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mercoledì 9 maggio 2018

PARMA: FOI, la Filarmonica dell'Opera Italiana si presenta alla Casa della Musica

da sin: Gabriele Bellu (spalla), avv. Fulvio Villa, l'Assessore alla Cultura Michele Guerra, Chiara Bartoletti, il Presidente del CdA Manlio Maggio, Giovanna Mambrini (flauto), Marco Bronzi (spalla), Alessandro Ferrari (violini secondi)
E' stata presentata oggi alla Stampa, alle 11.30 alla Casa della Musica di Parma, meravigliosa cornice di tante belle iniziative musicali, una nuova realtà sul territorio: la FOI, Filarmonica dell'Orchestra Italiana Bruno Bartoletti, unica Orchestra Nazionale nella quale 32 musicisti e il suo presidente, Manlio Maggio, sono imprenditori di se stessi, o meglio "azionisti" con il 3% della società. Ad essi si uniscono altrettanti musicisti provenienti da diverse realtà che lavoreranno a rotazione, partecipando attivamente anche alle scelte artisctiche e progettuali. L'Assessore alla Cultura Michele Guerra, ha sottolineato l'importanza della tradizione musicale a Parma che ormai ha raggionto dimensione internazionale. Parma non ha mai smesso di scommettere sulle sue eccellenze e Parma crede nei progetti nuovi di valore, come questo.


Manlio Maggio intervistato per la TV
La famiglia del Maestro Bruno Bartoletti - Direttore d'Orchestra fiorentino, del quale ricorre quest'anno il quinquennio dalla morte, che lavorò stabilmente al Teatro Regio di Parma come Direttore Musicale dal 2002 al 2009 (e per questo ma non solo è figura profondamente legata alla nostra città) - rappresentata oggi dalla figlia Chiara, ha sposato da subito con entusiasmo l'idea di intitolare la FOI a Bartoletti, riconoscendo come questo progetto fosse in linea con lo spirito che il Maestro toscano ebbe nella sua vita come artista e come uomo. Questa orchestra, come illustra la flautista Giovanna Mambrini, non vuole essere mera "esecutrice" di musica. 

La flautista Giovanna Mambrini
I suoi componenti vogliono mettere a disposizione le proprie esperienze personali per creare qualcosa di diverso, progetti innovativi che partano anche dalla didattica, troppo spesso trascurata dagli enti operanti nel nostro paese. Infatti, chi suona per un Ente Lirico oggi in Italia non può insegnare in Conservatorio e viceversa. Nella FOI, invece, molte prime parti sono anche docenti di Conservatorio e contribuiranno a creare un ponte ideale tra Maestri e allievi meritevoli a livello nazionale ed europeo. Inoltre, aggiunge Gabriele Bellu, Primo Violino della Filarmonica, i professionisti di questa nuova compagine hanno anche il desiderio di riprendere con occhi nuovi anche cose già fatte, per riproporle con un taglio nuovo, agile, accattivante e sempre di alto livello qualitativo. Sono le persone a fare la differenza, come sempre. E qui sembra che le persone ci siano, tutte dotate di testa e cuore, e lo dimostrano le lacrime di commozione di Manlio Maggio durante il suo intervento e la voce traballante dell'Avv. Fulvio Villa che ha sostenuto col suo lavoro questo progetto, e insieme a lui molti altri professionisti, in cambio della sola gloria. Molto sentito il suo ricordo del Maestro Bartoletti, conosciuto personalmente nel lontano 1979 quando diresse al Maggio nella sua Firenze il Wozzeck di Alban Berg. Scelta "forte" in un momento storico in cui ancora la musica del Novecento faticava a entrare in repertorio. Fu anche grazie a Bartoletti che la musica del Novecento è entrata nei teatri italiani e a Parma, ove più che altrove è radicata la tradizione operistica più "classica", e si intenda Verdi in primis, Puccini, Bellini, Donizetti...  Bartoletti credeva nella musica contemporanea e moderna, soprattutto Britten, arrivando addirittura ad eseguire musiche di autori poco noti, come Vito Frazzi di San Secondo Parmense, "perché ha scritto bella musica". E chissà che per Parma capitale della cultura 2020 non si torni grazie alla FOI a riscoprire nostri compositori ingiustamente dimenticati, oltre a riproporre, su richiesta personale dell'Avvocato, Il Coro dei Morti di Goffredo Petrassi. Era un uomo, continua Villa, dalla visione musicale e dall'umanità straordinarie, di profonda sensibilità. Amava i bambini e sempre li accoglieva nel suo camerino dopo i concerti, perchè i bambini sono il nostro futuro. E il suo sguardo, come ci racconta la figlia Chiara nel suo commovente ricordo del "babbo", era sempre proiettato al futuro tanto che cinque giorni prima di morire aveva ordinato la partitura dell'Attila presso Ricordi, della quale era uscita una nuova edizione. E la partitura arrivò dopo i funerali e ancora resta lì a testimoniare la sua sempre viva speranza per il futuro e inesauribile curiosità intellettuale, una dote che caratterizza gli animi più nobili. Dietro a ogni grand'uomo che si rispetti c'è sempre una grande donna, e così era la sua Rosanna, che sedeva sempre in V fila, a lato, pronta a schizzare in camerino al termine di ogni atto, per consegnargli una camicia pulita e stirata. 

Chiara Bartoletti con Manlio Maggio e Giovanna Mambrini
Professionalità, Cuore, Impegno, Amicizia paiono essere le parole chiave di questo progetto. "Uniti questa avventura non potrà che essere meravigliosa", conclude Manlio Maggio tra gli applausi di tutti: il nostro paese e Parma in questo momento hanno davvero bisogno di alzare il livello qualitativo delle proposte artistiche.

Si parte subito, il 18 maggio, con un concerto a GINEVRA, alla VICTORIA HALL, con il soprano VARDUHI KHACHATRYAN, che interpreterà ruoli maschili en travesti e femminili in "Le Masques d'Opéra", dove la maschera è il tema della scaletta.

Si prosegue il 24 maggio, a TREVISO, al TEATRO COMUNALE MARIO DEL MONACO con "L'Opera per la vita", galà lirico finalizzato alla raccolta fondi per l'acquisto di un ecografo per il reparto di terapia intensiva e patologia neonatale dell'ULSS 2 della Marca Trevigiana. Vede la partecipazioni di vere star della lirica internazionale (JESSICA PRATT; NINO SURGULADZE; DARIO RUSSO...) accanto ad allievi dell'Accademia del Teatro alla Scala di Milano. 

Si continua a giugno con un concerto dedicato alla canzone d'autore italiana... che è una sorpresa! 

LA FOI RAPPRESENTA UN'OPPORTUNITA' PER LE AZIENDE CHE VORRANNO LEGARE IL LORO NOME AD ESSA E CONTRIBUIRE A RENDERLA UNA REALTA' DI RIFERIMENTO SUL NOSTRO TERRITORIO. 

Il logo della FOI con firma autografa di Bartoletti
Alcuni scatti fuori e all'interno della Casa della Musica di Parma:

San Francesco

Statua bronzea dedicata a Verdi recentemente collocata davanti alla Casa della Musica

Ercole e Anteo nel cortile interno


venerdì 4 maggio 2018

MUDEC MILANO: Frida Khalo

Antonio all'ingresso della mostra
Non potevamo mancare la mostra del momento. Frida Kahlo al Mudec (=Museo delle Culture) http://www.mudec.it/ita/ di Milano. Purtroppo tutti questi eventi sono super affollati e vedere una mostra in mezzo alla folla non è certo l'esperienza che ci si augurerebbe. La possibilità di una contemplazione riflessiva viene meno. Tuttavia, è un'esperienza che va fatta. Di certo non una mostra adatta a chi è facilmente impressionabile... certi quadri, direi la maggior parte di essi, sono un vero pugno nello stomaco! Antonio è rimasto colpito dalla fissità dello sguardo di frida, che si ritrae priva di emozioni, "ma fa capire tutto con il resto del quadro". Acuta osservazione. Le mostre fanno lavorare il cervello. Le audioguide per bambini rendono l'esperienza più fruibile. Non è economico, una famiglia di 4 elementi entra con 42 euro, con le audioguide il prezzo sale a 57 euro. E' assolutamente raccomandato acquistare on line i biglietti per evitare ORE di coda! Noi lo avevamo fatto e ci è andata bene! 


Antonio sale la scala del Mudec
Nata nel 1907, Frida Kahlo fu vittima di un terribile incidente nel 1925, a 18 anni. Un incidente che l’avrebbe costretta a vivere il resto della sua vita tra atroci sofferenze, spesso confinata a letto, ma non le avrebbe impedito di amare ed essere amata. E anche di soffrire per questo.
Il suo legame più forte fu quello con Diego Rivera, di ventuno anni più vecchio di lei. I due si conobbero attorno al 1927, quando lei sottopose a lui – già affermato muralista – alcuni suoi quadri. I due si innamorarono e si sposarono nel 1929.

AUTORITRATTO CON SCIMMIETTA
I genitori incoraggiano sin da subito questa passione per l’arte, tanto da istallare uno specchio sul soffitto della camera di Frida, così che possa ritrarsi nei lunghi pomeriggi solitari. È questo il motivo dei numerosi autoritratti dell’artista. Lei stessa dirà: “Dipingo autoritratti perché sono spesso sola, perché sono la persona che conosco meglio”.


IO E LA MIA BAMBOLA - 1937
 Questo quadro fa riferimento alla tragica esperienza degli aborti: Frida non riuscì ad avere figli a causa del suo fisico martoriato dall'incidente.
AUTORITRATTO CON COLLANA DI SPINE E COLIBRI' - 1940
Il quadro mostra Frida in posizione frontale. Lo scopo, reso evidente anche dal titolo, è quello di presentare un parallelismo tra l’artista e Gesù Cristo, anche se qui la corona di spine viene sostituita da una collana. Proprio il riferimento a Rivera e al divorzio è esemplificato dal colibrì morto che pende dalla collana. Nella tradizione messicana, questi animali morti erano usati per portare fortuna in amore, ma qui il colibrì è anche un richiamo alle sopracciglia unite di Frida. Nel quadro emergono però anche altri due animali. A destra c’è infatti un gatto nero, simbolo invece di sfortuna, che punta con lo sguardo verso l’uccello. A sinistra, una scimmia che le era stata regala da Diego, ma che tradizionalmente è simbolo del demonio.

L'AMOROSO ABBRACCIO DELL'UNIVERSO - 1949
Il tema principale della pittura riguarda la maternità che viene presentata in un contesto, come detto, pieno di riferimenti alla mitologia azteca e del Messico. Nel dipinto il suo ruolo di madre viene espresso tenendo in braccio Diego. Simbolicamente Frida vuole esprimere la complessità del rapporto amoroso in cui la donna svolge anche il ruolo della madre nei confronti del suo compagno. La donna dona e alimenta la vita, mentre l’uomo, nella sua fronte, porta il terzo occhio della saggezza, come in questo caso lo si vede nel dipinto, sulla fronte di Diego. Dietro ai due sposi si staglia la dea Madre della terra azteca, Cihuacoatl, scolpita nella pietra. Dietro alla statua e ai due protagonisti Frida ha dipinto la Madre Universale, che a sua volta li abbraccia e li contiene. In primo piano, sulla sinistra, è ritratto il cane di Frida, Itzcuintli Señor Xolotl, che rappresenta Xolotl, il guardiano del mondo dei morti, che ha preso la forma del cane per poter osservare il mondo terrestre. Sul suo dorso i morti vengono trasportati di notte nel mondo degli inferi.


LA MIA INFERMIERA E IO - 1937

RADICI

NATURA MORTA

‘Autorittatto al confine tra Messico e Usa”

AUTORITRATTO COME TEHUANA

Lei stessa dirà: “Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego Rivera.” Vista l’impossibilità di fare affidamento sulla fedeltà di Diego, i due decisero di vivere in case separate, unite tra loro da un piccolo ponte, in modo che ognuno di loro potesse avere il proprio spazio “artistico”. “[…] Perché lo chiamo il Mio Diego? Non è mai stato e non sarà mai mio. Diego appartiene a se stesso.” (Frida Kahlo). Con il ritratto di Diego Rivera sulla sua fronte, Frida Kahlo raffigura il suo amore ossessivo per il pittore: egli è sempre nei suoi pensieri. Lei indossa un costume Tehuana, che piaceva molto al marito. Il costume proveniva da una regione sud occcidentale del Messico, dove ancor oggi sopravvivono tradizioni di tipo matriarcale e la cui struttura economica rivela la dominanza delle donne. Le radici delle foglie che le ornano i capelli ricordano una tela di ragno, con cui lei cerca di catturare la sua preda, Diego

IL SUICIDIO DI DOROTHY HALE - 1938
Dorothy Hale si era gettata dalla finestra di un grattacielo; l’artista registrò la scena nelle diverse fasi della caduta, come in una foto sovrimpressa, e presentò il cadavere su una superficie simile a un palco, staccata dalla scena del grattacielo. Il fatto viene commentato nello spazio sottostante, in lettere rosso sangue: “ Il giorno 21 del mese d’ottobre del 1938 alle sei del mattino nella città di New York la signora Dorothy Hale si suicidò buttandosi da una finestra molto alta dello Hampshire House.
 
Le opere di Frida kahlo sono spesso state accostate al movimento Surrealista, ma Frida ha sempre rifiutato tale vicinanza sostenendo: “Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni”.

LA COLONNA ROTTA - 1944

OSPEDALE HENRY FORD - 1932
Il suo dispiacere maggiore fu quello di non aver avuto figli. La sua appassionata (e all'epoca discussa) storia d'amore con Rivera è raccontata in un suo diario. Ebbe numerosi amanti, di ambo i sessi, con nomi che nemmeno all'epoca potevano passare inosservati: il  Lev Trockij, André Breton, fra i tanti altri e altre. Fu amica e probabilmente amante di Tina Modotti, militante comunista e forografa nel Messico degli anni Venti. Molto probabilmente esercitarono un certo fascino su Frida Kahlo anche la russa Aleksandra Kollontaj (1872-1952), Rosa Rolando (1897-1962), Chavela Vargas (1919-2012). In Messico, durante il periodo post-rivoluzionario, le donne della generazione di Frida Kahlo arrivavano all'emancipazione principalmente per il tramite della politica; probabilmente anche per la stessa ragione la pittrice si iscrisse al Partito Comunista Messicano. 

SENZA SPERANZA - 1945
Accanto alla mostra di Frida Kahlo, c'è una interessante esposizione di oggetti delle culture a noi più lontane: Africa, Cina, Sud America, antichi e "moderni", cioè ancora in uso tra le popolazioni indigene. 


giovedì 3 maggio 2018

MORTARA: Borsa di Studio al Jazz Festival

Antonio davanti al Jazz festival
Mortara è una piccola cittadina in provincia di Pavia, famosa per il SALAME D'OCA (assaggiato, buonissimo! Vedi sotto) e per i buoni risotti, come tutta la zona, la LOMELLINA. Famosa per essere stata teatro di scontri all'epoca dei Longobardi.

« Quivi cader de’ Longobardi tanti,
e tanta fu quivi la strage loro,
che ‘l loco de la pugna gli abitanti
Mortara dapoi sempre nominoro
. »
(Ludovico Ariosto, I cinque canti - canto II, 88)

Da Mortara passa la via Francigena. 

Piazza del Municipio
« Evvi in Mortara in ripa del Molino
una locanda che si noma Becco
che lo palato sazia al contadino
con grasse oche e schietto vino secco
e pur sallama d'oca in mostra trovi
che dar di gola fa chiunque provi »
(Guido da Cozzo, 1300)
Ma la nostra visita a Mortara questa volta ha una ragione prima di tutto musicale. E' un piccolo viaggio musicale per davvero. Antonio con i suoi amici Amos e Nausicaa, di Brescia, sono infatti stati invitati dalla Signora Mara Pacini(nota al pubblico della musica come "Brunetta") al Mortara Jazz Festival 2018: 



Le prove del Trio all'Auditorium
Antonio, Amos e Nau si sono così messi alla prova con un genere diverso dal solito (tutti e tre suonano "classica") e hanno ottenuto una borsa di studio. Evviva! Ci siamo tutti molto divertiti e ricorderemo sempre questa bellissima esperienza, cominciata al Ristorante Cinese di Mortara e finita sul palco del Mortara Jazz Festival! Grazie MARA!!!

Giacomo e il leone cinese

Antonio e Nausicaa alle prese con le bacchette
La musica è sempre bella quando si sta insieme e quando si fa in allegria.

La tavolata al ristorante cinese

I salami d'oca....una prelibatezza rara!
A Mortara si tiene l'ultima domenica di settembre la "Sagra del salame d'oca" (dalla popolazione chiamata anche "Sagra dell'Oca"), con eventi che si svolgono durante tutta la seconda metà del mese e con un corteo storico seguito dal Palio disputato dalle sette contrade storiche. Ha luogo l'ultima domenica di settembre. Durante la sagra è possibile mangiare prodotti d'oca, tutti rigorosamente locali.

Teatro Vittorio Emanuele

La Targa che ha ricevuto Antonio

Articolo uscito sul giornale locale

martedì 1 maggio 2018

COLORNO: La Versailles dei Duchi di Parma

La Reggia di Colorno dal Giardino
Nei nostri giri turistici ancora non avevamo fatto tappa a Colorno, alla Reggia che fu dei Duchi di Parma e temporaneamente della stessa Maria Luigia. http://reggiadicolorno.it/ :
UN PO' DI STORIA (dal Sito):
Sull’area ora occupata dalla Reggia, intorno alla metà del 1300, sorgeva una costruzione militare. Due secoli più tardi la Rocca  si era trasformata in una dimora signorile e ospitava una colta ed elegante corte rinascimentale. Ancora più radicale la trasformazione del castello dopo la confisca dei beni della contessa da parte di Ranuccio Farnese, avvenuta nel 1612: il duca intraprese importanti lavori di ristrutturazione, secondo un progetto portato a termine dal figlio Francesco con l’ausilio dell’architetto Ferdinando Galli Bibbiena.
Furono quelli gli anni in cui l’edificio assunse l’aspetto attuale.
Alla morte senza eredi maschi di Antonio Farnese, il Ducato di Parma e Piacenza passò ai figli di Elisabetta Farnese e del re di Spagna Filippo V di Borbone: in un primo tempo a Carlo, che nel 1734 trasferì nella reggia napoletana di Capodimonte le collezioni d’arte e gli arredi con i quali i Farnese avevano decorato il palazzo; poi a Filippo di Borbone, che al contrario del fratello fece di Colorno la sua residenza principale e insieme alla moglie Luisa Elisabetta, figlia del Re di Francia Luigi XV, ridiede splendore all’intero complesso.
All’architetto francese Ennemond Alexandre Petitot venne affidato l’incarico di ristrutturare il palazzo.
Furono chiamate maestranze francesi che insieme agli artigiani di corte trasformarono gli interni della Reggia fino a renderli simili a quelli che la duchessa aveva conosciuto a Versailles.
Alla morte di Ferdinando, figlio di Filippo di Borbone e succeduto al trono nel 1765, il Ducato di Parma venne annesso alla Francia di Napoleone.
Nel 1807 la Reggia di Colorno venne dichiarata “Palazzo Imperiale”; ma una nuova fase di importanti cambiamenti ebbe luogo dopo la caduta di Napoleone, quando Colorno e l’intero Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla furono assegnati alla moglie del deposto imperatore, Maria Luigia d’Austria.
In circa trent’anni di regno, Maria Luigia, amata duchessa di Parma, impresse agli appartamenti ducali e al grande giardino il segno indelebile del suo gusto.
Dopo l’Unità d’Italia e la cessione della Reggia al Demanio dello Stato Italiano da parte di Casa Savoia, il palazzo divenne proprietà della Provincia di Parma che nel 1871 lo adibì a sede del manicomio provinciale.
Per circa un secolo l’ospedale (che sarebbe arrivato a ospitare più di mille malati negli anni dopo la seconda Guerra Mondiale) condizionò pesantemente la vita di tutto il complesso monumentale: solo dopo la definitiva chiusura del manicomio, negli anni Settanta del secolo scorso, comincia per la Reggia un’epoca di restauri, di eventi e di mostre d’arte che permettono di far conoscere e valorizzare gli ambienti ducali.
Oggi la Reggia di Colorno, visitata ogni anno da decine di migliaia di turisti, è anche la sede di ALMA, una Scuola di Cucina Italiana che, sotto la guida di Gualtiero Marchesi, offre formazione specialistica a centinaia di giovani cuochi provenienti da tutto il mondo.
Giacomo, Joe e Antonio vista giardino
 Per Info sulla visita alla Reggia: http://reggiadicolorno.it/visita-alla-reggia/
Vista giardino
Maria Luigia nei primi anni di regno (1816-1823) volle trasformare il giardino alla francese in bosco romantico all’inglese avvalendosi della collaborazione del presidente della società Botanica di Londra Carlo Barvitius. Vennero innestate molte piante rare (tra cui la Zelcova Carpinifoglia tuttora esistente), creato il laghetto con isola dell’amore e potenziate le serre in cui Maria Luigia amava coltivare speciali varietà di insalata.
Il parco dopo un periodo di decadenza seguito all’Unità d’Italia è stato restaurato a spese della Provincia di Parma fra il 1998 ed il maggio del 2000 quando è stata inaugurata la risistemazione del parterre alla francese eseguita sui progetti originali del Delisle.
Particolare del giardino

Il Torrente Parma
La visita ci è piaciuta soprattutto grazie alla guida che ha saputo mantener vivo il nostro interesse e farci capire come la reggia si sia trasformata nel bene e nel male nel corso dei secoli. E molti pezzi che ne facevano parte sono oggi altrove (anche nella sala del presidente della repubblica!) e difficilmente faranno ritorno a casa. 


Stucchi Rococò
L’ambiente più importante è sicuramente la Gran Sala, capolavoro del celebre architetto francese Ennemond Alexandre Petitot progettata nel 1753.
La sala, realizzata fra il 1753 ed il 1755, rappresenta il primo esempio di neoclassicismo in Europa in anticipo di quasi 30 anni sulle realizzazioni coeve. La sala conserva l’unico mobile originale, un’elegante consolle in legno dorato con le teste di ariete eseguita nel 1766 dall’intagliatore Ignazio Marchetti (foto qui sotto).



Stucchi
Il Fortepiano di Maria Luigia


Significativi al Piano Nobile anche i due salottini cinesi di Babette e di Don Filippo di Borbone del 1753 con carte da parati italiane fatte copiando quelle cinesi e inserite all’interno delle boiserie.

Particolre della stanza cinese

Particolare stucchi

Pavimento originale del 1700

La nostra guida
Nel 1775 il duca Ferdinando di Borbone fece distruggere il piccolo oratorio di San Liborio fatto costruire da Francesco Farnese nel 1722 ed iniziò la costruzione dell’imponente edificio ancora esistente consacrato nell’ottobre 1777.
La costruzione venne affidata a Pietro Cugini che si ispirò in più parti al progetto del Petitot di un ventennio precedente rimasto inutilizzato.  Fu nel 1788 che Don Ferdinando pensò di invertire l’orientamento della chiesa per renderla maggiormente fruibile ai colornesi.

L'intereno della Chiesa Neoclassica
A fianco della chiesa sorge l'ex Manicomio abbandonato, che versa in condizioni tragiche e anche pericolose. Ho trovato questo interessantissimo reportage che vi consiglio di leggere: http://www.alessiodileo.it/3484-manicomio-abbandonato-colorno/

 

Cupola

Madonna in Cartapesta
Di straordinario interesse l’organo costruito da Giuseppe Serassi di Bergamo dal 1792 al 1796, costituito da 2898 canne; oggi, dopo i restauri, è utilizzato in occasione di una rassegna concertistica di spessore internazionale che si svolge le domeniche sere del mese di settembre.
Organo Serassi
Veramente unico l’Osservatorio Astronomico dove Don Ferdinando senza uscire all’esterno comprendeva da che parte spirava il vento: al centro della sala un’asta fuoriusciva dalla volta con una banderuola, mentre all’interno una freccia ne indicava, sulla Rosa dei Venti, la direzione.
La sala conserva ancora la decorazione a tempera a secco su muro originale, con al centro la Rosa dei Venti circondata da una finta balaustra, mentre alle pareti vi sono paesaggi e putti con strumenti scientifici. Una parte della sala, costituita da due archi e da un piccolo vano, era utilizzata come sala di lettura e presenta al centro della volta l’Allegoria della Geografia.

Acquario


Rosa dei Venti
Duomo di Colorno
Il Duomo di Colorno è interessante esempio di gotico italiano.

Centro di Colorno

La piazza di fronte alla Reggia