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venerdì 16 gennaio 2015

Il Carnevale degli animali (10) - Libro di lettura

Il leone

Torniamo per la nostra consueta pausa rigenerante prima di affrontare un nuovo viaggio e torniamo  in uno dei luoghi musicali che più ci hanno entusiasmato fino ad ora: ricordate Il Carnevale degli animali di Camille Saint-Saens? Se non vi ricordate nulla o vi ricordate poco o (ancor peggio) se non avete mai letto i Post dedicati a quest'opera, cliccate i link che inserisco in questo capitolo e andate a curiosare.

Oggi voglio recensire un libro che in realtà non esiste più in commercio. E' introvabile! Io l'ho preso in prestito dalla biblioteca della Scuola Materna di Giacomo, la ormai "mitica" San Giuseppe di Parma. Siccome non esiste più, ho deciso di ricopiarlo per voi... un lavoraccio, ma almeno avrete un libro on-line con musiche (perchè basterà cliccare i link) da utilizzare come favola della buona notte o come esercizio di lettura per i bimbi più grandi... insomma, una valida alternativa per un pomeriggio o una serata lasciando la TV spenta. 

Il libro si intitola Il Carnevale degli animali di Camille Saint-Saens, è scritto da Renato Clementi e ha le illustrazioni di Raffaella Zardoni. Editore, Mursia Beccogiallo. 

Copertina del libro
1. INTRODUZIONE E MARCIA REALE DEL LEONE
 - Non ce la faremo mai! Non ce la faremo mai! Povero me!
Il Gran Cerimoniere, cavalier Lo Struzzo, saltellava di qua e di là in preda a una viva inquietudine. Fra poco sarebbe entrata Sua Maestà, il leone, e la sala non era ancora pronta. Che disastro!
- Via, via, ognuno al proprio posto! Gli aironi da quella parte! Le lucertole tutte in fila quaggiù! E le tartarughe!... che fanno lì le tartarughe? Volete far inciampare il Re? Svelte, svelte, via dal corridoio!
I passi del Re della foresta si facevano sempre più vicini.
- Eccolo, eccolo! E' qui!
Il grande portone si aprì lentamente, mentre i musicisti davano inizio alla marcia reale. La folla degli animali si separò lasciando nel mezzo un gran corridoio e finalmente, con passo solenne, entrò il leone.
Sua Maestà, Leo IV, gettò una rapida occhiata intorno: per ora tutto procedeva bene, ma alla fine... chissà se ce l'avrebbe fatta. Aveva ereditato il trono da poco tempo e quella era la prima volta che partecipava all'evento più importante dell'intero regno: il Carnevale degli Animali. Ogni anno, infatti, a primavera, gli animali della terra, dell'aria e dell'acqua, si riunivano per offrire dei doni al Re e alla corte.
Tutto ciò era molto bello, ma la preoccupazione di Leo IV riguardava la fine dello spettacolo, quando lui avrebbe dovuto far sentire al suo popolo il possente ruggito del re. Era questo un grosso problema perchè Leo IV, di natura soave e pacifica, aveva un terrore folle dei ruggiti, soprattutto dei suoi, e in vita sua non ne aveva mai lanciato uno, neppure sottovoce. 
I giovani leoni, invece, con le folte criniere e gli sguardi baldanzosi, ruggivano a destra e a sinistra, divertendosi un mondo, senza accorgersi che il loro sovrano tremava come una foglia. Leo IV, cercando di mantenere fermo il passo, si diresse verso il trono, si sedette, e diede il via alla cerimonia. In cuor suo desiderava che quella festa non finisse mai e che mai dovesse giungere quel momento, tanto temuto, in cui avrebbe dovuto ruggire.



Per ascoltare e guardare due filmati sulla Marcia del leone

2. GALLINE E GALLI
- Cosa, cosa, cosa c'è? Cosa, cosa, cosa c'è? Cosa, cosa, cosa c'è? 
Una gallina avanzò incerta nel salone, subito seguita da un'altra e poi da un'altra ancora.
- Chicchi, chicchi, anche a me! Chicchi, chicchi, anche a me! Chicchi, chicchi, anche a me! 
Questi erano invece i galli, sopraggiunti al seguito delle loro mogli. Anche loro si sparpagliarono nel salone, lasciando senza parole gli altri animali.
- Che cosa succede? - chiese qualcuno, vedendo che la confusione aumentava.
- Si è incendiata la foresta! - sussurrò una voce
- E' straripato il fiume! - disse un'altra.
- E' scoppiata la guerra!
- E' caduto un pezzo di luna!
Le galline intanto sembravano impazzite: Si infilavano in mezzo alle zampe degli animali, saltavano sui tavoli rovesciando bicchieri e bottiglie. 
- Basta! - Gridò il Gran cerimoniere, cavalier Lo Struzzo, fuori di sè per la collera. - Che storia è questa?! Una gallina disse: - Come, nomn lo sapate? Qui regalano chicchi di granoturco!
- Chicchi di granoturco? Ma chi vi ha raccontato questa frottola?
- Nessuno. Abbiamo visto tutti gli animali venire verso la reggia e abbiamo pensato che regalavano i chicchi.
- Ahimè - gemette il leone - che sudditi mi sono capitati!
Lo Struzzo gridò alla gallina: - Siete voi che dovete portare un dono al Re, non lo sapete?
La gallina mosse il capo avanti e indietro stupita quindi corse dalle compagne schiamazzando:
- Niente chicchi! Non ce n'è! Presto un uovo per il Re!
Il grido venne ripreso da tutte le compagne e, in men che non si dica, a Sua Maestà venne offerto un gran cesto di uova fresche.

3. GLI EMIONI
Un branco di furie scatenate entrò al galoppo nel salone. Erano gli emioni, gli asinelli selvatici dell'asia.
- Fermi! Fermi! Siete impazziti? - gridò il Cerimoniere, appendendosi col becco alla coda di uno di essi.
Gli emioni non si curarono di lui e, continuando a girare in tondo, gridarono rivolti al Re:
- Venite, Maestà, vi offriamo una meravigliosa cavalcata nella steppa, più veloci del vento!
- Ehm, no, no - balbettò il Re, a cui l'idea non piaceva per nulla.
Gli emioni allora galopparono in fila verso l'uscita, salutando e facendo tremare con i loro ragli tutti i vetri del salone.





4. LE TARTARUGHE
Le tartarughe avanzarono a coppie verso il centro della sala. Non avevano nulla da donare al loro sovrano perchè, si sa, le tartarughe sono molto povere. Così avevano pensato di offrirgli una danza e, per rallegrarlo, avevano inventato qualcosa di frenetico, di travolgente. 
La tartaruga più aziana annunciò il titolo della danza: "Il rock delle saette".
Il maestro di musica battè la zampa perterra dicendo: - Ritmo! Uno, due, tre, via!
A quel segnale i musicisti intonarono un prestissimo con moto e i ballerini si scatenarono nelle loro evoluzioni. 
Le tartarughe si muovevano tenendosi per le zampe anteriori, poi si staccavano e ruotavano su se stesse fino a toccarsi coi codini, si rotolavano a pancia in su e salivano le une sulle altre, con un impegno evidente a tutti. Tuttavia, dopo qualche tempo, il Re scosse la testa e chiamò vicino a sè il Gran Cerimoniere sussurrandogli: - Ma non ti sembra che il ballo sia un po' troppo lento per essere un rock?
- Non saprei, Maestà, forse adesso il rock lo suonano così. Sa, le mode continuano a cambiare... - rispose Lo Struzzo.
Il Re si diede una grattatina al naso e alzò le spalle. 
- Sarà come dici tu - concluse, rimettendosi a osservare la danza.
Un colibrì che per caso aveva udito la conversazione si mise a ridere.
- E tu perchè ridi? - lo rimproverò il Re.
- Maestà, questa è una musica molto animata per le tartarughe, addirittura indiaviolata. Probabilmente un rock così selvaggio non lo hanno mai eseguito in vita loro.
Il re ghignò un pochino sotto i baffi di leone, ma non disse nulla.
La danza giunse al termine e le tartarughe sorrisero, affannate per lo sforzo, ma liete della loro prodezza.

5. L'ELEFANTE
Visto il successo ottenuto dalle tartarughe, anche l'elefante decise di presentare una danza. Indossò dunque un bellissimo tutù bianco e quattro scarpette da ballerina, naturalmente adeguati alle sue dimensioni, quindi si lanciò in un solitario valzer lento.
L'elefante danzò e danzò. A ogni suo passo il pavimento sobbalzava come ci fosse il terremoto e gli spettatori venivano lanciati in aria secondo il rigoroso ritmo dell'un-due-tre.
A un certo punto qualcuno degli animali, non abituato a quel su e giù, incominciò a soffrire il maldimare.
- Basta! Basta!- gemeva un poveretto.
- Fatelo smettere! - implorava un altro
Ma l'elefante, ormai al culmine dell'ispirazione, si sentiva trasportare sulle note come una libellula, e danzava, danzava...
- Per pietà!
- Che qualcuno lo fermi!
Ma l'elefante danzava e danzava...
- Ah, il mio stomaco!
- Ah, la mia testa!
- Oh! che supplizio!
Ma l'elefante danzava e danzava...
- Ahhhhhhhh!
Quando finalmente la musica terminò, e con essa anche la danza, tutti gli spettatori avevano gli occhi rossi con intorno un cerchio di color verde livido. Gli unici allegri erano i canguri, che a quel su e giù si erano divertiti moltissimo.
 


Elefante e canguri


6. I CANGURI
I canguri erano giunti dalla lontana Australia per mostrare al Re degli animali l'abilità del loro più famoso campione di salti. Purtroppo il viaggio era stato molto faticoso e il campione nopn aveva dormito per tre notti di fila, così che adesso sentiva le palpebre pesantissime e gli occhi gli si chiudevano in continuazione. 
- Fai vedere di che cosa sei capace! - lo incoraggiarono i compagni.
Il campione partì con un po' di sforzo, ma, preso lo slancio, filò via veloce con salti stupendi.
- Dai, dai! - lo sollecitavano i compagni.
Il campione però, inspiegabilmente, rallentò l'andatura e si fermò in mezzo alla sala: si era addormentato.
- Sveglia! - gli urlò un compagno, mentre gli spettatori incominciavano a rumoreggiare.
Il campione si scosse, via un'altra decina di salti... e poi di nuovo impalato là nel mezzo!
Pelandrone! Campione di pisolo! Alloppiato! - gridava la moltitudine di animali, ridendo sgangheratamente.
Ma ormai il campione si era addormentato così profondamente che dovette essere portato via di peso da quattro canguri.
- Che figura! - borbottò uno di essi, nell'abbandonare la sala. 

 7. ACQUARIO
La partecipazione dei pesci alla cerimonia procurò qualche problema non lieve. Ci vollero, infatti, ben 9 gorilla robusti per portare il grande acquario di fronte al Re. L'offerta dei pesci era veramente particolare: si trattava di una grande corona di alghe che doveva essere intrecciata, proprio sotto agli occhi del sovrano, da una danza di 100 pesciolini rossi e gialli.
La musica, tipica degli abitanti del mare, era composta di tante bollicine, grandi e piccole, ed era eseguita da 16 triglie e un pescegatto.
I pesciolini si muovevano su e giù nell'acqua con lunghi filamenti di alghe pendenti dalla bocca. Giravano gli uni intorno e in mezzo agli altri, a 3 e a 4 alla volta e, quasi per magia, i filamenti andavano a formare trecce colorate, che si sovrapponevano in tanti strati circolari. La corona si costruiva così a poco a poco, con un gioco incantevole di riflessi variopinti. 
Incantevole... incantevole.... forse troppo bello, troppo affascinante.... e la musica della bollicine... e quei colori... quei riflessi danzanti...
In breve tutti si resero immobili, con gli occhi spalancati e fissi sull'acuario. Così che, quando finalmente la corona fu terminata, non fu possibile consegnarla a nessuno, perchè ormai erano tutti profondamente ipnotizzati. 




8. PERSONAGGI DALLE LUNGHE ORECCHIE
Una serie di gemiti soffocati venne a risvegliare gli animali imbambolati; si trattava di un gruppo di strani personaggi che procedeva in fila indiana, a capo chino. Il leone trasalì: erano sicuramente degli umani, e ciò era severamente vietato!
- Come può essere che degli umani siano presenti alla nostra cerimonia? Spegate, dunque!
Uno degli umani fece un passo avanti e cominciò:
Maestà, noi siamo persone che hanno criticato i musicisti senza sapere nulla di musica, e il signor Saint-Saens ci ha messi qui, in mezzo agli animali. Vedete che disgrazia!
- Disgrazia!? Che disgrazia sarebbe? Non vi trovate bene con noi?
- Oh, sì, Maestà, tuttavia...
- Tuttavia...
- Ecco, è per lo spettacolo: i ballerini non sono sempre a tempo e i musicisti a volte accelerano un po' troppo il ritmo... inoltre i costumi... vede, non sono adeguati alla scena. E non parliamo poi della regia...
- Basta così! - disse il leone. Quindi si rivolse ai gorilla: - Mettete questi individui nell'acquario insieme ai pesci, forse lì staranno zitti!
Ma neppure questo bastò, cosicchè dovettero rimandarli indietro tra gli uomini.

8. IL CUCULO NELLA FORESTA
L'animale successivo fu il cuculo che doveva offrire al suo Re un canto meraviglioso. Purtroppo la bestiola era estremamente timida e non ci fu verso di farla venire a palazzo.
- Faremo chiudere gli occhi a tutti
- No, no, qualcuno potrebbe sbirciare e sarebbe tremendo!
- Allora potrai cantare da dietro un paravento o da una tenda - dicevano i suoi amici.
- No, no, non posso! Mi vergogno troppo!
- Allora ti mettiamo dentro a un cesto, da cui non dovrai nemmeno uscire.
- Ma così non si sentirebbe nemmeno la voce...
Alla fine si concordò che il cuculo avrebbe cantato dal fondo più fitto della foresta. E così fu, anche se per udirlo tutti dovettero tendere le orecchie fino a farsi male.



9. GLI UCCELLI (LA VOLIERA)
Gli uccellini stavano litigando della grossa: ognuno aveva una sua idea su cosa offrire al re e non riuscivano a mettersi d'accordo. Infine, il gufo, notoriamente saggio, disse: - Smettete di litigare e fate come i pesci; potete costruire tutti insieme qualcosa di bello per il re. Vediamo, i pesci hanno offerto una corona di alghe e voi fabbricate un grande nido.
- Un grande nido? E il leone dovrebbe mettersi in testa un nido?
- No, ma potrà dormirci dentro!
- Evviva! Che bello! Tutti al lavoro!
- Ehi, aspettate! - gridò il gufo, - Prima dovete organizzarvi....
Ma gli uccellini, animati dall'entusiasmo, erano già partiti per procurarsi i fili d'erba e di paglia.
Si misero all'opera freneticamente e con grande zelo; peccato che ognuno lavorasse per conto suo senza badare agli altri. Volavano di qua e di là nella confusione più totale, c'era chi intrecciava e chi disfaceva, chi deponeva un filo e chi lo portava via, chi rubava i fili dal becco di un compagno, chi allungava beccate a chiunque gli si avvicinasse.
Tutto quello svolazzare non servì a costruire il nido, ma riuscì a sollevare un polverone particolarmente efficace per gli occhi e le gole dei presenti. Tutti, compreso Leo IV, lacrimavano e tossivano convulsamente. 
- Aiuto! Fateli smettere! - imploravano gli animali. 
Così dovette intervenire il Cavalier Lo Struzzo con la scopa. Gli uccellini fuggirono via in un baleno, ma prima che fossero scomparsi si udì un passero cinguettare contro il cerimoniere:
- Invidioso! E pensare che sei un uccello anche tu!


10. I PIANISTI
- Perbacco! - esclamò il leone. - Ancora degli umani tra noi! Ma che cosa succede quest'anno?
- Maestà - disse il cavalier Lo Struzzo - questi non sono propriamente umani.
- Ah no? E che cosa sono?
- Sono degli allievi pianisti
- E non sono umani, dici?
- Dai versi che fanno con i loro strumenti non si direbbe proprio. Ascoltate, Maestà.
Dopo un po' il Re disse:
- Hai ragione, questi sono davvero degli animali. Possono restare con noi, purchè vadano nel punto più profondo di una caverna e promettano di non uscire mai più.
- Sarà fatto, Sire - disse il cerimoniere, e guidò i pianisti verso il loro nuovo alloggio...

11. I FOSSILI
Ogni anno, a questo punto della cerimonia, avveniva qualcosa di misterioso, che faceva venire i brividi a tutti i presenti. Era il momento della danza dei fossili. Nessuno sapeva spiegare come ciò avvenisse, ma gli antichi animali, tanto antichi da essere ormai divenuti pietra, ritornavano nel mondo dei vivi per danzare. E allora conchiglie di strane forme e pesci estinti da millenni saltellavano allegriinsieme a ossa di dinosauro e a denti di mammuth.
Anche quell'anno gli animali viventi assistettero in silenzio e con un po' di timore a quello spettacolo. Quando la danza finì, un gran teschio di orso delle caverne fece un bel sorriso e i fossili se ne tornarono alle loro dimore segrete. Tutti allora emisero un bel sospiro di sollievo. 




12 IL CIGNO E FINALE
Un maestoso cigno bianco si mosse elegantemente verso il centro della sala. Tutti applaudirono perchè avevano riconosciuto Zampovsky, il grande ballerino russo. 
- Maestà - disse il cigno inchinandosi a Leo IV - ho l'onore di presentarvi una danza che ho eseguito davanti allo zar stesso. Essa si intitola: "La morte del cigno".
Delicati arpeggi risuonarono allora nella sala e, quando il violonceòllo intonò la sua melodia, Zampovsky fece ondeggiare il lungo collo in segno di sofferenza, quindi prese a muoversi, con infinita grazia, verso gli spettatori quasi volesse chiedere loro aiuto. Poi si allontanò con un volteggio e si avvitò su se stesso slanciando le ali verso il cielo. Il cigno riusciva a trasmettere un senso di profonda nostalgia e di sofferenza, tanto che alla fine, quando si accaciò al suolo, tutti credettero che fosse morto per davvero. E non ci furono applausi, ognuno era infatti troppo occupato ad asciugarsi le lacrime. 
Sorpreso da quel silenzio, Zampovsky si sollevò un poco per vedere che cosa stava succedendo, allora qualcuno esclamò: 
- Guardate, allora il cigno non è morto!
Quel grido fu come un segnale e l'entusiasmo nella sala scoppiò improvviso e irrefrenabile. tutti presero a correre, a saltare, ad abbracciarsi: correvano gli emioni, correvano le tartarughe (si fa per dire), correvano i canguri, i galli e le galline... persino i pianisti, usciti dalla loro caverna insieme ai fossili, si erano messi a suonare.
Leo IV, che fino a poco prima aveva lacrimato come una fontana per la morte del cigno, si era alzato di scatto e, preso per le ali il Cavalier Lo Struzzo, ora ballava in mezzo alla sala con il Gran Cerimoniere. e tanta fu la gioia, che, dimentico di ogni timore, lanciò a destra e a sinistra dei ruggiti mai uditi prima, veramente degni di un grande Re della foresta quale lui era.



FACCIAMO UN LAVORETTO A SUON DI MUSICA: I FOSSILI

Occorrente: tante conchiglie oppure degli ossicini di pesce o di pollo...
il DAS e tanti colori a tempera.

Prendete il DAS e stendetelo sul tavolo. 
Schiacciate le conchiglie rovesciate (Giacomo le ha messe dritte) nel DAS. 

Aspettate che si solidifichi il DAS.

Il giorno dopo potete estrarre le conchiglie e vedere così le impronte fossili lasciate nel DAS. 

 Per trasformare i vostri fossili in opera d'arte: colorate con le tempere le conchiglie o le impronte...


 Giacomo colora tutto...
 Le mie conchiglie nel DAS
 Giacomo schiaccia nel DAS le sue conchiglie
 Composizione di Giacomo
Le conchiglie fossili seccate...


















Per il cartone di Duffy sul Carnevale degli animali: Bugs Bunny e Duffy



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