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venerdì 8 maggio 2015

Libro di lettura: Sapeva di erica, di torba e di salmastro (VM 16)

Copertina del romanzo
E' da un po' di tempo che volevo recensire questo romanzo edito da rueBallu, casa editrice raffinata di Palermo, che dedica una collana speciale a "Letteratura e Musica" oltre a Jeunesse, la serie rivolta a lettori più giovani: "Sapeva di erica, di torba e di salmastro" di Attilio Piovano (18 euro), musicologo e scrittore torninese (scrive anche sul Corriere musicale). Mi ha attirato per il titolo, confesso... perchè contiene il mio nome, Erica, che è un fiore di montagna e un fiore assai popolare nei paesi nordici.

Ho vietato la lettura del libro ai minori di anni 16 perchè i contenuti sono piuttosto "forti" e occorre affrontarli con una certa maturità inetriore. "Forti" perchè toccano corde delicate, portano a penieri profondi sul senso della vita e della nostra natura effimera. Al termine della lettura sono rimasta turbata e segnata da questo libro, forse perchè mi sono immedesimata troppo nella protagonista e se lo leggerete capirete come mai questa immedesimazione può essere così sconvolgente. Il coinvolgimento e l'immedesimazione sono ancor più sorprendenti se pensiamo che l'autore è un uomo, Attilio Piovano, che scrive in prima persona trasferendosi nel corpo e nell'anima della protagonista... notevole capacità di cogliere la sensibilità di una giovane donna.

E' un libro che è anche un viaggio, e per questo non potrebbe essere più adatto a Piccoli Viaggi Musicali. Un viaggio reale di una ragazza che si prende un "anno sabbatico" per girare l'Europa, in treno, con come unica compagna d'avventura la sua Arpa celtica. Il viaggio post-laurea o post-diploma è un classico. Ai miei tempi c'era l'Inter-rail... si prendeva un treno e si andava in giro per il mondo con lo zaino in spalla di ostello in ostello. L'ho fatto anche io, ma senza l'arpa, purtroppo. Credo che avere la passione della musica da portare con sè possa contribuire a farti sentire a casa in qualsiasi luogo del mondo. Altro valido motivo per studiare musica. Mai soli e mai lontani dalle proprie radici, di cui abbiamo tutti bisogno.

Arpa Celtica
Morwen, così si chiama la ragazza (nome di origine celtica), ha studiato Arpa in conservatorio e deve capire se la musica può essere la sua professione. E' quindi anche un viaggio interiore alla scoperta/ricerca di sé, un viaggio di maturazione che la porterà a capire che la musica è la sua vita così come lo sono la sua famiglia e la sua terra, vicino ad un faro, e il suo vero amore, George, un medico. Ma è anche un viaggio che dura una vita e che apre poi le porte al Viaggio che tutti gli esseri umani devono affrontare, prima o poi.

Morwen parte ragazzina, con la sua arpa in spalla. Portando con sè i profumi della sua terra e della sua infanzia: "... provai un pizzico di nostalgia ripensando alle lunghe estati dell'infanzia e soprattutto a quelle più brevi e turbolente dell'adolescenza... giù al faro... nella casa... che sapeva di salsedine... e si riempiva di aromi intensi... il profumo delle marmellate o ancora il dolce sentore del miele... che le api producevano succhiando il nettare dell'erica... e poi ancora l'odore dell'erba fradicia... quello della torba, l'odore della vernice antiruggine, quello delle rape e dei porri, il profumo della torta di mirtilli..."  

E' un libro scritto con i cinque sensi. Si annusano odori, si ascoltano tanta musica e tanti silenzi, si osservano diversi paesaggi, si toccano oggetti (l'arpa) e persone, si assaggiano cibi che portano dentro non solo sostanze nutritive.


In treno, il primo incontro: una ragazza curiosa che la guarda come fosse uscita da una fiaba. Scopriamo il nome Morwen, è lo stesso di un personaggio degli Elfi nel romanzo The Silmarillion di J. R. R. Tolkien.

"... Per me l'arpa celtica era un esperimento estivo, un'evasione bizzarra dopo anni di studi impegnativi nel campo della musica classica" dice Morwen alla ragazza del treno. 

"Altre volte una pioggia battente infieriva implacabile sul vetro del fuoristrada e il moto intermittente del tergicristallo era come un metronomo"... ricordi sempre "musicali"...

Morwen viaggiando ricorda. E ripercorre i momenti della sua scelta, il giorno in cui, chiaramente, decise che avrebbe studiato Arpa. In un Auditorium durante un saggio, ascoltando Ceremony of Carols di Benjamin Britten:

Ascolta qui l'opera di Britten: 




Morwen arriva a Brighton, dove si fa ospitare da un'amica viloncellista, Cheryl, con la quale, alla fine, riuscirà anche a creare un sodalizio artistico. Cheryl si esercitava a finestre aperte ed era possibile udire la Suite n. 1 in sol maggiore di Johann Sebastian Bach: le suites di Bach "fanno parte del repertorio di ogni buon violoncellista, è talmente ovvio. Tuttavia iniziare lo studio quotidiano con Bach è sempre salutare. Ricordo di averlo sentito dire da un direttore d'orchestra - mi pare - o forse l'ho letto in un'intervista. Comunque funziona eccome... mezz'ora di tecnica pura... una breve pausa... un'ora intera di Suites, le Sarabande soprattutto, per l'espressione e la qualità del suono. I Preludi e le Gighe invece sono ottimi per affinare il colpo d'occhio sulla tramatura polifonica".

Ascolta la Suite n. 1, Bach, Mischa Maisky

Cheryl stava studiando anche il Concerto per violoncello e orchestra di Dvorák op. 104 "in assoluto il più bel concerto per violoncello e orchestra che sia stato mai scritto". Si stava preparando per una serie di concorsi per cercare posto in un'orchestra.

Ascolta il Concerto per violoncello e orchestra op. 104 Jacqueline du Pré 
(L'interprete del concerto non l'ho scelta a caso... leggete la biografia)

Le due ragazze ripercorrono il proprio passato e Morwen si confida con l'amica raccontandole una brutta esperienza vissuta con un pianista un po' squilibrato (di cui poi Cheryl racconterà la brutta fine). Occasione per "ascoltare" anche qualcosa del repertorio pianistico e in particolare:

- Klavierstücke di Brahms: Klavierstücke, Alexander Lonquich
- l'Adagio del Concerto in sol maggiore di Ravel, Concerto in Sol maggiore, Ravel, Michelangeli

E' in questi giorni trascorsi insieme che nasce in loro il sogno di creare una formazione da camera e suonare insieme, magari partendo da una delle opere preferite di Morwen: Introduction et Allegro di Ravel.

Durante il giorno, mentre Cheryl si esercitava al violoncello, Morwen suonava l'Arpa Celtica all'aperto, nei guardini, raccogliendo, con imbarazzo, qualche offerta.... per pagarsi il viaggio in Europa.

Prossima meta: Amsterdam. Un incontro importante, Karl, flautista barocco. E conosciamo un compositore irlandese del 1600: O'Carolan

Insieme i due mettono insieme un programma per flauto e arpa e danno un concerto in un festival di musica antica. L'amicizia con Karl durerà nel tempo.

Casa di Grieg
Stoccolma. Una brutta avventura. Morwen conosce la violenza gratuita, l'angoscia di non ritrovare più l'arpa. I dubbi su un'amica francese.

Bergen... e la visita alla casa di Grieg, a Troldhaugen, la Collina degli Gnomi.

Tempo di ritorno a casa. E di ritrovare tutte le proprie cose e rivederle con gli occhi nuovi. Ogni viaggio ci cambia. Al ritorno non siamo più gli stessi e non lo è nemmeno Morwen.

Il primo brano che Morwen suona sulla sua arpa classica è Impromptu di Fauré e, a seguire, Impromptu di Roussel.

Morwen sogna, e mentre sogna ascolta musica: Pomp and Circumstance Marches op. 39

Il suo futuro è da arpista professionista. Cominciano le audizioni, i concorsi e il lavoro. Passa anche per Spoleto, dove nel programma ci sono:
Daphnis et Chloé di Ravel (Suite)
La Mer, Images di Debussy

Morwen diventa moglie, madre, arpista... conosce la sofferenza quando muore suo padre. Conosce la paura. Ma conosce anche l'amore di e per il suo compagno e l'amore per sua figlia.

Questo romanzo è un viaggio che sconvolge non solo la protagonista ma anche il lettore.

"...Protagonista assoluta di questo romanzo è la musica: quella vissuta dal primo istante della nascente passione, sino alla dimensione professionale vera e propria... Abbandonandosi ai sortilegi delle melodie celtiche - ma altresì di molte altre musiche - disperse nel vento dell'oceano, frammiste ai profumi intensi dell'erica, sarà come perdersi nelle vicende e nei sentimenti della vita che trascorre incessantemente..."
 (Uto Ughi, dalla Prefazione).

Se avete voglia di un romanzo coinvolgente, che lascia il segno, questo libro fa per voi.
Se suonate l'Arpa o amate l'Arpa, questo libro fa per voi.
Se amate la cultura celtica, questo libro fa per voi.
Se amate viaggiare, questo libro fa per voi.
Se siete di quelli che si alzano la mattina lamentandosi di tutto quello che avete da fare... questo libro vi insegnerà che la vita, fin che c'è, è un dono e va vissuta pienamente.  
Se amate la musica, tutta la musica, questo libro vi piacerà.

Sconsigliato a depressi e ipersensibili.

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