Altro classico, sempre con l stessa regola: si legge insieme ai bambini, un po' noi un po' loro, si utilizzano sia edizioni integrali sia riduzioni moderne (in questo caso come per Gulliver abbiamo Stilton), si ascolta a occhi chiusi Ad Alta Voce, il programma di Radio 3 in Podcast con letture eccezionali di molti classici, si guarda insieme il miglior film in circolazione, in questo caso quello del 1972 con Charlton Heston. A Giacomo questo libro è piaciuto tantissimo amando lui la natura e gli animali. E' avvincente e non è necessario saltarne alcune parti, come invece abbiamo fatto per i Viaggi di Gulliver (le parti politico-satiriche). Buona lettura!
AD ALTA VOCE - IL RICHIAMO DELLA FORESTA letto da Gianni Celati
The call of the wild 1972 film.
SCHEDA DEL LIBRO
AUTORE: Jack London, nato a San Francisco nel 1876, morto a Glenn Ellen mel 1916
DATA DI PUBBLICAZIONE: 1904
AMBIENTAZIONE: California, ghiacci del Klondike durante la corsa all'oro, fine 1800/inizio 1900.
GENERE: romanzo d'avventura/di formazione a ritroso: dalla civiltà alla natura primordiale.
TRAMA (da Wiki):
"Il romanzo è ambientato inizialmente in California. Il cane Buck, ha l'aspetto di un lupo, un portamento regale, e vive nella fattoria di un magistrato, il giudice Miller. Inizia la corsa all'oro del klondike, aumenta la richiesta di cani da slitta, unico mezzo di locomozione nella gelata estremità settentrionale dell'America, e pertanto Buck viene venduto dal giardiniere del suo padrone a un losco e brutale trafficante, il quale lo maltratta e lo rinchiude in una cassa affinché sia trasportato da una nave tra i ghiacci.
Affidato a un brutale addestratore di cani («l'uomo dal maglione rosso»), Buck conosce la «legge della zanna e del bastone»: picchiato selvaggiamente, aggiogato a una muta guidata dal cane Spitz e costretto infine a diventare cane da slitta. Buck impara a difendersi dagli altri cani; uccide anzi Spitz e diventa capo della muta. Cambia padroni, ma non diminuiscono i maltrattamenti. Dopo essere stato al servizio di tre cercatori d'oro litigiosi e incapaci, Buck sta per essere ucciso, ma viene salvato dal cercatore d'oro John Thornton. Scoppia l'amore di Buck per il suo salvatore, che salva più volte da situazioni pericolose e infine gli fa vincere una grossa somma in una scommessa, tirando da solo una slitta con un carico di mille libbre.
La vincita permette a Thornton di recarsi a est, in cerca di una miniera abbandonata ai margini di una foresta. Qui Buck comincia a sentire «il richiamo della foresta»: vi si addentra, incontra altri lupi, uccide un alce. Quando ritorna all'accampamento scopre che Thornton e compagni sono stati uccisi dagli indiani Yeehats. Buck li vendica, scagliandosi contro gli Yeehats; poi il richiamo della foresta si fa dentro di lui sempre più irresistibile. Buck decide quindi di vivere nella foresta insieme a un branco di lupi, di cui diventerà il capo".
SIGNIFICATO:
"Nell’immortale Richiamo della foresta, l’elemento panico della Natura si manifesta attraverso un’esperienza dal profondo significato simbolico: quella che ha per protagonista il cane Buck, rapito dalla sua comoda vita in una lussuosa casa nel Sud e aggregato a una muta di cani da slitta nel Nord. Il confronto con la durezza degli uomini e dei loro bastoni, degli altri animali e del clima rigido è aspro. Attraverso questo percorso, di cui giustamente Sapienza, nella sua prefazione, sottolinea la valenza archetipica, Buck acquista non solo una forza smisurata, diventando il capo della sua muta, ma la percezione intima di una memoria ancestrale, che lo lega ai lupi del passato remoto e a quelli dell’oggi.
Solo l’amore immenso per un nuovo padrone, John Thornton, lo trattiene dal lasciarsi andare al richiamo della dimensione selvaggia, quel Call of the Wild (il titolo inglese dell’opera) che sposta l’asse della sua esistenza al di là delle abitudini legate al rapporto con l’uomo. Infine, però, la Necessità o il Destino troncheranno quel magico rapporto affettivo e lo spingeranno a mollare anche quell’ultima resistenza, e ad affidarsi totalmente alla profondità del suo essere" (GIOVANNI AGNOLONI)
Solo l’amore immenso per un nuovo padrone, John Thornton, lo trattiene dal lasciarsi andare al richiamo della dimensione selvaggia, quel Call of the Wild (il titolo inglese dell’opera) che sposta l’asse della sua esistenza al di là delle abitudini legate al rapporto con l’uomo. Infine, però, la Necessità o il Destino troncheranno quel magico rapporto affettivo e lo spingeranno a mollare anche quell’ultima resistenza, e ad affidarsi totalmente alla profondità del suo essere" (GIOVANNI AGNOLONI)

