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Visualizzazione post con etichetta Fiere e Musei. Mostra tutti i post
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domenica 28 maggio 2017

A Milano per MANET

Giacomo, la nonna e Anto nel quadro di Manet
Il concerto di Milano è stata l'occasione per un altro viaggio culturale, la mosttra di Manet a Palazzo Reale. Biglietti alla mano (ormai è impossibile presentarsi all'ingresso senza avere già il biglietto in mano), abbiamo fatto questa esperienza insieme alla nonna, armati di AUDIOGUIDE gratuite versione adulti e bambini. Niente fotografie, ovviamente: si deve fotografare tutto con gli occhi e sperare che qualcosa resti nell'anima, anche a loro, i più piccoli, per farli crescere meglio, più ricchi dentro, meno aridi... il mio augurio, di potersi un domani servire di questi piccoli momenti di grande cultura... letteraria, musicale, visiva. Certo, forse andare a Gardaland è più divertente, ma l'una cosa non esclude l'altra, anzi, che si facciano tutte e due, cogliendo il bello nella diversità.

Antonio e Giacomo verso la mostra
http://www.manetmilano.it/

Antonio, Giacomo con la nonna e le Audioguide

Il percorso della mostra si articola in varie sezioni corrispondenti a diverse sale:
1. Manet e la sua cerchia. "Charles Baudelaire, con cui sviluppa un profondo legame, Emile Zola, che prenderà da subito posizione difendendolo strenuamente dai rifiuti del Salon; Stéphane Mallarmé, che frequenta il suo atelier discutendo animatamente di pittura e poesia e in numerosi articoli lo elogia come caposcuola e maestro dell’”atmosfera luminosa ed elegante”; la pittrice Berthe Morisot, che diventerà nel 1874 sua cognata sposando il fratello Eugène e sarà per molti anni sua intima amica, e altri celebri artisti come Degas, Monet, Renoir."
2. Parigi città moderna.  "Manet è il più parigino dei pittori e adora la sua città. Vivrà e lavorerà sempre nei pressi della Gare Saint-Lazare, nella “nuova Parigi” che si va costruendo giorno dopo giorno sotto i suoi occhi. In questa sezione figurano opere di Paul Gauguin con La Senna al Ponte Iéna. Tempo nevoso (1875), eccezionale dipinto se si pensa che l’artista dipingeva da solo quattro anni, influenzato dalla lezione realista di Courbet; di Claude Monet con Le Tuileries (1875), dipinto dall’appartamento del collezionista Victor Choquet, dove sono raffigurati al tramonto i giardini di fronte a Rue de Rivoli e la vista dall’alto abbraccia un’ampia parte di città sino alla cupola dell’Hotel des Invalides; di Paul Signac con Strada di Gennevilliers (1883)"
3. Sulle rive.  Le marine hanno un ruolo importante nella produzione di Manet, sono gli unici paesaggi che lo hanno affascinato, forse perché conosce il mare che ha solcato fin da ragazzo in un lungo viaggio in Brasile e ha frequentato spesso le spiagge francesi. Qui sono esposte cinque sue vedute marine, tra cui spiccano le due tele Chiaro di luna sul porto di Boulogne (1869), che Antonio ha decretato essere il suo preferito della mostra.
4. Natura inanimata. In questa sezione sono esposti incantevoli dipinti floreali: due di Manet.
5. L'Heure espagnole (Maurice Ravel). Nel primo decennio della sua attività creativa, l’arte spagnola, insieme ai Tiziano e ai Rubens, esercita su Manet una forte influenza. Diffusa a Parigi sin dal 1830, ispira una voga che investe la letteratura, l’arte e il costume. E questa è stata la più musicale delle sezioni, con riferimenti a Ravel, ma anche a Bizet e la sua Carmen. 
6. Il volto nascosto di Parigi. In questa sezione è di scena la Parigi dei caffè, delle strade, delle persone meno abbienti, che fa da contraltare al lusso e all’opulenza della vita borghese, protagonista delle sezioni successive. Spicca uno dei capolavori di Manet La cameriera della birreria (1878-1879)
7. L'Opera. Anche qui, sezione musicale della mostra.  In questa sezione le opere sono dedicate al tempio dello spettacolo parigino: l’Opéra. Di Edgar Degas è esposto Il foyer della danza al teatro dell’Opéra (1872), dove andavano in scena le opere e i balletti più importanti, distrutta da un incendio nel 1873. 
8. Parigi in festa. Qui sfilano quadri di artisti che frequentano le serate di gala nei teatri parigini: da Jacques Joseph (detto James) Tissot con l’elegante Il ballo (1878), straordinaria dimostrazione di virtuosismo a Jean Béraud con Una serata (1878), perfetta illustrazione di una affollata e mondanissima soirée che pare uscire dalla Ricerca del tempo perduto di Proust, da Eva Gonzalès con Un palco al Théâtre des Italiens (1874 circa), dove abbondano i riferimenti a Manet, suo maestro.
Giacomo ne... Il balcone
9-10. L'universo femminile in bianco.... e in nero.
Sono qui presentati alcuni capolavori incentrati sulla figura femminile rappresentata nei suoi momenti intimi. Di Manet è esposta la splendida tela La Lettura (1865-1873), dove l’artista ritrae la moglie Suzanne Leenhoff.
Sempre di Manet troviamo il celeberrimo Il balcone (1868-1869), che lascia perplessi pubblico e critica al Salon del 1869 anzitutto per la scelta dei colori accesi, ma soprattutto per la sconcertante assenza di un soggetto chiaramente definito. Manet decide di rappresentare qui un istante sospeso in cui ogni personaggio appare isolato nel proprio mondo interiore, offrendoci semplicemente i loro sguardi assenti.
La tela Berthe Morisot con un mazzo di violette (1872), in cui l’artista riesce a trasmetterci, con grandissimo talento, la personalità magnetica della sua amica pittrice.


Manet Muore il 30 aprile 1883, dieci giorni dopo l’amputazione della gamba sinistra. Soffriva di un’atassia locomotoria d’origine sifilitica Viene sepolto nel cimitero di Passy. Antonin Proust, Èmile Zola, Philippe Burty, Alfred Stevens, Claude Monet e Théodore Duret sorreggono il drappo che copre la bara.

A Milano per MANET

Giacomo, la nonna e Anto nel quadro di Manet
Il concerto di Milano è stata l'occasione per un altro viaggio culturale, la mosttra di Manet a Palazzo Reale. Biglietti alla mano (ormai è impossibile presentarsi all'ingresso senza avere già il biglietto in mano), abbiamo fatto questa esperienza insieme alla nonna, armati di AUDIOGUIDE gratuite versione adulti e bambini. Niente fotografie, ovviamente: si deve fotografare tutto con gli occhi e sperare che qualcosa resti nell'anima, anche a loro, i più piccoli, per farli crescere meglio, più ricchi dentro, meno aridi... il mio augurio, di potersi un domani servire di questi piccoli momenti di grande cultura... letteraria, musicale, visiva. Certo, forse andare a Gardaland è più divertente, ma l'una cosa non esclude l'altra, anzi, che si facciano tutte e due, cogliendo il bello nella diversità.

Antonio e Giacomo verso la mostra
http://www.manetmilano.it/

Antonio, Giacomo con la nonna e le Audioguide

Il percorso della mostra si articola in varie sezioni corrispondenti a diverse sale:
1. Manet e la sua cerchia. "Charles Baudelaire, con cui sviluppa un profondo legame, Emile Zola, che prenderà da subito posizione difendendolo strenuamente dai rifiuti del Salon; Stéphane Mallarmé, che frequenta il suo atelier discutendo animatamente di pittura e poesia e in numerosi articoli lo elogia come caposcuola e maestro dell’”atmosfera luminosa ed elegante”; la pittrice Berthe Morisot, che diventerà nel 1874 sua cognata sposando il fratello Eugène e sarà per molti anni sua intima amica, e altri celebri artisti come Degas, Monet, Renoir."
2. Parigi città moderna.  "Manet è il più parigino dei pittori e adora la sua città. Vivrà e lavorerà sempre nei pressi della Gare Saint-Lazare, nella “nuova Parigi” che si va costruendo giorno dopo giorno sotto i suoi occhi. In questa sezione figurano opere di Paul Gauguin con La Senna al Ponte Iéna. Tempo nevoso (1875), eccezionale dipinto se si pensa che l’artista dipingeva da solo quattro anni, influenzato dalla lezione realista di Courbet; di Claude Monet con Le Tuileries (1875), dipinto dall’appartamento del collezionista Victor Choquet, dove sono raffigurati al tramonto i giardini di fronte a Rue de Rivoli e la vista dall’alto abbraccia un’ampia parte di città sino alla cupola dell’Hotel des Invalides; di Paul Signac con Strada di Gennevilliers (1883)"
3. Sulle rive.  Le marine hanno un ruolo importante nella produzione di Manet, sono gli unici paesaggi che lo hanno affascinato, forse perché conosce il mare che ha solcato fin da ragazzo in un lungo viaggio in Brasile e ha frequentato spesso le spiagge francesi. Qui sono esposte cinque sue vedute marine, tra cui spiccano le due tele Chiaro di luna sul porto di Boulogne (1869), che Antonio ha decretato essere il suo preferito della mostra.
4. Natura inanimata. In questa sezione sono esposti incantevoli dipinti floreali: due di Manet.
5. L'Heure espagnole (Maurice Ravel). Nel primo decennio della sua attività creativa, l’arte spagnola, insieme ai Tiziano e ai Rubens, esercita su Manet una forte influenza. Diffusa a Parigi sin dal 1830, ispira una voga che investe la letteratura, l’arte e il costume. E questa è stata la più musicale delle sezioni, con riferimenti a Ravel, ma anche a Bizet e la sua Carmen. 
6. Il volto nascosto di Parigi. In questa sezione è di scena la Parigi dei caffè, delle strade, delle persone meno abbienti, che fa da contraltare al lusso e all’opulenza della vita borghese, protagonista delle sezioni successive. Spicca uno dei capolavori di Manet La cameriera della birreria (1878-1879)
7. L'Opera. Anche qui, sezione musicale della mostra.  In questa sezione le opere sono dedicate al tempio dello spettacolo parigino: l’Opéra. Di Edgar Degas è esposto Il foyer della danza al teatro dell’Opéra (1872), dove andavano in scena le opere e i balletti più importanti, distrutta da un incendio nel 1873. 
8. Parigi in festa. Qui sfilano quadri di artisti che frequentano le serate di gala nei teatri parigini: da Jacques Joseph (detto James) Tissot con l’elegante Il ballo (1878), straordinaria dimostrazione di virtuosismo a Jean Béraud con Una serata (1878), perfetta illustrazione di una affollata e mondanissima soirée che pare uscire dalla Ricerca del tempo perduto di Proust, da Eva Gonzalès con Un palco al Théâtre des Italiens (1874 circa), dove abbondano i riferimenti a Manet, suo maestro.
Giacomo ne... Il balcone
9-10. L'universo femminile in bianco.... e in nero.
Sono qui presentati alcuni capolavori incentrati sulla figura femminile rappresentata nei suoi momenti intimi. Di Manet è esposta la splendida tela La Lettura (1865-1873), dove l’artista ritrae la moglie Suzanne Leenhoff.
Sempre di Manet troviamo il celeberrimo Il balcone (1868-1869), che lascia perplessi pubblico e critica al Salon del 1869 anzitutto per la scelta dei colori accesi, ma soprattutto per la sconcertante assenza di un soggetto chiaramente definito. Manet decide di rappresentare qui un istante sospeso in cui ogni personaggio appare isolato nel proprio mondo interiore, offrendoci semplicemente i loro sguardi assenti.
La tela Berthe Morisot con un mazzo di violette (1872), in cui l’artista riesce a trasmetterci, con grandissimo talento, la personalità magnetica della sua amica pittrice.


Manet Muore il 30 aprile 1883, dieci giorni dopo l’amputazione della gamba sinistra. Soffriva di un’atassia locomotoria d’origine sifilitica Viene sepolto nel cimitero di Passy. Antonin Proust, Èmile Zola, Philippe Burty, Alfred Stevens, Claude Monet e Théodore Duret sorreggono il drappo che copre la bara.

domenica 9 ottobre 2016

PVM a Cremona: Cremonamondomusica Concorso & Pianoexperience

Il Young Haydn Trio, Primo Premio Cat. A
Quest'anno a Cremonamondomusica non siamo solo visitatori, ma anche supporters dei nostri piccoli musicisti in Concorso: Amos (Violino), Nausicaa (Violoncello) e Antonio (Pianoforte) affrontano la prima esperienza in pubblico insieme e Antonio fa il bis con anche il concorso da solista. 

I premiati nella sezione ensemble


I premiati nella sezione pianisti
Due primi premi nonostante l'età (2006) al di sotto di quella prevista dalla categoria (2004/2002). Non poteva andare meglio. Inoltre, l'onore di avere tra il pubblico Tommaso Ziliani, Maestro di Esercitazioni Corali a Parma ... è cosa rara trovare maestri così sensibili e attenti nel seguire i propri allievi. Siamo fortunati.  Antonio ha suonato un l'Allegro dal Trio XXX di Joseph Haydn con Amos e Nausicaa, mentre da solo una Sonata di Scarlatti, una Bagatella di Beethoven, un Preludio di Busoni e uno Studio Postumo di Chopin.

Antonio suona il Bogànyi piano


Antonio stringe la mano a Gergely Bogànyi

Antonio ha suoato il pianoforte creato sotto la supervisione del pianista ungherese, nato in una famiglia di musicisti, Gergely Bogányi (1974); uno dei pianisti più giovani ad aver vinto il Premio Kossuth, divenendo così uno dei pianisti più importanti della sua generazione.
È nato nel 1974 a Vàc, e ha iniziato a suonare il pianoforte all'età di quattro anni. I suoi studi sono proseguiti a Budapest, alla Sibelius Academy ad Helsinki e a Bloomington con i professori László Baranyay, György Sebők, Matti Raekallio.
Bogànyi ha ideato un nuovo pianoforte: https://boganyi-piano.com/




Il Concorso, che era al suo debutto, ha qualche pecca organizzativa, ma siamo certi che il prossimo anno andrà tutto al meglio: l'entusiasmo non mancava e la partecipazione è stata numerosa e di alto livello. 

Non ci siamo fatti mancare il pranzo in Trattoria: L'Antico Pavone, non lontano da Cremona, a Castelverde, con un rapporto qualità prezzo incredibile!


Trattoria L'Antico Pavone



PVM a Cremona: Cremonamondomusica Concorso & Pianoexperience

Il Young Haydn Trio, Primo Premio Cat. A
Quest'anno a Cremonamondomusica non siamo solo visitatori, ma anche supporters dei nostri piccoli musicisti in Concorso: Amos (Violino), Nausicaa (Violoncello) e Antonio (Pianoforte) affrontano la prima esperienza in pubblico insieme e Antonio fa il bis con anche il concorso da solista. 

I premiati nella sezione ensemble


I premiati nella sezione pianisti
Due primi premi nonostante l'età (2006) al di sotto di quella prevista dalla categoria (2004/2002). Non poteva andare meglio. Inoltre, l'onore di avere tra il pubblico Tommaso Ziliani, Maestro di Esercitazioni Corali a Parma ... è cosa rara trovare maestri così sensibili e attenti nel seguire i propri allievi. Siamo fortunati.  Antonio ha suonato un l'Allegro dal Trio XXX di Joseph Haydn con Amos e Nausicaa, mentre da solo una Sonata di Scarlatti, una Bagatella di Beethoven, un Preludio di Busoni e uno Studio Postumo di Chopin.

Antonio suona il Bogànyi piano


Antonio stringe la mano a Gergely Bogànyi

Antonio ha suoato il pianoforte creato sotto la supervisione del pianista ungherese, nato in una famiglia di musicisti, Gergely Bogányi (1974); uno dei pianisti più giovani ad aver vinto il Premio Kossuth, divenendo così uno dei pianisti più importanti della sua generazione.
È nato nel 1974 a Vàc, e ha iniziato a suonare il pianoforte all'età di quattro anni. I suoi studi sono proseguiti a Budapest, alla Sibelius Academy ad Helsinki e a Bloomington con i professori László Baranyay, György Sebők, Matti Raekallio.
Bogànyi ha ideato un nuovo pianoforte: https://boganyi-piano.com/




Il Concorso, che era al suo debutto, ha qualche pecca organizzativa, ma siamo certi che il prossimo anno andrà tutto al meglio: l'entusiasmo non mancava e la partecipazione è stata numerosa e di alto livello. 

Non ci siamo fatti mancare il pranzo in Trattoria: L'Antico Pavone, non lontano da Cremona, a Castelverde, con un rapporto qualità prezzo incredibile!


Trattoria L'Antico Pavone



mercoledì 3 febbraio 2016

PVM a BUSSETO e dintorni

Antonio e Giacomo dentro il Teatro Verdi di Busseto
Dopo essere stati a Roncole Verdi sarebbe stato sciocco non fare quei 5 km che Verdi percorreva ogni giorno a piedi per andare a studiare a Busseto. Altra tappa verdiana d'obblico che spero possa essere coronata da un Rigoletto in primavera... chissà! Abbiamo parcheggiato davanti alla Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Giuseppe Verdi frequentava questa Chiesa fin da fanciullo e il 6 gennaio 1836, nel clima acceso delle polemiche per il concorso a maestro di Cappella della Collegiata, vi tenne un seguitissimo concerto d’organo.


Davanti alla chiesa c'è un bellissimo cigno bianco riempito di sabbia, in ricordo di Giuseppe Verdi, soprannominato "il Cigno di Busseto".



L'interno della Chiesa
 A pochi passi dal complesso di Santa Maria degli Angeli, circondata da una peschiera quadrata e preceduta da un seicentesco padiglione d’accesso tripartito, si erge la superba Villa Pallavicino, anticamente denominata “Boffalora” e popolarmente Palazzo dei Marchesi. La Villa è oggi sede del Museo Nazionale G. Verdi, che noi però scegliamo di non visitare, preferendo un ingresso al Teatro e una passeggiata per le vie di Busseto. Ma andiamo comunque a vedere la bellissima Villa che è tra le più splendide del Parmense.

Giacomo un po' stanco verso la Villa
Il sito del Museo, per chi fosse interessato: http://www.museogiuseppeverdi.it/
La peschiera intorno alla Villa

Ingresso del Museo (a sinistra il Museo Renata Tebaldi)
Il 07 giugno 2014 è stato inaugurato, all’interno delle antiche Scuderie di Villa Pallavicino, il Museo “Renata Tebaldi”, sede di un affascinante percorso sul patrimonio del melodramma italiano.
Il museo è stato voluto dal Comitato Renata Tebaldi di Milano, che per il bicentenario verdiano ha iniziato una proficua collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Busseto. Sito: http://www.museorenatatebaldi.it/


Per le vie di Busseto
A Verdi è dedicata l'elegante piazza del paese, di aspetto Quattrocentesco. Al centro campeggia il monumento dedicato a Verdi, realizzato da Luigi Secchi nel 1913. Dietro, la torre duecentesca sede del comune e  a fianco, l'ingresso del Teatro Verdi, voluto dai bussetani ma snobbato dal compositore che, pur finanziandone in parte la costruzione, lo ritenne inutile e non vi mise mai piede. Il 15 agosto 1868 fu inaugurato e apre che tutte le donne vestissero di verde e gli uomini avessero la cravatta verde. . 

Il monumento a Verdi

Antonio davanti al monumento a Verdi
Il teatro è ubicato nella Rocca (già Castello dei Pallavicino), di fondazione duecentesca ampiamente rimaneggiata, che si presenta oggi nell’aspetto che le fu dato nella seconda metà dell’Ottocento.
In precedenza era esistito un altro teatro, proprio nel medesimo luogo. Verdi vi si era esibito in gioventù, dirigendo una sinfonia per il Barbiere di Siviglia di Rossini.
L’idea di costruire un nuovo teatro era circolata in paese già nel 1845 ma il progetto fu accantonato finché il Comune acquistò la Rocca, nel 1856.
La costruzione avvenne negli anni compresi tra il 1856 e il 1868, nonostante il parere contrario del Maestro. Egli era in contrasto con i bussetani per la loro invadenza nella sua sfera privata e perché riteneva il nuovo teatro “di troppa spesa e inutile nell’avvenire”.

Antonio verso l'ingresso del teatro
Siamo entrati a visitare il teatro, nella speranza di riuscire a entrare anche per ascoltare un'opera... magari proprio il Rigoletto questa primavera!


L'effetto quando si entra è meraviglioso perchè la sala è piccolissima! Una bomboniera. Un mini teatro. Deve essere bellissimo assistere lì dentro ad una rappresentazione. Pensare che Stefano ci ha suonato tantissime volte! Beato lui! Antonio rimane affascinato e desideroso di ascoltare musica in quella sala.

Il soffitto del teatro

Il palcoscenico

Soffitto del foyer al I piano
Pieni di buoni propositi per i nostri prossimi viaggi musicali, usciamo sulla piazza. Uno sguardo veloce a Casa Barezzi, ove abitava Antonio, ricco droghiere musicofilo, suocero e primo mecenate di Verdi, al quale Verdi fu eternamente riconoscente. Nel salone al I piano di questa casa, Verdi fanciullo tenne il primo concerto pubblico al pianoforte all'età di 17 anni, prima di essere clamorosamente bocciato all'esame di ammissione al Conservatorio di Milano (che oggi porta forse ingiustamente il suo nome!) a causa di errate diteggiature e superamento dell'età massima (aveva 18 anni). 

Casa Barezzi
Gli studi milanesi furono sostenuti da una borsa di studio del Monte di Pietà di Busseto, anticipata ed integrata da Barezzi, cui Giuseppe Verdi serbò sempre infinita gratitudine, come traspare da numerosi suoi scritti.In questa casa, così vuole la tradizione, Verdi accompagnò con le note di Va' Pensiero il trapasso del vecchio Barezzi morente nella camera accanto.
Lapide in ricordo di Barezzi e sua attività di mecenate
E ora... dove si va a mangiare? E' stato un tour alla caccia di un tavolo libero che ci ha portato a fare un viaggio nel viaggio molto interessante, che alla fine ci ha portato a DIOLO, in un'Osteria molto buona, a gestione familiare: l'OSTERIA ARDENGA. Ma prima siamo entrati nella famosa e suggestiva SALSAMENTERIA STORICA BARATTA, che vale la pena anche solo vedere: guardate le foto dell'interno. Quanta storia! Sito: http://www.salsamenteriabaratta.it/





Dopo aver tentato in altre due Trattorie, abbiamo finalmente trovato posto all'Osteria Ardenga, in un paese piccolissimo, Diolo di Soragna, che non conta nemmeno 200 residenti, ma ha una straordinaria chiesa in stile gotico dedicata a Santa Caterina, che è un unicum nella bassa parmense e ci siamo fermati ad ammirarla e fotografarla. Sito: http://www.osteriardenga.it/


Torre sede del Museo Centro del Boscaccio
La torre accanto all'Osteria, ospita il Museo centro del Boscaccio Giovanni Guareschi: la piccola torre campanaria di Diolo è posta a breve distanza dal “podere Bosco”, dove vivevano i nonni paterni dello scrittore, ed è ricordata da Guareschi nel suo primo racconto tratto da “Don Camillo e il suo gregge” edito nel 1953. All’interno del campanile, frammento superstite dell’antica chiesa parrocchiale di Diolo, si possono trovare testimonianze, scritti ed oggetti capaci di raccontare al visitatore il mondo, la tradizione e la vita del giornalista e scrittore Guareschi. 

"Non mi sono mai pentito di aver fatto domani quello che avrei potuto fare ieri o un mese prima. Spesso mi rattristo rileggendo le cose che ho fatto: ma in fondo non me ne cruccio mai soverchiamente perché posso dire, in piena coscienza, che mi sono sempre arrabattato per non farle. Sempre mi sono sforzato di rimandarle al domani". (Dalla prefazione di Don Camillo e il suo gregge, Rizzoli, 1953)

La chiesa di Santa Caterina a Diolo





Purtroppo è chiusa!


Ecco un video per vedere ancora il Teatro Verdi di Busseto:

PVM a BUSSETO e dintorni

Antonio e Giacomo dentro il Teatro Verdi di Busseto
Dopo essere stati a Roncole Verdi sarebbe stato sciocco non fare quei 5 km che Verdi percorreva ogni giorno a piedi per andare a studiare a Busseto. Altra tappa verdiana d'obblico che spero possa essere coronata da un Rigoletto in primavera... chissà! Abbiamo parcheggiato davanti alla Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Giuseppe Verdi frequentava questa Chiesa fin da fanciullo e il 6 gennaio 1836, nel clima acceso delle polemiche per il concorso a maestro di Cappella della Collegiata, vi tenne un seguitissimo concerto d’organo.


Davanti alla chiesa c'è un bellissimo cigno bianco riempito di sabbia, in ricordo di Giuseppe Verdi, soprannominato "il Cigno di Busseto".



L'interno della Chiesa
 A pochi passi dal complesso di Santa Maria degli Angeli, circondata da una peschiera quadrata e preceduta da un seicentesco padiglione d’accesso tripartito, si erge la superba Villa Pallavicino, anticamente denominata “Boffalora” e popolarmente Palazzo dei Marchesi. La Villa è oggi sede del Museo Nazionale G. Verdi, che noi però scegliamo di non visitare, preferendo un ingresso al Teatro e una passeggiata per le vie di Busseto. Ma andiamo comunque a vedere la bellissima Villa che è tra le più splendide del Parmense.

Giacomo un po' stanco verso la Villa
Il sito del Museo, per chi fosse interessato: http://www.museogiuseppeverdi.it/
La peschiera intorno alla Villa

Ingresso del Museo (a sinistra il Museo Renata Tebaldi)
Il 07 giugno 2014 è stato inaugurato, all’interno delle antiche Scuderie di Villa Pallavicino, il Museo “Renata Tebaldi”, sede di un affascinante percorso sul patrimonio del melodramma italiano.
Il museo è stato voluto dal Comitato Renata Tebaldi di Milano, che per il bicentenario verdiano ha iniziato una proficua collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Busseto. Sito: http://www.museorenatatebaldi.it/


Per le vie di Busseto
A Verdi è dedicata l'elegante piazza del paese, di aspetto Quattrocentesco. Al centro campeggia il monumento dedicato a Verdi, realizzato da Luigi Secchi nel 1913. Dietro, la torre duecentesca sede del comune e  a fianco, l'ingresso del Teatro Verdi, voluto dai bussetani ma snobbato dal compositore che, pur finanziandone in parte la costruzione, lo ritenne inutile e non vi mise mai piede. Il 15 agosto 1868 fu inaugurato e apre che tutte le donne vestissero di verde e gli uomini avessero la cravatta verde. . 

Il monumento a Verdi

Antonio davanti al monumento a Verdi
Il teatro è ubicato nella Rocca (già Castello dei Pallavicino), di fondazione duecentesca ampiamente rimaneggiata, che si presenta oggi nell’aspetto che le fu dato nella seconda metà dell’Ottocento.
In precedenza era esistito un altro teatro, proprio nel medesimo luogo. Verdi vi si era esibito in gioventù, dirigendo una sinfonia per il Barbiere di Siviglia di Rossini.
L’idea di costruire un nuovo teatro era circolata in paese già nel 1845 ma il progetto fu accantonato finché il Comune acquistò la Rocca, nel 1856.
La costruzione avvenne negli anni compresi tra il 1856 e il 1868, nonostante il parere contrario del Maestro. Egli era in contrasto con i bussetani per la loro invadenza nella sua sfera privata e perché riteneva il nuovo teatro “di troppa spesa e inutile nell’avvenire”.

Antonio verso l'ingresso del teatro
Siamo entrati a visitare il teatro, nella speranza di riuscire a entrare anche per ascoltare un'opera... magari proprio il Rigoletto questa primavera!


L'effetto quando si entra è meraviglioso perchè la sala è piccolissima! Una bomboniera. Un mini teatro. Deve essere bellissimo assistere lì dentro ad una rappresentazione. Pensare che Stefano ci ha suonato tantissime volte! Beato lui! Antonio rimane affascinato e desideroso di ascoltare musica in quella sala.

Il soffitto del teatro

Il palcoscenico

Soffitto del foyer al I piano
Pieni di buoni propositi per i nostri prossimi viaggi musicali, usciamo sulla piazza. Uno sguardo veloce a Casa Barezzi, ove abitava Antonio, ricco droghiere musicofilo, suocero e primo mecenate di Verdi, al quale Verdi fu eternamente riconoscente. Nel salone al I piano di questa casa, Verdi fanciullo tenne il primo concerto pubblico al pianoforte all'età di 17 anni, prima di essere clamorosamente bocciato all'esame di ammissione al Conservatorio di Milano (che oggi porta forse ingiustamente il suo nome!) a causa di errate diteggiature e superamento dell'età massima (aveva 18 anni). 

Casa Barezzi
Gli studi milanesi furono sostenuti da una borsa di studio del Monte di Pietà di Busseto, anticipata ed integrata da Barezzi, cui Giuseppe Verdi serbò sempre infinita gratitudine, come traspare da numerosi suoi scritti.In questa casa, così vuole la tradizione, Verdi accompagnò con le note di Va' Pensiero il trapasso del vecchio Barezzi morente nella camera accanto.
Lapide in ricordo di Barezzi e sua attività di mecenate
E ora... dove si va a mangiare? E' stato un tour alla caccia di un tavolo libero che ci ha portato a fare un viaggio nel viaggio molto interessante, che alla fine ci ha portato a DIOLO, in un'Osteria molto buona, a gestione familiare: l'OSTERIA ARDENGA. Ma prima siamo entrati nella famosa e suggestiva SALSAMENTERIA STORICA BARATTA, che vale la pena anche solo vedere: guardate le foto dell'interno. Quanta storia! Sito: http://www.salsamenteriabaratta.it/





Dopo aver tentato in altre due Trattorie, abbiamo finalmente trovato posto all'Osteria Ardenga, in un paese piccolissimo, Diolo di Soragna, che non conta nemmeno 200 residenti, ma ha una straordinaria chiesa in stile gotico dedicata a Santa Caterina, che è un unicum nella bassa parmense e ci siamo fermati ad ammirarla e fotografarla. Sito: http://www.osteriardenga.it/


Torre sede del Museo Centro del Boscaccio
La torre accanto all'Osteria, ospita il Museo centro del Boscaccio Giovanni Guareschi: la piccola torre campanaria di Diolo è posta a breve distanza dal “podere Bosco”, dove vivevano i nonni paterni dello scrittore, ed è ricordata da Guareschi nel suo primo racconto tratto da “Don Camillo e il suo gregge” edito nel 1953. All’interno del campanile, frammento superstite dell’antica chiesa parrocchiale di Diolo, si possono trovare testimonianze, scritti ed oggetti capaci di raccontare al visitatore il mondo, la tradizione e la vita del giornalista e scrittore Guareschi. 

"Non mi sono mai pentito di aver fatto domani quello che avrei potuto fare ieri o un mese prima. Spesso mi rattristo rileggendo le cose che ho fatto: ma in fondo non me ne cruccio mai soverchiamente perché posso dire, in piena coscienza, che mi sono sempre arrabattato per non farle. Sempre mi sono sforzato di rimandarle al domani". (Dalla prefazione di Don Camillo e il suo gregge, Rizzoli, 1953)

La chiesa di Santa Caterina a Diolo





Purtroppo è chiusa!


Ecco un video per vedere ancora il Teatro Verdi di Busseto: