VIAGGI NEL MONDO DELLA MUSICA CLASSICA E DELLA CULTURA: CARTONI ANIMATI, LIBRI DI LETTURA, SPETTACOLI TEATRALI, CONCERTI, INIZIATIVE CULTURALI, TURISMO MUSICALE E ARTISTICO, PER TUTTE LE ETA'.
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lunedì 2 maggio 2016
Ouverture Guglielmo Tell (1) - Topolino Band Concert
Nel DVD di Bernstein si parla anche dell'Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini, tra i brani di musica classica più utilizzati in colonne sonore e pubblicità. Guardate questo cartoon della Disney dei primi tempi, con un Paperino ancora dal becco lungo! 10 minuti di animazione musicale da cineteca!
Ouverture Guglielmo Tell (1) - Topolino Band Concert
sabato 26 marzo 2016
L'ITALIANA IN ALGERI: animazione di Lele Luzzati
| Immagine dal cartone |
Questo meraviglioso cortometraggio animato del Maestro Lele Luzzati e Giulio Gianini fa parte del cofanetto DVD e libro Omaggio a Rossini della Gallucci, acquistabile a 13,50 euro cliccando qui: acquista on line
La tecnica è quella del découpage (=animazione di figure ritagliate e articolate su fondali scenografici). Luzzati ha realizzato questo piccolo gioiello nel 1968.
Il cortometraggio è, come altri di Gianini e Luzzati, un adattamento di un‘opera lirica. È la storia dell’opera è di Isabella, una donna italiana, naufragata sulle coste africane e diventata la pupilla di Mustafà, il Bey di Algeri, che, nonostante abbia uno stuolo di mogli, la desidera ardentemente. Ma Isabella con astuzia, riuscirà a scappare da Algeri con il suo giovane amante.
Link al museo di Genova: http://www.museoluzzati.it/sito/
L'ITALIANA IN ALGERI: animazione di Lele Luzzati
| Immagine dal cartone |
Questo meraviglioso cortometraggio animato del Maestro Lele Luzzati e Giulio Gianini fa parte del cofanetto DVD e libro Omaggio a Rossini della Gallucci, acquistabile a 13,50 euro cliccando qui: acquista on line
La tecnica è quella del découpage (=animazione di figure ritagliate e articolate su fondali scenografici). Luzzati ha realizzato questo piccolo gioiello nel 1968.
Il cortometraggio è, come altri di Gianini e Luzzati, un adattamento di un‘opera lirica. È la storia dell’opera è di Isabella, una donna italiana, naufragata
sulle coste africane e diventata la pupilla di Mustafà, il Bey di
Algeri, che, nonostante abbia uno stuolo di mogli, la desidera
ardentemente. Ma Isabella con astuzia, riuscirà a scappare da Algeri con
il suo giovane amante.
Link al museo di Genova: http://www.museoluzzati.it/sito/
venerdì 25 marzo 2016
PVM a FIRENZE: L'Italiana in Algeri
| Davanti alla locandina |
Prima volta di Antonio a Firenze e al Nuovo Teatro dell'Opera. L'Italiana in Algeri di Gioachino Rossini, opera buffa scritta in 27 giorni nel 1813 a soli 21 anni con la moda "alla turca" che andava per la maggiore in quel periodo (vedi anche Il Turco in Italia) e anche poco prima (si veda Mozart). Il libretto, che racconta una storia intricatissima, è di Angelo Anelli, ispirato ad una vicenda realmente accaduta ad una signora milanese rapita dai corsari a inizio secolo. Stendhal la apprezzò e la definì la "perfezione del genere buffo".
Ad Antonio (ed anche a me) il moderno Teatro tanto criticato dai fiorentini, abituati al vecchio comunale, piace. Soprattutto la sera, arrivare a teatro è emozionante: le luci, il cubo che si staglia nel cielo con o senza luna, i cavalli rossi di Pierluigi Pizzi:
| Il lungo viale d'accesso al teatro |
| Piazzale d'ingresso |
| Scalinata laterale |
| Due dei Cavalli rossi di Pizzi |
ATTO I
Elvira (S) si lamenta perchè il marito Mustafà (Bar) è freddo con lei. Infatti, il Bey di Algeri è stufo della moglie e vorrebbe una nuova donna: un'italiana! Perchè le italiane han fama d'essere le migliori... Comunica ad Haly (Bar) la sua decisione di liberarsi della moglie dandola in sposa a Lindoro (T), suo schiavo. Questi è giunto da poco in Algeri, lasciando nella terra d'origine (che poi si apprenderà essere Livorno) la sua bella e ne sente la mancanza.
Una nave naufraga in Algeri. La nave è piena di schiavi e bottino. I corsari arraffano tutto e notano la bella Isabella (Ms) ideale per Mustafà. La catturano, e con lei imprigionano anche Taddeo (buffo), suo spasimante che si spaccia per zio.
Lindoro ed Elvira, intanto, non vogliono unirsi. Mustafà offre a Lindoro la possibilità di andarsene da Algeri, ma a patto che si porti con sè Elvira. Lindoro, pur di riconquistare la possibilità di vedere la sua amata, accetta.
| Foto mia fatta di nascosto... |
Avviene l'incontro Mustafà/Isabella e il Bey si innamora dell'italiana a prima vista, ma lei no! Avviene contemporaneamente l'agnizione tra Isabella e Lindoro: è lei l'amata che Lindoro aveva lasciato in Italia!
A questo punto non ha più senso partire? Come fare? ci pensa Isabella che dice a Mustafà che il costume di ripudiare una moglie è pessimo e lei gli farà cambiare abitudini: Elvira deve rimanere ad Algeri e Lindoro deve diventare suo personale schiavo!
Guarda nell'edizione firmata da Ponnelle, il Finale dell'atto I:
ATTO II
Isabella e Lindoro organizzano la loro fuga. Taddeo viene fatto luogotenente in qualità di zio di Isabella, suo compito sarà di aiutarlo a conquistare Isabella... Isabella, intanto si abbiglia con cura (fingendo) per piacere a Mustafà. Inizia la burla nei suoi confronti: gli dicono che Isabella ha deciso di nominarlo PAPPATACI (finto titolo che allude ai fastidiosi insetti). Il titolo viene dato a chi sa amare insancabilmente le donne. Ha come compito unico quello di mangiare, bere e tacere. Mai aprire bocca. Viene organizzato un banchetto e Mustafà deve mangiare bere e tacere... così Lindoro e Isabella gli scappano da sotto il naso! Mustafà alla fine torna con Elvira e rinuncia per sempre alle italiane!
Cliccando qui, vedi l'edizione a Palermo 2000 con scene di Lele Luzzati: https://youtu.be/CyXFLer2mFY
Cliccando qui, vedi l'edizione a Palermo 2000 con scene di Lele Luzzati: https://youtu.be/CyXFLer2mFY
CAST
Direttore
Bruno Campanella
Regia
Joan Font
Scene e costumi
Joan Guillén
Luci
Albert Faura
Coreografia
Xevi Dorca
Maestro del Coro
Lorenzo Fratini
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Bruno Campanella
Regia
Joan Font
Scene e costumi
Joan Guillén
Luci
Albert Faura
Coreografia
Xevi Dorca
Maestro del Coro
Lorenzo Fratini
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Marianna Pizzolato
Mustafà
Pietro Spagnoli
Lindoro
Boyd Owen
Taddeo
Omar Montanari
Elvira
Damiana Mizzi
Zulma
Lamia Beuque
Haly
Sergio Vitale
Tigre
Alfonso Cayetano
Mustafà
Pietro Spagnoli
Lindoro
Boyd Owen
Taddeo
Omar Montanari
Elvira
Damiana Mizzi
Zulma
Lamia Beuque
Haly
Sergio Vitale
Tigre
Alfonso Cayetano
Ci ha convinto, come sempre, Pietro Spagnoli (io sono sua fan) (http://www.pietrospagnoli.net/) e ci è piaciuta moltissimo Marianna Pizzolato (http://www.mariannapizzolato.it/), bravissima e dalla voce importante. Meno convincente il tenorino. Nel complesso un'opera di alto livello, ancora una volta conferma del fatto che se si vuole si può! Ma perchè a Parma no??
L'interno del teatro a noi piace... non si può paragonare agli antichi teatri all'italiana, ma nell'ambito teatri moderni, questo è bello:
| Interno del teatro |
Anche il foyer dei palchi ha una sua geometrica bellezza:
| Foyer dei palchi |
L'allestimento coloratissimo di Joan Font, del Maggio Musicale Fiorentino, in coproduzione con Madrid, Bordeaux e Houston (Parma... impara!) a me è piaciuto. Aveva il giusto taglio ironico che si addice al Rossini buffo senza nulla togliere o aggiungere. Visivamente accattivante e adatta alla "follia organizzata" e ai nonsense rossiniani.
"...brillante allestimento da prendere ad esempio di moderno teatro d’opera, capace di divertire con gusto ed intelligente ironia, uniti ad una sostanziale semplicità che, in tempi di austerità forzata, non guasta affatto... Joan Font, leader della compagnia catalana Els Comediants, concepisce uno spazio apparentemente molto scarno, eppure fiabesco, dove si muovono personaggi stilizzati (mai ridotti a macchiette, tuttavia), avvolti nei deliziosi costumi colorati di Joan Guillén, diretti sulla scena con vivace eleganza e assistiti da idee sceniche realizzate con sano artigianato, il tutto a sottolineare la carica ironica ancora posseduta da una vicenda che, presa alla lettera, è quanto di più improbabile e lontano"(Fabrizio Moschini - Operaclick)
"La carica ironica e buffonesca dell’opera di Rossini è resa nelle scene, tra l’altro, da un enorme fiasco di vino chianti, mentre la consacrazione di Taddeo in Kaimakan avviene tramite una gustosa trasformazione del personaggio in un pupazzo gigante; Mustafà, elevato all’immaginaria dignità di Pappataci è innalzato su un seggiolone." (l'Ape musicale)
| (Foto del fotografo ufficiale) |
PVM a FIRENZE: L'Italiana in Algeri
| Davanti alla locandina |
Prima volta di Antonio a Firenze e al Nuovo Teatro dell'Opera. L'Italiana in Algeri di Gioachino Rossini, opera buffa scritta in 27 giorni nel 1813 a soli 21 anni con la moda "alla turca" che andava per la maggiore in quel periodo (vedi anche Il Turco in Italia) e anche poco prima (si veda Mozart). Il libretto, che racconta una storia intricatissima, è di Angelo Anelli, ispirato ad una vicenda realmente accaduta ad una signora milanese rapita dai corsari a inizio secolo. Stendhal la apprezzò e la definì la "perfezione del genere buffo".
Ad Antonio (ed anche a me) il moderno Teatro tanto criticato dai fiorentini, abituati al vecchio comunale, piace. Soprattutto la sera, arrivare a teatro è emozionante: le luci, il cubo che si staglia nel cielo con o senza luna, i cavalli rossi di Pierluigi Pizzi:
| Il lungo viale d'accesso al teatro |
| Piazzale d'ingresso |
| Scalinata laterale |
| Due dei Cavalli rossi di Pizzi |
ATTO I
Elvira (S) si lamenta perchè il marito Mustafà (Bar) è freddo con lei. Infatti, il Bey di Algeri è stufo della moglie e vorrebbe una nuova donna: un'italiana! Perchè le italiane han fama d'essere le migliori... Comunica ad Haly (Bar) la sua decisione di liberarsi della moglie dandola in sposa a Lindoro (T), suo schiavo. Questi è giunto da poco in Algeri, lasciando nella terra d'origine (che poi si apprenderà essere Livorno) la sua bella e ne sente la mancanza.
Una nave naufraga in Algeri. La nave è piena di schiavi e bottino. I corsari arraffano tutto e notano la bella Isabella (Ms) ideale per Mustafà. La catturano, e con lei imprigionano anche Taddeo (buffo), suo spasimante che si spaccia per zio.
Lindoro ed Elvira, intanto, non vogliono unirsi. Mustafà offre a Lindoro la possibilità di andarsene da Algeri, ma a patto che si porti con sè Elvira. Lindoro, pur di riconquistare la possibilità di vedere la sua amata, accetta.
| Foto mia fatta di nascosto... |
Avviene l'incontro Mustafà/Isabella e il Bey si innamora dell'italiana a prima vista, ma lei no! Avviene contemporaneamente l'agnizione tra Isabella e Lindoro: è lei l'amata che Lindoro aveva lasciato in Italia!
A questo punto non ha più senso partire? Come fare? ci pensa Isabella che dice a Mustafà che il costume di ripudiare una moglie è pessimo e lei gli farà cambiare abitudini: Elvira deve rimanere ad Algeri e Lindoro deve diventare suo personale schiavo!
Guarda nell'edizione firmata da Ponnelle, il Finale dell'atto I:
ATTO II
Isabella e Lindoro organizzano la loro fuga. Taddeo viene fatto luogotenente in qualità di zio di Isabella, suo compito sarà di aiutarlo a conquistare Isabella... Isabella, intanto si abbiglia con cura (fingendo) per piacere a Mustafà. Inizia la burla nei suoi confronti: gli dicono che Isabella ha deciso di nominarlo PAPPATACI (finto titolo che allude ai fastidiosi insetti). Il titolo viene dato a chi sa amare insancabilmente le donne. Ha come compito unico quello di mangiare, bere e tacere. Mai aprire bocca. Viene organizzato un banchetto e Mustafà deve mangiare bere e tacere... così Lindoro e Isabella gli scappano da sotto il naso! Mustafà alla fine torna con Elvira e rinuncia per sempre alle italiane!
Cliccando qui, vedi l'edizione a Palermo 2000 con scene di Lele Luzzati: https://youtu.be/CyXFLer2mFY
Cliccando qui, vedi l'edizione a Palermo 2000 con scene di Lele Luzzati: https://youtu.be/CyXFLer2mFY
CAST
Direttore
Bruno Campanella
Regia
Joan Font
Scene e costumi
Joan Guillén
Luci
Albert Faura
Coreografia
Xevi Dorca
Maestro del Coro
Lorenzo Fratini
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Bruno Campanella
Regia
Joan Font
Scene e costumi
Joan Guillén
Luci
Albert Faura
Coreografia
Xevi Dorca
Maestro del Coro
Lorenzo Fratini
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Marianna Pizzolato
Mustafà
Pietro Spagnoli
Lindoro
Boyd Owen
Taddeo
Omar Montanari
Elvira
Damiana Mizzi
Zulma
Lamia Beuque
Haly
Sergio Vitale
Tigre
Alfonso Cayetano
Mustafà
Pietro Spagnoli
Lindoro
Boyd Owen
Taddeo
Omar Montanari
Elvira
Damiana Mizzi
Zulma
Lamia Beuque
Haly
Sergio Vitale
Tigre
Alfonso Cayetano
Ci ha convinto, come sempre, Pietro Spagnoli (io sono sua fan) (http://www.pietrospagnoli.net/) e ci è piaciuta moltissimo Marianna Pizzolato (http://www.mariannapizzolato.it/), bravissima e dalla voce importante. Meno convincente il tenorino. Nel complesso un'opera di alto livello, ancora una volta conferma del fatto che se si vuole si può! Ma perchè a Parma no??
L'interno del teatro a noi piace... non si può paragonare agli antichi teatri all'italiana, ma nell'ambito teatri moderni, questo è bello:
| Interno del teatro |
Anche il foyer dei palchi ha una sua geometrica bellezza:
| Foyer dei palchi |
L'allestimento coloratissimo di Joan Font, del Maggio Musicale Fiorentino, in coproduzione con Madrid, Bordeaux e Houston (Parma... impara!) a me è piaciuto. Aveva il giusto taglio ironico che si addice al Rossini buffo senza nulla togliere o aggiungere. Visivamente accattivante e adatta alla "follia organizzata" e ai nonsense rossiniani.
"...brillante allestimento da prendere ad esempio di moderno teatro d’opera,
capace di divertire con gusto ed intelligente ironia, uniti ad una
sostanziale semplicità che, in tempi di austerità forzata, non guasta
affatto... Joan Font, leader della compagnia catalana Els Comediants,
concepisce uno spazio apparentemente molto scarno, eppure fiabesco,
dove si muovono personaggi stilizzati (mai ridotti a macchiette,
tuttavia), avvolti nei deliziosi costumi colorati di Joan Guillén,
diretti sulla scena con vivace eleganza e assistiti da idee sceniche
realizzate con sano artigianato, il tutto a sottolineare la carica
ironica ancora posseduta da una vicenda che, presa alla lettera, è
quanto di più improbabile e lontano"(Fabrizio Moschini - Operaclick)
"La carica ironica e buffonesca dell’opera di Rossini è resa nelle
scene, tra l’altro, da un enorme fiasco di vino chianti, mentre la
consacrazione di Taddeo in Kaimakan avviene tramite una gustosa
trasformazione del personaggio in un pupazzo gigante; Mustafà, elevato
all’immaginaria dignità di Pappataci è innalzato su un seggiolone." (l'Ape musicale)
| (Foto del fotografo ufficiale) |
venerdì 19 febbraio 2016
PVM al Teatro Regio di Parma: L'Occasione fa il ladro
| Antonio e Giacomo davanti al cartellone dell'opera |
Dopo aver rappresentato L'Occasione fa il ladro (1812) con i Playmobil, non potevamo mancare alla prima dell'opera di Rossini, al Teatro Regio di Parma. In una bellissima serata che sa già di primavera, con un'aria frizzantina e meno umida, ci rechiamo a Teatro con l'entusiasmo di sempre e qualche piccolo ospite in borsa...
| La bellezza del Regio di notte |
Occupiamo i posti in palco, proprio sopra l'orchestra, come piace a noi. Peccato ch tra il Conservatorio e il Teatro Regio ci sia scarsa comunicazione sui biglietti a prezzo di favore per i propri studenti. La comunicazione di tale vantaggiosa opportunità è arrivata in ritardo e io avevo già provveduto all'acquisto degli ingressi. Inoltre, pare che comunque non sarebbe stata valida per la prima rappresentazione (nella mail inviatami non vi fosse alcuna precisazione in merito). Peccato, perchè se avessero aperto le porte ai compagni di corso dei cantanti in scena, e dei musicisti e docenti in orchestra, forse il teatro sarebbe stato pieno e il pubblico più caloroso nel supportare questi giovani ragazzi che meritano incoraggiamento e fiducia. A ciò aggiungo che al Municipale di Piacenza i bambini entrano con 8 euro!...
| Giacomo e Antonio aspettano l'inizio |
| Il momento dell'esplorazione degli orchestrali... molti volti noti! |
A parte questo piccolo inconveniente spiacevole, siamo felici di esserci, perchè è comunque un'opportunità. Abbiamo organizzato una nostra sorpresa da condividere con i nostri lettori affezionati: il cast al completo della nostra messinscena con i playmobil è a teatro con noi!
| Il nostro Cast schierato in Teatro! |
Proiettata su un telone come fosse un cinema, l'immagine del Teatro Regio e, mentre la sinfonia d'apertura inizia, scorrono immagini di Parma e dei protagonisti, con valigie, che la percorrono in bicicletta. Una bella idea, realizzata in modo elegante, arricchita da qualche quadro con la frase pronunciata da uno o l'altro personaggio, come i film muti di una volta. Apprezzabilissima trovata!
Per la trama dell'opera, consiglio la lettura della nostra messinscena a questo link: L'occasione fa il ladro con Playmobil
Nel complesso, la produzione va a mio avviso promossa a pieni voti per l'impegno del team che ha realizzato lo spettacolo. Ottima la regia di Andrea Cigni, le scene di Dario Gessati e divertenti i costumi di Simona Morresi, che con davvero NIENTE riescono a rendere la scena frizzante, varia, originale, ricca di trovate divertenti e giocose, a cominciare dall'enorme valigia che fa da scatola scenica: una valigia che ha delle aperture, che si apre a sua volta, dotata di botole e finestrelle... insomma, un meccanismo da vero teatro da commedia di una volta.
«Sono molto felice – dice il soprano giapponese Nao Yokomae che interpreta Berenice e che già due anni fa era stata Fanny ne La cambiale di matrimonio – di tornare al Teatro Regio. Facendo le prove, questo luogo mi dà l'ispirazione e mi viene quasi da piangere tanto mi sento fortunata. Sono contentissima perché provando mi sono accorta di tutto l'amore che provo per l'opera lirica. Quest'opera è estremamente difficile, ma mi piace tanto».
«Sono molto felice – dice il soprano giapponese Nao Yokomae che interpreta Berenice e che già due anni fa era stata Fanny ne La cambiale di matrimonio – di tornare al Teatro Regio. Facendo le prove, questo luogo mi dà l'ispirazione e mi viene quasi da piangere tanto mi sento fortunata. Sono contentissima perché provando mi sono accorta di tutto l'amore che provo per l'opera lirica. Quest'opera è estremamente difficile, ma mi piace tanto».
| La valigia gigante a inizio spettacolo |
| Una finestra nella valigia |
| La valigia si apre |
| La valigia si trasforma |
Ad aprire, chiudere, modificare la valigia e portare arredi scenici sul palco, due MIMI d'azzurro vestiti che fanno tutto "a vista" creando a loro volta particolari che catturano l'attenzione e strappano qualche sorriso.
«Quest'opera – aggiunge il tenore Lorenzo Caltagirone, il Conte Alberto, anche lui già impegnato due anni fa al Regio con l'opera rossiniana – è molto più difficile rispetto alla Cambiale, almeno per quel che riguarda il mio ruolo, ma è molto bella. Cantare al Regio è sempre bellissimo e mi regala sempre nuove emozioni. E' anche un modo per crescere vocalmente e artisticamente. Tutto diventa facile quando c'è una buona unione con il resto del cast, come è avvenuto in questo caso».
«Quest'opera – aggiunge il tenore Lorenzo Caltagirone, il Conte Alberto, anche lui già impegnato due anni fa al Regio con l'opera rossiniana – è molto più difficile rispetto alla Cambiale, almeno per quel che riguarda il mio ruolo, ma è molto bella. Cantare al Regio è sempre bellissimo e mi regala sempre nuove emozioni. E' anche un modo per crescere vocalmente e artisticamente. Tutto diventa facile quando c'è una buona unione con il resto del cast, come è avvenuto in questo caso».
Duetto "rubato":
Devo fare i miei più vivi complimenti, oltre che al tenore Caltagirone, al ragazzo che interpretava il servo Martino e a Ernestina: hanno dimostrato maturità vocale e interpretativa. E l'applauso finale li ha premiati.
«Il mio ruolo – racconta il basso Nicolò Donini, Martino – è molto bello, non è un ruolo da protagonista però è una figura onnipresente per tutta la durata dell'opera ed è fondamentale. All'apparenza agli altri personaggi sembra un servo stupido, ma in realtà è il più intelligente: questa bipolarità non è facile da rendere al pubblico. È un grande onore esibirmi in questo bellissimo teatro dove canto per la prima volta».
«Se un giorno mi avessero detto che avrei debuttato di nuovo con Rossini – scherza il mezzo-soprano Marta Di Stefano, Ernestina – avrei pensato che sarebbe stato impossibile perché per me è sempre stato un musicista molto lontano da quello che io mi sento. Fortunatamente ho sempre apprezzato le sfide. E' la mia prima volta al Regio e credo che sia il sogno di tanti cantanti e di tante persone che studiano in questa città. Questo progetto è servito anche come crescita umana perché mi ha unito a persone che fino a poco tempo fa salutavo e basta in conservatorio: si è creata una famiglia. Il mio ruolo mi ha fatto accettare anche il mio fisico, non strettamente aderente ai canoni del 2016».
«Il mio ruolo – racconta il basso Nicolò Donini, Martino – è molto bello, non è un ruolo da protagonista però è una figura onnipresente per tutta la durata dell'opera ed è fondamentale. All'apparenza agli altri personaggi sembra un servo stupido, ma in realtà è il più intelligente: questa bipolarità non è facile da rendere al pubblico. È un grande onore esibirmi in questo bellissimo teatro dove canto per la prima volta».
«Se un giorno mi avessero detto che avrei debuttato di nuovo con Rossini – scherza il mezzo-soprano Marta Di Stefano, Ernestina – avrei pensato che sarebbe stato impossibile perché per me è sempre stato un musicista molto lontano da quello che io mi sento. Fortunatamente ho sempre apprezzato le sfide. E' la mia prima volta al Regio e credo che sia il sogno di tanti cantanti e di tante persone che studiano in questa città. Questo progetto è servito anche come crescita umana perché mi ha unito a persone che fino a poco tempo fa salutavo e basta in conservatorio: si è creata una famiglia. Il mio ruolo mi ha fatto accettare anche il mio fisico, non strettamente aderente ai canoni del 2016».
| Il bravo "Martino" con valigia |
| I divertenti costumi in uno dei "travestimenti" |
L'orchestra è composta da allievi e docenti del Conservatorio, un'ottima occasione per chi studia di fare esperienza "sul campo" prima di intraprendere la carriera professionale. Il momento più apprezzato da Giacomo è stato quello in cui è comparsa sulla scena un'enorme testa di volpe:
| Una volpe sulla scena |
Personalmente, dal punto di vista scenico, ho apprezzato in modo particolare il duello tra i due Alberti (in realtà don Parmenione e conte Alberto), armati di mestoli:
Caratteristico anche il personaggio dello zio in sedia a rotelle antica:
«È la mia prima esperienza – conclude il tenore Alessandro Vannucci, Don Eusebio – in un abito così importante e sono molto grato di avere avuto questa opportunità. Sono molto soddisfatto di come il regista abbia pensato il mio personaggio, anche se è un ruolo minore: mi piace molto la caratterizzazione che ne ha dato rendendolo un'ottima spalla comica».
| Zio Eusebio tra i due Mimi |
Dal punto di vista musicale, ho già espresso le mie lodi ai due ragazzi che si sono a mio avviso particolarmente distinti. Gli altri hanno comunuque ben figurato anche se la complessità di certi passaggi d'insieme rossiniani li ha messi a dura prova. A ciò si aggiunga che molti di loro sono stranieri e devono affrontare anche la difficoltà dell'italiano antico e la velocità di pronuncia richiesta da Rossini.
«Sono arrivato in Italia – spiega il baritono coreano Jaehong Jung, Don Parmenione – soltanto otto mesi fa e mi sento molto fortunato per essere stato scelto ed avere avuto questa possibilità. Don Parmenione è un personaggio furbo, ma anche di grande cuore. La parte è molto difficile, soprattutto per chi non è italiano. Sarò sempre grato all'Italia e al Conservatorio».
Complimenti al Conservatorio, ma il Teatro Regio dovrebbe inserire un'opera come questa all'interno di un cartellone ben più ricco e degno della tradizione di Parma. Dovrebbe essere un appuntamento fisso e a prezzi ridotti, in modo da avere un teatro pieno, soprattutto di giovani. Non, come invece è, uno dei tre unici e principali titoli del cartellone e L'UNICO nuovo allestimento di Parma e L'UNICA produzione di Parma. Sappiamo che Parma eredita una situazione finanziaria drammatica dalle gestioni precedenti. Sappiamo che il momento non è dei migliori per i teatri, ma basterebbe prendere esempio dalla vicina Piacenza, da Modena, da Reggio Emilia, che presentano quest'anno stagioni ben più accattivanti, offerte ben più differenziate come prezzi, pur sempre importando parecchi spettacoli. Dispiace. Speriamo in un riscatto con Lucia di Lammermoor, che però è anch'essa una vecchia produzione e una produzione "importata". Ci auguriamo che qualcosa cambi e che il sindaco rivolga la sua attenzione alla musica con la stessa precisione e autorità con cui gestisce la raccolta differenziata dei rifiuti in città.
Complimenti al Conservatorio, ma il Teatro Regio dovrebbe inserire un'opera come questa all'interno di un cartellone ben più ricco e degno della tradizione di Parma. Dovrebbe essere un appuntamento fisso e a prezzi ridotti, in modo da avere un teatro pieno, soprattutto di giovani. Non, come invece è, uno dei tre unici e principali titoli del cartellone e L'UNICO nuovo allestimento di Parma e L'UNICA produzione di Parma. Sappiamo che Parma eredita una situazione finanziaria drammatica dalle gestioni precedenti. Sappiamo che il momento non è dei migliori per i teatri, ma basterebbe prendere esempio dalla vicina Piacenza, da Modena, da Reggio Emilia, che presentano quest'anno stagioni ben più accattivanti, offerte ben più differenziate come prezzi, pur sempre importando parecchi spettacoli. Dispiace. Speriamo in un riscatto con Lucia di Lammermoor, che però è anch'essa una vecchia produzione e una produzione "importata". Ci auguriamo che qualcosa cambi e che il sindaco rivolga la sua attenzione alla musica con la stessa precisione e autorità con cui gestisce la raccolta differenziata dei rifiuti in città.
| Troppe poltrone vuote per una prima! |
Noi in ogni caso continuiamo ad esserci, anche senza sfruttare le riduzioni che ci spetterebbero, anche se il livello degli spettacoli non ci sembra degno di una città che è stata fulcro della lirica del paese, ma anche di quella oltreconfine. E con questo non voglio criticare lo spettacolo dei ragazzi del Conservatorio, che hanno dato il meglio di sè e che hanno comunicato speranza per un domani. Non è colpa loro se si ritrovano ad essere uno dei titoli centrali della stagione! Sono certa che il teatro li sosterrebbe ancor di più, se accanto alla loro prova vi fossero altri 5 titoli importanti, con nomi importanti, direttori importanti, cantanti importanti... affinché un domani questi "importanti" possano essere davvero i ragazzi del Conservatorio di Parma, che se lo meritano.
Antonio e Giacomo si sono divertiti, hanno ascoltato un'ora e mezza di Rossini e respirato l'aria del teatro. Fino agli applausi finali, ai quali hanno contribuito con forza.
| Doppie nozze, scena finale |
(Le interviste ai protagonisti sono della Gazzetta di Parma).
Musica di
GIOACHINO ROSSINI
Interpreti
Allievi del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma
| Personaggi | Interpreti |
| Don Eusebio, zio di Berenice | ALESSANDRO VANNUCCI |
| Berenice, promessa sposa del Conte Alberto | NAO YOKOMAE |
| Conte Alberto | LORENZO CALTAGIRONE |
| Don Parmenione | JAEHONG JUNG |
| Ernestina | MARTA di STEFANO |
| Martino, servo | NICOLÒ DONINI |
Maestro concertatore e direttore
ALESSANDRO D'AGOSTINI
Regia
ANDREA CIGNI
Scene
DARIO GESSATI
Costumi
SIMONA MORRESI
Luci
FIAMMETTA BALDISERRI
Maestro al fortepiano
RICCARDO MASCIA
ORCHESTRA DEL CONSERVATORIO DI MUSICA “ARRIGO BOITO” DI PARMA
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
Guarda l'opera in un'altra edizione: https://youtu.be/DVwpdVml5-0
| Divertente proiezione finale |
PVM al Teatro Regio di Parma: L'Occasione fa il ladro
| Antonio e Giacomo davanti al cartellone dell'opera |
Dopo aver rappresentato L'Occasione fa il ladro (1812) con i Playmobil, non potevamo mancare alla prima dell'opera di Rossini, al Teatro Regio di Parma. In una bellissima serata che sa già di primavera, con un'aria frizzantina e meno umida, ci rechiamo a Teatro con l'entusiasmo di sempre e qualche piccolo ospite in borsa...
| La bellezza del Regio di notte |
Occupiamo i posti in palco, proprio sopra l'orchestra, come piace a noi. Peccato ch tra il Conservatorio e il Teatro Regio ci sia scarsa comunicazione sui biglietti a prezzo di favore per i propri studenti. La comunicazione di tale vantaggiosa opportunità è arrivata in ritardo e io avevo già provveduto all'acquisto degli ingressi. Inoltre, pare che comunque non sarebbe stata valida per la prima rappresentazione (nella mail inviatami non vi fosse alcuna precisazione in merito). Peccato, perchè se avessero aperto le porte ai compagni di corso dei cantanti in scena, e dei musicisti e docenti in orchestra, forse il teatro sarebbe stato pieno e il pubblico più caloroso nel supportare questi giovani ragazzi che meritano incoraggiamento e fiducia. A ciò aggiungo che al Municipale di Piacenza i bambini entrano con 8 euro!...
| Giacomo e Antonio aspettano l'inizio |
| Il momento dell'esplorazione degli orchestrali... molti volti noti! |
A parte questo piccolo inconveniente spiacevole, siamo felici di esserci, perchè è comunque un'opportunità. Abbiamo organizzato una nostra sorpresa da condividere con i nostri lettori affezionati: il cast al completo della nostra messinscena con i playmobil è a teatro con noi!
| Il nostro Cast schierato in Teatro! |
Proiettata su un telone come fosse un cinema, l'immagine del Teatro Regio e, mentre la sinfonia d'apertura inizia, scorrono immagini di Parma e dei protagonisti, con valigie, che la percorrono in bicicletta. Una bella idea, realizzata in modo elegante, arricchita da qualche quadro con la frase pronunciata da uno o l'altro personaggio, come i film muti di una volta. Apprezzabilissima trovata!
Per la trama dell'opera, consiglio la lettura della nostra messinscena a questo link: L'occasione fa il ladro con Playmobil
Nel complesso, la produzione va a mio avviso promossa a pieni voti per l'impegno del team che ha realizzato lo spettacolo. Ottima la regia di Andrea Cigni, le scene di Dario Gessati e divertenti i costumi di Simona Morresi, che con davvero NIENTE riescono a rendere la scena frizzante, varia, originale, ricca di trovate divertenti e giocose, a cominciare dall'enorme valigia che fa da scatola scenica: una valigia che ha delle aperture, che si apre a sua volta, dotata di botole e finestrelle... insomma, un meccanismo da vero teatro da commedia di una volta.
«Sono molto felice – dice il soprano giapponese Nao Yokomae che interpreta Berenice e che già due anni fa era stata Fanny ne La cambiale di matrimonio – di tornare al Teatro Regio. Facendo le prove, questo luogo mi dà l'ispirazione e mi viene quasi da piangere tanto mi sento fortunata. Sono contentissima perché provando mi sono accorta di tutto l'amore che provo per l'opera lirica. Quest'opera è estremamente difficile, ma mi piace tanto».
«Sono molto felice – dice il soprano giapponese Nao Yokomae che interpreta Berenice e che già due anni fa era stata Fanny ne La cambiale di matrimonio – di tornare al Teatro Regio. Facendo le prove, questo luogo mi dà l'ispirazione e mi viene quasi da piangere tanto mi sento fortunata. Sono contentissima perché provando mi sono accorta di tutto l'amore che provo per l'opera lirica. Quest'opera è estremamente difficile, ma mi piace tanto».
| La valigia gigante a inizio spettacolo |
| Una finestra nella valigia |
| La valigia si apre |
| La valigia si trasforma |
Ad aprire, chiudere, modificare la valigia e portare arredi scenici sul palco, due MIMI d'azzurro vestiti che fanno tutto "a vista" creando a loro volta particolari che catturano l'attenzione e strappano qualche sorriso.
«Quest'opera – aggiunge il tenore Lorenzo Caltagirone, il Conte Alberto, anche lui già impegnato due anni fa al Regio con l'opera rossiniana – è molto più difficile rispetto alla Cambiale, almeno per quel che riguarda il mio ruolo, ma è molto bella. Cantare al Regio è sempre bellissimo e mi regala sempre nuove emozioni. E' anche un modo per crescere vocalmente e artisticamente. Tutto diventa facile quando c'è una buona unione con il resto del cast, come è avvenuto in questo caso».
«Quest'opera – aggiunge il tenore Lorenzo Caltagirone, il Conte Alberto, anche lui già impegnato due anni fa al Regio con l'opera rossiniana – è molto più difficile rispetto alla Cambiale, almeno per quel che riguarda il mio ruolo, ma è molto bella. Cantare al Regio è sempre bellissimo e mi regala sempre nuove emozioni. E' anche un modo per crescere vocalmente e artisticamente. Tutto diventa facile quando c'è una buona unione con il resto del cast, come è avvenuto in questo caso».
Duetto "rubato":
Devo fare i miei più vivi complimenti, oltre che al tenore Caltagirone, al ragazzo che interpretava il servo Martino e a Ernestina: hanno dimostrato maturità vocale e interpretativa. E l'applauso finale li ha premiati.
«Il mio ruolo – racconta il basso Nicolò Donini, Martino – è molto bello, non è un ruolo da protagonista però è una figura onnipresente per tutta la durata dell'opera ed è fondamentale. All'apparenza agli altri personaggi sembra un servo stupido, ma in realtà è il più intelligente: questa bipolarità non è facile da rendere al pubblico. È un grande onore esibirmi in questo bellissimo teatro dove canto per la prima volta».
«Se un giorno mi avessero detto che avrei debuttato di nuovo con Rossini – scherza il mezzo-soprano Marta Di Stefano, Ernestina – avrei pensato che sarebbe stato impossibile perché per me è sempre stato un musicista molto lontano da quello che io mi sento. Fortunatamente ho sempre apprezzato le sfide. E' la mia prima volta al Regio e credo che sia il sogno di tanti cantanti e di tante persone che studiano in questa città. Questo progetto è servito anche come crescita umana perché mi ha unito a persone che fino a poco tempo fa salutavo e basta in conservatorio: si è creata una famiglia. Il mio ruolo mi ha fatto accettare anche il mio fisico, non strettamente aderente ai canoni del 2016».
«Il mio ruolo – racconta il basso Nicolò Donini, Martino – è molto bello, non è un ruolo da protagonista però è una figura onnipresente per tutta la durata dell'opera ed è fondamentale. All'apparenza agli altri personaggi sembra un servo stupido, ma in realtà è il più intelligente: questa bipolarità non è facile da rendere al pubblico. È un grande onore esibirmi in questo bellissimo teatro dove canto per la prima volta».
«Se un giorno mi avessero detto che avrei debuttato di nuovo con Rossini – scherza il mezzo-soprano Marta Di Stefano, Ernestina – avrei pensato che sarebbe stato impossibile perché per me è sempre stato un musicista molto lontano da quello che io mi sento. Fortunatamente ho sempre apprezzato le sfide. E' la mia prima volta al Regio e credo che sia il sogno di tanti cantanti e di tante persone che studiano in questa città. Questo progetto è servito anche come crescita umana perché mi ha unito a persone che fino a poco tempo fa salutavo e basta in conservatorio: si è creata una famiglia. Il mio ruolo mi ha fatto accettare anche il mio fisico, non strettamente aderente ai canoni del 2016».
| Il bravo "Martino" con valigia |
| I divertenti costumi in uno dei "travestimenti" |
L'orchestra è composta da allievi e docenti del Conservatorio, un'ottima occasione per chi studia di fare esperienza "sul campo" prima di intraprendere la carriera professionale. Il momento più apprezzato da Giacomo è stato quello in cui è comparsa sulla scena un'enorme testa di volpe:
| Una volpe sulla scena |
Personalmente, dal punto di vista scenico, ho apprezzato in modo particolare il duello tra i due Alberti (in realtà don Parmenione e conte Alberto), armati di mestoli:
Caratteristico anche il personaggio dello zio in sedia a rotelle antica:
«È la mia prima esperienza – conclude il tenore Alessandro Vannucci, Don
Eusebio – in un abito così importante e sono molto grato di avere avuto
questa opportunità. Sono molto soddisfatto di come il regista abbia
pensato il mio personaggio, anche se è un ruolo minore: mi piace molto
la caratterizzazione che ne ha dato rendendolo un'ottima spalla comica».
| Zio Eusebio tra i due Mimi |
Dal punto di vista musicale, ho già espresso le mie lodi ai due ragazzi che si sono a mio avviso particolarmente distinti. Gli altri hanno comunuque ben figurato anche se la complessità di certi passaggi d'insieme rossiniani li ha messi a dura prova. A ciò si aggiunga che molti di loro sono stranieri e devono affrontare anche la difficoltà dell'italiano antico e la velocità di pronuncia richiesta da Rossini.
«Sono arrivato in Italia – spiega il baritono coreano Jaehong Jung, Don
Parmenione – soltanto otto mesi fa e mi sento molto fortunato per essere
stato scelto ed avere avuto questa possibilità. Don Parmenione è un
personaggio furbo, ma anche di grande cuore. La parte è molto difficile,
soprattutto per chi non è italiano. Sarò sempre grato all'Italia e al
Conservatorio».
Complimenti al Conservatorio, ma il Teatro Regio dovrebbe inserire un'opera come questa all'interno di un cartellone ben più ricco e degno della tradizione di Parma. Dovrebbe essere un appuntamento fisso e a prezzi ridotti, in modo da avere un teatro pieno, soprattutto di giovani. Non, come invece è, uno dei tre unici e principali titoli del cartellone e L'UNICO nuovo allestimento di Parma e L'UNICA produzione di Parma. Sappiamo che Parma eredita una situazione finanziaria drammatica dalle gestioni precedenti. Sappiamo che il momento non è dei migliori per i teatri, ma basterebbe prendere esempio dalla vicina Piacenza, da Modena, da Reggio Emilia, che presentano quest'anno stagioni ben più accattivanti, offerte ben più differenziate come prezzi, pur sempre importando parecchi spettacoli. Dispiace. Speriamo in un riscatto con Lucia di Lammermoor, che però è anch'essa una vecchia produzione e una produzione "importata". Ci auguriamo che qualcosa cambi e che il sindaco rivolga la sua attenzione alla musica con la stessa precisione e autorità con cui gestisce la raccolta differenziata dei rifiuti in città.
Complimenti al Conservatorio, ma il Teatro Regio dovrebbe inserire un'opera come questa all'interno di un cartellone ben più ricco e degno della tradizione di Parma. Dovrebbe essere un appuntamento fisso e a prezzi ridotti, in modo da avere un teatro pieno, soprattutto di giovani. Non, come invece è, uno dei tre unici e principali titoli del cartellone e L'UNICO nuovo allestimento di Parma e L'UNICA produzione di Parma. Sappiamo che Parma eredita una situazione finanziaria drammatica dalle gestioni precedenti. Sappiamo che il momento non è dei migliori per i teatri, ma basterebbe prendere esempio dalla vicina Piacenza, da Modena, da Reggio Emilia, che presentano quest'anno stagioni ben più accattivanti, offerte ben più differenziate come prezzi, pur sempre importando parecchi spettacoli. Dispiace. Speriamo in un riscatto con Lucia di Lammermoor, che però è anch'essa una vecchia produzione e una produzione "importata". Ci auguriamo che qualcosa cambi e che il sindaco rivolga la sua attenzione alla musica con la stessa precisione e autorità con cui gestisce la raccolta differenziata dei rifiuti in città.
| Troppe poltrone vuote per una prima! |
Noi in ogni caso continuiamo ad esserci, anche senza sfruttare le riduzioni che ci spetterebbero, anche se il livello degli spettacoli non ci sembra degno di una città che è stata fulcro della lirica del paese, ma anche di quella oltreconfine. E con questo non voglio criticare lo spettacolo dei ragazzi del Conservatorio, che hanno dato il meglio di sè e che hanno comunicato speranza per un domani. Non è colpa loro se si ritrovano ad essere uno dei titoli centrali della stagione! Sono certa che il teatro li sosterrebbe ancor di più, se accanto alla loro prova vi fossero altri 5 titoli importanti, con nomi importanti, direttori importanti, cantanti importanti... affinché un domani questi "importanti" possano essere davvero i ragazzi del Conservatorio di Parma, che se lo meritano.
Antonio e Giacomo si sono divertiti, hanno ascoltato un'ora e mezza di Rossini e respirato l'aria del teatro. Fino agli applausi finali, ai quali hanno contribuito con forza.
| Doppie nozze, scena finale |
(Le interviste ai protagonisti sono della Gazzetta di Parma).
Musica di
GIOACHINO ROSSINI
Interpreti
Allievi del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma
| Personaggi | Interpreti |
| Don Eusebio, zio di Berenice | ALESSANDRO VANNUCCI |
| Berenice, promessa sposa del Conte Alberto | NAO YOKOMAE |
| Conte Alberto | LORENZO CALTAGIRONE |
| Don Parmenione | JAEHONG JUNG |
| Ernestina | MARTA di STEFANO |
| Martino, servo | NICOLÒ DONINI |
Maestro concertatore e direttore
ALESSANDRO D'AGOSTINI
Regia
ANDREA CIGNI
Scene
DARIO GESSATI
Costumi
SIMONA MORRESI
Luci
FIAMMETTA BALDISERRI
Maestro al fortepiano
RICCARDO MASCIA
ORCHESTRA DEL CONSERVATORIO DI MUSICA “ARRIGO BOITO” DI PARMA
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
Guarda l'opera in un'altra edizione: https://youtu.be/DVwpdVml5-0
| Divertente proiezione finale |
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