VIAGGI NEL MONDO DELLA MUSICA CLASSICA E DELLA CULTURA: CARTONI ANIMATI, LIBRI DI LETTURA, SPETTACOLI TEATRALI, CONCERTI, INIZIATIVE CULTURALI, TURISMO MUSICALE E ARTISTICO, PER TUTTE LE ETA'.
Dopo tanto lavoro, una piccola soddisfazione, vedere pubblicato il mio primo libro che ho scritto con la stessa intenzione con la quale questo blog era nato: diffondere la cultura musicale tra i bambini, che saranno gli spettatori di domani e che hanno bisogno di buona musica. Il progetto nasce dall'idea che Pinocchio, personaggio della letteratura per l'infanzia conosciuto in tutto il mondo, possa essere un novello Virgilio nel condurre i piccoli viaggiatori alla scoperta dell'Opera Lirica e della Musica cosiddetta "classica" in senso più vasto. Eravamo partiti con una Lezione-Spettacolo, di cui ho curato il testo, che ora sta facendo il giro delle scuole di Parma con l'attrice Francesca Grisenti, insieme alla mostra itinerante dei Pinocchietti di legno scolpiti dall'estroso Mauro Lampo.
PER ORDINARE IL LIBRO: erica.dalmartello@gmail.com
tel. 339 3189633
costo: 3,50 euro a copia + costi di spedizione.
Per librerie: prezzo concordato privatamente.
Per le scuole: è possibile avere il libro con una mia piccola presentazione o lezione/laboratorio su Giuseppe Verdi. Contattarmi privatamente.
Il mio libro, splendidamente illustrato da Emanuela Bussolati, illustratrice per l'infanzia pluripremiata e di esperienza, è il primo di una lunga serie, si spera, che farà conoscere ai piccoli spettatori le vite di molti grandi musicisti, a partire da Parma, per poi allargarsi all'Emilia Romagna e poi, chissà, a tutta Italia e magari al mondo, anche se per quanto mi riguarda limiterei il progetto alle eccellenze italiane per mantener coerenza con la guida tutta Made in Italy, Pinocchio. Il mio ruolo è solo quello di riempire le pagine di parole e ho cercato di farlo nel miglior modo possibile, puntando sul dialogo quasi teatrale tra Pinocchio e un Verdi redivivo.
Verdi si racconta, incalzato dalle domande, ora sciocche ora impertinenti, di Pinocchio e offre di sé un ritratto che spero possa rimanere nei cuori dei bambini e che soprattutto li induca a saziare la curiosità (che dovrebbe nascere in loro) di ascoltare la sua musica.
Un libro su un musicista, infatti, dovrebbe avere la finalità di accendere i lettori CD, i video di Youtube, Spotify o, ancor meglio, aprire le porte dei teatri per cercare la sua voce. Se verrò chiamata nelle scuole a presentarlo, questo sarà il mio intento primario. A poco serve, infatti, sapere che Verdi è nato nel 1813, che abitava vicino a Parma e che poi ha vissuto a Milano per ritirarsi in Campagna a Sant'Agata nel piacentino se non si è mai ascoltata un'aria dalla Traviata, dal Nabucco, da Aida, da Otello, da Falstaff... o meglio, un'opera intera a teatro.
Il sito del progetto di cui il mio libro fa parte:
Video presentazione della lezione spettacolo di cui ho curato i testi insieme a Francesca Grisenti (l'attrice) per spiegare come funzionano un'opera lirica e un'orchestra:
Dopo tanto lavoro, una piccola soddisfazione, vedere pubblicato il mio primo libro che ho scritto con la stessa intenzione con la quale questo blog era nato: diffondere la cultura musicale tra i bambini, che saranno gli spettatori di domani e che hanno bisogno di buona musica. Il progetto nasce dall'idea che Pinocchio, personaggio della letteratura per l'infanzia conosciuto in tutto il mondo, possa essere un novello Virgilio nel condurre i piccoli viaggiatori alla scoperta dell'Opera Lirica e della Musica cosiddetta "classica" in senso più vasto. Eravamo partiti con una Lezione-Spettacolo, di cui ho curato il testo, che ora sta facendo il giro delle scuole di Parma con l'attrice Francesca Grisenti, insieme alla mostra itinerante dei Pinocchietti di legno scolpiti dall'estroso Mauro Lampo.
PER ORDINARE IL LIBRO: erica.dalmartello@gmail.com
tel. 339 3189633
costo: 3,50 euro a copia + costi di spedizione.
Per librerie: prezzo concordato privatamente.
Per le scuole: è possibile avere il libro con una mia piccola presentazione o lezione/laboratorio su Giuseppe Verdi. Contattarmi privatamente.
Il mio libro, splendidamente illustrato da Emanuela Bussolati, illustratrice per l'infanzia pluripremiata e di esperienza, è il primo di una lunga serie, si spera, che farà conoscere ai piccoli spettatori le vite di molti grandi musicisti, a partire da Parma, per poi allargarsi all'Emilia Romagna e poi, chissà, a tutta Italia e magari al mondo, anche se per quanto mi riguarda limiterei il progetto alle eccellenze italiane per mantener coerenza con la guida tutta Made in Italy, Pinocchio. Il mio ruolo è solo quello di riempire le pagine di parole e ho cercato di farlo nel miglior modo possibile, puntando sul dialogo quasi teatrale tra Pinocchio e un Verdi redivivo.
Verdi si racconta, incalzato dalle domande, ora sciocche ora impertinenti, di Pinocchio e offre di sé un ritratto che spero possa rimanere nei cuori dei bambini e che soprattutto li induca a saziare la curiosità (che dovrebbe nascere in loro) di ascoltare la sua musica.
Un libro su un musicista, infatti, dovrebbe avere la finalità di accendere i lettori CD, i video di Youtube, Spotify o, ancor meglio, aprire le porte dei teatri per cercare la sua voce. Se verrò chiamata nelle scuole a presentarlo, questo sarà il mio intento primario. A poco serve, infatti, sapere che Verdi è nato nel 1813, che abitava vicino a Parma e che poi ha vissuto a Milano per ritirarsi in Campagna a Sant'Agata nel piacentino se non si è mai ascoltata un'aria dalla Traviata, dal Nabucco, da Aida, da Otello, da Falstaff... o meglio, un'opera intera a teatro.
Il sito del progetto di cui il mio libro fa parte:
Video presentazione della lezione spettacolo di cui ho curato i testi insieme a Francesca Grisenti (l'attrice) per spiegare come funzionano un'opera lirica e un'orchestra:
Che sia l'evento operistico dell'anno è cosa certa. Non si parla d'altro a Parma, e anche fuori, negli ambienti culturali e musicali. Ero cuiosissima e sono andata al Farnese con altissime aspettative, anche perché Graham Vick tra tutti i registi d'opera è tra quelli che più mi convince e ho sempre trovato le sue idee stimolanti e nuove, senza essere assurde e volgari. E stasera ne ho avuto conferma. Uno spettacolo, quello dello Stiffelio di Giuseppe Verdi al Teatro Farnese di Parma, che non è semplice spettacolo ma è un'esperienza, un viaggio, una ricerca. A partire dal fatto che per due ore e mezza il pubblico è costretto a stare in piedi, a deambulare liberamente per lo spazio centrale del Teatro Farnese, come in un'arena, diventando così parte attiva dello spettacolo. Si entra tutti assieme, guidati da alcuni addetti ai lavori, indossando un "pass" su cui c'è scritto: "STIFFELIO IN PIEDI PARTECIPANTE" e già ci si sente, appunto, partecipi e non solo spettatori.
Antonio.... partecipa!
I mimi sono mescolati tra il pubblico e li si riconosce perchè hanno in mano un libro e fingono di leggere. Libri non scelti a caso, per esempio: Sposati e sarai sottomessa, uno dei baluardi del femminismo moderno, scritto da Costanza Miriano nel 2011.
Altri hanno in mano testi sacri, mentre su finte bancarelle che fingono anche di vendere magliette e di fare una raccolta firme (ma alcuni degli spettatori ci cascano e firmano!) campeggia il best seller di Stiffelio.
Antonio e dietro di lui una comparsa con Bibbia e vestito da pastore
Magliette e libri... in vendita e..
... la raccolta firme contro l'ideologia Gender nelle scuole
L'orchestra è in fondo al teatro, opposta all'ingresso principale, il Maestro Calvo si vede sia "dal vivo" sia trasmesso da una serie di schermi sparsi per il teatro in modo che i cantanti lo possano seguire dalle loro diverse postazioni. Infatti, i cantanti si muovono su pedane rialzate in metallo, dotate di ruote e componibili e scomponibili all'occorrenza. Se qualche spostamento risulta intralciato dal pubblico, che continua a muoversi liberamente nello spazio per tutta la durata della rappresentazione, gli addetti fanno cenno di fare spazio e si creano così dei corridoi tra gli spettatori-folla.
Capita così, volontariamente o involontariamente, di determinare il proprio punto d'osservazione dell'opera. Qui, per esempio, ero dietro alla pedana su cui si muoveva un mimo:
Qui ero proprio sotto a Jorg:
Qui Raffaele si è fatto strada tra il pubblico.
In altre scene, i cantanti si muovono sulle scalinate del Farnese, sapientemente illuminate, con un effetto stadio o arena o antico teatro greco (il pubblico è al centro con effetto ribaltamento), dato anche da striscioni portatori di messaggio, o meglio del messaggio che Vick vuole lanciare attraverso Verdi: Stiffelio come simbolo dell'ipocrisia della famiglia tradizionale, che resta in piedi, come una facciata (ecco che ricorre il simbolo stilizzato della famiglia, dappertutto, dal pass per gli spettatori -partecipanti-, alle magliette delle maschere e dei coristi, agli striscioni appoggiati alle scalinate del teatro), nonostante il femminismo ("L'utero è mio e me lo gestisco io" urlano ad un tratto alcune manifestanti), nonostante l'apertura all'omosessualità e alle coppie di fatto (nel momento iniziale d'euforia di abbracci, in cui i mimi abbracciano a sorpresa anche noi, ci sono coppie gay e lesbo che si scambiano tenerezze in mezzo al pubblico-folla), nonostante l'ultima teoria del gender (ecco la raccolta firme).... Stiffelio alla fine perdona la moglie adultera, Stankar uccide l'amante Raffaele ma risparmia se stesso, vince la famiglia, in nome di Dio.... ma davvero? È felicità? Convenienza? Opportunità? Tradizione? Religione? Paura del diverso? Stiffelio chiede alla moglie il divorzio e lei firma, in cambio di una confessione... a lui, come Pastore. Sì ti ho tradito ma in fondo ti sono rimasta fedele... quante volte, troppe, anche oggi, sempre, o quasi, in nome della famiglia, vorrei ma non posso... promesse, tradimenti, separazioni, lacrime, divorzi, confessioni, purificazioni. Famiglia?
E ora la domanda che faranno i tradizionalisti: perchè? Verdi ne aveva bisogno? Perchè, perchè siamo nel 2017 e si può uscire dagli schemi mantenendo alto il livello qualitativo. L'orchestra è ottima (Comunale di Bologna), ottima la direzione (Gullelrmo Garcia Calvo), davvero bravi tutti i cantanti, bellissime voci. Qualità, un punto fermo. Un regista come Vick può permettersi di osare, e lo fa in un luogo, come il Farnese, già sede di spettacoli sperimentali e di un interessante Festival di Musica Contemporanea (Prometeo Traiettorie), che ha ancora bisogno di essere riportato al centro della scena; e lo fa in una città, Parma, che ha DISPERATO bisogno di ritrovare i fasti del passato in campo musicale. Basta concerti semideserti e opere mediocri. Parma merita di essere al centro del dibattito culturale internazionale, specialmente se si tratta di opera e specialmente se si tratta di Verdi. Verdi ne aveva bisogno? Verdi forse no, ma l'opera sì, perchè i tempi sono cambiati, e lasciare tutti liberi di muoversi, fotografare, riprendere, scambiarsi due parole, tossire, significa andare oltre o forse tornare, filologicamente (!), a quello che era l'opera prima che Wagner e da noi Toscanini spegnessero le luci in teatro e pretendessero il silenzio, tra le proteste di un pubblico che amava l'opera anche per la sua funzione sociale. Qui si possono anche lasciare i cellulari accesi, ma silenti, e seguire il libretto utilizzanto l'APP LYRI.
È un'AVVENTURA.
«Certo. È stato Wagner a spegnere le luci in sala. E prima di lui i cantanti al proscenio e gli orchestrali senza buca erano praticamente in mezzo al pubblico. Ogni generazione si illude che le sue regole siano definitive. Beh, non è così. Ogni recita fa storia a sé. I dogmi non servono a nulla, men che meno in teatro» (VICK).
E anche la mezzora di intervallo è diversa dal solito: il pubblico viene invitato a spostarsi nella meravigliosa Biblioteca Palatina... uno spettacolo nello spettacolo:
Che sia l'evento operistico dell'anno è cosa certa. Non si parla d'altro a Parma, e anche fuori, negli ambienti culturali e musicali. Ero cuiosissima e sono andata al Farnese con altissime aspettative, anche perché Graham Vick tra tutti i registi d'opera è tra quelli che più mi convince e ho sempre trovato le sue idee stimolanti e nuove, senza essere assurde e volgari. E stasera ne ho avuto conferma. Uno spettacolo, quello dello Stiffelio di Giuseppe Verdi al Teatro Farnese di Parma, che non è semplice spettacolo ma è un'esperienza, un viaggio, una ricerca. A partire dal fatto che per due ore e mezza il pubblico è costretto a stare in piedi, a deambulare liberamente per lo spazio centrale del Teatro Farnese, come in un'arena, diventando così parte attiva dello spettacolo. Si entra tutti assieme, guidati da alcuni addetti ai lavori, indossando un "pass" su cui c'è scritto: "STIFFELIO IN PIEDI PARTECIPANTE" e già ci si sente, appunto, partecipi e non solo spettatori.
Antonio.... partecipa!
I mimi sono mescolati tra il pubblico e li si riconosce perchè hanno in mano un libro e fingono di leggere. Libri non scelti a caso, per esempio: Sposati e sarai sottomessa, uno dei baluardi del femminismo moderno, scritto da Costanza Miriano nel 2011.
Altri hanno in mano testi sacri, mentre su finte bancarelle che fingono anche di vendere magliette e di fare una raccolta firme (ma alcuni degli spettatori ci cascano e firmano!) campeggia il best seller di Stiffelio.
Antonio e dietro di lui una comparsa con Bibbia e vestito da pastore
Magliette e libri... in vendita e..
... la raccolta firme contro l'ideologia Gender nelle scuole
L'orchestra è in fondo al teatro, opposta all'ingresso principale, il Maestro Calvo si vede sia "dal vivo" sia trasmesso da una serie di schermi sparsi per il teatro in modo che i cantanti lo possano seguire dalle loro diverse postazioni. Infatti, i cantanti si muovono su pedane rialzate in metallo, dotate di ruote e componibili e scomponibili all'occorrenza. Se qualche spostamento risulta intralciato dal pubblico, che continua a muoversi liberamente nello spazio per tutta la durata della rappresentazione, gli addetti fanno cenno di fare spazio e si creano così dei corridoi tra gli spettatori-folla.
Capita così, volontariamente o involontariamente, di determinare il proprio punto d'osservazione dell'opera. Qui, per esempio, ero dietro alla pedana su cui si muoveva un mimo:
Qui ero proprio sotto a Jorg:
Qui Raffaele si è fatto strada tra il pubblico.
In altre scene, i cantanti si muovono sulle scalinate del Farnese, sapientemente illuminate, con un effetto stadio o arena o antico teatro greco (il pubblico è al centro con effetto ribaltamento), dato anche da striscioni portatori di messaggio, o meglio del messaggio che Vick vuole lanciare attraverso Verdi: Stiffelio come simbolo dell'ipocrisia della famiglia tradizionale, che resta in piedi, come una facciata (ecco che ricorre il simbolo stilizzato della famiglia, dappertutto, dal pass per gli spettatori -partecipanti-, alle magliette delle maschere e dei coristi, agli striscioni appoggiati alle scalinate del teatro), nonostante il femminismo ("L'utero è mio e me lo gestisco io" urlano ad un tratto alcune manifestanti), nonostante l'apertura all'omosessualità e alle coppie di fatto (nel momento iniziale d'euforia di abbracci, in cui i mimi abbracciano a sorpresa anche noi, ci sono coppie gay e lesbo che si scambiano tenerezze in mezzo al pubblico-folla), nonostante l'ultima teoria del gender (ecco la raccolta firme).... Stiffelio alla fine perdona la moglie adultera, Stankar uccide l'amante Raffaele ma risparmia se stesso, vince la famiglia, in nome di Dio.... ma davvero? È felicità? Convenienza? Opportunità? Tradizione? Religione? Paura del diverso? Stiffelio chiede alla moglie il divorzio e lei firma, in cambio di una confessione... a lui, come Pastore. Sì ti ho tradito ma in fondo ti sono rimasta fedele... quante volte, troppe, anche oggi, sempre, o quasi, in nome della famiglia, vorrei ma non posso... promesse, tradimenti, separazioni, lacrime, divorzi, confessioni, purificazioni. Famiglia?
E ora la domanda che faranno i tradizionalisti: perchè? Verdi ne aveva bisogno? Perchè, perchè siamo nel 2017 e si può uscire dagli schemi mantenendo alto il livello qualitativo. L'orchestra è ottima (Comunale di Bologna), ottima la direzione (Gullelrmo Garcia Calvo), davvero bravi tutti i cantanti, bellissime voci. Qualità, un punto fermo. Un regista come Vick può permettersi di osare, e lo fa in un luogo, come il Farnese, già sede di spettacoli sperimentali e di un interessante Festival di Musica Contemporanea (Prometeo Traiettorie), che ha ancora bisogno di essere riportato al centro della scena; e lo fa in una città, Parma, che ha DISPERATO bisogno di ritrovare i fasti del passato in campo musicale. Basta concerti semideserti e opere mediocri. Parma merita di essere al centro del dibattito culturale internazionale, specialmente se si tratta di opera e specialmente se si tratta di Verdi. Verdi ne aveva bisogno? Verdi forse no, ma l'opera sì, perchè i tempi sono cambiati, e lasciare tutti liberi di muoversi, fotografare, riprendere, scambiarsi due parole, tossire, significa andare oltre o forse tornare, filologicamente (!), a quello che era l'opera prima che Wagner e da noi Toscanini spegnessero le luci in teatro e pretendessero il silenzio, tra le proteste di un pubblico che amava l'opera anche per la sua funzione sociale. Qui si possono anche lasciare i cellulari accesi, ma silenti, e seguire il libretto utilizzanto l'APP LYRI.
È un'AVVENTURA.
«Certo. È stato Wagner a spegnere le luci in sala. E prima di lui i
cantanti al proscenio e gli orchestrali senza buca erano praticamente in
mezzo al pubblico. Ogni generazione si illude che le sue regole siano
definitive. Beh, non è così. Ogni recita fa storia a sé. I dogmi non
servono a nulla, men che meno in teatro» (VICK).
E anche la mezzora di intervallo è diversa dal solito: il pubblico viene invitato a spostarsi nella meravigliosa Biblioteca Palatina... uno spettacolo nello spettacolo:
Con gioia riprendiamo la nostra attività di registi, con un'opera che andrà a breve in scena qui a Parma con una modalità tutta nuova: pubblico in piedi mescolato al cast... tutto al Farnese, teatro antico in legno che è già di per sè uno spettaciolo. Saremo presenti alle prove (che fortuna!) e allora via! Vediamo di cosa parla quest'opera di Giuseppe Verdi, non tra le più conosciute e rappresentate. Scritta nel 1850, durante gli anni di galera, il libretto è di Francesco Maria Piave.
Stiffelio torna al Castello di Stankar dopo le predicazioni
ATTO I - CASTELLO DI STANKAR, GERMANIA, SULLE RIVE DEL FIUME SALZBACH.
STIFFELIO, pastore protestante (nome e identità d'arte sta per Rodolfo Müller perchè perseguitato), torna al castello di STANKAR suo suocero e lo accolgono tutti con calore. Ma sua moglie LINA (figlia di Stankar) pare non ascoltarlo, distratta da qualche pensiero suo.
Stankar e Lina lo accolgono ma Lina è distratta...
STIFFELIO racconta di aver visto, 8 giorni prima, qualcuno fuggire dal balcone del castello e nella fuga aver perso dei documenti.
Qualcuno fugge dal balcone del castello
Stiffelio brucia i documenti trovati per cancellare tracce compromettenti
Pensando fossero cose compromettenti per la reputazione della moglie LINA, STIFFELIO decide di bruciarli.
Lina scrive una lettera di autodenuncia ma ...
Rimasta sola, LINA decide di autodenunciarsi a STIFFELIO suo marito scrivendogli una lettera. Ma il padre STANKAR la sorprende e le impone di non rivelare a nessuno la sua storia d'amore segreta.
Il cugino Federico porta un libro a Lina. Sono visti da Jorg
Nel frattempo RAFFAELE, l'amante, per comunicare con Lina mette dei bigliettini in un volume religioso che il cugino FEDERICO le deve consegnare. La scena di Federico che va da Lina è vista da JORG che pensa sia Federico l'amante.
STIFFELIO si fa consegnare il libro da cui cade il foglio e lo raccoglie Stankar
Stiffelio incontra Federico e si fa consegnare il libro da cui cade il biglietto che viene preso da Stankar che scopre l'identità vera dell'amante della figlia e sfida Raffaele a duello.
ATTO II - CIMITERO DEL CASTELLO
Duello Stankar-Raffaele
LINA prega la madre. Raffaele arriva e le dichiara il suo amore, ma giunge Stankar che lo sfida a duello.
Stiffelio sente il rumore delle spade e ordina ai due contendenti di fare pace in nome di Dio.
Stiffelio interviene per separare i duellanti
Stankar allora rivela a Stiffelio il motivo del duello.
Stiffelio, sconvolto vorrebbe uccidere Raffaele ma poi il coro dei penitenti e le esortazioni di Jorg lo fermano.
Stiffelio sviene
Stiffelio lacerato nel profondo, sviene.
ATTO III - SALA DEL CASTELLO
Stankar, disonorato, pensa di suicidarsi.
Viene a sapere che Raffalele sta andando al castello per parlare con Stiffelio. Stankar decide di uccidere Raffaele.
Stiffelio chiede a Lina di firmare il divorzio.
Lina firma ma poi chiede di confessarsi con Stiffelio considerandolo un pastore e nopn più suo marito: Lina ammette di averlo tradito ma nel profondo di essergli rimasta fedele (seeeeee......)
Stankar uccide Stiffelio
Intanto Stankar uccide Raffaele.
TEMPIO.
Stiffelio predica e perdona Lina
Stiffelio prepara la celebrazione e la predicazione. Jorg gli ricorda la forza della Bibbia. Stiffelio sceglie l'episodio della Bibbia che parla dell'adultera perdonata. Lo legge guardando la moglie Lina inginocchiata. Alla fine, dunque Lina viene perdonata e tutti ripetono "Perdonata! Iddio lo pronunziò"