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lunedì 29 febbraio 2016

PVM mette in scena I Pescatori di perle con i Playmobil

I pescatori (di perle... ma anche di pesci) sulla spiaggia
I Pescatori di perle è un'opera di Georges Bizet meno conosciuta di Carmen, ma ingiustamente considerata "minore". Si tratta, infatti, di un'opera estremamente interessante dal punto di vista musicale, a cominciare dall'ambientazione "esotica" che le conferisce un colore tutto particolare. Bizet la compose nel 1863, su libretto di Cormon e Carré, che forse presenta alcune incongruenze e banalità, ma che ha aspetti interessanti come l'inusuale finale sospeso. L'opera è in francese ed è in tre atti e io andrò a vederla per voi all'Opera di Firenze

Ora cerchiamo di raccontare l'opera con il linguaggio semplice dei bambini, per i bambini, ma anche per i grandi, che spesso le trame delle opere non le sanno o le dimenticano...

PERSONAGGI:
ZURGA baritono, nuovo capo dei pescatori
NADIR, tenore, amico di Zurga
LÉILA, soprano, protettrice dei pescatori
NOURABAD, basso, gran sacerdote

LUOGO IN CUI SI SVOLGE:
Ceylon (oggi Sri Lanka)


ATTO I 
Siamo a Ceylon, vicino all'India, e ci sono tanti pescatori che danzano sulla spiaggia. Devono eleggere il loro nuovo capo.

Zurga (sulla sinistra) viene eletto nuovo capo. Qui è con Nourabad.
Scelgono ZURGA, che accetta il compito. 

Arriva Nadir, amico di Zurga
Poco dopo arriva NADIR, un vecchio amico carissimo di Zurga, che si era separato da lui perchè avevano "litigato" per una bella donna, la sacerdotessa del tempio di BRAHMA a KANDY.

Nadir e Zurga si salutano da amici
 Ma Nadir torna per fare pace con l'amico e non litigare mai più... lo promettono! In questo magnifico duetto: ascolta qui Alagna/Terfel 
ascolta: Björling/Merril
poi guarda e ascolta Kaufmann/Hveostovsky:

Melodia soave, in cui i due amici sono immersi nei ricordi del passato..."Oui, c'est elle, C'est la déesse"... "non abbiamo mai sentito nulla di più soave, di più mistico, delle strofe dialogate tra il tenore e il baritono" (da una recensione del 1863).

Nadir e Zurga amici per la pelle
Arriva una barca: è la donna scelta come protettrice dei pescatori. Ella dovrà mantenersi "single", cioè non si deve fidanzare con nessuno (fa un giuramento!).

Arriva una donna, Leila a bordo di una barca
Questa donna è LEILA, la sacerdotessa di Kandy... sì proprio quella per la quale i due amici avevano litigato... verrebbe da dire: il mondo è piccolo! Oppure... che coincidenza!

Leila accolta da Nadir e Zurga
Ascolta ROMANZA DI NADIR, forse il brano più famoso dell'opera!: "Je crois entendre ancore"Alfredo Krauss 
Placido Domingo
Roberto Alagna 
Enrico Caruso 
Nicolai Gedda 

Ascolta "Oh Dieu Brahma", preghiera di Leila con coro : Desirèe Rancatore

ATTO II
È notte, il gran sacerdote NOURABAD ricorda a Leila il suo giuramento (Niente fidanzati!).

Leila diventa sacerdotessa, eletta da Nourabad
Leila dice di essere pronta a rispettare il patto. Già in passato aveva sacrificato la propria vita per salvare un fuggiasco... è donna abituata al sacrificio la nostra Leila!

Nadir amoreggia con NAdir, spiati da Nourabad
Ma, rimasta sola, Leila viene raggiunta da Nadir... il più focoso dei due amici... e anche il più furbo, perchè ha riconosciuto Leila, antico amore! I due iniziano ad amoreggiare, ma sono sorpresi da Nourabad che li denuncia a Zurga e a tutti gli altri pescatori... (che guastafeste!)
Ascolta il grandioso  Finale II atto

ATTO III
Zurga è disperato: Nadir lo ha tradito ancora... altro che fraterno amico. Deve condannarlo a morte (un poco drastica come punizione...). Leila cerca di fare il possibile per salvare l'amato Nadir (ormai la promessa di non avere fidanzati è caduta nel nulla). 

Zurga minaccia Nadir
Ma nulla può contro la decisione... ma ecco che succede qualcosa di inaspettato: Zurga riconosce in Leila la donna che lo aveva salvato quando era fuggiasco (altra coincidenza incredibile!) e così decide di ricambiare il favore ricevuto risparmiando Nadir... ma come fare?

Zurga appicca un incendio al villaggio

Tutti fuggono
Zurga decide di incendiare l'intero villaggio e nel caos generale libera il prigioniero e fa salire lui e Leila su una barca e, solo e sconsolato, contempla tristemente la loro fuga d'amore.

Leila e Nadir sulla barca

Zurga contempla la loro fuga

Ascolta l'opera integralmente a questo link: https://youtu.be/WyRYM1Bu5mo

PVM mette in scena I Pescatori di perle con i Playmobil

I pescatori (di perle... ma anche di pesci) sulla spiaggia
I Pescatori di perle è un'opera di Georges Bizet meno conosciuta di Carmen, ma ingiustamente considerata "minore". Si tratta, infatti, di un'opera estremamente interessante dal punto di vista musicale, a cominciare dall'ambientazione "esotica" che le conferisce un colore tutto particolare. Bizet la compose nel 1863, su libretto di Cormon e Carré, che forse presenta alcune incongruenze e banalità, ma che ha aspetti interessanti come l'inusuale finale sospeso. L'opera è in francese ed è in tre atti e io andrò a vederla per voi all'Opera di Firenze

Ora cerchiamo di raccontare l'opera con il linguaggio semplice dei bambini, per i bambini, ma anche per i grandi, che spesso le trame delle opere non le sanno o le dimenticano...

PERSONAGGI:
ZURGA baritono, nuovo capo dei pescatori
NADIR, tenore, amico di Zurga
LÉILA, soprano, protettrice dei pescatori
NOURABAD, basso, gran sacerdote

LUOGO IN CUI SI SVOLGE:
Ceylon (oggi Sri Lanka)


ATTO I 
Siamo a Ceylon, vicino all'India, e ci sono tanti pescatori che danzano sulla spiaggia. Devono eleggere il loro nuovo capo.

Zurga (sulla sinistra) viene eletto nuovo capo. Qui è con Nourabad.
Scelgono ZURGA, che accetta il compito. 

Arriva Nadir, amico di Zurga
Poco dopo arriva NADIR, un vecchio amico carissimo di Zurga, che si era separato da lui perchè avevano "litigato" per una bella donna, la sacerdotessa del tempio di BRAHMA a KANDY.

Nadir e Zurga si salutano da amici
 Ma Nadir torna per fare pace con l'amico e non litigare mai più... lo promettono! In questo magnifico duetto: ascolta qui Alagna/Terfel 
ascolta: Björling/Merril
poi guarda e ascolta Kaufmann/Hveostovsky:

Melodia soave, in cui i due amici sono immersi nei ricordi del passato..."Oui, c'est elle, C'est la déesse"... "non abbiamo mai sentito nulla di più soave, di più mistico, delle strofe dialogate tra il tenore e il baritono" (da una recensione del 1863).

Nadir e Zurga amici per la pelle
Arriva una barca: è la donna scelta come protettrice dei pescatori. Ella dovrà mantenersi "single", cioè non si deve fidanzare con nessuno (fa un giuramento!).

Arriva una donna, Leila a bordo di una barca
Questa donna è LEILA, la sacerdotessa di Kandy... sì proprio quella per la quale i due amici avevano litigato... verrebbe da dire: il mondo è piccolo! Oppure... che coincidenza!

Leila accolta da Nadir e Zurga
Ascolta ROMANZA DI NADIR, forse il brano più famoso dell'opera!: "Je crois entendre ancore"Alfredo Krauss 
Placido Domingo
Roberto Alagna 
Enrico Caruso 
Nicolai Gedda 

Ascolta "Oh Dieu Brahma", preghiera di Leila con coro : Desirèe Rancatore

ATTO II
È notte, il gran sacerdote NOURABAD ricorda a Leila il suo giuramento (Niente fidanzati!).

Leila diventa sacerdotessa, eletta da Nourabad
Leila dice di essere pronta a rispettare il patto. Già in passato aveva sacrificato la propria vita per salvare un fuggiasco... è donna abituata al sacrificio la nostra Leila!

Nadir amoreggia con NAdir, spiati da Nourabad
Ma, rimasta sola, Leila viene raggiunta da Nadir... il più focoso dei due amici... e anche il più furbo, perchè ha riconosciuto Leila, antico amore! I due iniziano ad amoreggiare, ma sono sorpresi da Nourabad che li denuncia a Zurga e a tutti gli altri pescatori... (che guastafeste!)
Ascolta il grandioso  Finale II atto

ATTO III
Zurga è disperato: Nadir lo ha tradito ancora... altro che fraterno amico. Deve condannarlo a morte (un poco drastica come punizione...). Leila cerca di fare il possibile per salvare l'amato Nadir (ormai la promessa di non avere fidanzati è caduta nel nulla). 

Zurga minaccia Nadir
Ma nulla può contro la decisione... ma ecco che succede qualcosa di inaspettato: Zurga riconosce in Leila la donna che lo aveva salvato quando era fuggiasco (altra coincidenza incredibile!) e così decide di ricambiare il favore ricevuto risparmiando Nadir... ma come fare?

Zurga appicca un incendio al villaggio

Tutti fuggono
Zurga decide di incendiare l'intero villaggio e nel caos generale libera il prigioniero e fa salire lui e Leila su una barca e, solo e sconsolato, contempla tristemente la loro fuga d'amore.

Leila e Nadir sulla barca

Zurga contempla la loro fuga

Ascolta l'opera integralmente a questo link: https://youtu.be/WyRYM1Bu5mo

giovedì 25 febbraio 2016

Marcia Funebre: Film d'autore (polacco)

Il film
Zbigniew Rybczyński (27-01-1943) è un regista polacco. Ha ricevuto numerosi premi in tutto il mondo, tra cui il l'Oscar nel 1983 con "Tango" e l'Emmy nel 1990.
Negli anni sessanta frequenta prima il liceo artistico a Varsavia e poi, a Lodz, sua città natale, l'accademia cinematografica. Dopo l'accademia viene assunto dalla Se.Ma.For, un celebre studio di animazione polacco e, parallelamente, lavora come operatore freelance di film didattici, corti e lungometraggi di finzione. In questo periodo aderisce al gruppo d'avanguardia Warsztat Formy Filmowej. Durante il soggiorno viennese Rybczynski diviene un attivista di Solidarnosc e, dopo il colpo di Stato di Jaruzelski in Polonia, chiede, per protesta, asilo politico al governo austriaco.

Trasferitosi negli USA fonda la sua casa di produzione, la Zbig Vision, e lavora ai suoi primi video in alta definizione, tra i quali L'Orchestra  del 1990, di cui fa parte questa Marcia Funebre, e ad alcuni videoclip musicali.

Cofanetto di Zbig che trovate a 7 euro su Amazon.
"Ho iniziato la mia carriera come pittore. Quindi, alla fine degli anni Sessanta, ho deciso che la pittura era morta - volevo movimento, non immobilità. Ma avevo un problema. Nei film, di solito si riprende il reale... ma il mio interesse era riprendere cose che non esistono nella realtà.... volevo riprendere immagini che esistono nelle nostre menti, nei nostri sogni, nella nostra coscienza, nella nostra fantasia..." (Zbig). 

Il questo filmato, su una tastiera infinita, ciascun personaggio suona una sola nota della marcia. La marcia è, come ormai saprete, il III tempo della Sonata per pianoforte in sib minore di Chopin. Vedremo altri spezzoni del film nei prossimi giorni. Io mi sono comprata il cofanetto... è un'esperienza piuttosto forte.



Marcia Funebre: Film d'autore (polacco)

Il film
Zbigniew Rybczyński (27-01-1943) è un regista polacco. Ha ricevuto numerosi premi in tutto il mondo, tra cui il l'Oscar nel 1983 con "Tango" e l'Emmy nel 1990.
Negli anni sessanta frequenta prima il liceo artistico a Varsavia e poi, a Lodz, sua città natale, l'accademia cinematografica. Dopo l'accademia viene assunto dalla Se.Ma.For, un celebre studio di animazione polacco e, parallelamente, lavora come operatore freelance di film didattici, corti e lungometraggi di finzione. In questo periodo aderisce al gruppo d'avanguardia Warsztat Formy Filmowej. Durante il soggiorno viennese Rybczynski diviene un attivista di Solidarnosc e, dopo il colpo di Stato di Jaruzelski in Polonia, chiede, per protesta, asilo politico al governo austriaco.

Trasferitosi negli USA fonda la sua casa di produzione, la Zbig Vision, e lavora ai suoi primi video in alta definizione, tra i quali L'Orchestra  del 1990, di cui fa parte questa Marcia Funebre, e ad alcuni videoclip musicali.

Cofanetto di Zbig che trovate a 7 euro su Amazon.
"Ho iniziato la mia carriera come pittore. Quindi, alla fine degli anni Sessanta, ho deciso che la pittura era morta - volevo movimento, non immobilità. Ma avevo un problema. Nei film, di solito si riprende il reale... ma il mio interesse era riprendere cose che non esistono nella realtà.... volevo riprendere immagini che esistono nelle nostre menti, nei nostri sogni, nella nostra coscienza, nella nostra fantasia..." (Zbig). 

Il questo filmato, su una tastiera infinita, ciascun personaggio suona una sola nota della marcia. La marcia è, come ormai saprete, il III tempo della Sonata per pianoforte in sib minore di Chopin. Vedremo altri spezzoni del film nei prossimi giorni. Io mi sono comprata il cofanetto... è un'esperienza piuttosto forte.



mercoledì 24 febbraio 2016

PVM a PIANOSOLO (2): Grigory Sokolov


Antonio davanti alla locandina
Sicuramente il più emozionante concerto della mia vita da spettatrice.

Secondo appuntamento al Teatro Regio con i grandi pianisti per la rassegna PIANOSOLO, il fiore all'occhiello della stagione concertistica parmense e, questa sera, uno dei nomi più importanti tra i solisti in attività: Grigory Sokolov (http://www.grigory-sokolov.com/), classe 1950, nato a Leningrado e formatosi nel suo paese, e sui palcoscenici di tutto il mondo dall'età di 16 nni, quando vinse il prestigioso Premio Tchaikovsky (1966). Sokolov si dedica interamente alla musica e negli ultimi anni ha scelto di esibirsi solo in recital pianistici senza orchestra. Prepara meticolosamente un programma, dentro al quale si immerge profondamente, e lo propone in 70 date in giro per il mondo. Siamo fortunati di averlo qui a Parma e siamo entrambi molto emozionati.

Antonio verso l'ingresso del teatro
All'ingresso incontriamo l'insegnante di Pianoforte di Antonio dei primi due anni di corso, che nutre per Sokolov da sempre un'ammirazione e adorzione infinite, qualche compagno di conservatorio (Rocco e Stefano), una compagna di scuola (Carlotta). Ci rechiamo nel nostro palco e... sorpresa! In palco con noi un'altra bambina di 10 anni con il suo papà! Che bello vedere che ci sono anche tanti giovani a questo concerto! Complimenti a lei e al papà che la porta.

La nostra compagna di palco con il papà studia il programma
Il Teatro Regio è pieno come non lo era da tempo. È un segnale importante: quando sul palco c'è un grande, quando al pubblico si offre qualità eccezionale, il pubblico risponde... forse Parma non dorme, non accetta la mediocrità e si alza dal divano quando davvero ne vale la pena. 

Il Regio al completo!
Sokolov al pianoforte
Si comincia con Schumann, Arabesque op. 18, ed è subito magia. A seguire, senza applausi tra un brano e l'altro (pubblico espremamente competente e rispettoso), l'imponente Fantasia in do maggiore n. 17. Ha dichiarato Sokolov in una delle rare interviste: "Dei dischi non mi fido. Non danno la possibilità di valutare veramente un'esecuzione come le esibizioni dal vivo". E dal vivo noi abbiamo il privilegio di ascoltarlo e restiamo incantati, rapiti. Mi colpisce la potenza del suono, ma allo stesso tempo la ricchezza cromatica, quei pianissimi che portano altrove, le differenze di peso in ogni nota, in ogni dito... Anche Antonio non stacca gli occhi dalle mani di Sokolov (che si alzano spesso dalla tastiera con naturalezza) se non per chiuderli, a volte, e concentrarsi sul solo ascolto. "È il mio obiettivo", dirà a metà concerto... e "Ha fatto tutto quello che avrei fatto io"... aggiungerà alla fine, con un filo di modestia... Ma ben vengano tali affermazioni, significa che anche lui, anzi lui più di me, si è accorto della grandezza di Sokolov e, infatti, non ha mai mostrato segni di impazienza, nemmeno durante i generosi 6 bis che il grande pianista russo ha concesso al pubblico di Parma come usa fare dopo ogni suo concerto: 3 Momenti Musicali di Schubert, una Mazurca e un Preludio di Chopin e un brano di Debussy (chi lo ha identificato lo posti tra i commenti!)

La seconda parte del programma è dedicata a Chopin, con due Notturni e la Sonata n. 2 in sib minore, quella che "contiene" la famosa Marcia funebre, che Antonio ha dichiarato essere uno dei suoi pezzi preferiti in quanto gli trasmette felicità (??)... misteri della psiche umana! Anche qui potenza e dolcezza, e personalità, che prorompe laddove l'orecchio del pubblico è abituato a quel brano (certamente più ascoltato della Fantasia schumaniana) e riesce così a cogliere meglio l'unicità dell'interpretazione di Sokolov: ascolta qui: Sokolov, Sonata n. 2.

Applausi scroscianti, "Bravo!" urlati a squarciagola. Sokolov impassibile nella sua grandezza, che è anche questo: compostezza. Non un sorriso, veloce ad uscire dal palcoscenico, veloce nell'inchino per prendere gli applausi, ma generosissimo nel concedersi per 6 bis che aggiungono all'ora e 20 del programma originario almeno altri 30 minuti di musica, e forse di più. Ci si chiede come mai alcuni spettatori abbiano lasciato la sala prima che Sokolov finisse di suonare i suoi bis, spinti dall'impellente necessità di mettersi in pigiama, forse... chissà? Ma lui non si abbassa a queste cose. Non si infastidisce per un cellulare che suona (per fortuna bloccato dopo due squilli), non si distrae per colpi di tosse sinceramente eccessivi (ma possibile non riuscire proprio a trattenersi?) e nemmeno per le porte dei palchi che sbattono durante i bis, per l'uscita delle stanche signore (poche in verità). 

Concerto da ricordare. 
 
La Fantasia n. 17 in do maggiore di Schumann pare che originariamente fosse stato concepito per uno scopo pratico: la necessità di raccogliere denaro per la costruzione di un monumento a Bonn in onore di Beethoven. Tanto è vero che avrebbe dovuto chiamarsi, nelle intenzioni dell'autore, Obolen auf Beethoven's Monument: Ruinen, Trophaen, Palmen oppure semplicemente Für Beethoven's Denkmal. Approfondisci: Musicaprogetto
 

Sokolov quando prende l'applauso, impassibile
Leggo dal suo Sito, che Sokolov ha un rapporto "fisico" con il pianoforte: “You need hours to understand the piano, because each one has its own personality and we play together”. Instaura con lo strumento una simbiosi più che umana... e si sente! Eccome. Oltre al fatto che tra un tempo e l'altro è entrato sul palcoscenico l'accordatore per mettere a punto qualche corda... e pensare che uno studente di pianoforte accorda il suo strumento una volta all'anno, o forse due...

"Sokolov possiede grande varietà timbrica, enorme dominio tecnico dello strumento ed un eloquio ampio e di impressionante potenza. Le sue interpretazioni sono molto originali e sempre sorrette dalla notevole lucidità e profondità del pensiero musicale.
Profondo conoscitore del suo strumento, fin nei dettagli costruttivi, ha l'abitudine di esercitarsi lungamente anche nel giorno del concerto, per familiarizzare col pianoforte su cui dovrà esibirsi" (da Wiki). 

"Una delle poche dichiarazioni che Sokolov ha rilasciato racconta di come «un tempo una registrazione poteva avere il valore di testimonianza artistica, ma al giorno d’oggi è solo un tassello di un’enorme attività industriale. Certamente i buoni artisti suonano meglio in concerto che in disco; gli artisti di medio livello invece sono bravi in disco ma deludenti in concerto. Con la tecnica dei tagli si può tutto: una sorta di sterile cosmesi. Niente a che vedere con le testimonianze del passato, quelle per esempio di un Artur Schnabel, dove ci sono note sbagliate, ma atmosfera pura. Preferisco le incisioni dal vivo, con tutti i colpi di tosse e gli errori che questo comporta" (Leggi l'intero articolo a questo link: L'Espresso 2015).

L'accordatore "in azione"
"Scomparsi i grandi interpreti del Novecento, Chopin, uno degli autori più amati dal pubblico, si sente oggi soprattutto affidato a giovani vincitori di concorso o alle ultime invenzioni del mercato discografico. Fortunatamente però c’è Grigory Sokolov... Il pianoforte canta in maniera superba e il suono passa attraverso infinite sfumature dinamiche, restando pieno, rotondo, senza ruvidezze anche nei fortissimi più decisi" (Leggi tutto l'articolo a questo Link Il Mattino di Padova 2014

"Di simpatia con Sokolov, nemmeno a parlarne: il suo volto è di pietra, mai un sorriso nemmeno a pagarlo, regala ben poca simpatia al pubblico. Lui si alza, con un buon portamento, va fuori palcoscenico torna e dopo un breve inchino suona" (Leggi l'intero articolo a questo link: L'orecchio curioso - Blog)

"La prima volta che ho l’ho visto, mi ha ricordato l’uomo pinguino di Batman. Poi ho scoperto che era uno dei più grandi pianisti al mondo. Non penso si possa avere un pianista preferito in assoluto, ai livelli massimi ognuno ha le sue particolarità e specialità, ma se si potesse averlo il mio sarebbe Grigory Sokolov." (Leggi tutto l'articolo a questo link: franzmagazine)

"Avanza a luci soffuse, incurante – sembra – del pubblico. Diremmo, nella concentrazione assoluta. Indossa l’antico frack dei grandi concertisti di sempre. Oggi, lui e Radu Lupu, sono forse i più grandi. Perché uniscono una perfeziona tecnica sbalorditiva ad una capacità di entrare nel mondo dell’artista che interpretano assolutamente unica. È un carisma, questo del russo Sokolov, ex fanciullo prodigio, che dona agli spettatori senza alcun esibizionismo. La vera grandezza artistica coincide infatti con la grandezza umana... sonorità ora sfumate ora possenti, nell’oscuramento talora della melodia a favore di “rumori dell’anima”. Schumann  vuole uscire dalla forma stabilita, la sua fantasia tende all’“oltre”. Sokolov entra con lui in un universo sentimentale ora sereno, ora burrascoso, ora gioioso, con assoluta identificazione." (Leggi tutto l'articolo a questo link: Città Nuova)





PROGRAMMA:



ROBERT SCHUMANN (1810-1856)        
Arabeske, op. 18 Ascolta Pollini
Fantasia in Do maggiore, op. 17 Ascolta Sokolov
Durchaus phantastisch und leidenschaftlich vorzutragen - Im Legendenton - Erstes Tempo - Adagio - Im Tempo
Mäßig. Durchaus energisch - Etwas bewegter - Viel bewegter
Langsam getragen. Durchweg leise zu halten - Etwas bewegter - Nach und nach bewegter und schneller - Adagio

FRYDERYK CHOPIN (1810-1849)
Notturno n. 9, in Si maggiore, op. 32 n. 1 (Rubinstein)
Notturno n. 10, in La bemolle maggiore, op. 32 n. 2  (Arrau)
Sonata n. 2 in Si bemolle minore, op. 35 (Ascolta Pogorelich - Zimerman - Kissin )
Grave. Doppio movimento
Scherzo
Marche funèbre. Lento
Finale. Presto. Sotto voce e legato




PVM a PIANOSOLO (2): Grigory Sokolov


Antonio davanti alla locandina
Sicuramente il più emozionante concerto della mia vita da spettatrice.

Secondo appuntamento al Teatro Regio con i grandi pianisti per la rassegna PIANOSOLO, il fiore all'occhiello della stagione concertistica parmense e, questa sera, uno dei nomi più importanti tra i solisti in attività: Grigory Sokolov (http://www.grigory-sokolov.com/), classe 1950, nato a Leningrado e formatosi nel suo paese, e sui palcoscenici di tutto il mondo dall'età di 16 nni, quando vinse il prestigioso Premio Tchaikovsky (1966). Sokolov si dedica interamente alla musica e negli ultimi anni ha scelto di esibirsi solo in recital pianistici senza orchestra. Prepara meticolosamente un programma, dentro al quale si immerge profondamente, e lo propone in 70 date in giro per il mondo. Siamo fortunati di averlo qui a Parma e siamo entrambi molto emozionati.

Antonio verso l'ingresso del teatro
All'ingresso incontriamo l'insegnante di Pianoforte di Antonio dei primi due anni di corso, che nutre per Sokolov da sempre un'ammirazione e adorzione infinite, qualche compagno di conservatorio (Rocco e Stefano), una compagna di scuola (Carlotta). Ci rechiamo nel nostro palco e... sorpresa! In palco con noi un'altra bambina di 10 anni con il suo papà! Che bello vedere che ci sono anche tanti giovani a questo concerto! Complimenti a lei e al papà che la porta.

La nostra compagna di palco con il papà studia il programma
Il Teatro Regio è pieno come non lo era da tempo. È un segnale importante: quando sul palco c'è un grande, quando al pubblico si offre qualità eccezionale, il pubblico risponde... forse Parma non dorme, non accetta la mediocrità e si alza dal divano quando davvero ne vale la pena. 

Il Regio al completo!
Sokolov al pianoforte
Si comincia con Schumann, Arabesque op. 18, ed è subito magia. A seguire, senza applausi tra un brano e l'altro (pubblico espremamente competente e rispettoso), l'imponente Fantasia in do maggiore n. 17. Ha dichiarato Sokolov in una delle rare interviste: "Dei dischi non mi fido. Non danno la possibilità di valutare veramente un'esecuzione come le esibizioni dal vivo". E dal vivo noi abbiamo il privilegio di ascoltarlo e restiamo incantati, rapiti. Mi colpisce la potenza del suono, ma allo stesso tempo la ricchezza cromatica, quei pianissimi che portano altrove, le differenze di peso in ogni nota, in ogni dito... Anche Antonio non stacca gli occhi dalle mani di Sokolov (che si alzano spesso dalla tastiera con naturalezza) se non per chiuderli, a volte, e concentrarsi sul solo ascolto. "È il mio obiettivo", dirà a metà concerto... e "Ha fatto tutto quello che avrei fatto io"... aggiungerà alla fine, con un filo di modestia... Ma ben vengano tali affermazioni, significa che anche lui, anzi lui più di me, si è accorto della grandezza di Sokolov e, infatti, non ha mai mostrato segni di impazienza, nemmeno durante i generosi 6 bis che il grande pianista russo ha concesso al pubblico di Parma come usa fare dopo ogni suo concerto: 3 Momenti Musicali di Schubert, una Mazurca e un Preludio di Chopin e un brano di Debussy (chi lo ha identificato lo posti tra i commenti!)

La seconda parte del programma è dedicata a Chopin, con due Notturni e la Sonata n. 2 in sib minore, quella che "contiene" la famosa Marcia funebre, che Antonio ha dichiarato essere uno dei suoi pezzi preferiti in quanto gli trasmette felicità (??)... misteri della psiche umana! Anche qui potenza e dolcezza, e personalità, che prorompe laddove l'orecchio del pubblico è abituato a quel brano (certamente più ascoltato della Fantasia schumaniana) e riesce così a cogliere meglio l'unicità dell'interpretazione di Sokolov: ascolta qui: Sokolov, Sonata n. 2.

Applausi scroscianti, "Bravo!" urlati a squarciagola. Sokolov impassibile nella sua grandezza, che è anche questo: compostezza. Non un sorriso, veloce ad uscire dal palcoscenico, veloce nell'inchino per prendere gli applausi, ma generosissimo nel concedersi per 6 bis che aggiungono all'ora e 20 del programma originario almeno altri 30 minuti di musica, e forse di più. Ci si chiede come mai alcuni spettatori abbiano lasciato la sala prima che Sokolov finisse di suonare i suoi bis, spinti dall'impellente necessità di mettersi in pigiama, forse... chissà? Ma lui non si abbassa a queste cose. Non si infastidisce per un cellulare che suona (per fortuna bloccato dopo due squilli), non si distrae per colpi di tosse sinceramente eccessivi (ma possibile non riuscire proprio a trattenersi?) e nemmeno per le porte dei palchi che sbattono durante i bis, per l'uscita delle stanche signore (poche in verità). 

Concerto da ricordare. 
 
La Fantasia n. 17 in do maggiore di Schumann pare che originariamente fosse stato concepito per uno scopo pratico: la necessità di raccogliere denaro per la costruzione di un monumento a Bonn in onore di Beethoven. Tanto è vero che avrebbe dovuto chiamarsi, nelle intenzioni dell'autore, Obolen auf Beethoven's Monument: Ruinen, Trophaen, Palmen oppure semplicemente Für Beethoven's Denkmal. Approfondisci: Musicaprogetto
 

Sokolov quando prende l'applauso, impassibile
Leggo dal suo Sito, che Sokolov ha un rapporto "fisico" con il pianoforte: “You need hours to understand the piano, because each one has its own personality and we play together”. Instaura con lo strumento una simbiosi più che umana... e si sente! Eccome. Oltre al fatto che tra un tempo e l'altro è entrato sul palcoscenico l'accordatore per mettere a punto qualche corda... e pensare che uno studente di pianoforte accorda il suo strumento una volta all'anno, o forse due...

"Sokolov possiede grande varietà timbrica, enorme dominio tecnico dello strumento ed un eloquio ampio e di impressionante potenza. Le sue interpretazioni sono molto originali e sempre sorrette dalla notevole lucidità e profondità del pensiero musicale.
Profondo conoscitore del suo strumento, fin nei dettagli costruttivi, ha l'abitudine di esercitarsi lungamente anche nel giorno del concerto, per familiarizzare col pianoforte su cui dovrà esibirsi" (da Wiki). 

"Una delle poche dichiarazioni che Sokolov ha rilasciato racconta di come «un tempo una registrazione poteva avere il valore di testimonianza artistica, ma al giorno d’oggi è solo un tassello di un’enorme attività industriale. Certamente i buoni artisti suonano meglio in concerto che in disco; gli artisti di medio livello invece sono bravi in disco ma deludenti in concerto. Con la tecnica dei tagli si può tutto: una sorta di sterile cosmesi. Niente a che vedere con le testimonianze del passato, quelle per esempio di un Artur Schnabel, dove ci sono note sbagliate, ma atmosfera pura. Preferisco le incisioni dal vivo, con tutti i colpi di tosse e gli errori che questo comporta" (Leggi l'intero articolo a questo link: L'Espresso 2015).

L'accordatore "in azione"
"Scomparsi i grandi interpreti del Novecento, Chopin, uno degli autori più amati dal pubblico, si sente oggi soprattutto affidato a giovani vincitori di concorso o alle ultime invenzioni del mercato discografico. Fortunatamente però c’è Grigory Sokolov... Il pianoforte canta in maniera superba e il suono passa attraverso infinite sfumature dinamiche, restando pieno, rotondo, senza ruvidezze anche nei fortissimi più decisi" (Leggi tutto l'articolo a questo Link Il Mattino di Padova 2014

"Di simpatia con Sokolov, nemmeno a parlarne: il suo volto è di pietra, mai un sorriso nemmeno a pagarlo, regala ben poca simpatia al pubblico. Lui si alza, con un buon portamento, va fuori palcoscenico torna e dopo un breve inchino suona" (Leggi l'intero articolo a questo link: L'orecchio curioso - Blog)

"La prima volta che ho l’ho visto, mi ha ricordato l’uomo pinguino di Batman. Poi ho scoperto che era uno dei più grandi pianisti al mondo. Non penso si possa avere un pianista preferito in assoluto, ai livelli massimi ognuno ha le sue particolarità e specialità, ma se si potesse averlo il mio sarebbe Grigory Sokolov." (Leggi tutto l'articolo a questo link: franzmagazine)

"Avanza a luci soffuse, incurante – sembra – del pubblico. Diremmo, nella concentrazione assoluta. Indossa l’antico frack dei grandi concertisti di sempre. Oggi, lui e Radu Lupu, sono forse i più grandi. Perché uniscono una perfeziona tecnica sbalorditiva ad una capacità di entrare nel mondo dell’artista che interpretano assolutamente unica. È un carisma, questo del russo Sokolov, ex fanciullo prodigio, che dona agli spettatori senza alcun esibizionismo. La vera grandezza artistica coincide infatti con la grandezza umana... sonorità ora sfumate ora possenti, nell’oscuramento talora della melodia a favore di “rumori dell’anima”. Schumann  vuole uscire dalla forma stabilita, la sua fantasia tende all’“oltre”. Sokolov entra con lui in un universo sentimentale ora sereno, ora burrascoso, ora gioioso, con assoluta identificazione." (Leggi tutto l'articolo a questo link: Città Nuova)





PROGRAMMA:



ROBERT SCHUMANN (1810-1856)        
Arabeske, op. 18 Ascolta Pollini
Fantasia in Do maggiore, op. 17 Ascolta Sokolov
Durchaus phantastisch und leidenschaftlich vorzutragen - Im Legendenton - Erstes Tempo - Adagio - Im Tempo
Mäßig. Durchaus energisch - Etwas bewegter - Viel bewegter
Langsam getragen. Durchweg leise zu halten - Etwas bewegter - Nach und nach bewegter und schneller - Adagio

FRYDERYK CHOPIN (1810-1849)
Notturno n. 9, in Si maggiore, op. 32 n. 1 (Rubinstein)
Notturno n. 10, in La bemolle maggiore, op. 32 n. 2  (Arrau)
Sonata n. 2 in Si bemolle minore, op. 35 (Ascolta Pogorelich - Zimerman - Kissin )
Grave. Doppio movimento
Scherzo
Marche funèbre. Lento
Finale. Presto. Sotto voce e legato