VIAGGI NEL MONDO DELLA MUSICA CLASSICA E DELLA CULTURA: CARTONI ANIMATI, LIBRI DI LETTURA, SPETTACOLI TEATRALI, CONCERTI, INIZIATIVE CULTURALI, TURISMO MUSICALE E ARTISTICO, PER TUTTE LE ETA'.
Dedichiamo questo Post biografico, prima di quello "ufficiale" a chiusura del nostro XIII viaggio, a tutti i bambini dai 6 ai 10 anni, con due contributi interessanti, che possono avvicinare i vostri piccoli alla gigantesca figura di Ludwig van Beethoven, che è bene diventi un compagno costante della loro vita...
Il primo strumento che vi propongo è il libricino della collana Curci Young "Alla scoperta dei compositori" dedicato a Beethoven. Il libro ha un CD allegato in cui viene narrata la storia dell'infanzia di Beethoven da 0 a 22 anni (contenuta nel libro), intervallata da ascolti tratti dalle opere più famose del compositore: VII sinfonia; Messa in do M op. 86; VI sinfonia; Sonatina in Sol M Anh.5; Sonata per pianoforte n. 19 op. 49; IX sinfonia (Inno alla Gioia... lo troviamo anche qui!).
Si comincia dal battesimo di Ludwig a Bonn, presso la Chiesa di San Remo, nel mese di dicembre del 1770 (vedi illustrazione):
Una pagina del libro in cui Beethoven è appena nato
Il libro, in ogni pagina, propone una piccola attività da svolgere con i bambini, per far loro capire che i suoni che ci circondano sono anch'essi musica e che loro stessi possono far parte del mondo musicale: cantare in diversi locali chiusi per sentire l'effetto della propagazione sonora nei diversi spazi; associare i diversi strumenti ai suoni della natura; iniziare a studiare uno strumento musicale; cantare una poesia; indovinare le emozioni che evoca un brano musicale; formare un'orchestrina con gli amici; cantare una melodia ascoltata una sola volta... non tutti gli spunti sono ugualmente realizzabili e interessanti, ma ognuno di voi può scegliere quello che più si addice al proprio bambino.
La storia di Beethoven prosegue con il difficile rapporto che Ludwig ebbe con il papà, che lo voleva "genio" come Mozart e lo costringeva al pianoforte ore ed ore... e la sua mamma era malata.... povero Ludwig, che infanzia difficile!
Per fortuna nostra, a Beethoven la musica continua a piacere nonostante la severità del padre. A 17 anni incontra Mozart che lo ascolta suonare e spende parole di lode per lui... un buon auspicio direi!
A 19 anni scopre il piacere di suonare in una piccola orchestra di amici.
A 22 anni conosce Haydn che diventa anche suo Maestro.
Nella seconda parte del libro, vengono analizzate brevemente alcune delle opere più famose di Beethoven: - La Sonata al Chiaro di luna n. 14 op. 27 (che voi tutti ormai conoscete...) - La Sonata per Corno op. 17 (e voi tutti ormai sapete ogni segreto del Corno...) - La V Sinfonia o Sinfonia del destino - Il concerto per pianoforte n. 3 - Il Fidelio (già citata nei due libri di lettura che vi ho consigliato!)
Insomma, uno libro utile da avere in casa, almeno per far entrare Beethoven tra gli "amici" importanti da non dimenticare mai!
Secondo strumento che vi propongo è questo cartone animato inglese, che fa parte di un'interessante serie animata dedicata a personaggi famosi e importanti in tutti i campi del sapere. Tra i musicisti figura (ahimè) solo Beethoven, ma sempre meglio che niente! ... ogni tanto tra un Peppa Pig e l'altro, potrebbero inserire un cartone animato così non trovate? Ovviamente è in inglese... come sempre doppio esercizio!
Il cartone animato che racconta, in inglese, la vita di Beethoven in 7 minuti:
Dedichiamo questo Post biografico, prima di quello "ufficiale" a chiusura del nostro XIII viaggio, a tutti i bambini dai 6 ai 10 anni, con due contributi interessanti, che possono avvicinare i vostri piccoli alla gigantesca figura di Ludwig van Beethoven, che è bene diventi un compagno costante della loro vita...
Il primo strumento che vi propongo è il libricino della collana Curci Young "Alla scoperta dei compositori" dedicato a Beethoven. Il libro ha un CD allegato in cui viene narrata la storia dell'infanzia di Beethoven da 0 a 22 anni (contenuta nel libro), intervallata da ascolti tratti dalle opere più famose del compositore: VII sinfonia; Messa in do M op. 86; VI sinfonia; Sonatina in Sol M Anh.5; Sonata per pianoforte n. 19 op. 49; IX sinfonia (Inno alla Gioia... lo troviamo anche qui!).
Si comincia dal battesimo di Ludwig a Bonn, presso la Chiesa di San Remo, nel mese di dicembre del 1770 (vedi illustrazione):
Una pagina del libro in cui Beethoven è appena nato
Il libro, in ogni pagina, propone una piccola attività da svolgere con i bambini, per far loro capire che i suoni che ci circondano sono anch'essi musica e che loro stessi possono far parte del mondo musicale: cantare in diversi locali chiusi per sentire l'effetto della propagazione sonora nei diversi spazi; associare i diversi strumenti ai suoni della natura; iniziare a studiare uno strumento musicale; cantare una poesia; indovinare le emozioni che evoca un brano musicale; formare un'orchestrina con gli amici; cantare una melodia ascoltata una sola volta... non tutti gli spunti sono ugualmente realizzabili e interessanti, ma ognuno di voi può scegliere quello che più si addice al proprio bambino.
La storia di Beethoven prosegue con il difficile rapporto che Ludwig ebbe con il papà, che lo voleva "genio" come Mozart e lo costringeva al pianoforte ore ed ore... e la sua mamma era malata.... povero Ludwig, che infanzia difficile!
Per fortuna nostra, a Beethoven la musica continua a piacere nonostante la severità del padre. A 17 anni incontra Mozart che lo ascolta suonare e spende parole di lode per lui... un buon auspicio direi!
A 19 anni scopre il piacere di suonare in una piccola orchestra di amici.
A 22 anni conosce Haydn che diventa anche suo Maestro.
Nella seconda parte del libro, vengono analizzate brevemente alcune delle opere più famose di Beethoven:
- La Sonata al Chiaro di luna n. 14 op. 27 (che voi tutti ormai conoscete...)
- La Sonata per Corno op. 17 (e voi tutti ormai sapete ogni segreto del Corno...)
- La V Sinfonia o Sinfonia del destino
- Il concerto per pianoforte n. 3
- Il Fidelio (già citata nei due libri di lettura che vi ho consigliato!)
Insomma, uno libro utile da avere in casa, almeno per far entrare Beethoven tra gli "amici" importanti da non dimenticare mai!
Secondo strumento che vi propongo è questo cartone animato inglese, che fa parte di un'interessante serie animata dedicata a personaggi famosi e importanti in tutti i campi del sapere. Tra i musicisti figura (ahimè) solo Beethoven, ma sempre meglio che niente! ... ogni tanto tra un Peppa Pig e l'altro, potrebbero inserire un cartone animato così non trovate? Ovviamente è in inglese... come sempre doppio esercizio!
Il cartone animato che racconta, in inglese, la vita di Beethoven in 7 minuti:
La Sonata al Chiaro di luna di Beethoven è uno dei brani più conosciuti e per questo anche più utilizzati da altri artisti, per farne opere d'arte "altra" o una parodia o una reinterpretazione...
La Sonata è la n. 14 in Do diesis minore, definita da Beethoven "Sonata Quasi una fantasia"; il titolo "Chiaro di luna" è stato attribuito del critico tedesco Rellstab. Nel catalogo delle opere di Beethoven è l'op. 27 n. 2 e fu composta nel 1801. Beethoven dedicò quest'opera alla sua alunna prediletta, la diciannovenne Contessa Giulietta Guicciardi, di cui egli era (o era stato) innamorato (vedi film "Amata Immortale").
Beethoven aggiunse la definizione Quasi una Fantasia perché la struttura non rispecchia quella tradizionale di una sonata in 4 movimenti. La sonata si apre con un adagio, fatto inusuale per l'epoca.
Ascoltiamo questo Adagio in una duplice versione: quella comica, di Rowan Atkinson conosciuto da tutti come Mr. Bean, che in questo magnifico video, interpreta la Sonata fingendo di avere sotto le mani una tastiera di un pianoforte e facendo facce e mosse davvero azzeccate a tempo e pertinenti all'andamento musicale, oltre a fare andare le dita da pianista vero! Bravissimo e proprio divertente; quella "seria", che ancora non abbiamo mai ascoltato: il pianista è un giovanissimo Daniel Baremboim. La Sonata è eseguita integralmente.
La Sonata al Chiaro di luna di Beethoven è uno dei brani più conosciuti e per questo anche più utilizzati da altri artisti, per farne opere d'arte "altra" o una parodia o una reinterpretazione...
La Sonata è la n. 14 in Do diesis minore, definita da Beethoven "Sonata Quasi una fantasia"; il titolo "Chiaro di luna" è stato attribuito del critico tedesco Rellstab. Nel catalogo delle opere di Beethoven è l'op. 27 n. 2 e fu composta nel 1801. Beethoven dedicò quest'opera alla sua alunna prediletta, la diciannovenne Contessa Giulietta Guicciardi, di cui egli era (o era stato) innamorato (vedi film "Amata Immortale").
Beethoven aggiunse la definizione Quasi una Fantasia perché la struttura non rispecchia quella tradizionale di una sonata in 4 movimenti. La sonata si apre con un adagio, fatto inusuale per l'epoca.
Ascoltiamo questo Adagio in una duplice versione: quella comica, di Rowan Atkinson conosciuto da tutti come Mr. Bean, che in questo magnifico video, interpreta la Sonata fingendo di avere sotto le mani una tastiera di un pianoforte e facendo facce e mosse davvero azzeccate a tempo e pertinenti all'andamento musicale, oltre a fare andare le dita da pianista vero! Bravissimo e proprio divertente; quella "seria", che ancora non abbiamo mai ascoltato: il pianista è un giovanissimo Daniel Baremboim. La Sonata è eseguita integralmente.
Piccola pausa di lettura e immaginazione... Un signore che si chiamava Charles Neate, che conobbe Beethoven nel 1815, disse che non vide mai nessuno innamorato con tanta intensità dei fiori, delle nuvole, della natura: sembrava che ne vivesse.
"Nessuno, sulla terra, può amare la campagna come me..." scrisse Beethoven, "AMO UN ALBERO PIU' CHE UN UOMO..."
Ogni giorno, a Vienna, faceva il giro delle mura, passeggiava solo solo, senza cappello, sotto il sole o la pioggia: "Onnipotente! nei boschi io mi sento felice: sono felice, nei boschi!, dove ogni albero parla di te; Dio, che splendore! In queste foreste, sulle colline, vi è la calma...."
Proprio mentre leggevo queste pagine, tratte dalla "Vita di Beethoven" di Rolland, Giacomo ha ricevuto in dono questo meraviglioso gioiello, che, sebbene non abbia una correlazione diretta con il mondo musicale, mi ha fatto subito pensare alla frase di Beethoven e al suo incondizionato amore per la natura, che emerge in molte sue composizioni. Così, ho pensato di associare questo libricino a lui e proporlo a voi come lettura. Antonio si è commosso... Giacomo rideva... modi diversi di reagire ad una stessa situazione. Io l'ho trovato poetico, intenso, fin troppo "forte" per i bambini... ma bellissimo.
"C'era una volta un albero..." così comincia... ed è la storia dell'amore, ricambiato, che lega un bambino (che poi cresce) ad un albero. Il mutare dei sentimenti, dei valori, di bisogni, confrontato con l'immutabilità della natura... la generosità della natura a confronto con l'egoismo umano, presente anche in chi ha un animo buono... poi ognuno può dare tutte le letture che vuole...
Vi "regalo" qualche fotografia di qualche pagine del libricino, che si intitola "L'albero", è edito da Salani e costa 9, 80 euro, l'autore è Shel Silverstein. "Penso che i libri, anche quelli per bambini piccoli, possano contenere più di un'idea. Una sola storia può contenerne molte, almeno cinquanta" (Shel Silverstein).
Nel sito trovate anche giochi, attività, filmati, oltre a tutti i libri di Shel Silverstein. Shel conosceva ed è stato in qualche modo indirizzato a scrivere libri per l'infanzia da Tomi Ungerer... ricordate il libro che vi ho suggerito qualche tempo fa?... Shel era anche amante della musica e sapeva suonare la chitarra, il pianoforte, il sax ed anche il trombone.
Meravigliosa immagine del bambino che si arrampica sull'albero... L'innocenza...
L'inquietudine del bimbo cresciuto... che perde progressivamente la spensieratezza e il senso di libertà... non si arrampica più perchè "è troppo grande"...
Lo sguardo dell'adulto... si commenta da solo.
Che Dio preservi intatto per più tempo possibile il "pensiero magico" a tutti i bambini...
Senza più "pensiero magico" siamo smarriti, ci sentiamo vulnerabili, indifesi...
Credo che la musica sia un po' come un pensiero magico... quando sono in ansia, quando devo affrontare problemi grandi e piccoli, paure, esami che riguardano la salute.... penso che se sapessi suonare uno strumento non mi sentirei mai così sola. Anche per questo, bambini, imparate a suonare o, almeno, ad amare la musica...
Questa è la versione animata del libro con la voce narrante dell'autore (in inglese):
Piccola pausa di lettura e immaginazione...
Un signore che si chiamava Charles Neate, che conobbe Beethoven nel 1815, disse che non vide mai nessuno innamorato con tanta intensità dei fiori, delle nuvole, della natura: sembrava che ne vivesse.
"Nessuno, sulla terra, può amare la campagna come me..." scrisse Beethoven, "AMO UN ALBERO PIU' CHE UN UOMO..."
Ogni giorno, a Vienna, faceva il giro delle mura, passeggiava solo solo, senza cappello, sotto il sole o la pioggia: "Onnipotente! nei boschi io mi sento felice: sono felice, nei boschi!, dove ogni albero parla di te; Dio, che splendore! In queste foreste, sulle colline, vi è la calma...."
Proprio mentre leggevo queste pagine, tratte dalla "Vita di Beethoven" di Rolland, Giacomo ha ricevuto in dono questo meraviglioso gioiello, che, sebbene non abbia una correlazione diretta con il mondo musicale, mi ha fatto subito pensare alla frase di Beethoven e al suo incondizionato amore per la natura, che emerge in molte sue composizioni. Così, ho pensato di associare questo libricino a lui e proporlo a voi come lettura. Antonio si è commosso... Giacomo rideva... modi diversi di reagire ad una stessa situazione. Io l'ho trovato poetico, intenso, fin troppo "forte" per i bambini... ma bellissimo.
"C'era una volta un albero..." così comincia... ed è la storia dell'amore, ricambiato, che lega un bambino (che poi cresce) ad un albero. Il mutare dei sentimenti, dei valori, di bisogni, confrontato con l'immutabilità della natura... la generosità della natura a confronto con l'egoismo umano, presente anche in chi ha un animo buono... poi ognuno può dare tutte le letture che vuole...
Vi "regalo" qualche fotografia di qualche pagine del libricino, che si intitola "L'albero", è edito da Salani e costa 9, 80 euro, l'autore è Shel Silverstein. "Penso che i libri, anche quelli per bambini piccoli, possano contenere più di un'idea. Una sola storia può contenerne molte, almeno cinquanta" (Shel Silverstein).
Nel sito trovate anche giochi, attività, filmati, oltre a tutti i libri di Shel Silverstein. Shel conosceva ed è stato in qualche modo indirizzato a scrivere libri per l'infanzia da Tomi Ungerer... ricordate il libro che vi ho suggerito qualche tempo fa?... Shel era anche amante della musica e sapeva suonare la chitarra, il pianoforte, il sax ed anche il trombone.
Meravigliosa immagine del bambino che si arrampica sull'albero... L'innocenza...
L'inquietudine del bimbo cresciuto... che perde progressivamente la spensieratezza e il senso di libertà... non si arrampica più perchè "è troppo grande"...
Lo sguardo dell'adulto... si commenta da solo.
Che Dio preservi intatto per più tempo possibile il "pensiero magico" a tutti i bambini...
Senza più "pensiero magico" siamo smarriti, ci sentiamo vulnerabili, indifesi...
Credo che la musica sia un po' come un pensiero magico... quando sono in ansia, quando devo affrontare problemi grandi e piccoli, paure, esami che riguardano la salute.... penso che se sapessi suonare uno strumento non mi sentirei mai così sola. Anche per questo, bambini, imparate a suonare o, almeno, ad amare la musica...
Questa è la versione animata del libro con la voce narrante dell'autore (in inglese):
Conoscete senz'altro tutti i Peanuts. E sono certa che avete ben presente il personaggio di Schroeder che, essendo un bambino-prodigio del pianoforte, è il nostro preferito... non in quanto prodigio, ma in quanto bambino che suona il pianoforte!
Fin da piccolissimo ha manifestato precoci doti di musicalità e grande facilità al pianoforte.
In questa vignetta, egli rivela a uno stupito Charlie Brown il suo precoce e innato talento.
Schroeder suona un po' di tutto, ma il suo compositore preferito è di gran lunga Ludvig van Beethoven, per il quale nutre un'adorazione quasi patologica: ne "santifica" persino la data del compleanno e pretende che i suoi amici facciano altrettanto.
Non sopporta Lucy che pur essendo innamorata di lui, non capisce che per lui la musica ha il primo posto nella classifica delle cose più importanti della vita. E in particolare la musica di Beethoven.
Qualsiasi avvenimento della vita quotidiana, egli lo relaziona al suo idolo.
Lucy insiste, prova in tutti i modi ad attirare l'attenzione del suo amato Schroeder, ma non ce la fa... anche quando ci mette tutta la sua buona volontà e si finge amante della musica, fa delle gaffes imbarazzanti, che non migliorano di certo la sua situazione...
Ma come mai Beethoven ha questo "fascino" così particolare, che cattura grandi e piccoli fino a diventare in certi casi una vera ossessione?
Copertina del libro di Rolland
"Era piccolo e tozzo, dal collo grosso e dall'ossatura atletica", scrive Romain Rolland (premio Nobel 1915) nella sua "Vita di Beethoven" (che consiglio di leggere a tutti - anche ai ragazzi dai 13 anni in su!), "Aveva il viso largo, color rosso mattone, tranne che verso la fine della vita quando gli venne un incarnato malaticcio e giallastro, soprattutto d'inverno, che doveva starsene chiuso in casa, lontano dai campi. La fronte era potente e rilevata; i capelli estremamente neri, irti e spessi, tanto che sembravano non esser mai stati pettinati: veri 'serpenti della Medusa'. Gli occhi brillavano di una forza prodigiosa che afferrava tutti quelli che lo incontrassero... erano grigio azzurri. Piccoli e profondamente infossati, si aprivano bruscamente nella passione o nella collera, e allora si muovevano nelle orbite mostrando con meravigliosa sincerità tutti i suoi pensieri; spesso li alzava al cielo con uno sguardo malinconico. Il naso era corto e quadrato, largo, un vero muso da leone; la bocca, invece, delicata, benchè il labbro inferiore tendesse a sopravanzare l'altro. Aveva mascelle potenti che avrebbero potuto schiacciare noci".
Questo un ritratto "fisico" del musicista... e in effetti come figura ci attrae, per questo misto di severità e dolcezza, mistero, sofferenza, inquietudine...
"Ebbe un'infanzia severa", continua il Rolland "priva di quella dolcezza familiare che a Mozart, più fortunato, fu dato, invece, di godere (...mah... anche Leopold mi pare fosse un padre abbastanza severo... comunque...). Sin dall'inizio, la vita gli si rivelò come un combattimento triste e brutale. Il padre voleva sfruttare le disposizioni musicali del fanciullo, per esibirlo come un piccolo prodigio. A 4 anni lo inchiodava per ore e ore al clavicembalo, o lo chiudeva in una stanza col violino, uccidendolo di lavoro.... La sua prima giovinezza fu intristita dalle preoccupazioni materiali" e nel 1787 perse la madre, che adorava...
Poi, come sapete, dovette affrontare la sordità: "Conduco una vita miserabile", scrisse a un amico, "Da quasi due anni evito tutti, poichè non posso andare a dire alla gente: sono sordo. S'io facessi un altro mestiere, la cosa sarebbe ancora sopportabile, ma, per un musicista, la situazione è terribile.... a teatro devo mettermi vicinissimo all'orchestra, per intendere i cantanti...."
Questa sofferenza, come vedremo, emerge chiaramente nella Patetica op. 13 (1799).
La Sonata che stiamo imparando a conoscere noi, detta del Chiaro di luna, è di quel periodo (1801), ma è intrisa della passione che lo accendeva in quegli anni per una donna che poi sposò un altro uomo, di condizione sociale più elevata: Giulietta Guicciardini: "Vivo di nuovo un po' meglio, e vado un po' in mezzo alla gente... Questo cambiamento è stata una bella e cara ragazza a farmelo compiere: mi ama e io l'amo. Eccomi di nuovo un po' tranquillo, dopo due anni", scrive sempre a un amico.
Prima di ascoltare la Sonata interpretata da un grande pianista, godiamoci ancora un paio di divertenti video: Schroeder suona per voi la Sonata Chiaro di luna di Beethoven:
Questo secondo video è una raccolta di varie piccole pillole su Beethoven...
Conoscete senz'altro tutti i Peanuts. E sono certa che avete ben presente il personaggio di Schroeder che, essendo un bambino-prodigio del pianoforte, è il nostro preferito... non in quanto prodigio, ma in quanto bambino che suona il pianoforte!
Fin da piccolissimo ha manifestato precoci doti di musicalità e grande facilità al pianoforte.
In questa vignetta, egli rivela a uno stupito Charlie Brown il suo precoce e innato talento.
Schroeder suona un po' di tutto, ma il suo compositore preferito è di gran lunga Ludvig van Beethoven, per il quale nutre un'adorazione quasi patologica: ne "santifica" persino la data del compleanno e pretende che i suoi amici facciano altrettanto.
Non sopporta Lucy che pur essendo innamorata di lui, non capisce che per lui la musica ha il primo posto nella classifica delle cose più importanti della vita. E in particolare la musica di Beethoven.
Qualsiasi avvenimento della vita quotidiana, egli lo relaziona al suo idolo.
Lucy insiste, prova in tutti i modi ad attirare l'attenzione del suo amato Schroeder, ma non ce la fa... anche quando ci mette tutta la sua buona volontà e si finge amante della musica, fa delle gaffes imbarazzanti, che non migliorano di certo la sua situazione...
Ma come mai Beethoven ha questo "fascino" così particolare, che cattura grandi e piccoli fino a diventare in certi casi una vera ossessione?
Copertina del libro di Rolland
"Era piccolo e tozzo, dal collo grosso e dall'ossatura atletica", scrive Romain Rolland (premio Nobel 1915) nella sua "Vita di Beethoven" (che consiglio di leggere a tutti - anche ai ragazzi dai 13 anni in su!), "Aveva il viso largo, color rosso mattone, tranne che verso la fine della vita quando gli venne un incarnato malaticcio e giallastro, soprattutto d'inverno, che doveva starsene chiuso in casa, lontano dai campi. La fronte era potente e rilevata; i capelli estremamente neri, irti e spessi, tanto che sembravano non esser mai stati pettinati: veri 'serpenti della Medusa'. Gli occhi brillavano di una forza prodigiosa che afferrava tutti quelli che lo incontrassero... erano grigio azzurri. Piccoli e profondamente infossati, si aprivano bruscamente nella passione o nella collera, e allora si muovevano nelle orbite mostrando con meravigliosa sincerità tutti i suoi pensieri; spesso li alzava al cielo con uno sguardo malinconico. Il naso era corto e quadrato, largo, un vero muso da leone; la bocca, invece, delicata, benchè il labbro inferiore tendesse a sopravanzare l'altro. Aveva mascelle potenti che avrebbero potuto schiacciare noci".
Questo un ritratto "fisico" del musicista... e in effetti come figura ci attrae, per questo misto di severità e dolcezza, mistero, sofferenza, inquietudine...
"Ebbe un'infanzia severa", continua il Rolland "priva di quella dolcezza familiare che a Mozart, più fortunato, fu dato, invece, di godere (...mah... anche Leopold mi pare fosse un padre abbastanza severo... comunque...). Sin dall'inizio, la vita gli si rivelò come un combattimento triste e brutale. Il padre voleva sfruttare le disposizioni musicali del fanciullo, per esibirlo come un piccolo prodigio. A 4 anni lo inchiodava per ore e ore al clavicembalo, o lo chiudeva in una stanza col violino, uccidendolo di lavoro.... La sua prima giovinezza fu intristita dalle preoccupazioni materiali" e nel 1787 perse la madre, che adorava...
Poi, come sapete, dovette affrontare la sordità: "Conduco una vita miserabile", scrisse a un amico, "Da quasi due anni evito tutti, poichè non posso andare a dire alla gente: sono sordo. S'io facessi un altro mestiere, la cosa sarebbe ancora sopportabile, ma, per un musicista, la situazione è terribile.... a teatro devo mettermi vicinissimo all'orchestra, per intendere i cantanti...."
Questa sofferenza, come vedremo, emerge chiaramente nella Patetica op. 13 (1799).
La Sonata che stiamo imparando a conoscere noi, detta del Chiaro di luna, è di quel periodo (1801), ma è intrisa della passione che lo accendeva in quegli anni per una donna che poi sposò un altro uomo, di condizione sociale più elevata: Giulietta Guicciardini: "Vivo di nuovo un po' meglio, e vado un po' in mezzo alla gente... Questo cambiamento è stata una bella e cara ragazza a farmelo compiere: mi ama e io l'amo. Eccomi di nuovo un po' tranquillo, dopo due anni", scrive sempre a un amico.
Prima di ascoltare la Sonata interpretata da un grande pianista, godiamoci ancora un paio di divertenti video: Schroeder suona per voi la Sonata Chiaro di luna di Beethoven:
Questo secondo video è una raccolta di varie piccole pillole su Beethoven...
"Sdrammatizziamo" la Sonata Chiaro di Luna con due filmati che provengono dal Muppet Show. I Muppet, lo ricorderete forse, sono stati un tormentone televisivo tra il 1976 e il 1981, io ricordo che li guardavo, infatti, quando avevo circa 5/6 anni dalla mia nonna all'ora di pranzo. Si tratta di uno show prodotto in USA che ha come protagonisti delle MARIONETTE-PUPAZZI (= da cui MUPPET).
La schermata iniziale del Muppet Show
Nel primo il protagonista è il pupazzo Rowlf (un simpatico cocker pianista), nel secondo, invece, reincontriamo il nostro amico Victor Borge (vi ricordate lo sketch del pianoforte a 4 mani nella Rapsodia Ungherese n. 2 di Liszt?) in compagnia del busto parlante di Ludwig van Beethoven e dell'orso Fozzie. I due filmati sono davvero divertenti e sia Antonio che Giacomo li hanno visti e rivisti tante volte, quindi sono certa che piaceranno a voi e anche ai vostri amici.
"Sdrammatizziamo" la Sonata Chiaro di Luna con due filmati che provengono dal Muppet Show. I Muppet, lo ricorderete forse, sono stati un tormentone televisivo tra il 1976 e il 1981, io ricordo che li guardavo, infatti, quando avevo circa 5/6 anni dalla mia nonna all'ora di pranzo. Si tratta di uno show prodotto in USA che ha come protagonisti delle MARIONETTE-PUPAZZI (= da cui MUPPET).
La schermata iniziale del Muppet Show
Nel primo il protagonista è il pupazzo Rowlf (un simpatico cocker pianista), nel secondo, invece, reincontriamo il nostro amico Victor Borge (vi ricordate lo sketch del pianoforte a 4 mani nella Rapsodia Ungherese n. 2 di Liszt?) in compagnia del busto parlante di Ludwig van Beethoven e dell'orso Fozzie. I due filmati sono davvero divertenti e sia Antonio che Giacomo li hanno visti e rivisti tante volte, quindi sono certa che piaceranno a voi e anche ai vostri amici.
Davvero per puro caso mi è capitato tra le mani questo libro e il titolo mi ha subito catturato: "La vera storia inventata di Beethoven". il piccolo romanzo "nasce dall'idea di far conoscere ai più piccoli, in modo avvinvcente, la figura del grande musicista romantico". L'autrice, Melania Nuara, è una pianista e musicologa di Agrigento, mentre l'illustratore, Rui Sawada, è un giapponese che vive da tempo in Italia e lavora anche come restauratore di opere di pittori famosissimi. L'editore è rueBallu Jeunesse, 15 euro.
Ago e Giulia a Teatro
Il racconto è molto poetico. Ago e Giulia sono due bambini che devono partecipare ad una recita in cui si mette in scena un'opera di Beethoven, il Fidelio che tra l'altro sarà l'opera inaugurale della stagione 2014-15 del Teatro alla Scala di Milano. Ago ha molta paura, anche se gli piace fare l'attore. Il giorno della prima, in Teatro, Ago cade nel seminterrato a causa di una vecchia asse che si rompe. Si alza un po' stordito e si accorge di essere finiti indietro nel tempo. Avrà modo così di incontrare e conoscere Beethoven e di scoprire alcuni lati del suo carattere e alcune sue buffe abitudini. Alla fine, riceverà un biglietto da parte del grande Maestro, in cui lui gli confessa d'aver scritto l'Inno alla gioia (di cui ci siamo a lungo occupati) grazie alle sue parole di incoraggiamento: "... dovevo scrivere una musica potente, perchè tutti gli uomini sentissero questa gioia, come un'esplosione nel petto e si abbracciassero fra loro sentendosi tutti fratelli, sotto un unico cielo." Che bello sarebbe...
Per non lasciarvi senza filmati, come ho fatto nel Post di Mozart in cui consigliavo la bella storia di Mozart bambino della Carminati (se ve lo siete perso andate a cercarlo!), anche qui suggerisco un video adatto ai bimbi più piccoli (fascia d'età 0-3 anni, ma anche a 4 se lo guardano volentieri), della serie Baby Einstein, che si intitola Baby Beethoven e raccoglie una serie di scene animate con giochi e pupazzi, la cui colonna sonora sono solo opere di Beethoven. Riconoscerete la V Sinfonia, L'Inno alla gioia e altri famosissimi temi. Sempre leggermente ipnotico...
Davvero per puro caso mi è capitato tra le mani questo libro e il titolo mi ha subito catturato: "La vera storia inventata di Beethoven". il piccolo romanzo "nasce dall'idea di far conoscere ai più piccoli, in modo avvinvcente, la figura del grande musicista romantico". L'autrice, Melania Nuara, è una pianista e musicologa di Agrigento, mentre l'illustratore, Rui Sawada, è un giapponese che vive da tempo in Italia e lavora anche come restauratore di opere di pittori famosissimi. L'editore è rueBallu Jeunesse, 15 euro.
Ago e Giulia a Teatro
Il racconto è molto poetico. Ago e Giulia sono due bambini che devono partecipare ad una recita in cui si mette in scena un'opera di Beethoven, il Fidelio che tra l'altro sarà l'opera inaugurale della stagione 2014-15 del Teatro alla Scala di Milano. Ago ha molta paura, anche se gli piace fare l'attore. Il giorno della prima, in Teatro, Ago cade nel seminterrato a causa di una vecchia asse che si rompe. Si alza un po' stordito e si accorge di essere finiti indietro nel tempo. Avrà modo così di incontrare e conoscere Beethoven e di scoprire alcuni lati del suo carattere e alcune sue buffe abitudini. Alla fine, riceverà un biglietto da parte del grande Maestro, in cui lui gli confessa d'aver scritto l'Inno alla gioia (di cui ci siamo a lungo occupati) grazie alle sue parole di incoraggiamento: "... dovevo scrivere una musica potente, perchè tutti gli uomini sentissero questa gioia, come un'esplosione nel petto e si abbracciassero fra loro sentendosi tutti fratelli, sotto un unico cielo." Che bello sarebbe...
Per non lasciarvi senza filmati, come ho fatto nel Post di Mozart in cui consigliavo la bella storia di Mozart bambino della Carminati (se ve lo siete perso andate a cercarlo!), anche qui suggerisco un video adatto ai bimbi più piccoli (fascia d'età 0-3 anni, ma anche a 4 se lo guardano volentieri), della serie Baby Einstein, che si intitola Baby Beethoven e raccoglie una serie di scene animate con giochi e pupazzi, la cui colonna sonora sono solo opere di Beethoven. Riconoscerete la V Sinfonia, L'Inno alla gioia e altri famosissimi temi. Sempre leggermente ipnotico...
Amata Immortale (Immortal beloved) è un film del 1994 con la regia di Bernard Rose, lo stesso de Il violinista del diavolo di cui abbiamo recentemente parlato a proposito di David Garret, virtuoso del violino, film biografico su Niccolò Paganini. Gary Oldman è Beethoven, Isabella Rossellini, Jahanna Ter Steege e Valeria Golino sono le tre donne da lui amate di cui si parla nel film, mentre Jeroen Krabbè è Anton Schindler, amico ed esecutore testamentario di Beethoven. La trama del film, che ha una meravigliosa colonna sonora con musiche di Beethoven eseguite da Murray Perahia per i brani per pianoforte e dalla London Symphony Orchestra diretta da Sir Georg Solti, ripercorre l'enigma dell'Amata Immortale (che non ha ancora e forse mai avrà identità certa), cioè la donna a cui Beethoven avrebbe scritto e mai spedito una appassionata lettera d'amore. Nel film si ripercorrono episodi romanzati della vita personale di Beethoven, legati alle sue relazioni amorose in particolare con tre donne e, alla fine, il film dà una sua risposta che però non ha riscontro nelle biogrfie del Maestro. E' comunque ben congeniata e il Film, anche se poteva essere fatto ancora meglio, è comunque piacevole se non altro per la musica e la grande interpretazione di Gary Oldman, che riesce a rendere le molteplici facce della discussa personalità di Beethoven e la sofferenza da lui provata nel vivere il dramma della sua progressiva sordità. Io vi propongo la scena dell'Inno alla gioia, che è la scena quasi finale e che vale l'intero film insieme a quella, molto toccante, in cui lui suona la Sonata Al Chiaro di Luna quando già era quasi sordo, che mi consente di introdurre l'argomento della nostra prossima piccola deviazione musicale, sempre in compagnia di Beethoven.
e Cecilia Voi, la cui recensione pubblico qui sotto a seguire: e le ringrazio entrambe.
AMATA IMMORTALE (Immortal Beloved)
di Bernard Rose
con G. Oldman, J. Krabbé, M. Hofschneider, V. Golino, I. Rossellini, J. Teer Stege
Amata Immortale è uno dei tentativi di inquadrare un personaggio complesso come Beethoven in un racconto breve, come si può definire un film rispetto a un romanzo o a una biografia dettagliata. Compositore imponente per il suo genio e la sua influenza nella nostra cultura, da essere oggetto dell'attenzione di molti sceneggiatori e registi, da Abel Gance all'inizio del Novecento, per arrivare a Battiato con il suo Musikanten di qualche anno fa.
Bernard Rose ne fa volutamente un melodramma, concentrandosi sull'aspetto sentimentale delle vicende beethoveniane, in modo particolare su una lettera mai spedita, ritrovata tra le carte del Maestro dall'amico, violinista e segretario Oskar Schindler. Inizia così un viaggio alla ricerca dell'amata misteriosa per consegnarle quella dichiarazione appassionata di amore eterno.
Tutto si regge su un dato storico: come mai, al momento della morte, accanto a Ludwig c'erano solo due persone, una delle quali una donna? La soluzione proposta da Bernard Rose non è contemplata dai musicologi, però ha un suo senso. Non si può sciupare la sorpresa agli spettatori e perciò non darò indizi. Mi limiterò a segnalare che il film è accurato, con un occhio speciale ai costumi - bellissimi! - e alle scenografie d'epoca. La colonna sonora, diretta da Georg Solti (e al pianoforte Murray Perahia), è naturalmente all'altezza della situazione e Gary Oldman si cala nella parte con eleganza e la giusta dose di follia, eccezionale nel progressivo scivolamento nella sordità. Le nostre attrici Golino e Rossellini - pur ostinandosi a non voler essere doppiate - fanno una bellissima figura in abito lungo, specialmente la Rossellini, con lo sguardo malinconico e dolente di chi ha subito le molte scosse del destino.
Il film vuole solo offrire il piacere del raccontare, e di questo occorre godere, più che pretendere la fedeltà al dato storico. Amata Immortale è la ricerca dell'amore da parte di un uomo solo e quest'amore, nonostante la vita mondana e l'impeto romantico di Beethoven, si rivela molto più semplice e quotidiano di quanto non si possa pensare a prima vista. E forse Beethoven cercava questo: una vita normale, una famiglia sua, che desse stabilità alle sue percezioni musicali estreme. Il limite del film è nell'accantonare l'aspetto più propriamente creativo del suo protagonista, nodo su cui è centrato invece Io e Beethoven di Agnieszka Holland che consiglio senz'altro di vedere.
Il film di Bernard Rose apre comunque una finestra sull'universo tragico di un genio assoluto, che già da bambino sentiva la sua vocazione alla musica come desiderio di amore universale. Lo racconta molto bene la bella sequenza in flash-back alla prima della Nona Sinfonia.
Dai 14-16 anni. (Cecilia Voi)
La lettera all’Immortale Amata e il relativo enigma.
"Ma dopo la sua morte una sua lettera d’amore del 1812 [6-7 luglio A.373] indirizzata al “mio angelo” e “mia immortale amata” fu trovata fra le sue carte. È un’appassionata espressione di sentimento ad una donna che senza dubbio ricambiava il suo amore. La sua identità è discussa; probabilmente si trattava di Antonie Brentano, anche se è possibile si trattasse di Josephine. La lettera è divisa in tre parti, scritte in due giorni successivi, e sembra essere la risposta al desiderio di un’unione completa da parte della donna. Ma nella parte finale Beethoven rinuncia alla possibilità, non solo per il momento, ma per sempre. L’amore non è diminuito. Egli ancora ha bisogno d’amore, ma egli è costretto a riconoscere che non può sposarsi. La lettera probabilmente non fu mai spedita, ed è probabile che sia stata uno sfogo per se stesso più che per la destinataria. B.Cooper [b]" da www.lvbeethoven.it
Ecco la lettera.
[A.373] Ad una donna sconosciuta. Autografo alla Deutsche Staatsbibliotek di Berlino
6 luglio, di mattina Mio angelo, mio tutto, mio io – Solo poche parole per oggi, e addirittura a matita (con la tua). – Non sarò sicuro del mio alloggio fino a domani; che inutile perdita di tempo è tutto ciò! - Perché quest’angoscia profonda, quando parla la necessità – il nostro amore può forse durare senza sacrifici, senza che ciascuno di noi pretenda tutto dall’altro; puoi tu mutare il fatto che tu non sei tutta mia, io non sono tutto tuo? Oh Dio!, rivolgi il tuo sguardo alla bella natura e dà pace al tuo animo per ciò che deve essere. L’amore esige tutto e ben a ragione, così è di me per te e di te per me – Ma tu dimentichi così facilmente che io debbo vivere per me e per te. Se fossimo completamente uniti, tu sentiresti questa dolorosa necessità tanto poco quanto la sento io. Il viaggio è stato orribile. Sono arrivato qui soltanto la mattina alle quattro. Siccome c’erano pochi cavalli la diligenza ha scelto un altro itinerario; ma che strada orribile! Alla penultima stazione mi hanno sconsigliato di viaggiare di notte, hanno cercato di ispirarmi paura d’un bosco, ma ciò non è servito ad altro che a spronarmi – e ho avuto torto. La vettura ha finito con lo sfasciarsi su quell’orribile strada, un semplice sentiero di campagna senza fondo. Se non avessi avuto quei due postiglioni sarei rimasto per strada. Per l’altra strada, quella solita, Esterhàzy con otto cavalli ha avuto la stessa sorte che io con quattro. Tuttavia, in un certo senso la cosa mi ha anche fatto piacere come succede ogni volta che supero felicemente qualche ostacolo. Ora voglio passare in fretta dagli eventi estrinseci a quelli intimi. Confido che ci vedremo presto; ed anche oggi mi manca il tempo per dirti i pensieri che ho rimuginato questi ultimi giorni sulla mia vita. Se i nostri cuori fossero sempre uno vicino all’altro, non mi capiterebbe certo di avere simili pensieri. Il mio cuore trabocca dal desiderio di dirti tante cose. Ahimé, ci sono momenti in cui sento che la parola è inadeguata. Cerca di essere serena – e sii per sempre il mio fedele unico tesoro, il mio tutto, come lo sono io per te. Sono gli dei che debbono provvedere, qualunque possa essere il nostro destino. Il tuo fedele Ludwig
Lunedì sera, 6 luglio Tu stai soffrendo, tu anima mia dilettissima - Proprio adesso mi rendo conto che le lettere debbono essere consegnate di buon mattino, lunedì – o giovedì – gli unici giorni in cui da qui parte la posta per “K” - Tu soffri – Oh! dovunque io sia, tu sei con me - Io farò in modo che tu ed io ……… che io possa vivere con te. Quale vita!!! Quale essa è ora!!!! senza di te – perseguitato qua e là dalla bontà della gente, una bontà credo – che vorrei meritare quanto poco invece la merito – omaggio dell’uomo all’uomo – questo mi addolora – e se considero me stesso nella cornice dell’universo, che cosa sono io e che cosa è colui – che è detto il più grande degli uomini – eppure – è qui che si ritrova l’elemento divino dell’uomo – Io piango se penso che soltanto sabato riceverai le mie prime notizie – Per quanto tu mi ami - io però ti amo di più – ma tu però non ti celare mai a me – buona notte – Poiché faccio la cura dei bagni, debbo andare a dormire. Oh Dio – così vicini! Così lontani! Non è una creazione del cielo il nostro amore? – e quel che più conta, altrettanto salda che il firmamento celeste?
Buon giorno, 7 luglio Anche a letto i miei pensieri corrono a te, mia immortale amata, lieti, talvolta, poi di nuovo tristi, in attesa di sapere se il destino ci esaudirà - Per affrontare la vita, io debbo vivere esclusivamente con te, oppure non vederti mai. Sì, ho deciso di andare errando lontano, fino a quando potrò volare fra le tue braccia, dirmi davvero a casa mia presso di te e, circondato dalle tue braccia, lasciare che la mia anima sia trasportata nel regno degli spiriti beati – Ahimé, purtroppo deve essere così – Tu ti rassegnerai, tanto più perché tu conosci la mia fedeltà verso di te, mai alcun’altra donna potrà possedere il mio cuore, mai – mai – Oh Dio, perché si deve star lontani da chi si ama tanto; eppure la mia vita a V[ienna] in questo momento è una vita atroce – Il tuo amore ha fatto di me il più felice ed il più infelice dei mortali – Ora alla mia età, avrei bisogno di regolarità e di stabilità nella mia vita – può accordarsi questo con i nostri rapporti? Angelo mio, proprio ora vengo a sapere che la posta parte tutti i giorni – e debbo perciò terminare, in modo che tu possa ricevere subito la lettera - Sii calma; soltanto considerando con calma la nostra esistenza, possiamo raggiungere il nostro scopo che è di vivere assieme – Sii calma – amami – Oggi – ieri – che struggente desiderio, fino alle lagrime, di te – di te – te – vita mia – mio tutto, addio. Oh continua, continua ad amarmi – non disconoscere mai il fedelissimo cuore del tuo amato eternamente tuo eternamente mia eternamente l’uno dell’altro L.
Amata Immortale (Immortal beloved) è un film del 1994 con la regia di Bernard Rose, lo stesso de Il violinista del diavolo di cui abbiamo recentemente parlato a proposito di David Garret, virtuoso del violino, film biografico su Niccolò Paganini. Gary Oldman è Beethoven, Isabella Rossellini, Jahanna Ter Steege e Valeria Golino sono le tre donne da lui amate di cui si parla nel film, mentre Jeroen Krabbè è Anton Schindler, amico ed esecutore testamentario di Beethoven. La trama del film, che ha una meravigliosa colonna sonora con musiche di Beethoven eseguite da Murray Perahia per i brani per pianoforte e dalla London Symphony Orchestra diretta da Sir Georg Solti, ripercorre l'enigma dell'Amata Immortale (che non ha ancora e forse mai avrà identità certa), cioè la donna a cui Beethoven avrebbe scritto e mai spedito una appassionata lettera d'amore. Nel film si ripercorrono episodi romanzati della vita personale di Beethoven, legati alle sue relazioni amorose in particolare con tre donne e, alla fine, il film dà una sua risposta che però non ha riscontro nelle biogrfie del Maestro. E' comunque ben congeniata e il Film, anche se poteva essere fatto ancora meglio, è comunque piacevole se non altro per la musica e la grande interpretazione di Gary Oldman, che riesce a rendere le molteplici facce della discussa personalità di Beethoven e la sofferenza da lui provata nel vivere il dramma della sua progressiva sordità. Io vi propongo la scena dell'Inno alla gioia, che è la scena quasi finale e che vale l'intero film insieme a quella, molto toccante, in cui lui suona la Sonata Al Chiaro di Luna quando già era quasi sordo, che mi consente di introdurre l'argomento della nostra prossima piccola deviazione musicale, sempre in compagnia di Beethoven.
e Cecilia Voi, la cui recensione pubblico qui sotto a seguire: e le ringrazio entrambe.
AMATA IMMORTALE (Immortal Beloved)
di Bernard Rose
con G. Oldman, J. Krabbé, M. Hofschneider, V. Golino, I. Rossellini, J. Teer Stege
Amata Immortale
è uno dei tentativi di inquadrare un personaggio complesso come
Beethoven in un racconto breve, come si può definire un film rispetto a
un romanzo o a una biografia dettagliata. Compositore imponente per il
suo genio e la sua influenza nella nostra cultura, da essere oggetto
dell'attenzione di molti sceneggiatori e registi, da Abel Gance
all'inizio del Novecento, per arrivare a Battiato con il suo Musikanten di qualche anno fa.
Bernard
Rose ne fa volutamente un melodramma, concentrandosi sull'aspetto
sentimentale delle vicende beethoveniane, in modo particolare su una
lettera mai spedita, ritrovata tra le carte del Maestro dall'amico,
violinista e segretario Oskar Schindler. Inizia così un viaggio alla
ricerca dell'amata misteriosa per consegnarle quella dichiarazione
appassionata di amore eterno.
Tutto si regge su un dato
storico: come mai, al momento della morte, accanto a Ludwig c'erano solo
due persone, una delle quali una donna? La soluzione proposta da
Bernard Rose non è contemplata dai musicologi, però ha un suo senso. Non
si può sciupare la sorpresa agli spettatori e perciò non darò indizi.
Mi limiterò a segnalare che il film è accurato, con un occhio speciale
ai costumi - bellissimi! - e alle scenografie d'epoca. La colonna
sonora, diretta da Georg Solti (e al pianoforte Murray Perahia), è naturalmente all'altezza della
situazione e Gary Oldman si cala nella parte con eleganza e la giusta
dose di follia, eccezionale nel progressivo scivolamento nella sordità.
Le nostre attrici Golino e Rossellini - pur ostinandosi a non voler
essere doppiate - fanno una bellissima figura in abito lungo,
specialmente la Rossellini, con lo sguardo malinconico e dolente di chi
ha subito le molte scosse del destino.
Il film vuole solo
offrire il piacere del raccontare, e di questo occorre godere, più che
pretendere la fedeltà al dato storico. Amata Immortale è la
ricerca dell'amore da parte di un uomo solo e quest'amore, nonostante la
vita mondana e l'impeto romantico di Beethoven, si rivela molto
più semplice e quotidiano di quanto non si possa pensare a prima vista. E
forse Beethoven cercava questo: una vita normale, una famiglia sua, che
desse stabilità alle sue percezioni musicali estreme. Il limite del
film è nell'accantonare l'aspetto più propriamente creativo del suo
protagonista, nodo su cui è centrato invece Io e Beethoven di Agnieszka Holland che consiglio senz'altro di vedere.
Il
film di Bernard Rose apre comunque una finestra sull'universo tragico
di un genio assoluto, che già da bambino sentiva la sua vocazione alla
musica come desiderio di amore universale. Lo racconta molto bene la
bella sequenza in flash-back alla prima della Nona Sinfonia.
Dai 14-16 anni. (Cecilia Voi)
La lettera all’Immortale Amata e il relativo enigma.
"Ma dopo la sua morte una sua lettera d’amore del 1812 [6-7 luglio
A.373] indirizzata al “mio angelo” e “mia immortale amata” fu trovata
fra le sue carte. È un’appassionata espressione di sentimento ad una
donna che senza dubbio ricambiava il suo amore. La sua identità è
discussa; probabilmente si trattava di Antonie Brentano, anche se è
possibile si trattasse di Josephine. La lettera è divisa in tre parti,
scritte in due giorni successivi, e sembra essere la risposta al
desiderio di un’unione completa da parte della donna. Ma nella parte
finale Beethoven rinuncia alla possibilità, non solo per il momento, ma
per sempre. L’amore non è diminuito. Egli ancora ha bisogno d’amore,
ma egli è costretto a riconoscere che non può sposarsi. La lettera
probabilmente non fu mai spedita, ed è probabile che sia stata uno
sfogo per se stesso più che per la destinataria. B.Cooper [b]" da www.lvbeethoven.it
Ecco la lettera.
[A.373] Ad una donna sconosciuta. Autografo alla Deutsche Staatsbibliotek di Berlino
6 luglio, di mattina
Mio angelo, mio tutto, mio io – Solo poche parole per oggi, e
addirittura a matita (con la tua). – Non sarò sicuro del mio alloggio
fino a domani; che inutile perdita di tempo è tutto ciò! - Perché
quest’angoscia profonda, quando parla la necessità – il nostro amore
può forse durare senza sacrifici, senza che ciascuno di noi pretenda
tutto dall’altro; puoi tu mutare il fatto che tu non sei tutta mia, io
non sono tutto tuo? Oh Dio!, rivolgi il tuo sguardo alla bella natura e
dà pace al tuo animo per ciò che deve essere. L’amore esige tutto e
ben a ragione, così è di me per te e di te per me – Ma tu dimentichi così facilmente che io debbo vivere per me e per te. Se
fossimo completamente uniti, tu sentiresti questa dolorosa necessità
tanto poco quanto la sento io. Il viaggio è stato orribile. Sono
arrivato qui soltanto la mattina alle quattro. Siccome c’erano pochi
cavalli la diligenza ha scelto un altro itinerario; ma che strada
orribile! Alla penultima stazione mi hanno sconsigliato di viaggiare di
notte, hanno cercato di ispirarmi paura d’un bosco, ma ciò non è
servito ad altro che a spronarmi – e ho avuto torto. La vettura ha
finito con lo sfasciarsi su quell’orribile strada, un semplice sentiero
di campagna senza fondo. Se non avessi avuto quei due postiglioni sarei
rimasto per strada. Per l’altra strada, quella solita, Esterhàzy con
otto cavalli ha avuto la stessa sorte che io con quattro. Tuttavia, in
un certo senso la cosa mi ha anche fatto piacere come succede ogni
volta che supero felicemente qualche ostacolo. Ora voglio passare in
fretta dagli eventi estrinseci a quelli intimi. Confido che ci vedremo
presto; ed anche oggi mi manca il tempo per dirti i pensieri che ho
rimuginato questi ultimi giorni sulla mia vita. Se i nostri cuori
fossero sempre uno vicino all’altro, non mi capiterebbe certo di avere
simili pensieri. Il mio cuore trabocca dal desiderio di dirti tante
cose. Ahimé, ci sono momenti in cui sento che la parola è inadeguata.
Cerca di essere serena – e sii per sempre il mio fedele unico tesoro,
il mio tutto, come lo sono io per te. Sono gli dei che debbono
provvedere, qualunque possa essere il nostro destino.
Il tuo fedele
Ludwig
Lunedì sera, 6 luglio
Tu stai soffrendo, tu anima mia dilettissima - Proprio adesso
mi rendo conto che le lettere debbono essere consegnate di buon
mattino, lunedì – o giovedì – gli unici giorni in cui da qui parte la
posta per “K” - Tu soffri – Oh! dovunque io sia, tu sei con me - Io
farò in modo che tu ed io ……… che io possa vivere con te. Quale vita!!!
Quale essa è ora!!!! senza di te – perseguitato qua e là dalla bontà
della gente, una bontà credo – che vorrei meritare quanto poco invece
la merito – omaggio dell’uomo all’uomo – questo mi addolora – e se
considero me stesso nella cornice dell’universo, che cosa sono io e che
cosa è colui – che è detto il più grande degli uomini – eppure – è qui
che si ritrova l’elemento divino dell’uomo – Io piango se penso che
soltanto sabato riceverai le mie prime notizie – Per quanto tu mi ami -
io però ti amo di più – ma tu però non ti celare mai a me – buona
notte – Poiché faccio la cura dei bagni, debbo andare a dormire. Oh Dio
– così vicini! Così lontani! Non è una creazione del cielo il nostro
amore? – e quel che più conta, altrettanto salda che il firmamento
celeste?
Buon giorno, 7 luglio
Anche a letto i miei pensieri corrono a te, mia immortale
amata, lieti, talvolta, poi di nuovo tristi, in attesa di sapere se il
destino ci esaudirà - Per affrontare la vita, io debbo vivere
esclusivamente con te, oppure non vederti mai. Sì, ho deciso di andare
errando lontano, fino a quando potrò volare fra le tue braccia, dirmi
davvero a casa mia presso di te e, circondato dalle tue braccia,
lasciare che la mia anima sia trasportata nel regno degli spiriti beati –
Ahimé, purtroppo deve essere così – Tu ti rassegnerai, tanto più
perché tu conosci la mia fedeltà verso di te, mai alcun’altra donna
potrà possedere il mio cuore, mai – mai – Oh Dio, perché si deve star
lontani da chi si ama tanto; eppure la mia vita a V[ienna] in questo
momento è una vita atroce – Il tuo amore ha fatto di me il più felice
ed il più infelice dei mortali – Ora alla mia età, avrei bisogno di
regolarità e di stabilità nella mia vita – può accordarsi questo con i
nostri rapporti? Angelo mio, proprio ora vengo a sapere che la posta
parte tutti i giorni – e debbo perciò terminare, in modo che tu possa
ricevere subito la lettera - Sii calma; soltanto considerando con calma
la nostra esistenza, possiamo raggiungere il nostro scopo che è di
vivere assieme – Sii calma – amami – Oggi – ieri – che struggente
desiderio, fino alle lagrime, di te – di te – te – vita mia – mio
tutto, addio. Oh continua, continua ad amarmi – non disconoscere mai il
fedelissimo cuore del tuo amato
eternamente tuo
eternamente mia
eternamente l’uno dell’altro L.
La copertina del libro illustrato da Nicoletta Costa
Continuiamo a conoscere l'Inno alla Gioia di Beethoven e anticipiamo la nostra consueta "lettura musicale", che generalmente ci accompagna tra un viaggio e l'altro, con un libro per bambini della Scuola Materna e Primaria, perchè contiene, in un Audio CD l' Inno alla Gioia, versione per pianoforte, e dell'Inno alla Gioia racconta... : questo delizioso libro, edito da Gallucci, si intitola "Il gatto di Beethoven" ed è illustrato da Nicoletta Costa, che tutti voi conoscerete senz'altro, perchè è una delle più famose illustratrici di libri per bambini (16,50 euro). La storia, che racconta un episodio inventato, ispirato alla vita di Ludwig van Beethoven e in particolare alla sua sordità, è scritta da Roberto Calogiuri, che è uno scrittore "per grandi" che però ha deciso di scrivere una storia "per piccoli". Ha deciso di scrivere una storia su Beethoven perchè ama la musica lirica e classica e ha incluso nella storia un gatto perchè ha ben tre gatti!
La storia racconta di Beethoven che stava diventando sordo (e questo è vero, perchè Beethoven compose la IX sinfonia da completamente sordo... pensate un po'!).
Beethoven trova un gatto...
Una sera, Beethoven tornava a casa sotto un forte temporale e trovò un gattino sul suo cammino e decise di portarlo a casa sua. Lo chiamò Fidelio e divenne il suo più caro amico e compagno. Fidelio guardava sempre il suo padrone mentre componeva e suonava il pianoforte. E dormiva persino con lui. Un giorno Beethoven era particolarmente inquieto perchè non riusciva a comporre la fine della sua IX sinfonia.
Lo aiutò Fidelio... ah a proposito, Fidelio non è un nome scelto a caso, è anche il titolo dell'unica opera lirica scritta da Beethoven (che sarà quest'anno alla Scala l'8 dicembre 2014 per l'inaugurazione della nuova stagione!). Fidelio decise proprio in quei momenti di difficoltà del Maestro di inseguire una mosca... le sue zampette lasciarono dei segni rotondi sulla vernice lucida del pianoforte... incredibile! Fidelio aveva composto involontariamente, con le sue zampe, l'Inno alla Gioia!
Beethoven trionfa grazie al suo gatto...
L'opera fu poi eseguita integralmente nel 1824 a Vienna e fu un vero trionfo. Questa storia mi è piaciuta molto ed è piaciuta anche ai miei figli, soprattutto a Giacomo (4 anni). Aiuta a familiarizzare con la figura di Beethoven, con l'Inno alla Gioia e con il Fidelio... sia come opera... sia come gatto!