Translate

Visualizzazione post con etichetta SCHUMANN. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SCHUMANN. Mostra tutti i post

martedì 14 febbraio 2017

PARMA alla Casa della Musica: Maurizio Baglini e Silvia Chiesa

Maurizio Baglini, Silvia Chiesa, Sandro Cappelletto
Interessantissimo appuntamento con Schumann alla Casa della Musica di Parma. Al pianoforte Maurizio Baglini, tra i più interessanti e già apprezzati pianisti della mia generazione (classe 1975) e al violoncello Silvia Chiesa. Voce recitante, Sandro Cappelletto, che legge con grande capacità di coinvolgimento emotivo, alcune pagine dal Diario di Robert e Clara e altri scritti di Robert Schumann.

Antonio davanti alla lcandina e a Ercole e Anteo
Un concerto molto particolare, che oltre ad alcune pagine cameristiche per Pianoforte e Violoncello (ma in origine o anche per altri strumenti come il nostro amato Corno) presenta le 13 Kinderszenen di Schumann, per pianoforte, scritte con l'intento di addentrarsi nella semplicità (apparente) del mondo dell'infanzia. Libro di lettura sulle Scene infantili di Schumann


Ingresso alla Casa della Musica
Una serata di musica e cultura, piacevole e di altissimo livello. Antonio ha anche potuto stringere la mano a Maurizio Baglini al termine del concerto. Un'emozione in più!




Un video "rubato" da qualcuno qualche tempo fa a Parigi:

PARMA alla Casa della Musica: Maurizio Baglini e Silvia Chiesa

Maurizio Baglini, Silvia Chiesa, Sandro Cappelletto
Interessantissimo appuntamento con Schumann alla Casa della Musica di Parma. Al pianoforte Maurizio Baglini, tra i più interessanti e già apprezzati pianisti della mia generazione (classe 1975) e al violoncello Silvia Chiesa. Voce recitante, Sandro Cappelletto, che legge con grande capacità di coinvolgimento emotivo, alcune pagine dal Diario di Robert e Clara e altri scritti di Robert Schumann.

Antonio davanti alla lcandina e a Ercole e Anteo
Un concerto molto particolare, che oltre ad alcune pagine cameristiche per Pianoforte e Violoncello (ma in origine o anche per altri strumenti come il nostro amato Corno) presenta le 13 Kinderszenen di Schumann, per pianoforte, scritte con l'intento di addentrarsi nella semplicità (apparente) del mondo dell'infanzia. Libro di lettura sulle Scene infantili di Schumann


Ingresso alla Casa della Musica
Una serata di musica e cultura, piacevole e di altissimo livello. Antonio ha anche potuto stringere la mano a Maurizio Baglini al termine del concerto. Un'emozione in più!




Un video "rubato" da qualcuno qualche tempo fa a Parigi:

mercoledì 3 giugno 2015

Chi era Robert Schumann (1810-56)

Schumann con il sigaro
Abbiamo parlato di Robert Schumann e delle sue Scene Infantili, che abbiamo ascoltato ieri (le prime 7) eseguite al saggio di classe da Annalisa e Francesca. Ora vediamo chi era Robert Schumann.

Per la breve biografia di Robert Schumann utilizzerò uno dei miei libri musicali per ragazzi preferiti, che già vi ho presentato (e presto vi presenterò il II volume): "Perchè Beethoven lanciò lo stufato e molte altre storie sulla vita dei grandi compositori" di Steven Isserlis, CurciYoung editore, 13,90 euro.


Robert Schumann "non era mai normale: se era felice, parlava a malapena; se era depresso e triste, non parlava proprio. In effetti, per essere precisi, parlare non era il suo forte." Aveva l'abitudine di fumare sigari mentre componeva (pessima abitudine!), ma il fumo gli dava fastidio. "Schumann era su un altro pianeta, o almeno in un altro mondo, per la maggior parte del tempo. Per lui era difficile rendersi conto di cosa accadesse effettivamente nella vita reale, perchè la sua mente era impegnata a occuparsi dei suoi sogni, delle sue fantasie, della sua poesia. Amava i libri tanto quanto la musica; preferiva i racconti con personaggi misteriosi, soggetti che si trasformavano in individui spaventosei, amanti che non volevano essere divisi, nemmeno dalla morte".

"Era quello che noi chiameremmo un artista romantico... suona dunque piuttosto strano che, per certi aspetti, fosse sorprendentemente pratico... teneva dei quaderni con i conti di casa... il padre August era editore, libraio e scrittore" e aveva pubblicato un libro simile alle odierne Pagine Gialle! La mamma di Schumann aveva tendenza alla depressione. Ella voleva che il figlio studiasse legge, ma per fortuna Schumann a 19 anni incontrò il Maestro Friedrich Wieck che cominciò a dargli lezioni di pianoforte. 

La mamma di Schumann
La madre era disperata, anche perchè Wieck era un insegnante piuttosto severo... anche troppo! (quando il figlio studioso mediocre di violino sbagliava, lo afferrava per i capelli e lo gettava a terra!) E Schumann si trasferì a casa sua... e conobbe la di lui figlia, Clara, che poi divenne sua moglie. Clara era un'ottima pianista e anche una fanciulla piuttosto graziosa. 

Clara e Schumann
L'amore tra i due non tardò a sbocciare, nonostante la dura opposizione di papà, che aveva intravisto saggiamente il traballante equilibrio emotivo di Robert. I due alla fine riescono a sposarsi e inizialmente il loro è un matrimonio felice. Ma ben presto Clara diviene insofferente: avrebbe voluto girare il mondo come concertista e invece il marito pretendeva che lei stesse a casa ad accudire famiglia e figli (ne ebbero 7!!). Schumann odiava viaggiare e mentre componeva non poteva volare una mosca (e quindi Clara doveva stare lontana dal pianoforte e passavano anche tre giorni senza che lei potesse suonare!). Per diventare un pianista migliore, Schumann inventò un macchinario per tirare le dita e allungarle... era matto completo! (forse l'autore di Il Pianista invisibile si è ispirato a questa vicenda?...). E tira e tira, Schumann perse l'uso dell'anulare della mano destra e addio pianoforte. Dovette dedicarsi alla composizione e alla critica musicale. Il suo equilibrio mentale, intanto, cominciava a vacillare. Un giorno gettò l'anello del matrimonio nel Reno (e fin qui... matto, ma ancora nei limiti) e subito dopo nel Reno gettò se stesso e fu salvato da un gruppo di pescatori. 

Schumann verso il manicomio
"Schumann salì a bordo di una carrozza trainata da cavalli, e lasciò la sua casa senza neppure salutare Clara, nè i suoi figli, che non avrebbe più rivisto. La clinica era piuttosto lontana da Düsseldorf, in un paesino chiamato Endenich, vicino a Bonn (la città dove era nato Beethoven). Arrivò in clinica in uno stato terribile: convinto che la moglie fosse morta, urlava fino a sgolarsi sicuro di essere vittima di un complotto. Comunque, dopo alcuni mesi, si calmò e migliorò notevolmente. A poco a poco sentì di essere pronto per tornare a casa. Ma, per quanto inizialmente avvesse chiesto lui di essere ricoverato, scoprì ben presto che uscire di lì era una questione ben diversa. Intanto, nonostante il suo stato di salute fosse migliorato, egli non appariva perfettamente "normale" – in effetti non era mai stato "normale". Inoltre soffriva ancora di ricadute in stati confusionali. Così i medici lo rimproveravano ed esaminavano tutto ciò che ogni giorno produceva in bagno per poi consultarsi e decidere che non era ancora nelle condizioni di essere dimesso. Che terribile situazione per tutti!". Clara non poteva fargli visita, sconsigliata dai dottori. Desiderava vederlo tornare a casa guarito...

L'energia del giovane Brahms
Comprensibilmente, Clara viaggiava e si esibiva in concerto, cosa che aveva sempre desiderato e cominciò a guardarsi intorno "i suoi sentimenti erano quantomeno tormentati" ... e iniziò un'intensa amicizia (interpretate voi...) con un altro musicista assai famoso, Johannes Brahms, grande amico di famiglia, che poi restò accanto a Clara nel difficile momento del ricovero in manicomio del marito. Clara aveva avuto anche un'amicizia particolare con Mendelssohn, stimatissimo da Schumann, che poi morì giovanissimo. 

Schumann componeva in clinica fughe ispirate allo stile di Bach per riordinare la mente. Suonava di tanto in tanto il pianoforte, ma con pessimi risultati. Un brutto giorno si arrese: smise di mangiare e i suoi arti iniziarono ad avere spasimi incontrollabili. Clara andò a trovarlo. Era da quasi tre anni che non lo vedeva e stentò a riconoscerlo...

Insomma, il povero Schumann morì solo in una clinica psichiatrica. La sua biografia è triste, ma sappiamo che quando fu felice, lo fu per davvero. Egli scrisse tanta musica che ci racconta i suoi stati d'animo. Non scriveva su commissione ma per se stesso. 

Schumann aveva una personalità complessa e "decise che il modo migliore per affrontare i suoi sbalzi di umore fosse quello di pensare alla sua personalità come a due persone diverse: Florestano ed Eusebio, il primo estroverso e appasionato, il secondo introverso e meditativo. 

Scrisse tanta musica per pianoforte, tra cui l'Album per la gioventù, che studiano tutt'oggi i piccoli pianisti (anche Antonio ha studiato alcuni brani da questo Album) e le Scene Infantili che non sono per bambini, ma "sui" bambini, Carneval e Kreisleriana, di più ampio respiro e di grande complessità e originalità. Ha scritto 140 Lieder, 4 Sinfonie, molta musica da camera e un'opera lirica, Genoveva.

Chi era Robert Schumann (1810-56)

Schumann con il sigaro
Abbiamo parlato di Robert Schumann e delle sue Scene Infantili, che abbiamo ascoltato ieri (le prime 7) eseguite al saggio di classe da Annalisa e Francesca. Ora vediamo chi era Robert Schumann.

Per la breve biografia di Robert Schumann utilizzerò uno dei miei libri musicali per ragazzi preferiti, che già vi ho presentato (e presto vi presenterò il II volume): "Perchè Beethoven lanciò lo stufato e molte altre storie sulla vita dei grandi compositori" di Steven Isserlis, CurciYoung editore, 13,90 euro.


Robert Schumann "non era mai normale: se era felice, parlava a malapena; se era depresso e triste, non parlava proprio. In effetti, per essere precisi, parlare non era il suo forte." Aveva l'abitudine di fumare sigari mentre componeva (pessima abitudine!), ma il fumo gli dava fastidio. "Schumann era su un altro pianeta, o almeno in un altro mondo, per la maggior parte del tempo. Per lui era difficile rendersi conto di cosa accadesse effettivamente nella vita reale, perchè la sua mente era impegnata a occuparsi dei suoi sogni, delle sue fantasie, della sua poesia. Amava i libri tanto quanto la musica; preferiva i racconti con personaggi misteriosi, soggetti che si trasformavano in individui spaventosei, amanti che non volevano essere divisi, nemmeno dalla morte".

"Era quello che noi chiameremmo un artista romantico... suona dunque piuttosto strano che, per certi aspetti, fosse sorprendentemente pratico... teneva dei quaderni con i conti di casa... il padre August era editore, libraio e scrittore" e aveva pubblicato un libro simile alle odierne Pagine Gialle! La mamma di Schumann aveva tendenza alla depressione. Ella voleva che il figlio studiasse legge, ma per fortuna Schumann a 19 anni incontrò il Maestro Friedrich Wieck che cominciò a dargli lezioni di pianoforte. 

La mamma di Schumann
La madre era disperata, anche perchè Wieck era un insegnante piuttosto severo... anche troppo! (quando il figlio studioso mediocre di violino sbagliava, lo afferrava per i capelli e lo gettava a terra!) E Schumann si trasferì a casa sua... e conobbe la di lui figlia, Clara, che poi divenne sua moglie. Clara era un'ottima pianista e anche una fanciulla piuttosto graziosa. 

Clara e Schumann
L'amore tra i due non tardò a sbocciare, nonostante la dura opposizione di papà, che aveva intravisto saggiamente il traballante equilibrio emotivo di Robert. I due alla fine riescono a sposarsi e inizialmente il loro è un matrimonio felice. Ma ben presto Clara diviene insofferente: avrebbe voluto girare il mondo come concertista e invece il marito pretendeva che lei stesse a casa ad accudire famiglia e figli (ne ebbero 7!!). Schumann odiava viaggiare e mentre componeva non poteva volare una mosca (e quindi Clara doveva stare lontana dal pianoforte e passavano anche tre giorni senza che lei potesse suonare!). Per diventare un pianista migliore, Schumann inventò un macchinario per tirare le dita e allungarle... era matto completo! (forse l'autore di Il Pianista invisibile si è ispirato a questa vicenda?...). E tira e tira, Schumann perse l'uso dell'anulare della mano destra e addio pianoforte. Dovette dedicarsi alla composizione e alla critica musicale. Il suo equilibrio mentale, intanto, cominciava a vacillare. Un giorno gettò l'anello del matrimonio nel Reno (e fin qui... matto, ma ancora nei limiti) e subito dopo nel Reno gettò se stesso e fu salvato da un gruppo di pescatori. 

Schumann verso il manicomio
"Schumann salì a bordo di una carrozza trainata da cavalli, e lasciò la sua casa senza neppure salutare Clara, nè i suoi figli, che non avrebbe più rivisto. La clinica era piuttosto lontana da Düsseldorf, in un paesino chiamato Endenich, vicino a Bonn (la città dove era nato Beethoven). Arrivò in clinica in uno stato terribile: convinto che la moglie fosse morta, urlava fino a sgolarsi sicuro di essere vittima di un complotto. Comunque, dopo alcuni mesi, si calmò e migliorò notevolmente. A poco a poco sentì di essere pronto per tornare a casa. Ma, per quanto inizialmente avvesse chiesto lui di essere ricoverato, scoprì ben presto che uscire di lì era una questione ben diversa. Intanto, nonostante il suo stato di salute fosse migliorato, egli non appariva perfettamente "normale" – in effetti non era mai stato "normale". Inoltre soffriva ancora di ricadute in stati confusionali. Così i medici lo rimproveravano ed esaminavano tutto ciò che ogni giorno produceva in bagno per poi consultarsi e decidere che non era ancora nelle condizioni di essere dimesso. Che terribile situazione per tutti!". Clara non poteva fargli visita, sconsigliata dai dottori. Desiderava vederlo tornare a casa guarito...

L'energia del giovane Brahms
Comprensibilmente, Clara viaggiava e si esibiva in concerto, cosa che aveva sempre desiderato e cominciò a guardarsi intorno "i suoi sentimenti erano quantomeno tormentati" ... e iniziò un'intensa amicizia (interpretate voi...) con un altro musicista assai famoso, Johannes Brahms, grande amico di famiglia, che poi restò accanto a Clara nel difficile momento del ricovero in manicomio del marito. Clara aveva avuto anche un'amicizia particolare con Mendelssohn, stimatissimo da Schumann, che poi morì giovanissimo. 

Schumann componeva in clinica fughe ispirate allo stile di Bach per riordinare la mente. Suonava di tanto in tanto il pianoforte, ma con pessimi risultati. Un brutto giorno si arrese: smise di mangiare e i suoi arti iniziarono ad avere spasimi incontrollabili. Clara andò a trovarlo. Era da quasi tre anni che non lo vedeva e stentò a riconoscerlo...

Insomma, il povero Schumann morì solo in una clinica psichiatrica. La sua biografia è triste, ma sappiamo che quando fu felice, lo fu per davvero. Egli scrisse tanta musica che ci racconta i suoi stati d'animo. Non scriveva su commissione ma per se stesso. 

Schumann aveva una personalità complessa e "decise che il modo migliore per affrontare i suoi sbalzi di umore fosse quello di pensare alla sua personalità come a due persone diverse: Florestano ed Eusebio, il primo estroverso e appasionato, il secondo introverso e meditativo. 

Scrisse tanta musica per pianoforte, tra cui l'Album per la gioventù, che studiano tutt'oggi i piccoli pianisti (anche Antonio ha studiato alcuni brani da questo Album) e le Scene Infantili che non sono per bambini, ma "sui" bambini, Carneval e Kreisleriana, di più ampio respiro e di grande complessità e originalità. Ha scritto 140 Lieder, 4 Sinfonie, molta musica da camera e un'opera lirica, Genoveva.

martedì 2 giugno 2015

Il saggio di classe

Antonio suona al saggio
Ore 17.30, Sala Verdi del Conservatorio Arrigo Boito di Parma. Saggio della classe di Pianofrote della Professoressa Elisabetta Ghidini. Un saggio che ha una valore particolare, perchè è l'ultimo per questa insegnante, amatissima da tutti i suoi allievi, e che ha dedicato una vita intera all'insegnamento con passione e serietà.

L'igresso della Sala Verdi dal Chiostro del Conservatorio
Non poteva esserci saggio migliore per salutarla. Tutti gli allievi, dai più piccoli ai più grandi, si sono esibiti dando il meglio delle loro possibilità davanti ad un pubblico di parenti e (pochi) amici. Un altra delle difficoltà che devono superare questi ragazzi è quella di non avere quasi mai il piacere di suonare per le persone con cui condividono la maggior parte del loro tempo (i compagni di scuola). Purtroppo assistere ad un saggio è considerato un  impegno troppo gravoso e i nostri ragazzi suonano per mamma e papà, nonni, zii, fratellini e sorelline, fidanzati e qualche raro amico (che frequenta il Conservatorio a sua volta - grazie Stefano! - o che studia pianoforte privatamente - la nostra Teresa!-). É un peccato, perchè i pochi giovani spettatori credo che ricorderanno per molto tempo questa giornata e forse qualcuno di loro sarà uscito dalla Sala Verdi con la voglia di provarci a sua volta. Sicuramente la nostra amica Teresa, venuta da Milano apposta per il saggio di Antonio, accompagnata dai suoi genitori. Teresa studia pianoforte da un anno e sono certa che aver ascoltato questi ragazzi per lei sarà uno stimolo per andare avanti e crederci. Anche Antonio le ha detto: "Lo farai anche tu!". 


Ad Antonio, a fine saggio, si è avvicinato un bambino sicuramente più piccolo di lui con la sorellina ancora più piccola. Gli hanno chiesto che classe facesse e gli hanno fatto i complimenti. É stata una scena davvero commovente. Ed è la testimonianza che quei due bambini hanno ascoltato e apprezzato e se ci sono stati dei momenti di "noia", comprensibili perchè un'ora e mezza di pianoforte non è facile da gestire per un bambino, sono comunque stati superati e il ricordo è per il "bello" e non per il "pesante". 

Questa riflessione per insistere sulla mia idea di fondo: che c'è un luogo comune assolutamente da sfatare riguardo alla musica classica, al pianoforte, ai concerti, al teatro, allo studio di uno strumento musicale. Finché prevarrà questa assurda convinzione e l'assurda equivalenza pianoforte=noia (ascoltato o suonato che sia), la speranza di risollevare le sorti musicali del nostro paese è debole. Ma il viaggio di Teresa da Milano e i complimenti dei bambini ad Antonio sono un motivo sufficiente per mantenerla viva! 

Veniamo al saggio, che è stato aperto dalla meravigliosa Marialorenza con il Preludio e Fuga in Mib maggiore dal I libro del Clavicembalo ben temperato di J. S. Bach. (Se il titolo del brano è in rosso, cliccate per ascoltarlo).

Giuseppe alle prove con Antonio volta-pagina

A seguire, Giuseppe ha eseguito la Sonatina di Kuhlau op. 88 n. 3. Antonio in prova si è offerto di voltargli la pagina, ma è andato talmente addosso a Giuseppe che lo ha fatto sbagliare! È stato così giustamente sostituito il volta-pagina con il più esperto Rocco.

Daniele al pianoforte
Daniele ha suonato con grande energia lo Studio n. 4 op. 1 di F, Liszt e di R. Schumann dal Carnevale di Vienna op. 26, Intermezzo

Anna ha reso con dolcezza due dei Pezzi lirici di E. Grieg: National SongElegy.

Annalisa ha suonato le prime sei deliziose Scene Infantili di R. Schumann di cui abbiamo parlato leggendo insieme il libro della Fabbri (Scene Infantili, libro di lettura), ha proseguito con F. Schubert Improvviso op. 90 n. 2 e ha magnificamente concluso con F. Liszt, Studio op. 1 n. 2

Purtroppo ero presa a tenere buono Giacomo che ieri, causa raffreddore, mostrava segni di insofferenza e non ho girato i video che avrei voluto. Annalisa, e tutti gli altri, hanno suonato molto bene ed è un peccato non averne testimonianza. Spero di riuscire a recuperare qualcosa dagli altri spettatori!

L'inchino finale dei ragazzi: Anna, Francesca, Annalisa, Antonio, Daniele, Giuseppe, Marialorenza, Rocco

Dopo Annalisa, è il turno di Antonio, che è partito con Invenzione a due voci n. 13  di J. S. Bach, ha proseguito con la complicata (per lui) Romanza senza parole op. 19 n. 2  di F. Mendelssohn e il gran finale con il suo brano dell'anno: Dimitri Kabalewsky Sonatina op. 13 n. 1. Era molto contento perchè è riuscito a eseguire i tre pezzi senza incertezze e con convinzione. I video degli ultimi due brani li ho girati uno a casa e uno alle prove precedenti al saggio. 

Francesca ha riportato grazia e dolcezza dopo la furia del III tempo della Sonatina di Kabalewsky e ci ha suonato un'altra delle Scene Infantili di Schumann, la n. 7 (vedi Post precedente per l'ascolto), l'unico brano di W. A. Mozart dell'intero saggio: la Fantasia in Re minore e, infine, lo Studio di A. von Henselt, "L'Addio del Pastore".

Rocco, il più grande del gruppo e genio della matematica (spesso musica e matematica vanno mano nella mano...), ha suonato la struggente Pavane pour une infante defunte di M. Ravel, e due Studi di Chopin: Op. 25 n. 1 e Op. 10 n. 9

Marialorenza, dopo aver avuto il compito di aprire il saggio, ha anche quello di chiuderlo e lo fa nel migiore dei modi con due brani meravigliosi ed energici: Slancio dai Pezzi Fantastici op. 12 di R. Schumann e di F. Chopin il trascinante Studio op. 10 n. 12

Per Antonio, oltre ad una bellissima esperienza sul palco che non guasta mai, anche una lezione importante: ascoltando Annalisa, Rocco e Marialorenza (che sono i tre più avanti nel lungo percorso di studi), ha capito che la strada è lunga, faticosa ma ricca di soddisfazioni (che meraviglia poter suonare quei brani!!), che non bisogna mai mollare (nemmeno un giorno, salvo cause di forza maggiore), che nemmeno i loro amici sono arrivati ad ascoltarli (ma i genitori sì, in fondo anche se rompiscatole non tradiscono mai!) e che si suona prima di tutto per se stessi, e poi, come gli disse un giorno per le scale il Maestro Guideri: "Se rendi felice anche solo una persona nel pubblico, hai già ottenuto un grande successo. Suona per la felicità di quella persona (oltre che per la tua)". Quella persona ieri c'era: ero io! (forse non solo, ma in fondo deve bastargli).

Complimenti a tutti i ragazzi e alla loro insegnante, che ha costruito un saggio così bello, giorno per giorno, pezzettino dopo pezzettino, con pazienza, fiducia, dedizione e amore per la musica.

Il saggio di classe

Antonio suona al saggio
Ore 17.30, Sala Verdi del Conservatorio Arrigo Boito di Parma. Saggio della classe di Pianofrote della Professoressa Elisabetta Ghidini. Un saggio che ha una valore particolare, perchè è l'ultimo per questa insegnante, amatissima da tutti i suoi allievi, e che ha dedicato una vita intera all'insegnamento con passione e serietà.

L'igresso della Sala Verdi dal Chiostro del Conservatorio
Non poteva esserci saggio migliore per salutarla. Tutti gli allievi, dai più piccoli ai più grandi, si sono esibiti dando il meglio delle loro possibilità davanti ad un pubblico di parenti e (pochi) amici. Un altra delle difficoltà che devono superare questi ragazzi è quella di non avere quasi mai il piacere di suonare per le persone con cui condividono la maggior parte del loro tempo (i compagni di scuola). Purtroppo assistere ad un saggio è considerato un  impegno troppo gravoso e i nostri ragazzi suonano per mamma e papà, nonni, zii, fratellini e sorelline, fidanzati e qualche raro amico (che frequenta il Conservatorio a sua volta - grazie Stefano! - o che studia pianoforte privatamente - la nostra Teresa!-). É un peccato, perchè i pochi giovani spettatori credo che ricorderanno per molto tempo questa giornata e forse qualcuno di loro sarà uscito dalla Sala Verdi con la voglia di provarci a sua volta. Sicuramente la nostra amica Teresa, venuta da Milano apposta per il saggio di Antonio, accompagnata dai suoi genitori. Teresa studia pianoforte da un anno e sono certa che aver ascoltato questi ragazzi per lei sarà uno stimolo per andare avanti e crederci. Anche Antonio le ha detto: "Lo farai anche tu!". 


Ad Antonio, a fine saggio, si è avvicinato un bambino sicuramente più piccolo di lui con la sorellina ancora più piccola. Gli hanno chiesto che classe facesse e gli hanno fatto i complimenti. É stata una scena davvero commovente. Ed è la testimonianza che quei due bambini hanno ascoltato e apprezzato e se ci sono stati dei momenti di "noia", comprensibili perchè un'ora e mezza di pianoforte non è facile da gestire per un bambino, sono comunque stati superati e il ricordo è per il "bello" e non per il "pesante". 

Questa riflessione per insistere sulla mia idea di fondo: che c'è un luogo comune assolutamente da sfatare riguardo alla musica classica, al pianoforte, ai concerti, al teatro, allo studio di uno strumento musicale. Finché prevarrà questa assurda convinzione e l'assurda equivalenza pianoforte=noia (ascoltato o suonato che sia), la speranza di risollevare le sorti musicali del nostro paese è debole. Ma il viaggio di Teresa da Milano e i complimenti dei bambini ad Antonio sono un motivo sufficiente per mantenerla viva! 

Veniamo al saggio, che è stato aperto dalla meravigliosa Marialorenza con il Preludio e Fuga in Mib maggiore dal I libro del Clavicembalo ben temperato di J. S. Bach. (Se il titolo del brano è in rosso, cliccate per ascoltarlo).

Giuseppe alle prove con Antonio volta-pagina

A seguire, Giuseppe ha eseguito la Sonatina di Kuhlau op. 88 n. 3. Antonio in prova si è offerto di voltargli la pagina, ma è andato talmente addosso a Giuseppe che lo ha fatto sbagliare! È stato così giustamente sostituito il volta-pagina con il più esperto Rocco.

Daniele al pianoforte
Daniele ha suonato con grande energia lo Studio n. 4 op. 1 di F, Liszt e di R. Schumann dal Carnevale di Vienna op. 26, Intermezzo

Anna ha reso con dolcezza due dei Pezzi lirici di E. Grieg: National SongElegy.

Annalisa ha suonato le prime sei deliziose Scene Infantili di R. Schumann di cui abbiamo parlato leggendo insieme il libro della Fabbri (Scene Infantili, libro di lettura), ha proseguito con F. Schubert Improvviso op. 90 n. 2 e ha magnificamente concluso con F. Liszt, Studio op. 1 n. 2

Purtroppo ero presa a tenere buono Giacomo che ieri, causa raffreddore, mostrava segni di insofferenza e non ho girato i video che avrei voluto. Annalisa, e tutti gli altri, hanno suonato molto bene ed è un peccato non averne testimonianza. Spero di riuscire a recuperare qualcosa dagli altri spettatori!

L'inchino finale dei ragazzi: Anna, Francesca, Annalisa, Antonio, Daniele, Giuseppe, Marialorenza, Rocco

Dopo Annalisa, è il turno di Antonio, che è partito con Invenzione a due voci n. 13  di J. S. Bach, ha proseguito con la complicata (per lui) Romanza senza parole op. 19 n. 2  di F. Mendelssohn e il gran finale con il suo brano dell'anno: Dimitri Kabalewsky Sonatina op. 13 n. 1. Era molto contento perchè è riuscito a eseguire i tre pezzi senza incertezze e con convinzione. I video degli ultimi due brani li ho girati uno a casa e uno alle prove precedenti al saggio. 

Francesca ha riportato grazia e dolcezza dopo la furia del III tempo della Sonatina di Kabalewsky e ci ha suonato un'altra delle Scene Infantili di Schumann, la n. 7 (vedi Post precedente per l'ascolto), l'unico brano di W. A. Mozart dell'intero saggio: la Fantasia in Re minore e, infine, lo Studio di A. von Henselt, "L'Addio del Pastore".

Rocco, il più grande del gruppo e genio della matematica (spesso musica e matematica vanno mano nella mano...), ha suonato la struggente Pavane pour une infante defunte di M. Ravel, e due Studi di Chopin: Op. 25 n. 1 e Op. 10 n. 9

Marialorenza, dopo aver avuto il compito di aprire il saggio, ha anche quello di chiuderlo e lo fa nel migiore dei modi con due brani meravigliosi ed energici: Slancio dai Pezzi Fantastici op. 12 di R. Schumann e di F. Chopin il trascinante Studio op. 10 n. 12

Per Antonio, oltre ad una bellissima esperienza sul palco che non guasta mai, anche una lezione importante: ascoltando Annalisa, Rocco e Marialorenza (che sono i tre più avanti nel lungo percorso di studi), ha capito che la strada è lunga, faticosa ma ricca di soddisfazioni (che meraviglia poter suonare quei brani!!), che non bisogna mai mollare (nemmeno un giorno, salvo cause di forza maggiore), che nemmeno i loro amici sono arrivati ad ascoltarli (ma i genitori sì, in fondo anche se rompiscatole non tradiscono mai!) e che si suona prima di tutto per se stessi, e poi, come gli disse un giorno per le scale il Maestro Guideri: "Se rendi felice anche solo una persona nel pubblico, hai già ottenuto un grande successo. Suona per la felicità di quella persona (oltre che per la tua)". Quella persona ieri c'era: ero io! (forse non solo, ma in fondo deve bastargli).

Complimenti a tutti i ragazzi e alla loro insegnante, che ha costruito un saggio così bello, giorno per giorno, pezzettino dopo pezzettino, con pazienza, fiducia, dedizione e amore per la musica.

mercoledì 8 ottobre 2014

Libro di lettura: Perchè Beethoven lanciò lo stufato

Copertina del libro di Steven Isserlis
Qualche tempo fa vi avevo consigliato "Il mio primo libro di musica" della Curci, per bambini delle Scuole Primarie. 
Oggi voglio consigliarvi un libro adatto ai ragazzi delle medie, del liceo e anche per voi adulti, ma anche da leggere insieme a bambini di III, IV e V elementare. Io mi sono divertita davvero tanto a leggerlo e molte pagine le ho fatte leggere anche ad Antonio che si è divertito almeno quanto me se non di più, anche perchè ha ritrovato i suoi "amici-nemici" del pianoforte e ha capito che non erano affatto antipatici, anzi... erano tutti un po' matti!

Già dal titolo vien voglia di leggerlo: "Perchè Beethoven lanciò lo stufato e molte altre storie sulla vita dei grandi compositori". L'autore, Steven Isserlis, è un simpaticissimo e bravissimo violoncellista che si descrive così:  

Steven Isserlis con il suo violoncello

"...nato in un'epoca piuttosto remota. Tutta la sua famiglia era formata da musicisti così egli scelse il violoncello perchè non voleva sentirsi escluso... vive a Londra con Pauline (che cerca di tenerlo in ordine), suo figlio Gabriel (che riesce a tenerlo in disordine), molti violoncelli e un pianoforte".

Il libro è così strutturato (e cito ancora le parole dell'autore):  

"Ciascun capitolo è diviso in tre parti: un ritratto di un compositore, che i bambini possono leggere (o ascoltare), una breve descrizione della musica con una guida ad alcune composizioni che potrebbero risultare particolarmente gradite; una breve biografia di ciascun autore con altri episodi della loro vita che potrebbero essere letti man mano o tutti insieme".  
I compositori di questo I vol. (c'è anche un II volume che vedremo non appena parleremo di Cajkovskij...) sono: Bach, Mozart, Beethoven, Schumann, Brahms e Stravinskij. 

Tutti o li abbiamo già incontrati o li incontreremo tra breve nel blog. Molti dei brani consigliati da Isserlis sono gli stessi che ho presentato o presenterò nel corso dei nostri piccoli viaggi... quindi... ottimo strumento per approfondire le nostre conoscenze senza mai smettere di divertirci ascoltando buona musica. I racconti sono divertentissimi, scritti in modo semplice e moderno e mettono in luce alcuni lati del carattere dei grandi musicisti che li avvicinano a noi rendendoli più umani.


(Editore: CurciYoung; 13,90 euro)
Johannes Brahms amava la birra....
Igor Stravinskij amava il whisky...

La Massoneria di Mozart spiegata ai bambini...
Beethoven morsica un allievo...

Ad Antonio la cosa che ha fatto più ridere è immaginarsi Beethoven che arriva a casa e, per rinfrescarsi, si versa un bicchiere d'acqua in testa... pare lo facesse davvero! Oppure Mozart, che come vi ho già accennato, si dilungava in discorsi e riflessioni sulla sua attività in bagno e Stravinsky che era maniaco dell'ordine e temeva i raffreddori, Brahms con la sua lunga e irsuta barba e... buona lettura!

I giochi "sciocchi" di Mozart...
"Questo libro è una straordinaria introduzione per ragazzi al mondo dei compositori classici e della loro musica. Steven Isserlis, brillante violoncellista di fama internazionale, riporta in vita con una descrizione irresistibile sei dei suoi compositori preferiti, delineando per ciascuno un ritratto biografico arguto e divertente e descrivendo la loro musica in modo dettagliato quanto comprensibile. Traboccante di aneddoti, notizie, curiosità e illustrazioni, Perchè Beethoven lanciò lo stufato è una lettura appassionante e divertente per i ragazzi e i loro genitori" dal retro della copertina.

"Il libro che trasformerà vostro figlio in un appassionato di musica!" (Daily Mail).... bell'augurio direi!

Libro di lettura: Perchè Beethoven lanciò lo stufato

Copertina del libro di Steven Isserlis
Qualche tempo fa vi avevo consigliato "Il mio primo libro di musica" della Curci, per bambini delle Scuole Primarie. 
Oggi voglio consigliarvi un libro adatto ai ragazzi delle medie, del liceo e anche per voi adulti, ma anche da leggere insieme a bambini di III, IV e V elementare. Io mi sono divertita davvero tanto a leggerlo e molte pagine le ho fatte leggere anche ad Antonio che si è divertito almeno quanto me se non di più, anche perchè ha ritrovato i suoi "amici-nemici" del pianoforte e ha capito che non erano affatto antipatici, anzi... erano tutti un po' matti!

Già dal titolo vien voglia di leggerlo: "Perchè Beethoven lanciò lo stufato e molte altre storie sulla vita dei grandi compositori". L'autore, Steven Isserlis, è un simpaticissimo e bravissimo violoncellista che si descrive così:  

Steven Isserlis con il suo violoncello

"...nato in un'epoca piuttosto remota. Tutta la sua famiglia era formata da musicisti così egli scelse il violoncello perchè non voleva sentirsi escluso... vive a Londra con Pauline (che cerca di tenerlo in ordine), suo figlio Gabriel (che riesce a tenerlo in disordine), molti violoncelli e un pianoforte".

Il libro è così strutturato (e cito ancora le parole dell'autore):  

"Ciascun capitolo è diviso in tre parti: un ritratto di un compositore, che i bambini possono leggere (o ascoltare), una breve descrizione della musica con una guida ad alcune composizioni che potrebbero risultare particolarmente gradite; una breve biografia di ciascun autore con altri episodi della loro vita che potrebbero essere letti man mano o tutti insieme".  
I compositori di questo I vol. (c'è anche un II volume che vedremo non appena parleremo di Cajkovskij...) sono: Bach, Mozart, Beethoven, Schumann, Brahms e Stravinskij. 

Tutti o li abbiamo già incontrati o li incontreremo tra breve nel blog. Molti dei brani consigliati da Isserlis sono gli stessi che ho presentato o presenterò nel corso dei nostri piccoli viaggi... quindi... ottimo strumento per approfondire le nostre conoscenze senza mai smettere di divertirci ascoltando buona musica. I racconti sono divertentissimi, scritti in modo semplice e moderno e mettono in luce alcuni lati del carattere dei grandi musicisti che li avvicinano a noi rendendoli più umani.


(Editore: CurciYoung; 13,90 euro)
Johannes Brahms amava la birra....
Igor Stravinskij amava il whisky...

La Massoneria di Mozart spiegata ai bambini...
Beethoven morsica un allievo...

Ad Antonio la cosa che ha fatto più ridere è immaginarsi Beethoven che arriva a casa e, per rinfrescarsi, si versa un bicchiere d'acqua in testa... pare lo facesse davvero! Oppure Mozart, che come vi ho già accennato, si dilungava in discorsi e riflessioni sulla sua attività in bagno e Stravinsky che era maniaco dell'ordine e temeva i raffreddori, Brahms con la sua lunga e irsuta barba e... buona lettura!

I giochi "sciocchi" di Mozart...
"Questo libro è una straordinaria introduzione per ragazzi al mondo dei compositori classici e della loro musica. Steven Isserlis, brillante violoncellista di fama internazionale, riporta in vita con una descrizione irresistibile sei dei suoi compositori preferiti, delineando per ciascuno un ritratto biografico arguto e divertente e descrivendo la loro musica in modo dettagliato quanto comprensibile. Traboccante di aneddoti, notizie, curiosità e illustrazioni, Perchè Beethoven lanciò lo stufato è una lettura appassionante e divertente per i ragazzi e i loro genitori" dal retro della copertina.

"Il libro che trasformerà vostro figlio in un appassionato di musica!" (Daily Mail).... bell'augurio direi!