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mercoledì 25 novembre 2015

Carmen (5) - Habanera, animazione polacca (c)

Una scena dal cortometraggio
III e ultimo episodio creato dall'artista polacca Alexandra Korejwo, che utilizza una tecnica simile all'animazione con la sabbia. Ho scoperto che in realtà utilizza sali colorati manipolati con piume di Condor! L'approccio iniziale di Aleksandra Korejwo alla sincronia tra musica e immagini animate guarda ai maestri del passato, a quelle sperimentazioni che negli anni Venti portarono alla luce i capolavori immortali di Oskar Fischinger (Rapsodia Ungherese), Walter Ruttmann, Hans Richter e, in particolare, di Viking Eggeling che con la sua Symphonie diagonale aveva cercato di ottenere musica visiva pura, senza accompagnamento sonoro. E anche nel caso dell'artista polacca, infatti, le prime sperimentazioni volte a creare una relazione tra musica, movimento e poesia, avviate durante gli anni di studio presso l'Accademia di Belle Arti di Poznań, furono composizioni "musicali" prive di elementi uditivi: «Invece che dal suono, la musica era evocata dal colore, dal movimento e dalle forme». È solo in seguito che Aleksandra Korejwo inizia a dialogare con i grandi compositori classici, iniziando a realizzare film accompagnati da musica. La tecnica che elegge a strumento per perseguire questo intento è la peculiare animazione in stop motion di sale colorato, un procedimento che richiede grande pazienza e perizia ma che le consente di lavorare "faccia a faccia" con la macchina da presa.

l suo progetto forse più celebre, la trilogia sulla Carmen (1994-1996), s'ispira al balletto di Rodion Shchedrin tratto dall'opera di Bizet. Forse qui, più che in ogni altra precedente realizzazione della Korejwo, emerge la ricerca quasi maniacale della perfetta fluidità e naturalezza del movimento, un aspetto fondamentale nell'opera dell'autrice polacca: per usare le sue parole, «la cosa più importante nell'animazione è sentire il movimento».



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