o preamboli di alcun tipo, senza ouverture o sinfonia avanti l'opera. Il sipario si apre su 2 di loro e poesia, musica e scena ci raccontano la loro drammatica situazione con una certa ironia...

Marcello e Rodolfo tentano di lavorare, ognuno sulla sua opera d'arte, ma hanno "un freddo cane".

Come far bruciare il fuoco della stufa per riscaldarsi? Non c'è più legna da ardere... siamo in periodo natalizio, per l'esattezza è la Vigilia di Natale, quindi fa freddo!... I tetti di Parigi sono imbiancati di neve. Marcello, il pittore, propone di bruciare la sedia, ma Rodolfo ha un'idea migliore: sacrifichiamo l'arte? la tela di Marcello che raffigura il Mar Rosso? No! i colori bruciati puzzano!... meglio bruciare le pagine del manoscritto di Rodolfo... ed ecco che in pochi minuti brucia il lavoro di anni! E brucia per sempre! Non c'era di certo il modo di salvare il lavoro in un file o fare delle fotocopie... copia unica e manoscritta... pagine e pagine... questo testimonia il fatto che questi ragazzi non credono fino in fondo in ciò che fanno.



Nel mentre  arrivano gli altri due amici con viveri e bevande... li ha guadagnati Schaunard, suonando il pianoforte nella casa di un Lord inglese che voleva far morire stecchito a suon di pianoforte (chissà perchè!) il pappagallo del vicino di casa che lo disturbava (in realtà dopo due giorni di esecuzioni ininterrotte, Schaunard lo finisce dandogli da mangiare del prezzemolo, che è velenoso per un pappagallino!

Il pappagallo che muore... avvelenato da Schaunard

Sul più bello entra Benoit, il proprietario del loro appartamento, che viene a riscuotere l'affitto. I 4, con abilità, riescono ad aggirarlo e a spedirlo fuori casa senza dargli un soldio!

Ecco la scena dell'ingresso di Benoit, qui interpretato proprio da Claudio Giombi, che abbiamo appena conosciuto in Pik Badaluk!:

 

Evviva!, si va a festeggiare da Momus, famoso locale del quartiere. Solo Rodolfo resta a casa per finire un articolo per "Il Castoro", un giornale del tempo... raggiungerà gli amici più tardi.

Il locale Momus in una foto d'epoca
A questo punto entra in scena la protagonista femminile: Mimì. Mimì è una povera ragazza che abita al piano di sotto. Giovane, bella e che cerca di mantenersi da sola ricamando fiori finti e facendo piccoli lavoretti di sartoria. E' una ragazza semplice e ingenua, ipersensibile e, come tutte le adolescenti, impulsiva e instabile emotivamente... propriamente è una "grisette", una donna indipendente corrispettivo femminile del bohèmienne.

Sale a bussare alla porta di Rodolfo perchè le si è spenta la candela... il suo ingresso in casa è sottolineato musicalmente da un accordo che non lascia presagire nulla di buono: in questo caso, come in molti altri nel corso dell'opera, la musica ci dice di più delle parole... Mimì, infatti, ha un mancamento, perde quasi i sensi... e non per finta (come quelle svampite che svengono tra le braccia di un uomo per farsi abbracciare). Mimì è malata (lo scopriremo più avanti), di un brutto male, lo stesso di cui soffriva la Violetta della Traviata di Verdi: è tisica... una malattia che allora non lasciava scampo e che portava alla "dolce morte", una morte per consunzione, progressiva e lenta. Su questo tipo di morte c'è una intera letteratura. La storia di Bohème è un MITO LETTERARIO, che ritroviamo in tutta una serie di opere letterarie e musicali, dalla Dama delle Camelie di Dumas fino al musical Rent del 1996 (che vedremo più avanti).

Rodolfo la accoglie, i due ovviamente si innamorano a prima vista l'uno dell'altra e, come due ragazzi, come fareste anche voi ragazzi di oggi, giocano con una chiave che non si trova... lei la perde, lui la trova ma la nasconde, poi finge di trovarla in un altro momento... tutte scuse, stratagemmi, per guardarsi, sfiorarsi, innamorarsi... è una delle scene più dolci del teatro d'opera, che la musica sottolinea con uno dei momenti più celebri di tutto il teatro musicale di tutti i tempi, una delle melodie più fragranti che Puccini abbia mai scritto:


Testo:
Che gelida manina!
Se la lasci riscaldar...
Cercar che giova?
Al buio non si trova.

Ma per fortuna
è una notte di luna
e qui la luna l'abbiamo vicina.

Aspetti signorina,
le dirò con due parole
chi son, chi son,
che faccio, come vivo.

Vuole?
Chi son?
Chi son?
Sono un poeta.
Che cosa faccio?
Scrivo.
E come vivo?
Vivo.

In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d'amore.

Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l'anima ho milionaria.

Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri, occhi belli.

V'entran con voi pur ora,
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto si dileguar.

Ma il furto non m'accora
poiché, poiché v'ha preso stanza
la speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi, deh parlate!
Chi siete?
Vi piaccia dir?

Come sentite, Rodolfo e Mimì si presentano per quello che sono. Rodolfo è un "poeta" che vive e scrive e Mimì, come sentirete (Aria qui sotto) è una ragazza semplice che vive sola e "non va sempre a messa, ma prega assai il Signore" (che per i tempi di allora era deplorevole!... ricama fiori che non hanno odore (perchè sono finti...): un'immagine che a me fa sempre piangere...



Un fiore di carta e bottoni che potete fare anche voi... un fiore che non profumo come quelli che fa Mimì



Per fare il fiore di carta come quello di Giacomo (e di Mimì): fogli di diverso colore tipo cartoncino, tessuto per il gambo (da incollare sulla base di cartoncino), colla e forbici, due o tre bottoni. Ritagliare le sagome come in figura, incollare a vostro piacere!

Fiori senza profumo come quelli che ricama Mimì
Testo:
Mi chiamano Mimì,
ma il mio nome è Lucia.
La storia mia è breve.
A tela e a seta
ricamo in casa e fuori
Son tranquilla e lieta
ed è mio svago
far gigli e rose.
Mi piaccion quelle cose
che han si dolce malia,
che parlano d'amor, di primavere,
che parlano di sogni e di chimere,
quelle cose che han nome poesia

Un altro fiore "che non ha odore" fatto con legnetti colorati
Mi chiamano Mimì,
il perchè non so.
Sola, mi fo
il pranzo da me stessa.
Non vado sempre a messa,
ma prego assai il Signor.
Vivo sola, soletta
là in una bianca cameretta
guardo sui tetti e in cielo
ma quando vien lo sgelo
il primo sole è mio
il primo bacio dell'aprile è mio
il primo sole è mio

Un fiore di Mimì

Germoglia in un vaso una rosa
Foglia a foglia la spio
Cosi gentil il profumo d'un fiore
Ma i fior che io faccio, ahimè
i fior ch’io faccio, ahimè
non hanno odore.
Altro di me non le saprei narrare.
Sono la sua vicina che la viene
fuori d'ora a importunare.

I due ormai sono innamorati l'uno dell'altra. Gli amici, dal basso, chiamano Rodolfo. Sbrigati! Lumaca! Ma Rodolfo li manda avanti, "siamo in due", dice loro, "vi raggiungiamo tra poco"... e i due giovani esplodono in un meraviglioso duetto d'amore, con cui si conclude il primo quadro dell'opera:


Testo:
 O soave fanciulla, o dolce viso
di mite circonfuso alba lunar
in te, vivo ravviso il sogno
ch'io vorrei sempre sognar!
Ah! tu sol comandi, amor!...
Fremon già nell'anima
le dolcezze estreme,
nel bacio freme amor!
Oh! come dolci scendono
le sue lusinghe al core...
tu sol comandi, amore!...
No, per pietà!
Sei mia!
V'aspettan gli amici...
Già mi mandi via?
Vorrei dir... ma non oso...

Se venissi con voi?
Che?... Mimì?
Sarebbe così dolce restar qui.
C'è freddo fuori.
Vi starò vicina!...
E al ritorno?
Curioso!
Dammi il braccio, mia piccina.
Obbedisco, signor!
Che m'ami di'...
Io t'amo!
Amore! Amor! Amor!

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