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sabato 30 gennaio 2016

PVM a PIANOSOLO: Rudolf Buchbinder


Antonio aspetta Buchbinder
«Lo studio è una condizione imprescindibile per l’esistenza di un pianista. L’esercizio quotidiano è un compagno di viaggio dell’intera vita del pianista. Tuttavia essere artista presuppone un salto di qualità, entrare nel vivo della musica, comprendere i compositori, confrontarsi con ciò che hanno scritto, eventualmente fino a trasfigurarlo.»

Rudolf Buchbinder, ex enfant prodige ammesso a cinque anni (il più giovane allievo di tutti i tempi) alla Musikhochschule di Vienna e oggi protagonista internazionale del pianoforte, inaugura Pianosolo, nuova rassegna del Teatro Regio di Parma e Piccoli Viaggi Musicali non può mancare. Il teatro non è pieno, solo in loggione c'è una quantità di pubblico adeguata all'evento. In platea e nei palchi, poco più di una serata "normale" al regio di questi tempi...




La platea del regio
Come mai? I biglietti arrivavano al massimo a 40 euro, ma un posto buono in palco costava 25. Poco più di una serata al cinema con i Pop Corn. Età media: come sempre alta. Qualche ragazzo del conservatorio, per fortuna, è stato avvistato. Qualche insegnante, pure. Un paio di bambini piccolissimi, uno dei quali tenuto buono con il cellulare... ma va bene anche così, nelle sue orecchie qualcosa sarà entrato e rimarrà.



Il programma prevede Bach, Beethoven, Schubert. Con Antonio andremo via all'intervallo, perchè la mia teoria è sempre quella di non esagerare: poco tempo, ma tutto goduto, niente noia. Altrimenti si ottiene l'effetto contrario. E si sa che a 9 anni più di un'ora è difficile tenere alto il livello d'attenzione con la sola musica di un pianoforte suonato da altri (diverso è il caso dello studio personale). Antonio ha così apprezzato, soprattutto l'Appassionata, perchè su Bach ha già i suoi gusti "interpretativi". E' stato un'ottimo concerto, un pianismo d'altri tempi, lontano dai funamboli circensi che oggi ottengono i maggiori consensi. Musicalità, personalità, profonda unione del musicista con la musica. Sembrano cose ovvie, ma al giorno d'oggi capita spesso di ascoltare ottimi esecutori, ma quasi "computerizzati", come fossero suoni campionati, privi di anima. O ancor peggio tastiere semplicemente percosse con irruenza e incredibile velocità, il che fa sempre tanta sensazione... e tutti si domandano "ma come fa?", e commentano "impressionante"... come ieri sera, qualcuno che diceva "ma non ha la musica davanti!"... sono sempre queste le cose che colpiscono un pubblico nuovo, che non ha abitudine all'ascolto. Ma chi questa abitudine ce l'ha, sa che fare musica non significa mettere in fila una successione di note alla velocità della luce. E che non c'è nulla di sensazionale per un musicista nel suonare a memoria. Fare musica è altro. In questo concerto questo "altro" c'era.
 
PROGRAMMA:


JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750) Ascolta: Pogorelich / Glenn Gould / Schiff
Suite Inglese n. 3

LUDWIG VAN BEETHOVEN (1770-1827) Barenboim / Arrau / Lang Lang / Pollini / Richter / Kempff
Sonata n. 23 in fa minore, op. 57 ("Appassionata")

FRANZ SCHUBERT (1797-1828)Horowitz /Brendel / Richter / Arrau / Pollini  / Barenboim /
Sokolov / Lang Lang Sonata in si bemolle maggiore, D 960

Ascoltatelo qui nel Concerto n°5 di Beethoven:

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