VIAGGI NEL MONDO DELLA MUSICA CLASSICA E DELLA CULTURA: CARTONI ANIMATI, LIBRI DI LETTURA, SPETTACOLI TEATRALI, CONCERTI, INIZIATIVE CULTURALI, TURISMO MUSICALE E ARTISTICO, PER TUTTE LE ETA'.
Sto riacquistando interesse verso il cinema... anche grazie a film densi di significati ed emozioni come questo: Il Concerto, del regista rumeno (ma francese d'adozione) Radu Mihaileanu, del 2010, vincitore di molti premi, tra cui un paio di carattere strettamente musicale (miglior musica da film e miglior sonoro). Non racconterò nulla della trama, che potete trovare ovunque on line, ma che consiglio di non leggere per non togliersi il gusto del film. La musica acquista qui un valore extraterreno molto forte, che certamente le compete. I dialoghi sono brillanti, l'umorismo graffiante e raffinato, gli attori tutti bravissimi e la musica.... tutto da lacrime, accresciute dal concerto per violino di Tchaikovsky che è uno dei più coinvolgenti mai stati scritti...
Sto riacquistando interesse verso il cinema... anche grazie a film densi di significati ed emozioni come questo: Il Concerto, del regista rumeno (ma francese d'adozione) Radu Mihaileanu, del 2010, vincitore di molti premi, tra cui un paio di carattere strettamente musicale (miglior musica da film e miglior sonoro). Non racconterò nulla della trama, che potete trovare ovunque on line, ma che consiglio di non leggere per non togliersi il gusto del film. La musica acquista qui un valore extraterreno molto forte, che certamente le compete. I dialoghi sono brillanti, l'umorismo graffiante e raffinato, gli attori tutti bravissimi e la musica.... tutto da lacrime, accresciute dal concerto per violino di Tchaikovsky che è uno dei più coinvolgenti mai stati scritti...
Questo è un capolavoro d'Animazione Ceca del 1949 di Jiri Trnka, basato su un racconto di Anton Checov "Romance with a Double Bass". Dopo aver raccontato la storia di una Tuba e quella di un violoncello, tocca ora al contrabbasso, il più grande strumento della famiglia degli archi. Il racconto di Chekov è spassosissimo e altrettanto lo sono le due versioni che ne sono state fatte per lo schermo: la prima è in stop motion e risale al 1949. La qualità del video non è delle migliori, ma vi consiglio di avere la pazienza di guardarlo perchè è un gioiello. Jiri Trnka "era stato a contatto con il mondo delle marionette sin da piccolo, a motivo delle bambole e dei giocattoli che confezionava e vendeva la nonna. Arrivato all'età di dodici anni, poté lavorare come aiutante nel teatro di burattini di J. Skupa, un famoso burattinaio ceco; grazie ai suoi insegnamenti Jiří imparò l'arte di costruire e muovere i burattini. Le difficoltà economiche della famiglia si fecero impellenti quando il padre di Jiri, un idraulico, fece fallimento; ciononostante Josef Skupa, convinto del talento del giovane, riuscì a convincere i genitori del ragazzo a fargli frequentare la Scuola d'arti applicate di Praga. Appena diplomatosi Jiří fondò un teatro dei burattini, ma non perseguì a lungo in quella occupazione; fra il 1936/45 Jiří lavorò come scenografo e illustratore, continuando a realizzare burattini per svago. In seguito, il paese entrò sotto l'influenza dell'Unione Sovietica, e l'industria cinematografica venne nazionalizzata". (Da Wiki)
Dello stesso racconto esiste un film, che potete vedere cliccando qui: https://youtu.be/2vGxAaneZwo, intitolato "Romance with Double Bass", del 1974, con John Cleese e Connie Booth. Il film fa morir dal ridere, anche se al finale chekoviano, che viene mantenuto nel cartoon, il film sostituisce un finale diverso sicuramente meno geniale.
Questo è un capolavoro d'Animazione Ceca del 1949 di Jiri Trnka, basato su un racconto di Anton Checov "Romance with a Double Bass". Dopo aver raccontato la storia di una Tuba e quella di un violoncello, tocca ora al contrabbasso, il più grande strumento della famiglia degli archi. Il racconto di Chekov è spassosissimo e altrettanto lo sono le due versioni che ne sono state fatte per lo schermo: la prima è in stop motion e risale al 1949. La qualità del video non è delle migliori, ma vi consiglio di avere la pazienza di guardarlo perchè è un gioiello. Jiri Trnka "era stato a contatto con il mondo delle marionette sin da piccolo, a motivo delle bambole e dei giocattoli che confezionava e vendeva la nonna. Arrivato all'età di dodici anni, poté lavorare come aiutante nel teatro di burattini di J. Skupa, un famoso burattinaio ceco; grazie ai suoi insegnamenti Jiří imparò l'arte di costruire e muovere i burattini.
Le difficoltà economiche della famiglia si fecero impellenti quando il
padre di Jiri, un idraulico, fece fallimento; ciononostante Josef Skupa,
convinto del talento del giovane, riuscì a convincere i genitori del
ragazzo a fargli frequentare la Scuola d'arti applicate di Praga. Appena diplomatosi Jiří fondò un teatro dei burattini, ma non perseguì a lungo in quella occupazione; fra il 1936/45 Jiří lavorò come scenografo e illustratore, continuando a realizzare burattini per svago. In seguito, il paese entrò sotto l'influenza dell'Unione Sovietica, e l'industria cinematografica venne nazionalizzata". (Da Wiki)
Dello stesso racconto esiste un film, che potete vedere cliccando qui: https://youtu.be/2vGxAaneZwo, intitolato "Romance with Double Bass", del 1974, con John Cleese e Connie Booth. Il film fa morir dal ridere, anche se al finale chekoviano, che viene mantenuto nel cartoon, il film sostituisce un finale diverso sicuramente meno geniale.
Non c'è dubbio che il LEGO sia uno dei giochi più belli e creativi che siano stati mai inventati. Ci abbiamo giocato tutti, da piccoli e da grandi e ancor oggi (anche se forse un po' meno) ci giocano i bambini di tutto il mondo. LEGO è diventato un culto e sono state creati in miniatura i monumenti di tutto il mondo, compresi i teatri d'opera come La Scala di Milano, che vedete nella foto d'apertura, e l'Opera House di Sidney, Australia, uno dei Teatri moderni più belli.
Sidney Opera House in Lego
Non mancano i Maestri del melodramma, come Giuseppe Verdi, con tanto di partitura in mano, barba bianca, cappello, mantello e bastone! In questa foto eccolo versione Lego comparato con l'originale...
Giuseppe Verdi in Lego!
Ed ecco che i LEGO diventano anche protagonisti delle più famose storie, come in questo spassosissimo video, in cui i LEGO mettono in scena l'Aria di Figaro Largo al Factotum, da Il Barbiere di Siviglia. Ennesimo modo per avvicinare i bambini all'Opera: perchè non mettere in scena con i LEGO altri momenti dell'opera di Rossini?
Passiamo al II video che vi propongo, che è in realtà la sigla di un film americano (del quale si poteva tranquillamente fare a meno...) di una ventina d'anni fa, che, oltre ad essere molto carina, è una ulteriore testimonianza di come i nostri Maestri del melodramma siano apprezzati e osannati in tutto il mondo, forse molto di più che in patria (anche se in America spesso i melomani sono mafiosi, ma questa è un'altra storia...).
Il film in questione, "Oscar, un fidanzato per due figlie", è una commedia leggera che vede Sylvester Stallone negli insoliti panni di attore comico. Nel cast, anche Ornella Muti.
Non c'è dubbio che il LEGO sia uno dei giochi più belli e creativi che siano stati mai inventati. Ci abbiamo giocato tutti, da piccoli e da grandi e ancor oggi (anche se forse un po' meno) ci giocano i bambini di tutto il mondo. LEGO è diventato un culto e sono state creati in miniatura i monumenti di tutto il mondo, compresi i teatri d'opera come La Scala di Milano, che vedete nella foto d'apertura, e l'Opera House di Sidney, Australia, uno dei Teatri moderni più belli.
Sidney Opera House in Lego
Non mancano i Maestri del melodramma, come Giuseppe Verdi, con tanto di partitura in mano, barba bianca, cappello, mantello e bastone! In questa foto eccolo versione Lego comparato con l'originale...
Giuseppe Verdi in Lego!
Ed ecco che i LEGO diventano anche protagonisti delle più famose storie, come in questo spassosissimo video, in cui i LEGO mettono in scena l'Aria di Figaro Largo al Factotum, da Il Barbiere di Siviglia. Ennesimo modo per avvicinare i bambini all'Opera: perchè non mettere in scena con i LEGO altri momenti dell'opera di Rossini?
Passiamo al II video che vi propongo, che è in realtà la sigla di un film americano (del quale si poteva tranquillamente fare a meno...) di una ventina d'anni fa, che, oltre ad essere molto carina, è una ulteriore testimonianza di come i nostri Maestri del melodramma siano apprezzati e osannati in tutto il mondo, forse molto di più che in patria (anche se in America spesso i melomani sono mafiosi, ma questa è un'altra storia...).
Il film in questione, "Oscar, un fidanzato per due figlie", è una commedia leggera che vede Sylvester Stallone negli insoliti panni di attore comico. Nel cast, anche Ornella Muti.
Amata Immortale (Immortal beloved) è un film del 1994 con la regia di Bernard Rose, lo stesso de Il violinista del diavolo di cui abbiamo recentemente parlato a proposito di David Garret, virtuoso del violino, film biografico su Niccolò Paganini. Gary Oldman è Beethoven, Isabella Rossellini, Jahanna Ter Steege e Valeria Golino sono le tre donne da lui amate di cui si parla nel film, mentre Jeroen Krabbè è Anton Schindler, amico ed esecutore testamentario di Beethoven. La trama del film, che ha una meravigliosa colonna sonora con musiche di Beethoven eseguite da Murray Perahia per i brani per pianoforte e dalla London Symphony Orchestra diretta da Sir Georg Solti, ripercorre l'enigma dell'Amata Immortale (che non ha ancora e forse mai avrà identità certa), cioè la donna a cui Beethoven avrebbe scritto e mai spedito una appassionata lettera d'amore. Nel film si ripercorrono episodi romanzati della vita personale di Beethoven, legati alle sue relazioni amorose in particolare con tre donne e, alla fine, il film dà una sua risposta che però non ha riscontro nelle biogrfie del Maestro. E' comunque ben congeniata e il Film, anche se poteva essere fatto ancora meglio, è comunque piacevole se non altro per la musica e la grande interpretazione di Gary Oldman, che riesce a rendere le molteplici facce della discussa personalità di Beethoven e la sofferenza da lui provata nel vivere il dramma della sua progressiva sordità. Io vi propongo la scena dell'Inno alla gioia, che è la scena quasi finale e che vale l'intero film insieme a quella, molto toccante, in cui lui suona la Sonata Al Chiaro di Luna quando già era quasi sordo, che mi consente di introdurre l'argomento della nostra prossima piccola deviazione musicale, sempre in compagnia di Beethoven.
e Cecilia Voi, la cui recensione pubblico qui sotto a seguire: e le ringrazio entrambe.
AMATA IMMORTALE (Immortal Beloved)
di Bernard Rose
con G. Oldman, J. Krabbé, M. Hofschneider, V. Golino, I. Rossellini, J. Teer Stege
Amata Immortale è uno dei tentativi di inquadrare un personaggio complesso come Beethoven in un racconto breve, come si può definire un film rispetto a un romanzo o a una biografia dettagliata. Compositore imponente per il suo genio e la sua influenza nella nostra cultura, da essere oggetto dell'attenzione di molti sceneggiatori e registi, da Abel Gance all'inizio del Novecento, per arrivare a Battiato con il suo Musikanten di qualche anno fa.
Bernard Rose ne fa volutamente un melodramma, concentrandosi sull'aspetto sentimentale delle vicende beethoveniane, in modo particolare su una lettera mai spedita, ritrovata tra le carte del Maestro dall'amico, violinista e segretario Oskar Schindler. Inizia così un viaggio alla ricerca dell'amata misteriosa per consegnarle quella dichiarazione appassionata di amore eterno.
Tutto si regge su un dato storico: come mai, al momento della morte, accanto a Ludwig c'erano solo due persone, una delle quali una donna? La soluzione proposta da Bernard Rose non è contemplata dai musicologi, però ha un suo senso. Non si può sciupare la sorpresa agli spettatori e perciò non darò indizi. Mi limiterò a segnalare che il film è accurato, con un occhio speciale ai costumi - bellissimi! - e alle scenografie d'epoca. La colonna sonora, diretta da Georg Solti (e al pianoforte Murray Perahia), è naturalmente all'altezza della situazione e Gary Oldman si cala nella parte con eleganza e la giusta dose di follia, eccezionale nel progressivo scivolamento nella sordità. Le nostre attrici Golino e Rossellini - pur ostinandosi a non voler essere doppiate - fanno una bellissima figura in abito lungo, specialmente la Rossellini, con lo sguardo malinconico e dolente di chi ha subito le molte scosse del destino.
Il film vuole solo offrire il piacere del raccontare, e di questo occorre godere, più che pretendere la fedeltà al dato storico. Amata Immortale è la ricerca dell'amore da parte di un uomo solo e quest'amore, nonostante la vita mondana e l'impeto romantico di Beethoven, si rivela molto più semplice e quotidiano di quanto non si possa pensare a prima vista. E forse Beethoven cercava questo: una vita normale, una famiglia sua, che desse stabilità alle sue percezioni musicali estreme. Il limite del film è nell'accantonare l'aspetto più propriamente creativo del suo protagonista, nodo su cui è centrato invece Io e Beethoven di Agnieszka Holland che consiglio senz'altro di vedere.
Il film di Bernard Rose apre comunque una finestra sull'universo tragico di un genio assoluto, che già da bambino sentiva la sua vocazione alla musica come desiderio di amore universale. Lo racconta molto bene la bella sequenza in flash-back alla prima della Nona Sinfonia.
Dai 14-16 anni. (Cecilia Voi)
La lettera all’Immortale Amata e il relativo enigma.
"Ma dopo la sua morte una sua lettera d’amore del 1812 [6-7 luglio A.373] indirizzata al “mio angelo” e “mia immortale amata” fu trovata fra le sue carte. È un’appassionata espressione di sentimento ad una donna che senza dubbio ricambiava il suo amore. La sua identità è discussa; probabilmente si trattava di Antonie Brentano, anche se è possibile si trattasse di Josephine. La lettera è divisa in tre parti, scritte in due giorni successivi, e sembra essere la risposta al desiderio di un’unione completa da parte della donna. Ma nella parte finale Beethoven rinuncia alla possibilità, non solo per il momento, ma per sempre. L’amore non è diminuito. Egli ancora ha bisogno d’amore, ma egli è costretto a riconoscere che non può sposarsi. La lettera probabilmente non fu mai spedita, ed è probabile che sia stata uno sfogo per se stesso più che per la destinataria. B.Cooper [b]" da www.lvbeethoven.it
Ecco la lettera.
[A.373] Ad una donna sconosciuta. Autografo alla Deutsche Staatsbibliotek di Berlino
6 luglio, di mattina Mio angelo, mio tutto, mio io – Solo poche parole per oggi, e addirittura a matita (con la tua). – Non sarò sicuro del mio alloggio fino a domani; che inutile perdita di tempo è tutto ciò! - Perché quest’angoscia profonda, quando parla la necessità – il nostro amore può forse durare senza sacrifici, senza che ciascuno di noi pretenda tutto dall’altro; puoi tu mutare il fatto che tu non sei tutta mia, io non sono tutto tuo? Oh Dio!, rivolgi il tuo sguardo alla bella natura e dà pace al tuo animo per ciò che deve essere. L’amore esige tutto e ben a ragione, così è di me per te e di te per me – Ma tu dimentichi così facilmente che io debbo vivere per me e per te. Se fossimo completamente uniti, tu sentiresti questa dolorosa necessità tanto poco quanto la sento io. Il viaggio è stato orribile. Sono arrivato qui soltanto la mattina alle quattro. Siccome c’erano pochi cavalli la diligenza ha scelto un altro itinerario; ma che strada orribile! Alla penultima stazione mi hanno sconsigliato di viaggiare di notte, hanno cercato di ispirarmi paura d’un bosco, ma ciò non è servito ad altro che a spronarmi – e ho avuto torto. La vettura ha finito con lo sfasciarsi su quell’orribile strada, un semplice sentiero di campagna senza fondo. Se non avessi avuto quei due postiglioni sarei rimasto per strada. Per l’altra strada, quella solita, Esterhàzy con otto cavalli ha avuto la stessa sorte che io con quattro. Tuttavia, in un certo senso la cosa mi ha anche fatto piacere come succede ogni volta che supero felicemente qualche ostacolo. Ora voglio passare in fretta dagli eventi estrinseci a quelli intimi. Confido che ci vedremo presto; ed anche oggi mi manca il tempo per dirti i pensieri che ho rimuginato questi ultimi giorni sulla mia vita. Se i nostri cuori fossero sempre uno vicino all’altro, non mi capiterebbe certo di avere simili pensieri. Il mio cuore trabocca dal desiderio di dirti tante cose. Ahimé, ci sono momenti in cui sento che la parola è inadeguata. Cerca di essere serena – e sii per sempre il mio fedele unico tesoro, il mio tutto, come lo sono io per te. Sono gli dei che debbono provvedere, qualunque possa essere il nostro destino. Il tuo fedele Ludwig
Lunedì sera, 6 luglio Tu stai soffrendo, tu anima mia dilettissima - Proprio adesso mi rendo conto che le lettere debbono essere consegnate di buon mattino, lunedì – o giovedì – gli unici giorni in cui da qui parte la posta per “K” - Tu soffri – Oh! dovunque io sia, tu sei con me - Io farò in modo che tu ed io ……… che io possa vivere con te. Quale vita!!! Quale essa è ora!!!! senza di te – perseguitato qua e là dalla bontà della gente, una bontà credo – che vorrei meritare quanto poco invece la merito – omaggio dell’uomo all’uomo – questo mi addolora – e se considero me stesso nella cornice dell’universo, che cosa sono io e che cosa è colui – che è detto il più grande degli uomini – eppure – è qui che si ritrova l’elemento divino dell’uomo – Io piango se penso che soltanto sabato riceverai le mie prime notizie – Per quanto tu mi ami - io però ti amo di più – ma tu però non ti celare mai a me – buona notte – Poiché faccio la cura dei bagni, debbo andare a dormire. Oh Dio – così vicini! Così lontani! Non è una creazione del cielo il nostro amore? – e quel che più conta, altrettanto salda che il firmamento celeste?
Buon giorno, 7 luglio Anche a letto i miei pensieri corrono a te, mia immortale amata, lieti, talvolta, poi di nuovo tristi, in attesa di sapere se il destino ci esaudirà - Per affrontare la vita, io debbo vivere esclusivamente con te, oppure non vederti mai. Sì, ho deciso di andare errando lontano, fino a quando potrò volare fra le tue braccia, dirmi davvero a casa mia presso di te e, circondato dalle tue braccia, lasciare che la mia anima sia trasportata nel regno degli spiriti beati – Ahimé, purtroppo deve essere così – Tu ti rassegnerai, tanto più perché tu conosci la mia fedeltà verso di te, mai alcun’altra donna potrà possedere il mio cuore, mai – mai – Oh Dio, perché si deve star lontani da chi si ama tanto; eppure la mia vita a V[ienna] in questo momento è una vita atroce – Il tuo amore ha fatto di me il più felice ed il più infelice dei mortali – Ora alla mia età, avrei bisogno di regolarità e di stabilità nella mia vita – può accordarsi questo con i nostri rapporti? Angelo mio, proprio ora vengo a sapere che la posta parte tutti i giorni – e debbo perciò terminare, in modo che tu possa ricevere subito la lettera - Sii calma; soltanto considerando con calma la nostra esistenza, possiamo raggiungere il nostro scopo che è di vivere assieme – Sii calma – amami – Oggi – ieri – che struggente desiderio, fino alle lagrime, di te – di te – te – vita mia – mio tutto, addio. Oh continua, continua ad amarmi – non disconoscere mai il fedelissimo cuore del tuo amato eternamente tuo eternamente mia eternamente l’uno dell’altro L.
Amata Immortale (Immortal beloved) è un film del 1994 con la regia di Bernard Rose, lo stesso de Il violinista del diavolo di cui abbiamo recentemente parlato a proposito di David Garret, virtuoso del violino, film biografico su Niccolò Paganini. Gary Oldman è Beethoven, Isabella Rossellini, Jahanna Ter Steege e Valeria Golino sono le tre donne da lui amate di cui si parla nel film, mentre Jeroen Krabbè è Anton Schindler, amico ed esecutore testamentario di Beethoven. La trama del film, che ha una meravigliosa colonna sonora con musiche di Beethoven eseguite da Murray Perahia per i brani per pianoforte e dalla London Symphony Orchestra diretta da Sir Georg Solti, ripercorre l'enigma dell'Amata Immortale (che non ha ancora e forse mai avrà identità certa), cioè la donna a cui Beethoven avrebbe scritto e mai spedito una appassionata lettera d'amore. Nel film si ripercorrono episodi romanzati della vita personale di Beethoven, legati alle sue relazioni amorose in particolare con tre donne e, alla fine, il film dà una sua risposta che però non ha riscontro nelle biogrfie del Maestro. E' comunque ben congeniata e il Film, anche se poteva essere fatto ancora meglio, è comunque piacevole se non altro per la musica e la grande interpretazione di Gary Oldman, che riesce a rendere le molteplici facce della discussa personalità di Beethoven e la sofferenza da lui provata nel vivere il dramma della sua progressiva sordità. Io vi propongo la scena dell'Inno alla gioia, che è la scena quasi finale e che vale l'intero film insieme a quella, molto toccante, in cui lui suona la Sonata Al Chiaro di Luna quando già era quasi sordo, che mi consente di introdurre l'argomento della nostra prossima piccola deviazione musicale, sempre in compagnia di Beethoven.
e Cecilia Voi, la cui recensione pubblico qui sotto a seguire: e le ringrazio entrambe.
AMATA IMMORTALE (Immortal Beloved)
di Bernard Rose
con G. Oldman, J. Krabbé, M. Hofschneider, V. Golino, I. Rossellini, J. Teer Stege
Amata Immortale
è uno dei tentativi di inquadrare un personaggio complesso come
Beethoven in un racconto breve, come si può definire un film rispetto a
un romanzo o a una biografia dettagliata. Compositore imponente per il
suo genio e la sua influenza nella nostra cultura, da essere oggetto
dell'attenzione di molti sceneggiatori e registi, da Abel Gance
all'inizio del Novecento, per arrivare a Battiato con il suo Musikanten di qualche anno fa.
Bernard
Rose ne fa volutamente un melodramma, concentrandosi sull'aspetto
sentimentale delle vicende beethoveniane, in modo particolare su una
lettera mai spedita, ritrovata tra le carte del Maestro dall'amico,
violinista e segretario Oskar Schindler. Inizia così un viaggio alla
ricerca dell'amata misteriosa per consegnarle quella dichiarazione
appassionata di amore eterno.
Tutto si regge su un dato
storico: come mai, al momento della morte, accanto a Ludwig c'erano solo
due persone, una delle quali una donna? La soluzione proposta da
Bernard Rose non è contemplata dai musicologi, però ha un suo senso. Non
si può sciupare la sorpresa agli spettatori e perciò non darò indizi.
Mi limiterò a segnalare che il film è accurato, con un occhio speciale
ai costumi - bellissimi! - e alle scenografie d'epoca. La colonna
sonora, diretta da Georg Solti (e al pianoforte Murray Perahia), è naturalmente all'altezza della
situazione e Gary Oldman si cala nella parte con eleganza e la giusta
dose di follia, eccezionale nel progressivo scivolamento nella sordità.
Le nostre attrici Golino e Rossellini - pur ostinandosi a non voler
essere doppiate - fanno una bellissima figura in abito lungo,
specialmente la Rossellini, con lo sguardo malinconico e dolente di chi
ha subito le molte scosse del destino.
Il film vuole solo
offrire il piacere del raccontare, e di questo occorre godere, più che
pretendere la fedeltà al dato storico. Amata Immortale è la
ricerca dell'amore da parte di un uomo solo e quest'amore, nonostante la
vita mondana e l'impeto romantico di Beethoven, si rivela molto
più semplice e quotidiano di quanto non si possa pensare a prima vista. E
forse Beethoven cercava questo: una vita normale, una famiglia sua, che
desse stabilità alle sue percezioni musicali estreme. Il limite del
film è nell'accantonare l'aspetto più propriamente creativo del suo
protagonista, nodo su cui è centrato invece Io e Beethoven di Agnieszka Holland che consiglio senz'altro di vedere.
Il
film di Bernard Rose apre comunque una finestra sull'universo tragico
di un genio assoluto, che già da bambino sentiva la sua vocazione alla
musica come desiderio di amore universale. Lo racconta molto bene la
bella sequenza in flash-back alla prima della Nona Sinfonia.
Dai 14-16 anni. (Cecilia Voi)
La lettera all’Immortale Amata e il relativo enigma.
"Ma dopo la sua morte una sua lettera d’amore del 1812 [6-7 luglio
A.373] indirizzata al “mio angelo” e “mia immortale amata” fu trovata
fra le sue carte. È un’appassionata espressione di sentimento ad una
donna che senza dubbio ricambiava il suo amore. La sua identità è
discussa; probabilmente si trattava di Antonie Brentano, anche se è
possibile si trattasse di Josephine. La lettera è divisa in tre parti,
scritte in due giorni successivi, e sembra essere la risposta al
desiderio di un’unione completa da parte della donna. Ma nella parte
finale Beethoven rinuncia alla possibilità, non solo per il momento, ma
per sempre. L’amore non è diminuito. Egli ancora ha bisogno d’amore,
ma egli è costretto a riconoscere che non può sposarsi. La lettera
probabilmente non fu mai spedita, ed è probabile che sia stata uno
sfogo per se stesso più che per la destinataria. B.Cooper [b]" da www.lvbeethoven.it
Ecco la lettera.
[A.373] Ad una donna sconosciuta. Autografo alla Deutsche Staatsbibliotek di Berlino
6 luglio, di mattina
Mio angelo, mio tutto, mio io – Solo poche parole per oggi, e
addirittura a matita (con la tua). – Non sarò sicuro del mio alloggio
fino a domani; che inutile perdita di tempo è tutto ciò! - Perché
quest’angoscia profonda, quando parla la necessità – il nostro amore
può forse durare senza sacrifici, senza che ciascuno di noi pretenda
tutto dall’altro; puoi tu mutare il fatto che tu non sei tutta mia, io
non sono tutto tuo? Oh Dio!, rivolgi il tuo sguardo alla bella natura e
dà pace al tuo animo per ciò che deve essere. L’amore esige tutto e
ben a ragione, così è di me per te e di te per me – Ma tu dimentichi così facilmente che io debbo vivere per me e per te. Se
fossimo completamente uniti, tu sentiresti questa dolorosa necessità
tanto poco quanto la sento io. Il viaggio è stato orribile. Sono
arrivato qui soltanto la mattina alle quattro. Siccome c’erano pochi
cavalli la diligenza ha scelto un altro itinerario; ma che strada
orribile! Alla penultima stazione mi hanno sconsigliato di viaggiare di
notte, hanno cercato di ispirarmi paura d’un bosco, ma ciò non è
servito ad altro che a spronarmi – e ho avuto torto. La vettura ha
finito con lo sfasciarsi su quell’orribile strada, un semplice sentiero
di campagna senza fondo. Se non avessi avuto quei due postiglioni sarei
rimasto per strada. Per l’altra strada, quella solita, Esterhàzy con
otto cavalli ha avuto la stessa sorte che io con quattro. Tuttavia, in
un certo senso la cosa mi ha anche fatto piacere come succede ogni
volta che supero felicemente qualche ostacolo. Ora voglio passare in
fretta dagli eventi estrinseci a quelli intimi. Confido che ci vedremo
presto; ed anche oggi mi manca il tempo per dirti i pensieri che ho
rimuginato questi ultimi giorni sulla mia vita. Se i nostri cuori
fossero sempre uno vicino all’altro, non mi capiterebbe certo di avere
simili pensieri. Il mio cuore trabocca dal desiderio di dirti tante
cose. Ahimé, ci sono momenti in cui sento che la parola è inadeguata.
Cerca di essere serena – e sii per sempre il mio fedele unico tesoro,
il mio tutto, come lo sono io per te. Sono gli dei che debbono
provvedere, qualunque possa essere il nostro destino.
Il tuo fedele
Ludwig
Lunedì sera, 6 luglio
Tu stai soffrendo, tu anima mia dilettissima - Proprio adesso
mi rendo conto che le lettere debbono essere consegnate di buon
mattino, lunedì – o giovedì – gli unici giorni in cui da qui parte la
posta per “K” - Tu soffri – Oh! dovunque io sia, tu sei con me - Io
farò in modo che tu ed io ……… che io possa vivere con te. Quale vita!!!
Quale essa è ora!!!! senza di te – perseguitato qua e là dalla bontà
della gente, una bontà credo – che vorrei meritare quanto poco invece
la merito – omaggio dell’uomo all’uomo – questo mi addolora – e se
considero me stesso nella cornice dell’universo, che cosa sono io e che
cosa è colui – che è detto il più grande degli uomini – eppure – è qui
che si ritrova l’elemento divino dell’uomo – Io piango se penso che
soltanto sabato riceverai le mie prime notizie – Per quanto tu mi ami -
io però ti amo di più – ma tu però non ti celare mai a me – buona
notte – Poiché faccio la cura dei bagni, debbo andare a dormire. Oh Dio
– così vicini! Così lontani! Non è una creazione del cielo il nostro
amore? – e quel che più conta, altrettanto salda che il firmamento
celeste?
Buon giorno, 7 luglio
Anche a letto i miei pensieri corrono a te, mia immortale
amata, lieti, talvolta, poi di nuovo tristi, in attesa di sapere se il
destino ci esaudirà - Per affrontare la vita, io debbo vivere
esclusivamente con te, oppure non vederti mai. Sì, ho deciso di andare
errando lontano, fino a quando potrò volare fra le tue braccia, dirmi
davvero a casa mia presso di te e, circondato dalle tue braccia,
lasciare che la mia anima sia trasportata nel regno degli spiriti beati –
Ahimé, purtroppo deve essere così – Tu ti rassegnerai, tanto più
perché tu conosci la mia fedeltà verso di te, mai alcun’altra donna
potrà possedere il mio cuore, mai – mai – Oh Dio, perché si deve star
lontani da chi si ama tanto; eppure la mia vita a V[ienna] in questo
momento è una vita atroce – Il tuo amore ha fatto di me il più felice
ed il più infelice dei mortali – Ora alla mia età, avrei bisogno di
regolarità e di stabilità nella mia vita – può accordarsi questo con i
nostri rapporti? Angelo mio, proprio ora vengo a sapere che la posta
parte tutti i giorni – e debbo perciò terminare, in modo che tu possa
ricevere subito la lettera - Sii calma; soltanto considerando con calma
la nostra esistenza, possiamo raggiungere il nostro scopo che è di
vivere assieme – Sii calma – amami – Oggi – ieri – che struggente
desiderio, fino alle lagrime, di te – di te – te – vita mia – mio
tutto, addio. Oh continua, continua ad amarmi – non disconoscere mai il
fedelissimo cuore del tuo amato
eternamente tuo
eternamente mia
eternamente l’uno dell’altro L.
Eine kleine Nachtmusik è il brano che Antonio Salieri, ormai vecchio e malato, quasi pazzo, accenna al prete che va a trovarlo, dopo una serie di pezzi scritti da lui che il prete non riconosce. Appena inizia il brano di Mozart, il prete si illumina: "Sì sì, questa la conosco!" gli dice soddisfatto... e aggiunge "non sapevo fosse sua" ... e Salieri: "Infatti, non è mia!"... è di Mozart. E questo significa che Mozart scriveva musica che era nelle orecchie di tutti, mentre Salieri no. Nella logica della commedia di Peter Shaffer da cui Milos Forman trae la trama del suo film Amadeus (1984), questa è un'ulteriore prova dell'odio nutrito da Salieri per il "collega" che lo avrebbe portato a commissionarne l'omicidio... una tesi, come si sa, che non trova riscontro nella storia, così come esasperata dalla commedia e dal film è la rivalità tra i due musicisti.
Antonio Salieri vecchio e malato
Ma ciò non significa che il film sia una distorsione della vita di Mozart, in quanto non vuole essere un fim biografico, ma un film grandioso che delinea un'ipotesi: come fu realmente Mozart non lo sapremo mai, ma molti aspetti del carattere che emerge dalla lettura dell'enorme epistolario, sono riprodotti da questa interpretazione. Il film, ripeto, è tratto da una commedia di Shaffer che a sua volta romanza le notizie biografiche di Mozart. Peter Schaffer è un commediografo inglese del 1926.
Trovo del tutto sterile la polemica che seguì l'uscita di questo film che fu giudicato scandaloso in quanto non rispettoso della verità storica e contenente dei falsi, a partire dal titolo, Amadeus, perchè Mozart mai si fece chiamare con questo nome.
Locandina del film
Io trovo questo film un capolavoro. E tutti coloro che la pensano diversamente dovrebbero riguardarlo e dare al film una seconda possibilità... intanto, vi suggerisco questa scena, che potete tranquillamente far vedere anche ai ragazzi, in cui ritroviamo Eine kleine Nachtmusik!
Eine kleine Nachtmusik è il brano che Antonio Salieri, ormai vecchio e malato, quasi pazzo, accenna al prete che va a trovarlo, dopo una serie di pezzi scritti da lui che il prete non riconosce. Appena inizia il brano di Mozart, il prete si illumina: "Sì sì, questa la conosco!" gli dice soddisfatto... e aggiunge "non sapevo fosse sua" ... e Salieri: "Infatti, non è mia!"... è di Mozart. E questo significa che Mozart scriveva musica che era nelle orecchie di tutti, mentre Salieri no. Nella logica della commedia di Peter Shaffer da cui Milos Forman trae la trama del suo film Amadeus (1984), questa è un'ulteriore prova dell'odio nutrito da Salieri per il "collega" che lo avrebbe portato a commissionarne l'omicidio... una tesi, come si sa, che non trova riscontro nella storia, così come esasperata dalla commedia e dal film è la rivalità tra i due musicisti.
Antonio Salieri vecchio e malato
Ma ciò non significa che il film sia una distorsione della vita di Mozart, in quanto non vuole essere un fim biografico, ma un film grandioso che delinea un'ipotesi: come fu realmente Mozart non lo sapremo mai, ma molti aspetti del carattere che emerge dalla lettura dell'enorme epistolario, sono riprodotti da questa interpretazione. Il film, ripeto, è tratto da una commedia di Shaffer che a sua volta romanza le notizie biografiche di Mozart. Peter Schaffer è un commediografo inglese del 1926.
Trovo del tutto sterile la polemica che seguì l'uscita di questo film che fu giudicato scandaloso in quanto non rispettoso della verità storica e contenente dei falsi, a partire dal titolo, Amadeus, perchè Mozart mai si fece chiamare con questo nome.
Locandina del film
Io trovo questo film un capolavoro. E tutti coloro che la pensano diversamente dovrebbero riguardarlo e dare al film una seconda possibilità... intanto, vi suggerisco questa scena, che potete tranquillamente far vedere anche ai ragazzi, in cui ritroviamo Eine kleine Nachtmusik!
Un altro capolavoro assoluto dell'animazione con musica è questo corto molto antico, che ha come unico protagonista Topolino, che si esibisce in un travolgente assolo al violino "consumando" letteralmente lo strumento. Sono magnifiche le sue espressioni del viso e i piccoli gesti che compie mentre suona: si liscia i capelli, piange, si soffia il naso... per citare un cartoon che abbiamo già visto (ricordate The Violinist?!), Mickey "suona con sentimento"... soffre, soffre e ancora soffre!
Il cartone animato si intitola "Just Mickey" ed è del 1930. Topolino compare "on stage" con i capelli lunghi (forse il riferimento è a Paganini?... non è documentato ma io credo di sì!) e già fa ridere per quello... viene poi deriso e beccato dal pubblico diffidente, ma alla fine si rivela un grande virtuoso e suona nell'ordine: la Danza Ungherese n. 5 di Brahms, Traumerei di Schumann (che lo fa piangere ininterrottamente) e il finale dell'Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini:
E ora ritroviamo il nostro bel violinista "rockettaro" David Garret che suona lo stesso pezzo... vi piace di più Topolino o lui?
La locandina del film
SOLO PER ADULTI: David Garret è stato anche protagonista, come attore, di un film uscito di recente (in Italia il 27/02/2014) che si intitola "Il violinista del diavolo", diretto da Bernard Rose, sulla vita del famoso violinista virtuoso Niccolò Paganini, che si pensava avesse fatto un patto con il diavolo.... (e che tra l'altro è sepolto a Parma! Racconteremo presto qualcosa di lui...) intanto, ricordate questa storia del patto con il diavolo perchè sarà in qualche modo il tema del nostro prossimo viaggio!
Ho guardato anche io il film trovando una versione in lingua originale (inglese) sottotitolata in spagnolo... non guardate i sottotitoli se non siete spagnoli perchè altrimenti si fa una gran confusione...). Che dire? Da donna è praticamente impossibile rimanere indifferente al fascino di Garret che è perfettamente "nel ruolo" del "violinista maledetto"... uscendo dal mondo della classica, ricorda personaggi come Kurt Cobain (leader dei Nirvana) o Axel Rose (leader dei Guns and Roses), ma come lui stesso dichiara in una conferenza stampa che ha preceduto l'uscita del film nelle sale italiane, la sua anima resta "classica"; la musica classica è "casa sua" e i suoi "crossover" nel mondo Pop sono dei periodi di "villeggiatura" di cui sente di aver bisogno, ma per il piacere poi (anche) di tornare a casa sua. Del resto, Paganini stesso improvvisava partendo da temi popolari e forse al giorno d'oggi è anche giusto che il mondo della musica classica si tolga di dosso la patina polverosa... e qui nel mio blog lo stiamo facendo. L'importante, ci tengo molto a sottolinearlo, è che questa conaminazione non sia un abbassamento del livello, un appiattimento o livellamento verso il basso (e penso ad Allevi che NON mi piace...). Con Garret ciò non avviene perchè comunque lui resta un violinista virtuoso che, come potete vedere nel film, ti travolge con i capricci di Paganini suonati da restare a bocca aperta. Per quanto riguarda il film, da profana, dico che di certo poteva essere meglio, soprattutto l'aspetto del "patto con il diavolo" era forse da trattare con maggior profondità e mistero, qualche insistenza di troppo sulle pulsioni erotiche irrefrenabili del bel tenebroso (comunque non poi così fastidiose), ma nel complesso non è poi così male. Garret non sarà, come dice lui stesso, Al Pacino, ma meglio in un film del genere avere un bravo violinista e un medio attore, piuttosto che un violinista che fa finta di suonare e un bravo attore. Il film, non dimentichiamolo è un ritratto di Paganini. Un ultima osservazione sull'assunzione da parte del protagonista di una serie di sostanze, aspetto che può infastidire perchè di primo impatto può sembrare un voler associare Paganini ai divi maledetti del post Sessantotto... ma in questo caso non si tratta di droghe prese come i cantanti rock e pop che ho ricordato (ai quali potete aggiungere Jim Morrison, Jimi Handrix...). Ai tempi di Paganini si cercavano di curare molte malattie (tra le quali la sifilide che era assai comune) con il mercurio, che era una cosa devastante che per di più creava dipendenza. Quindi, non si tratta di una ricerca volontaria dello "sballo" e di conseguenza una propaganda dello sballo unito al genio, ma una condizione nella quale molti uomini in quell'epoca finivano con il trovarsi loro malgrado...
Dal candore di Topolino siamo finiti nel torbido, mi rendo conto, ma la musica classica è anche questo: dolcezza e innocenza, contatto con l'assoluto e l'aldilà, amore ed erotismo, mistero, fascino... è vita! E nella vita c'è Topolino e c'è Paganini. Torneremo su di lui più avanti,
Ecco il trailer, ah dimenticavo... questo solo per grandi (VM 14)! Si sa Paganini ne ha combinate parecchie...
Un altro capolavoro assoluto dell'animazione con musica è questo corto molto antico, che ha come unico protagonista Topolino, che si esibisce in un travolgente assolo al violino "consumando" letteralmente lo strumento. Sono magnifiche le sue espressioni del viso e i piccoli gesti che compie mentre suona: si liscia i capelli, piange, si soffia il naso... per citare un cartoon che abbiamo già visto (ricordate The Violinist?!), Mickey "suona con sentimento"... soffre, soffre e ancora soffre!
Il cartone animato si intitola "Just Mickey" ed è del 1930. Topolino compare "on stage" con i capelli lunghi (forse il riferimento è a Paganini?... non è documentato ma io credo di sì!) e già fa ridere per quello... viene poi deriso e beccato dal pubblico diffidente, ma alla fine si rivela un grande virtuoso e suona nell'ordine: la Danza Ungherese n. 5 di Brahms, Traumerei di Schumann (che lo fa piangere ininterrottamente) e il finale dell'Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini:
E ora ritroviamo il nostro bel violinista "rockettaro" David Garret che suona lo stesso pezzo...
vi piace di più Topolino o lui?
La locandina del film
SOLO PER ADULTI: David Garret è stato anche protagonista, come attore, di un film uscito di recente (in Italia il 27/02/2014) che si intitola "Il violinista del diavolo", diretto da Bernard Rose, sulla vita del famoso violinista virtuoso Niccolò Paganini, che si pensava avesse fatto un patto con il diavolo.... (e che tra l'altro è sepolto a Parma! Racconteremo presto qualcosa di lui...) intanto, ricordate questa storia del patto con il diavolo perchè sarà in qualche modo il tema del nostro prossimo viaggio!
Ho guardato anche io il film trovando una versione in lingua originale (inglese) sottotitolata in spagnolo... non guardate i sottotitoli se non siete spagnoli perchè altrimenti si fa una gran confusione...). Che dire? Da donna è praticamente impossibile rimanere indifferente al fascino di Garret che è perfettamente "nel ruolo" del "violinista maledetto"... uscendo dal mondo della classica, ricorda personaggi come Kurt Cobain (leader dei Nirvana) o Axel Rose (leader dei Guns and Roses), ma come lui stesso dichiara in una conferenza stampa che ha preceduto l'uscita del film nelle sale italiane, la sua anima resta "classica"; la musica classica è "casa sua" e i suoi "crossover" nel mondo Pop sono dei periodi di "villeggiatura" di cui sente di aver bisogno, ma per il piacere poi (anche) di tornare a casa sua. Del resto, Paganini stesso improvvisava partendo da temi popolari e forse al giorno d'oggi è anche giusto che il mondo della musica classica si tolga di dosso la patina polverosa... e qui nel mio blog lo stiamo facendo. L'importante, ci tengo molto a sottolinearlo, è che questa conaminazione non sia un abbassamento del livello, un appiattimento o livellamento verso il basso (e penso ad Allevi che NON mi piace...). Con Garret ciò non avviene perchè comunque lui resta un violinista virtuoso che, come potete vedere nel film, ti travolge con i capricci di Paganini suonati da restare a bocca aperta.
Per quanto riguarda il film, da profana, dico che di certo poteva essere meglio, soprattutto l'aspetto del "patto con il diavolo" era forse da trattare con maggior profondità e mistero, qualche insistenza di troppo sulle pulsioni erotiche irrefrenabili del bel tenebroso (comunque non poi così fastidiose), ma nel complesso non è poi così male. Garret non sarà, come dice lui stesso, Al Pacino, ma meglio in un film del genere avere un bravo violinista e un medio attore, piuttosto che un violinista che fa finta di suonare e un bravo attore. Il film, non dimentichiamolo è un ritratto di Paganini.
Un ultima osservazione sull'assunzione da parte del protagonista di una serie di sostanze, aspetto che può infastidire perchè di primo impatto può sembrare un voler associare Paganini ai divi maledetti del post Sessantotto... ma in questo caso non si tratta di droghe prese come i cantanti rock e pop che ho ricordato (ai quali potete aggiungere Jim Morrison, Jimi Handrix...). Ai tempi di Paganini si cercavano di curare molte malattie (tra le quali la sifilide che era assai comune) con il mercurio, che era una cosa devastante che per di più creava dipendenza. Quindi, non si tratta di una ricerca volontaria dello "sballo" e di conseguenza una propaganda dello sballo unito al genio, ma una condizione nella quale molti uomini in quell'epoca finivano con il trovarsi loro malgrado...
Dal candore di Topolino siamo finiti nel torbido, mi rendo conto, ma la musica classica è anche questo: dolcezza e innocenza, contatto con l'assoluto e l'aldilà, amore ed erotismo, mistero, fascino... è vita! E nella vita c'è Topolino e c'è Paganini. Torneremo su di lui più avanti,
Ecco il trailer, ah dimenticavo... questo solo per grandi (VM 14)! Si sa Paganini ne ha combinate parecchie...
La Danza Ungherese n. 5 di Brahms è stata resa ancor più famosa dall'uso che ne ha fatto Charlie Chaplin in uno dei suoi indiscussi capolavori: un barbiere lavora a ritmo di musica, impressionante l'abilità di Chaplin di accostare i movimenti del suo personaggio all'andamento musicale brahmsiano.
La scena fa parte de Il grande dittatore (1940):
visto che non sono una critica di cinema, come sempre delego a qualche amica òa "recensione" del film e questa volta... vi mando al bellissimo Blog "La lanterna magica del cinema" della mia amica Gioia:
La scena del Barbiere è talmente divertente che non può che piacere ai vostri bambini (e anche a voi), il genio di Chaplin unito alla grande musica di Brahms... cosa volete di più?
Il link per vedere la scena del film in alta definizione:
La Danza Ungherese n. 5 di Brahms è stata resa ancor più famosa dall'uso che ne ha fatto Charlie Chaplin in uno dei suoi indiscussi capolavori: un barbiere lavora a ritmo di musica, impressionante l'abilità di Chaplin di accostare i movimenti del suo personaggio all'andamento musicale brahmsiano.
La scena fa parte de Il grande dittatore (1940):
visto che non sono una critica di cinema, come sempre delego a qualche amica òa "recensione" del film e questa volta... vi mando al bellissimo Blog "La lanterna magica del cinema" della mia amica Gioia:
La scena del Barbiere è talmente divertente che non può che piacere ai vostri bambini (e
anche a voi), il genio di Chaplin unito alla grande musica di Brahms...
cosa volete di più?
Il link per vedere la scena del film in alta definizione:
Questo cartone animato della Disney del 1948 è uno di quei piccoli capolavori che uniscono la musica all'animazione, che è il miglior modo per avvicinare i più piccoli alla musica e far loro entrare in testa e nelle orecchie tutta una serie di brani che meritano di far parte dell'educazione di ciascuno di noi.
La musica è una versione Boogie Woogie del brano di Rimskij-Korsakov, che piacerà ai ragazzi, scritta da Freddie Martin per la sua band. Freddie Martin è stato un grandissimo sassofonista americano.
PARAGRAFO PER GENITORI:
E' giusto che anche i genitori possano avere qualche spunto da questo blog! E anche i ragazzi più grandi possono senz'altro apprezzare il film che sto per presentarvi, in cui c'è una bellissima scena in cui il protagonosta suona proprio Il Volo del Calabrone. Il film è Shine, di qualche anno fa, e per presentarvelo al meglio ho chiesto il contributo a una mia cara amica, esperta-studiosa-critica di cinema, Cecilia Voi e riporto di seguito le sue parole (grazie Cecilia!):
"Shine di Scott Hicks, oltre a essere stato il film che lanciò nell'Olimpo delle star l'australiano Geoffrey Rush, è una storia sul talento. Su come alimentarlo e su come distruggerlo, su come esso sia del tutto fuori dalle attese, su come sopravviva, immortale, perfino alla distorsione più crudele, quella della mente. Non a caso il titolo riecheggia quello ben più famoso di un film di Kubrick, Shining, termine che in inglese significa sia “risplendere”, sia “essere dotato di preveggenza, di visione soprannaturale”. E, in tutti e due i film, a essere naturalmente dotato è il bambino. E' essenziale infatti osservare come la parabola di David Helfgott, il protagonista di Shine, cominci dall'infanzia. Il suo talento per la musica è immediato, esiste, senza alcuna spiegazione. La facilità con il quale il piccolo David esegue i primi pezzi al pianoforte è anzi direttamente proporzionale alla sua fantasia, all'immaginazione con la quale affascina la sorellina nei pomeriggi passati insieme nel povero cortile dietro casa. Le racconta infatti che un giorno sarà un celebre pianista e riscatterà la famiglia dalla misera esistenza che conduce. David è e resterà, anche da adulto, eternamente bambino, libero nello slancio musicale, intonato e armonico dentro di sé, seppur prigioniero di un corpo e di una mente distonici. Al mondo puro del protagonista fanno da contraltare gli altri, specialmente il padre, che pensa di poter incanalare il talento del ragazzo in un percorso prestabilito e se possibile vincente. La severità e il rigore paterni, la dedizione, le ore passate a provare e riprovare i pezzi per i concerti e le audizioni sono intese non come sforzo virtuoso verso il successo – tipica situazione delle commedie americane, si pensi ai film sulla danza, per esempio – ma piuttosto come coercizione, dominio, smodata ambizione. Intorno a suo figlio questo padre erige un muro di filo spinato che rispecchia quello reale di cui circonda la casa, memore dei giorni neri della Shoà. Da questo laccio David non riuscirà mai più a liberarsi, anche quando andrà lontano dopo aver vinto una borsa di studio. In Accademia, infatti, lo strenuo sforzo per preparare il difficile concerto n. 3 di Rachmaninoff, che il padre già gli imponeva a otto anni, piegherà definitivamente la sua mente messa a dura prova. Eppure, la scintilla del talento continuerà a brillare, più forte della malattia, consentendogli di avere una seconda occasione per tornare, appunto, a “risplendere”. Questa seconda parte della vita di Helfgott è infatti intessuta di sovrannaturale, di magico – la moglie Gillian è astrologa – di inspiegato. Il film è complesso, molto amaro, specialmente perché racconta una vicenda realmente accaduta, ma sottile nel mettere in luce i rapporti di forza e le aspettative che si creano intorno a un promettente genio musicale; con una colonna sonora eseguita a regola d'arte da brillanti performer e diretta dal Maestro Murray Perahia. E' anche un monito a lasciare che figli siano quel che veramente sono. Il paragone più centrato con il talento musicale lo faceva il piccolo Billy Elliot nell'omonimo film, rispondendo a chi gli chiedeva come si sentisse ballando: “Io sono elettricità”. Lo stesso vale per il talento di David Helfgott: non si può misurare, ma si può assistere al suo straordinario dispiegarsi sullo schermo." (Cecilia Voi)
... e a questo punto caccia al film, che non è più in produzione quindi diventa anche una ricerca impegnativa!
Questo cartone animato della Disney del 1948 è uno di quei piccoli capolavori che uniscono la musica all'animazione, che è il miglior modo per avvicinare i più piccoli alla musica e far loro entrare in testa e nelle orecchie tutta una serie di brani che meritano di far parte dell'educazione di ciascuno di noi.
La musica è una versione Boogie Woogie del brano di Rimskij-Korsakov, che piacerà ai ragazzi, scritta da Freddie Martin per la sua band. Freddie Martin è stato un grandissimo sassofonista americano.
PARAGRAFO PER GENITORI:
E' giusto che anche i genitori possano avere qualche spunto da questo blog! E anche i ragazzi più grandi possono senz'altro apprezzare il film che sto per presentarvi, in cui c'è una bellissima scena in cui il protagonosta suona proprio Il Volo del Calabrone. Il film è Shine, di qualche anno fa, e per presentarvelo al meglio ho chiesto il contributo a una mia cara amica, esperta-studiosa-critica di cinema, Cecilia Voi e riporto di seguito le sue parole (grazie Cecilia!):
"Shine
di Scott Hicks, oltre a essere stato il film che lanciò nell'Olimpo
delle star l'australiano Geoffrey Rush, è una storia sul talento. Su
come alimentarlo e su come distruggerlo, su come esso sia del tutto
fuori dalle attese, su come sopravviva, immortale, perfino alla
distorsione più crudele, quella della mente. Non a caso il titolo
riecheggia quello ben più famoso di un film di Kubrick, Shining,
termine che in inglese significa sia “risplendere”, sia “essere
dotato di preveggenza, di visione soprannaturale”. E, in tutti e
due i film, a essere naturalmente dotato è il bambino. E' essenziale
infatti osservare come la parabola di David Helfgott, il protagonista
di Shine, cominci dall'infanzia. Il suo talento per la musica
è immediato, esiste, senza alcuna spiegazione. La facilità con il
quale il piccolo David esegue i primi pezzi al pianoforte è anzi
direttamente proporzionale alla sua fantasia, all'immaginazione con
la quale affascina la sorellina nei pomeriggi passati insieme nel
povero cortile dietro casa. Le racconta infatti che un giorno sarà
un celebre pianista e riscatterà la famiglia dalla misera esistenza
che conduce. David è e resterà, anche da adulto, eternamente
bambino, libero nello slancio musicale, intonato e armonico dentro di
sé, seppur prigioniero di un corpo e di una mente distonici. Al
mondo puro del protagonista fanno da contraltare gli altri,
specialmente il padre, che pensa di poter incanalare il talento del
ragazzo in un percorso prestabilito e se possibile vincente. La
severità e il rigore paterni, la dedizione, le ore passate a provare
e riprovare i pezzi per i concerti e le audizioni sono intese non
come sforzo virtuoso verso il successo – tipica situazione delle
commedie americane, si pensi ai film sulla danza, per esempio – ma
piuttosto come coercizione, dominio, smodata ambizione. Intorno a suo
figlio questo padre erige un muro di filo spinato che rispecchia
quello reale di cui circonda la casa, memore dei giorni neri della
Shoà. Da questo laccio David non riuscirà mai più a liberarsi,
anche quando andrà lontano dopo aver vinto una borsa di studio. In
Accademia, infatti, lo strenuo sforzo per preparare il difficile
concerto n. 3 di Rachmaninoff, che il padre già gli imponeva a otto
anni, piegherà definitivamente la sua mente messa a dura prova.
Eppure, la scintilla del talento continuerà a brillare, più forte
della malattia, consentendogli di avere una seconda occasione per
tornare, appunto, a “risplendere”. Questa seconda parte della
vita di Helfgott è infatti intessuta di sovrannaturale, di magico –
la moglie Gillian è astrologa – di inspiegato. Il film è
complesso, molto amaro, specialmente perché racconta una vicenda
realmente accaduta, ma sottile nel mettere in luce i rapporti di
forza e le aspettative che si creano intorno a un promettente genio
musicale; con una colonna sonora eseguita a regola d'arte da
brillanti performer e diretta dal Maestro Murray Perahia. E' anche un
monito a lasciare che figli siano quel che veramente sono. Il
paragone più centrato con il talento musicale lo faceva il piccolo
Billy Elliot nell'omonimo film, rispondendo a chi gli chiedeva come
si sentisse ballando: “Io sono elettricità”. Lo stesso vale per
il talento di David Helfgott: non si può misurare, ma si può
assistere al suo straordinario dispiegarsi sullo schermo." (Cecilia Voi)
... e a questo punto caccia al film, che non è più in produzione quindi diventa anche una ricerca impegnativa!
Anche Picchiarello (Woody Woodpecker) di Walter Lanz si dà da fare nell'eseguire il brano di Liszt, per di più in una situazione limite: è in corso una rapina con tanto di sparatoria: l'episodio si intitola Convict Concert ed è del 1954.
Dopo Tom & Jerry, Bugs Bunny, Topolino e Picchiarello... come poteva mancare Duffy Duck? Però Duffy, si sa, è un tipo un po' sui generis e vuol distinguersi: non suona il pianoforte ma canta! Eccolo qui, la voce è quella storica di Mel Blanc (1908-89), doppiatore insuperato di quasi tutti i personaggi della Warner Bros e di Hanna-Barbera: Duffy, Bugs, Woody, Road Runner, Gatto Silvestro, Wile E. Coyote, Speedy Gonzales.... il corto è stato realizzato nel 2012 utilizzando la voce di Mel Blanc incisa su disco nel 1950.
Ma Duffy è anche un grande pianista, lo abbiamo già visto ne "Il Carnevale degli animali" e quando si tratta di sfidare qualcuno non si tira indietro. Ve lo ricordate il film Chi ha incastrato Roger Rabbit?All'interno del film c'è questa scena pianistica sempre sulla Rapsodia Ungherese di Liszt!
Anche Picchiarello (Woody Woodpecker) di Walter Lanz si dà da fare nell'eseguire il brano di Liszt, per di più in una situazione limite: è in corso una rapina con tanto di sparatoria: l'episodio si intitola Convict Concert ed è del 1954.
Dopo Tom & Jerry, Bugs Bunny, Topolino e Picchiarello... come poteva mancare Duffy Duck? Però Duffy, si sa, è un tipo un po' sui generis e vuol distinguersi: non suona il pianoforte ma canta! Eccolo qui, la voce è quella storica di Mel Blanc (1908-89), doppiatore insuperato di quasi tutti i personaggi della Warner Bros e di Hanna-Barbera: Duffy, Bugs, Woody, Road Runner, Gatto Silvestro, Wile E. Coyote, Speedy Gonzales.... il corto è stato realizzato nel 2012 utilizzando la voce di Mel Blanc incisa su disco nel 1950.
Ma Duffy è anche un grande pianista, lo abbiamo già visto ne "Il Carnevale degli animali" e quando si tratta di sfidare qualcuno non si tira indietro. Ve lo ricordate il film Chi ha incastrato Roger Rabbit?All'interno del film c'è questa scena pianistica sempre sulla Rapsodia Ungherese di Liszt!