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| Uno dei miei punti di vista dell'opera |
Che sia l'evento operistico dell'anno è cosa certa. Non si parla d'altro a Parma, e anche fuori, negli ambienti culturali e musicali. Ero cuiosissima e sono andata al Farnese con altissime aspettative, anche perché Graham Vick tra tutti i registi d'opera è tra quelli che più mi convince e ho sempre trovato le sue idee stimolanti e nuove, senza essere assurde e volgari. E stasera ne ho avuto conferma. Uno spettacolo, quello dello Stiffelio di Giuseppe Verdi al Teatro Farnese di Parma, che non è semplice spettacolo ma è un'esperienza, un viaggio, una ricerca. A partire dal fatto che per due ore e mezza il pubblico è costretto a stare in piedi, a deambulare liberamente per lo spazio centrale del Teatro Farnese, come in un'arena, diventando così parte attiva dello spettacolo. Si entra tutti assieme, guidati da alcuni addetti ai lavori, indossando un "pass" su cui c'è scritto: "STIFFELIO IN PIEDI PARTECIPANTE" e già ci si sente, appunto, partecipi e non solo spettatori.
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| Antonio.... partecipa! |
I mimi sono mescolati tra il pubblico e li si riconosce perchè hanno in mano un libro e fingono di leggere. Libri non scelti a caso, per esempio: Sposati e sarai sottomessa, uno dei baluardi del femminismo moderno, scritto da Costanza Miriano nel 2011.
Altri hanno in mano testi sacri, mentre su finte bancarelle che fingono anche di vendere magliette e di fare una raccolta firme (ma alcuni degli spettatori ci cascano e firmano!) campeggia il best seller di Stiffelio.
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| Antonio e dietro di lui una comparsa con Bibbia e vestito da pastore |
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| Magliette e libri... in vendita e.. |
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| ... la raccolta firme contro l'ideologia Gender nelle scuole |
L'orchestra è in fondo al teatro, opposta all'ingresso principale, il Maestro Calvo si vede sia "dal vivo" sia trasmesso da una serie di schermi sparsi per il teatro in modo che i cantanti lo possano seguire dalle loro diverse postazioni. Infatti, i cantanti si muovono su pedane rialzate in metallo, dotate di ruote e componibili e scomponibili all'occorrenza. Se qualche spostamento risulta intralciato dal pubblico, che continua a muoversi liberamente nello spazio per tutta la durata della rappresentazione, gli addetti fanno cenno di fare spazio e si creano così dei corridoi tra gli spettatori-folla.
Capita così, volontariamente o involontariamente, di determinare il proprio punto d'osservazione dell'opera. Qui, per esempio, ero dietro alla pedana su cui si muoveva un mimo:
Qui ero proprio sotto a Jorg:
Qui Raffaele si è fatto strada tra il pubblico.
In altre scene, i cantanti si muovono sulle scalinate del Farnese, sapientemente illuminate, con un effetto stadio o arena o antico teatro greco (il pubblico è al centro con effetto ribaltamento), dato anche da striscioni portatori di messaggio, o meglio del messaggio che Vick vuole lanciare attraverso Verdi: Stiffelio come simbolo dell'ipocrisia della famiglia tradizionale, che resta in piedi, come una facciata (ecco che ricorre il simbolo stilizzato della famiglia, dappertutto, dal pass per gli spettatori -partecipanti-, alle magliette delle maschere e dei coristi, agli striscioni appoggiati alle scalinate del teatro), nonostante il femminismo ("L'utero è mio e me lo gestisco io" urlano ad un tratto alcune manifestanti), nonostante l'apertura all'omosessualità e alle coppie di fatto (nel momento iniziale d'euforia di abbracci, in cui i mimi abbracciano a sorpresa anche noi, ci sono coppie gay e lesbo che si scambiano tenerezze in mezzo al pubblico-folla), nonostante l'ultima teoria del gender (ecco la raccolta firme).... Stiffelio alla fine perdona la moglie adultera, Stankar uccide l'amante Raffaele ma risparmia se stesso, vince la famiglia, in nome di Dio.... ma davvero? È felicità? Convenienza? Opportunità? Tradizione? Religione? Paura del diverso? Stiffelio chiede alla moglie il divorzio e lei firma, in cambio di una confessione... a lui, come Pastore. Sì ti ho tradito ma in fondo ti sono rimasta fedele... quante volte, troppe, anche oggi, sempre, o quasi, in nome della famiglia, vorrei ma non posso... promesse, tradimenti, separazioni, lacrime, divorzi, confessioni, purificazioni. Famiglia?
E ora la domanda che faranno i tradizionalisti: perchè? Verdi ne aveva bisogno? Perchè, perchè siamo nel 2017 e si può uscire dagli schemi mantenendo alto il livello qualitativo. L'orchestra è ottima (Comunale di Bologna), ottima la direzione (Gullelrmo Garcia Calvo), davvero bravi tutti i cantanti, bellissime voci. Qualità, un punto fermo. Un regista come Vick può permettersi di osare, e lo fa in un luogo, come il Farnese, già sede di spettacoli sperimentali e di un interessante Festival di Musica Contemporanea (Prometeo Traiettorie), che ha ancora bisogno di essere riportato al centro della scena; e lo fa in una città, Parma, che ha DISPERATO bisogno di ritrovare i fasti del passato in campo musicale. Basta concerti semideserti e opere mediocri. Parma merita di essere al centro del dibattito culturale internazionale, specialmente se si tratta di opera e specialmente se si tratta di Verdi. Verdi ne aveva bisogno? Verdi forse no, ma l'opera sì, perchè i tempi sono cambiati, e lasciare tutti liberi di muoversi, fotografare, riprendere, scambiarsi due parole, tossire, significa andare oltre o forse tornare, filologicamente (!), a quello che era l'opera prima che Wagner e da noi Toscanini spegnessero le luci in teatro e pretendessero il silenzio, tra le proteste di un pubblico che amava l'opera anche per la sua funzione sociale. Qui si possono anche lasciare i cellulari accesi, ma silenti, e seguire il libretto utilizzanto l'APP LYRI.
È un'AVVENTURA.
È un'AVVENTURA.
«Certo. È stato Wagner a spegnere le luci in sala. E prima di lui i cantanti al proscenio e gli orchestrali senza buca erano praticamente in mezzo al pubblico. Ogni generazione si illude che le sue regole siano definitive. Beh, non è così. Ogni recita fa storia a sé. I dogmi non servono a nulla, men che meno in teatro» (VICK).
E anche la mezzora di intervallo è diversa dal solito: il pubblico viene invitato a spostarsi nella meravigliosa Biblioteca Palatina... uno spettacolo nello spettacolo:
| Stiffelio | LUCIANO GANCI | ||
| Lina, sua moglie | MARIA KATZARAVA | ||
| Stankar, conte dell’Impero | FRANCESCO LANDOLFI | ||
| Raffaele, nobile di Leuthold | GIOVANNI SALA | ||
| Jorg, vecchio ministro | EMANUELE CORDARO | ||
| Federico di Frengel, cugino di Lina | BLAGOJ NACOSKI | ||
| Dorotea, cugina di Lina | CECILIA BERNINI |





























