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giovedì 6 agosto 2015

Racconto musicale: Stabat Mater (VM 16)

Copertina del libro
Vincitore del Premio Strega nel 2008, Stabat Mater di Tiziano Scarpa (Einaudi) è un racconto/romanzo/epistolario/diario omaggio ad Antonio Vivaldi e alla sua attività all'interno dell'Ospedale della Pietà (1704/40), istituto religioso in cui venivano cresciuti orfani abbandonati. Le femmine erano impiegate come musiviste e coriste: alle piccole orfane ("Figlie di Choro") veniva data un'educazione, un mestiere (musiciste o cantanti) e una possibilità di inserimeto sociale grazie al matrimonio e alle lezioni private di musica che potevano impartire. 


Il romanzo è molto "forte" e per questo sconsiglio la lettera a ragazzi di età inferiore ai 16 anni. È forte sia nel linguaggio molto crudo sia nei contenuti. Ho impiegato un po' di pagine ad appassionarmi e a capire se effettivamente mi piacesse o fosse superiore la sensazione di fastidio che inizialmnte provavo nel leggerlo. Alla fine è per così dire entrato in me e a quel punto l'ho letto tutto d'un fiato. 

Cecilia ha sedici anni, vive da sempre nell'Ospedale, non conosce il mondo "fuori". Non sa nulla di sua madre, del perchè la abbia abbandonata, se è ancora viva... ogni notte va in un luogo segreto e scrive lettere a sua mamma. Lettere che mai le verranno consegnate e che sono una sorta di diario personale, ma di un diario sono più struggenti proprio perchè rivolte ad una madre che di fatto non esiste:

"Signora Madre, oggi non vi ho scritto, ve ne siete accorta? Io non vi penso, e voi non esistete. La mia vita è un modo per non farvi esistere. Certe volte mi viene da pensare: oggi non sto pensando alla mamma. Mi vendico così". 

Cecilia vive le piccole cose ingigantite dal vuoto che la circonda e dal vuoto che sente dentro di lei ("Com'è smisurato, questo mio niente. Io mi sento dapperttutto, sento che in questo dappertutto non ci sono, e questo pensiero mi dà alla testa"). A 4 anni assiste, involontariamente, al parto clandestino in una latrina di una compagna dell'ospedale o di una suora... un'esperienza che la segnerà per il resto dei suoi giorni e che la perseguiterà nei suoi sogni, insieme all'enorme punto interrogativo sulle sue origini.

"Il giorno del mio parto vero, in questo mondo, è avvenuto verso l'interno, quando sono stata introdotta nell'Ospitale. Voi non mi avete partorita facendomi uscire dal vostro corpo, ma infilandomi dentro questo edificio".

Cecilia combatte ogni giorno con la sensazione di non essere padrona di se stessa:

"Guardate questi fogli pieni di musica e parole: assomigliano alle mie giornate. Il tempo non è mio, il mio tempo non mi appartiene. Da quando sono nata debbo fare quello che mi dicono qui dentro, e così le cose che mi stanno a cuore devo riuscire a metterle negli spazi che restano..."

"Signora Madre, se vi scrivo anche dentro il pentagramma è perchè non trovo altri fogli per voi, ma forse anche perchè queste parole sono la melodia del mio pensiero che vi canta."

"Ma sono lettere queste? A me sembrano un abbraccio che si sporge alla finestra su un cortile vuoto, sono calci e pugni dati alla cieca, per aria, in solitudine".

Cecilia, con le altre ragazze dell'Ospedale, suona dietro alle grate, con il volto coperto e un abito rosso che fascia i loro corpi senza lasciare pelle nuda alla vista dei fedeli. 

"Per chi ci guarda da laggiù, seduto sui banchi della chiesa, noi siamo un contorno, una sagoma. Noi siamo un'ombra, un'immaginazione, un sogno".

"Noi siamo una parvenza che secerne musica. Siamo fantasmi che soffiano una sostanza impalpabile. Noi risultiamo belle perchè siamo misteriose e spargiamo bellezza nell'aria, la menzogna della musica maschera la nostra afflizione". 

"Guardo questo violino che suono ogni giorno, il legno di cui è fatto, i budelli attorcigliati delle sue corde, gli intestini secchi. Immagino alberi segretamente musicali, linfe sonore, e viscere di animali, dove scorre un'armonia inaudita, nel buio del loro sangue più profondo". 

Tutte le bambine vengono messe da subito nelle condizioni di imparare a suonare uno strumento o cantare. Quelle meno portate vengono dirottate in cucina...

"Io sono stata allevata con la musica, fin dal primo giorno mi hanno esposta a cori e archetti e corde e fiati e casse armoniche..."

Un giorno arriva in Ospitale un nuovo Maestro: Antonio Vivaldi... e la vita di Cecilia cambia. 




"È arrivato un nuovo maestro compositore e insegnante di violino. È giovane, ha il naso grande e i capelli rossi"

"Signora Madre, da qualche settimana mi succede qualcosa di strano. Ve ne siete accorta? Mentre vi scrivo, quasi senza accorgermene le lettere si trasformano in note. Una frase diventa una melodia, una parola viene accompagnata dal suo contrappunto..."

"Don Antonio ha scritto un concerto dove si sente schiumare la nostra indole di donne, presentata in tre frasi, prima la gaiezza, poi il languore, poi di nuovo l'euforia"

C'è poi una lunga parte dedicata alle 4 Stagioni e alle sensazioni che desta la musica:

"Le due piccole frasi musicali all'inizio del concerto primaverile si chiudono in una nota più lunga, una rondine che stride. Il suo verso incid l'aria, incide il cielo per versare fiotti d'aria nuova da quel taglio."

"...il cuculo e le tortore insistono, i passeri fanno baruffa, il vento si allunga, diventa sempre più pesante, un giovane contadino si mette a piangere, la stanchezza si accascia dopo il lavoro, le mosche, i calabroni, rotolano i tuoni laggiù in fondo, si avventano sulla campagna, diventimo la tempesta! Siamo la tempesta, la burrasca esplode, devastiamo, spacchiamo il bel tempo!"

"Sono stata attraversata dal tempo e dallo spazio, e da tutto quello che essi portano dentro. Alla fine ero stravolta, in un'ora io sono stata musicalmente grandine, musicalmente afa, musicalmente gelo, musicalmente tepore, musicalmente piedi intirizziti, musicalmente pioggia leggera, musicalmente suolo ghiacciato che fa male cadendoci sopra, musicalmente prato tenero, sono musicalmente stata dentro il sonno di un guardiano di capre, dentro un cane che abbaia, dentro gli occhi di una mosca, sono musicalmente stata nuvola nera, passo ubriaco, bestia terrorizzata e pallottola che la uccide."

Cecilia riflette sulla musica e sul suo significato:

"La musica è la cosa che più assomiglia a un'idea pura"

"La musica è l'idea fatta cosa fuori di noi".

"Nel mio violino c'è la voce delle foreste uccise e delle bestie macellate. Noi suoniamo il funerle della natura, imbracciamo il suo cadavere".

Cecilia riflette sulle sue possibili origini..:
"Signora Madre, ho saputo una cosa terribile. Ieri parlavo con Maddalena dell'oratorio che stiamo preparando, commentavo la storia di Giuditta e Oloferne. Esistono donne in questa città che fanno come Giuditta, molto peggio di lei, che ha sacrificato sé stessa per il bene del suo popolo, entrando nella tenda del capitano nemico. Ci sono donne che vendono sé stesse, per soldi, e da questa vendita nascono figli che non erano stati voluti, e questi figli vengono soffocati nel ventre, uccisi col veleno, estirpati con i ferri quando sono ancora minuscoli vermi, oppure fatti fuori appena nati, oppure.... oppure abbandonati nell'Ospitale. Sono anch'io una di queste? Signora Madre, sono la figlia di una moneta?"

Don Antonio chiederà a Cecilia un favore personale, che non vi rivelo e alla fine Cecilia sceglierà...

Che cosa lo scoprirete immergendovi in questo affascinante mondo settecentesco veneziano che risuona di musica di Vivaldi e odora di laguna, di chiuso, di incensi, di inchiostro....


Buona lettura.


Al termine del libro, l'autore fornisce alcune interessanti indicazioni bibliografiche (che seguirò!) e un elenco di ascolti di musica di Vivaldi eseguita con particolare rispetto e serietà per l'autore, tra i quali:

- Concerti e Trii per liuto e archi, Pargon/Amadeus 2002: RV 540, Largo
- Concertos pour violoncelle, vol. I, Roel Dieltiens, Harmonia Mundi: ascolta un altra esecuzione Il Giardino armonico
- Dixit Dominus
- Flute Concertos
- Sinfonie avanti l'opera
- Vespri per l'Assunzione della Maria Vergine

Oltre allo Stabat Mater, naturalmente, da cui il titolo.



 


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