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giovedì 30 aprile 2015

Animazione d'essai: "The Conductor" (Danimarca)

Direttore d'Orchestra nell'animazione di Marcussen
Proseguiamo ad approfondire il discorso dul Direttore d'Orchestra, chiamato anche Maestro o, in inglese, Conductor. Vi propongo un cortometraggio animato davvero "raro" e particolare, direi un Cult per chi ama ciò che è un po' fuori dagli schemi ed è opera d'arte in sè. Si tratta di un cartoon del 1978 di un artista danese, Lejf Marcussen, che comincia a sperimentare all'interno della Danmarks Radio il suo cinema non verbale, nel totale rifiuto della trama e della sceneggiatura. Egli guarda a livello strutturale al linguaggio della musica, cercando una combinazione ideale di suoni e immagini, concependola come work in progress. Questo cartoon è un divertissement con disegni caricaturali, anche se abbastanza realistici, di un Maestro che non riesce a controllare i propri arti.

Un'altra immagine del corto
Marcussen fa parte della scuola scandinava che dimostra di conoscere assai bene il mondo dell'animazione come quello delle arti e della musica e si riconosce a livello formale per l'utilizzo di tecniche non costose o a bassa frequenza tecnologica. Evitano i toni evasivi e zuccherosi sia quelli paternalistici.

I movimenti iniziali del volto del direttore sono meravigliosi. Poi si passa alle mani mentre la testa continua a girarsi. Poi comincia a perdere il controllo e diventa molto buffo. Finchè le parti del corpo assumono una loro autonomia incontrollata...

La musica è di Hector BerliozOuverture "Le Carnavaille romaine"


mercoledì 29 aprile 2015

Il Direttore d'Orchestra: THE HOFFNUNG MAESTRO

Maestro
Un altro esilarante cartoon della serie Hoffnung, che questa volta dedicheremo a tutti i Direttori d'orchestra o aspiranti tali. Si parla infatti del "sogno" di dirigere che forse ha accarezzato ciascuno di noi, da bambino o anche da grande. In questo episodio è l'addetto alla sala di un teatro che "sogna" di diventare "Maestro" per una sera. 

Lo vediamo mentre sistema il podio e i leggii dei Professori d'orchestra prima che la gente riempia il teatro per un concerto sinfonico. Poi sistema il frac del Maestro e, spolverandolo, decide, preso da una sorta di raptus onirico, di infilarselo, salire sul podio e far finta di dirigere un'intera orchestra con teatro pieno di gente (in realtà solo un gatto seduto su una delle poltrone di platea... Il cartoon fa il verso alle diciture che ci sono nelle partiture e riguardano l'espressione e le dinamiche dell'esecuzione musicale. 

Si comincia da AFFETTUOSO e SCHERZANDO con Chaikowskij e immagini sognate di bambini danzanti nel bosco; CON DELICATEZZA, CON AMORE sulle note di Chopin, RELIGIOSO con l'organo e la Marcia Nuziale di Wagner e una divagazione Jazz in DIABOLICO per tornare alla marcia in POMPOSO e MOLTO POMPOSO. DOLOROSO e MOLTO DOLOROSO scatena le lacrime di tutti, lacrime che allagano il teatro! AMOROSO e un bimbo da cullare che piange FORTISSIMO... DIMINUENDO... MOLTO DIMINUENDO... DOLCE... APPASSIONATO... VIGOROSO... FURIOSO... tutto poi si acquieta, il Maestro, sudato e trasfigurato ripone la bacchetta e torna nei suoi vecchi abiti e lascia, malinconico, il teatro.

martedì 28 aprile 2015

Libro di lettura: Una giornata eroica

Copertina del libro
Alla Biblioteca di Alice di Parma si trovano tesori nascosti tra gli scaffali. Questo è un libro "musicale" piuttorso recente, del 2009, edito da FeltrinelliKids e scritto da Matthieu Mantanus (vedi Sito ufficiale), giovane Direttore d'Orchestra svizzero. Si intitola "Una giornata eroica, I segreti dell'orchestra e l'Eroica di Beethoven raccontati durante una prova" (14 euro per chi lo volesse acquistare in libreria). E' adatto ai bambini e ai ragazzi dagli 8 anni. Le graziose illustrazioni sono di Allegra Agliardi.

Nella PREMESSA l'autore espone due malintesi che stanno alla base dell'allontanamento dei giovani dalla musica classica.
1. la parola "classica" che indica ormai più un pubblico di riferimento (persone benestanti e su d'età) più che uno stile musicale e che racchiude in sè troppi secoli di musica così diversa.
2. la musica per giovani è solo quella pop e rock, perchè la classica sarebbe difficile, noiosa, roba da vecchi... 

Questi sono luoghi comuni sbagliati e il nostro compito quali amanti della musica è quello di dimostrarlo. 

Beethoven scrisse l'Eroica a poco più di trent'anni! Non era certo vecchio! E Beethoven si ispira ad ideali che valgono oggi come allora.

Il problema, dice l'autore (e noi sottoscriviamo) è che a scuola si dedica alla musica  poco tempo e nel modo sbagliato. 

"Certo, c'è anche chi si impegna ad invertire la tendenza: insegnanti motivati che sanno appassionare gli allievi... direttori artistici lungimiranti che programmano cicli di concerti pensati per i più piccoli....genitori pazienti"... e Piccoli Viaggi Musicali! "Gocce preziose, che però purtroppo molto spesso vanno perdute in un mare troppo grande.
E' importante che i grandi - genitori, nonni, zii, insegnanti, fratelli maggiori - aiutino i piccoli ad avvicinarsi alla musica, tutta, senza preconcetti, con curiosità: è importante che li prendano per mano per varcare insieme a loro senza paura le porte delle sale da concerto e dei teatri" ... come non essere d'accordo? E noi, nel nostro piccolo, ci proviamo!

Capitolo I
Il libro è un racconto, ma anche un piccolo manualetto per imparare a conoscere gli strumenti musicali, come "funziona" un'orchestra, i ruli dei diversi musicisti e l'Eroica di Beethoven, che è una delle sue 9 Sinfonie, la III.

Come il nostro blog, anche questa avventura è una specie di "viaggio": la prima volta di Cecilia, 6 anni, in Teatro per assistere alle prove dell'Eroica, diretta dal suo papà, in compagnia di suo fratello maggiore Ludovico, che studia violino da 3 anni (ne ha 11).

Cecilia si prepara per fare la sua prima esperienza in teatro. E' eccitata e fa mille domande, che "servono" a noi lettori a rispondere a domande che potremmo tranquillamente farci se non siamo degli assidui frequentatori di teatri o se abbiamo 8/12 anni... "Quanti musicisti ci sono in un'orchestra?" (circa 60 ma anche di più) ... "Quanti violini?" (circa 30 o di più)

Una marea di violini
 "Dove sono i tamburi?" (i tamburi si chiamano TIMPANI! E stanno dietro). Perchè si chiamano timpani come quelli delle orecchie? (perchè hanno anche loro una membrana tesa). 

Come abbiamo fatto spesso noi (Antonio, Giacomo ed io), anche Cecilia, Ludovico e il loro papà vanno a teatro in bici! E per strada vedono la locandina che annuncia il concerto del papà:

Il concerto del papà
"Cos'è l'Eroica?" (una sinfonia di Beethoven). "Cos'è una SINFONIA?" (un pezzo di musica scritto per far suonare insieme tutta l'orchestra). 

Domanda dopo domanda, i tre arrivano in teatro. 

Inizia la prova
"Perchè papà ti chiamano MAESTRO?" (Maestro è il modo con cui si chiama il Direttore d'orchestra, mentre i musicisti sono PROFESSORI). 

CECILIA DESCRIVE POI QUELLO CHE VEDE, cioè il teatro prima delle prove. Gli strumenti, i leggii, le luci, chi si muove in sala, i preparativi... tutte osservazioni molto interessanti, soprattutto per chi non ha occasione di poter partecipare ad una prova dell'orchestra. E' un'esperienza molto affascinante che consiglierei a tutti, ma non sempre è così facile accedere alle prove. Molti teatri, ma non tutti, organizzano delle "prove aperte" e sono occasioni da non perdere. 

Cecilia si innamora del fagotto
Cecilia si "innamora" del FAGOTTO e decide che quello sarà il suo strumento! (è uno strumento meraviglioso, ma è anche tra i più costosi!...)

Ludovico vede in teatro Giulia, una ragazzina che gli piace, della sua scuola, figlia del primo flauto dell'orchestra. Al viaggio alla scoperta degli strumenti musicali si intreccia la tenera storia d'amore tra Giulia e Ludovico.


Cecilia si mette vicino alla timpanista, veronica, che le spiega tante cose interessanti sul suo strumento. E poi le spiega anche il ruolo del PRIMO VIOLINO, quello dei CAPI SEZIONE e quello del suo papà, il DIRETTORE D'ORCHESTRA. Le spiega poi le FAMIGLIE DEGLI STRUMENTI: ARCHI, OTTONI, LEGNI, PERCUSSIONI e alcune loro caratteristiche.


Cecilia osserva il papà con ammirazione, mentre comincia il suo lavoro. Beethoven, come sapete, srava diventando sordo e la musica la sentiva tutta dentro di sè. "Gianni, che la leggeva 200 anni dopo, era un po' come un detective che cerca nelle note gli indizi per capire il senso della frase musicale..."

"Ma tu, papà, cosa servi all'orchestra?" è la domanda dei figli di Gianni e, forse, anche la vostra se siete dei ragazzi che non sono figli di musicisti. Leggete questo libro e scoprirete questo insieme a mille altri "segreti" del mondo dell'orchestra e della musica.

Impariamo anche che la musica davanti ai Professori d'orchestra si chiama PARTE, mentre il librone davanti al Maestro è la PARTITURA (aggiungo io). E impariamo a cosa servono i gesti di un direttore d'orchestra, che di certo non muove a caso le sue mani e la BACCHETTA nell'aria. 


Impariamo anche alcune nozioni musicali: cosa sono gli ACCENTI, le PAUSE, cosa significa FORTISSIMO, cos'è una FRASE. E anche cosa vuol dire CAMBIARE ARCATA, cosa sono la PUNTA e il TALLONE di un ARCO. 

Capiamo cosa vuol dire SUONARE INSIEME. 

A questo punto prosegue l'avventura di Ludovico e Giulia, che si incontrano. Giulia dice a Ludovico di aver visto un fantasma nascosto nel PALCO REALE. Ludovico inizialmente sostiene la non esistenza dei fantasmi, ma poi si lascia convincere e per un attimo il fantasma pare esserci... chi sarà?



Si percorre poi la storia dell'EROICA. Perchè fu scritta, quando e perchè si chiama così. In origine Beethoven, amante degli ideali della Rivoluzione Francese di uguaglianza e libertà, intendeva dedicare l'opera a Napoleone, ma in un secondo momento, deluso dal mutamento in senso tirannico della di lui politica, stracciò la dedica e la intitolò EROICA in onore di un grand'uomo non specificato. 


Breve storia della vita di Beethoven con la descrizione della sua difficile infanzia con un padre sempre ubriaco e a volte violento che lo costringeva ad ore e ore di esercizio al pianoforte (e se non lo avesse fatto?... mi chiedo io... ci sarebbe stato Beethoven? Bella domanda vero?). Il suo trasferimento a Vienna e gli studi con Haydn.


L'impegno di Beethoven con il pianoforte e la composizione, il suo successo, ma il suo scorbutico carattere forse soprattutto a causa della sordità che lo stava lentamente colpendo: un vero dramma per ogni uomo ma ancor di più per un musicista!

Si prosegue con la direzione del papà. "Il papà aveva lo sguardo perso nel nulla, era immobile e tutti aspettavano un suo cenno per cominciare a suonare". 

"Battuta 50..." così un Maestro si rivolge ai musicisti per far capire il punto esatto su cui vuole far notare loro qualcosa durante le prove. 

"Ma Beethoven era triste mentre scriveva questa sinfonia?" chiede Ludovico. Domanda che apre tutta una interessantissima spiegazione sull'ispirazione musicale e le regole dell'epoca "classica" della quale Beethoven è parte. Non sempre, anzi quasi mai allora i musicisti componevano perchè volevano esprimere dei loro sentimenti (come noi pensiamo che facciano oggi tutti gli artisti...). Una volta i musicisti erano a servizio di ricchi signori che "commissionavano" loro delle opere che dovevano rispondere a precise loro esigenze! Altro che ispirazione del momento!

"Cos'è un QUARTETTO?" (Un brano per 4 strumenti).


E si passa all'epoca ROMANTICA ove regna più libertà per l'artista. Ma più difficoltà a guadagnarsi di che vivere! 

Il secondo movimento dell'Eroica si chiama MARCIA FUNEBRE. Non si sa esattamente perchè la scrisse, ma si capisce che è un momento drammatico. Forse la morte dei suoi ideali di libertà? O la guerra che porta sempre distruzione e morte?

Si parla poi del significato di RIPETIZIONE E CONTRASTO in una composizione... come vedete il libro tratta anche di temi e termini molto tecnici che è assai utile conoscere anche se non si è musicisti, perchè più si conosce del mondo della musica e più si riesce ad apprezzarlo. E non è vero che sono cose troppo complicate! Solo che purtroppo non c'è nessuno che le insegna!

"Cosa s'intende allora per MUSICA CLASSICA?" E qui si torna alle riflessioni da cui si era partiti e all'equivoco che sta alla base di questa generalizzazione. 




La prova finisce. Si torna a casa. Cecilia era stata bravissima e il suo papà era fiero e commosso. 

Cecilia e Ludovico e Giulia scoprono l'identità del misterioso "fantasma" di cui non vi ho rivelato molto per non rovinarvi la lettura di questo libro! 

Cecilia è esaltatissima e vorrebbe, da grande, suonare il fagotto o i timpani... ma per farlo, occorre studiare tantissimo! E questo, cari ragazzi che leggete questo libro, dovete mettervelo in testa da subito. La vita del musicista è meravigliosa, ma comporta molto studio, alcune rinunce, tanta determinazione, forza di volontà, passione, amore per la musica totale. 

Ascolta l'Eroica di Beethoven cliccando qui: Eroica, Karajan, Berliner 
I. Allegro con brio
II. Marcia funebre. Adagio assai
III. Scherzo. Allegro vivace & IV Finale. Allegro molto

E per concludere questa bellissima immagine accompagnata da un'altrettanto bella frase:



Buona orchestra a tutti!


lunedì 27 aprile 2015

Strumenti musicali: Toot, Whistle, Plunk and Boom

Locandina del Corto Disney 1953
Ormai siamo in viaggio da parecchio tempo ed è opportuno che i viaggiatori "musicali" abbiano ben chiare le differenze tra i vari strumenti che compongono un'orchestra. Abbiamo visto l'interessantissimo documentario in cui Berry Tackwell spiegava la storia e il funzionamento del Corno (Vedi Lezione sul corno), che è stato tra i Post più cliccati in assoluto dell'intero Blog in questo primo anno di attività. Era però un filmato adatto più ad un pubblico maturo... questo Cartoon della Disney del 1953, il primo in Cinema Scope, offre una divertente Storia degli strumenti musicali con qualche nozione-base sul loro funzionamento, che potete tranquillamente proporre a bimbi e ragazzi di tutte le età e non spiega solo il funzionamento degli ottoni, ma anche degli altri strumenti a fiato, degli archi e delle percussioni a partire dall'età della pietra fino ai giorni nostri in poco più di 10 minuti... nei successivi Post, vedremo poi alcuni libri per approfondire alcuni singoli strumenti. Già molti ne abbiamo presentati e ancora altri ne presenteremo. Starà a voi scegliere i vostri preferiti.

I primitivi strumenti musicali
La storia parte dagli uomini primitivi, che erano in grado di esprimere solo Toot, Whistle, Plunk and Boom... cioè una pernacchia, un fischio, un pizzicato di corda e un boom su qualche superficie...  ma questi suoni e tecniche base sono state fondamentali per la nascita e il successivo sviluppo degli strumenti musicali moderni e delle grandi famiglie di strumenti, tra le quali gli archi:

Gli archi
...gli ottoni:



... e poi il pianoforte e gli altri strumenti a percussione:

Un gran...gran coda!
Ed ecco il cartone animato che, per la tecnica utilizzata, è abbastanza diverso dal "solito" Disney cui siamo abituati. E' in inglese, ma su you tube trovate anche la versione in italiano, ma come ormai sapete, preferisco proporre l'originale e costringere i bambini ad ascoltare anche un po' di inglese oltre a tanta musica! Buon divertimanto...

sabato 25 aprile 2015

Le Variazioni Goldberg di Pietro De Maria

Pietro De Maria alla Casa della Musica
La Cappella Sistina della Musica: le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach. Al pianoforte uno dei pianisti più noti, attivi e apprezzati del panorama internazionale: Pietro De Maria www.pietrodemaria.com 


Ora, a caldo, le impressioni della serata alla Casa della Musica di Parma, giovedí 23 aprile 2015. La sala aveva qualche posto vuoto. Più di 150 persone ma meno di 200, il che è deprimente se pensiamo a chi c'è al pianoforte e a cosa suona. Età media del pubblico... di sicuro io (39 anni) contribuivo ad abbassarla e non ad alzarla, ma c'era qualcuno pià giovane di me... magra consolazione, ma importante. Però tutti e 170 sono stati immobili, in religioso silenzio, assorti, attenti per l'intera durata delle Variazioni Goldberg (circa 80 minuti). Nessun colpo di tosse, starnuto, caramella, sacchetto, soffiata di naso... sembra una considerazione banale, ma invece è densa di significato. Le sale da concerto sono spesso piene di gente che non si sa bene per quale ragione sia lì: signore che manovrano di continuo la borsetta, altri che non smettono di mandare messaggi con il cellulare in modalità silenzioso (e non sempre...), altri ancora che consultano l'orologio di continuo. Ieri sera poche persone, ma di certo unite dalla medesima grande passione e consapevoli di essere lì a condividere un'esperienza irripetibile. C'era anche chi seguiva la musica portata da casa.



Era la mia prima volta delle Goldberg dal vivo e la prima volta che ascoltavo De Maria. Non ho le competenze per fare una critica musicale dal punto di vista tecnico pianistico, ma ho sufficiente cuore ed esperienza "in sala"per farne una emotiva. 

Ho gurdato le sue mani, volare sulla tastiera, accarezzarla, sprofondare nei tasti; ho chiuso gli occhi, spesso. Credo che riuscire a suonare le Goldberg sia un punto d'arrivo, ma anche un nuovo inizio di maturità per un pianista. Non posso nemmeno immaginare cosa si possa provare. Di certo la differenza tra De Maria e me è maggiore di quella che passa tra me e un organismo unicellulare. Il senso di profonda meraviglia è il primo sentimento che provo di fronte ad un musicista. Il secondo è ammirazione, perchè so quanto ci sia dietro ad un'ora e venti di musica fatta così. Quanta dedizione, studio, determinazione, sacrificio, passione, attenzione. Ogni nota è stata pensata, provata, analizzata. Ogni dito ha un suo peso, che dà ad ogni nota un diverso suono. Anche le note di un accordo hanno pesi diversi per fare emergere particolarità che un modo di suonare meccanico non farebbe notare. Scelte personali, ma nel caso di De Maria mai estreme, nel senso che mai si sente lo spirito di Bach snaturato, nemmeno quando egli sfrutta al massimo le potenzialità del pianoforte. Il terzo sentimento è la gratitudine. Perchè grazie a musicisti del calibro di De Maria anche i non musicisti ma amanti della musica come me possono almeno sfiorare l'assoluto o, come scrisse Toscanini in una delle sue lettere appassionate, il "troppo d'assoluto".

"Le opere per tastiera di Bach esigono che le 10 dita siano indipendenti l'una dall'altra. E se lo sono, possono essere ricongiunte per creare un'unità". (Daniel Barenboim)

Bach c'è. In tutta la sua imponenza e oserei dire arditezza, in un'opera che va a trovare dei suoni incredibilmente moderni, oltre a costringere l'esecutore a far sfoggio di una tecnica che lascia senza parole. E con Bach c'è sempre anche un senso di profonda religiosità. Ascoltando Bach e soprattutto dal vivo è il momento della vita in cui più percepisco la possibilità dell'esistenza del divino. C'è Dio, con Bach. E ci si arriva vicini. Più che con una preghiera.

Le Goldberg hanno il potere di coinvolgere nel loro vortice ininterrotto persone di ogni età e livello culturale. Antonio le ascolta spesso e spesso al pianoforte ricrea quello che ricorda, anche lui trasportato in un mondo per lui "magico". Ad un bambino mancano sicuramente delle grandi fette di "vissuto". Certe sofferenze, la sensualità, i ricordi lontani... ma nonostante tutto anche il bambino riesce a far sua la musica sia nell'ascolto che nell'esecuzione, con i suoi mezzi, ovviamente. E questo è magnifico. E' la forza della musica. Ma per ascoltare occorre impegno, raccoglimento, calma, concentrazione... e tutto questo, purtroppo manca nel mondo di oggi, fatto di momenti piccoli, che sfuggono senza lasciare tracce, di immagini vuote, di suoni che non sono musica.

De Maria ha regalato come bis al pubblico un'esecuzione molto particolare e suggestiva del Preludio in do maggiore dal Clavicembalo ben temperato. 


Spesso un atteggiamento troppo chiuso da parte dei musicisti contribuisce ad allontanare dalla musica chi musicista non è. Ma la serata di ieri è la testimonianza di quanto questo sia un errore. In sala c'erano tanti musicisti e intenditori, ma anche tanti non musicisti e così deve essere. La musica è di tutti.

«È una musica che non conosce né inizio né fine, una musica senza un vero punto culminante e senza una vera risoluzione. Essa ha quindi un’unità che le viene dalla percezione intuitiva, un'unità che nasce dal mestiere e dalla rigorosità, che è ammorbidita dalla sicurezza di una maestria consumata e che qui si rivela a noi, come avviene tanto raramente in arte, nella visione di un disegno inconscio che esulta su una vetta di potenza creatrice». (Glenn Gould)


Ascolta le Variazioni Goldberg: Glenn Gould, Variazioni Goldberg

« In cattiva salute, il Conte (Hermann Carl von Keyserling) soffriva sovente d'insonnia, e Goldberg che viveva in casa sua, doveva distrarlo, in simili occasioni, durante le ore notturne, suonando per lui in una stanza attigua alla sua. Una volta il Conte disse a Bach che gli sarebbe molto piaciuto avere da lui alcuni pezzi da far suonare al suo Goldberg, che fossero insieme delicati e spiritosi, così da poter distrarre le sue notti insonni.
Bach concluse che il miglior modo per accontentare questo desiderio fosse scrivere delle Variazioni, un genere che fino allora non aveva considerato con molto favore per via dell'armonia di base, sempre uguale. Sotto le sue mani, anche queste Variazioni divennero modelli assoluti dell'arte, come tutte le sue opere di quest'epoca. Il Conte prese a chiamarle, da allora, le "sue" Variazioni. Non si stancò mai di ascoltarle e, per lungo tempo, quando gli capitava una notte insonne, chiamava: "Caro Goldberg, suonami un po' le mie Variazioni". Mai Bach fu ricompensato tanto per un'opera come in questo caso: il Conte gli diede in dono un calice pieno di 100 Luigi d'oro. Ma tale opera d'arte non sarebbe stata pagata adeguatamente nemmeno se il premio fosse stato mille volte più grande » (J. N. Forkel)

Consulta la voce Variazioni Goldberg su Wiki, che è molto approfondita: Variazioni Goldberg

"Il ritorno all'aria aggiunge simmetria all'opera, probabilmente persino suggerendo una natura ciclica della stessa - un viaggio di andata e ritorno." (Wiki) 

Guida all'ascolto delle Variazioni Goldberg

Presentazione delle Goldberg di De Maria su Musica Progetto 

giovedì 23 aprile 2015

Libro di lettura: Prima della prima, l'orchestra si veste

Copertina del libro
Il nostro viaggio con Janáček è stato breve ma intenso. Abbiamo scoperto che non era certo un musicista allegro. E allora ora, per divagare un po', occore un libro divertente: ecco per voi un vero gioiello per grandi e piccini: "Prima della prima, L'orchestra si veste", di Karla Kuskin e Marc Simont (illustrazioni), Terre di Mezzo editore, 10 euro.

Il racconto comincia un venerdì sera, in città. Mentre tutti si preparano al relax serale dopo una giornata di lavoro o di scuola, ci sono 105 persone che si vestono per andare a lavorare...

Sono 92 uomini e 13 donne. Prima di tutto si lavano. Molti fanno la doccia e meno fanno il bagno... c'è chi canta tra le bolle e chi legge nella vasca...




Un gatto osserva il suo padrone da una posizione privilegiata...

Alla fine del bagno o della doccia si asciugano. C'è chi usa salviette grandi, chi piccole (magari alcuni usano gli accappatoi...); gli uomini, tranne quelli con la barba, si radono:


Dopo essersi lavati e asciugati, cominciano a vestirsi: dalla biancheria... la più varia. Dai mutandoni agli slip, ai boxer, al reggicalze, busto, reggiseno, body, canottiera... ognuno come è abituato... c'è persino chi si mette un pigiamone intero per non soffrire il freddo.





Dopo la biancheria, le calze: calze lunghe, corte, collant.... c'è chi si accorge che sono bucate e chi che sono spaiate!


Le 13 donne hanno il "lavoro" più difficile, perchè il vestiario femminile è quello più complicato da indossare:


Sopra la biancheria, tutti gli uomini "scelgono" camicie bianche e pantaloni neri e anche qui c'è chi ha non poche difficoltà nell'infilarseli e ognuno trova la soluzione più comoda:


Solo uno di loro si veste in modo leggermente diverso: capelli ondulati, camicia con balze sul davanti, polsini chiusi con i gemelli, cintura alta di tessuto nero che si chiama fusciacca... chi sarà?


Le donne, invece, si infilano gonne nere o abiti neri. Non mettono braccialetti perchè intralciano il lavoro... che lavoro sarà?


Cosa manca? Agli uomini le bretelle per reggere i pantaloni e il papillon al collo:


Questo è l'abito da lavoro. Ora manca il soprabito e le scarpe, per poi uscire...


... e lasciare a casa il resto della famiglia che si prepara ad andare a dormire:


Ognuno pernde una custodia. Ci sono custodie grandi, altre più piccole. Hanno tutte una forma curiosa, non come una normale valigia. Con le custodie aspettano alla fermata l'autobus o il tram o la metrò che li porta nel loro luogo di lavoro:



Solo uno di loro arriva con un mezzo tutto suo e con una custodia più piccola:


I 105 uomini si trovano in una stanza con degli armadietti in cui ripongono le loro cose. Estraggono dalla custodia il loro strumento di lavoro e si ritrovano tutti insieme in una grande sala piena di gente seduta a guardarli e.. ascoltarli! Sono i Professori d'Orchestra! E quello un po' "diverso" è il loro Direttore!


Ha inizio lo spettacolo! Ecco com'è la vita di un musicista. Orari particolari, strumenti di lavoro particolari, delicatissimi, ritmi di vita diversi dal consueto...


Ecco alcuni musicisti della Filarmonica della Scala negli scatti d'autore di Oliviero Toscani in un volantino pubblicitario dello scorso anno:


martedì 21 aprile 2015

Chi era Leoš Janáček (1854 - 1928) e la sua SINFONIETTA

Manoscritto della fanfara
Dopo aver ascoltato e guardato La Volpe astuta di Leoš Janáček, è giusto inquadrare il personaggio nella Storia della musica e andare ad ascoltare qualcosa d'altro da lui composto per completare il nostro XXII piccolo viaggio musicale. 

Leoš Janáček con la moglie nel 1881
Leoš Janáček è originario della Moravia, ove nacque nel 1854. Il suo papà era un maestro della scuola elementare, ma anche violinista e organista ed è stato lui ad iniziarlo alla musica. La sua formazione musicale non fu una passeggiata, pensate che in casa non aveva un pianoforte e fu costretto ad esercitarsi su una finta tastiera disegnata sopra un cartone!!. La formazione musicale di Janáček dunque, avvenne sostanzialmente da autodidatta. Studiò prima a Brno e poi a Praga ove conobbe molti esponenti della cultura del suo paese tra i quali soprattutto Antonín Dvorák che rimase suo amico negli anni e fu il musicista che più lo influenzò. Era molto legato all'identità nazionale del suo paese, contro l'influenza della cultura austriaca. 

Da un punto di vista musicale, egli studia per superare la rigidità di certe regole che sottendono all'armonia. E' molto molto studioso. A Vienna perfeziona gli studi di composizione. 

 Nel 1897 scrisse Amarus (cantata per soli, coro e orchestra) la cui trama è indicativa del suo animo tormentato e non precisamente "allegro": la prima delle quali racconta la storia di un giovane monaco che, rinchiuso fin da piccolo in un convento, osservando due innamorati in un giorno di primavera, scopre il senso dell'amore, della natura e della vita che gli è negata e, disperato, s'uccide sulla tomba della madre.

Nel 1903 scrisse Jenufa, un'altra opera che oggi è fissa in repertorio, ma che allora non ebbe un grande successo. Con essa Janáček supera il romanticismo. 

Si dedica in modo particolare all'etnomusicologia. 

"Nel dopoguerra la visione del mondo, umanamente pessimista, di Janáček trovò la sua massima manifestazione in quattro opere teatrali che contengono, in maniera diversa, una forte carica di protesta: Kát'a Kabanová (1921), La volpe astuta (1924), L'affare Makropulos (1926) e Da una casa di morti (1930). L'immedesimazione del compositore con il materiale narrativo delle sue opere è sempre molto forte: durante la composizione di Una casa di morti, tratta da un lavoro di Dostoevskij nel quale il letterato russo rievoca le tragiche esperienze dell'esilio siberiano, egli confessa ad un amico: «mi sembra di scendere, gradino per gradino, sempre più in basso, e di camminare nei bassifondi più miserabili degli esseri umani. Ed è un cammino molto penoso.»" (da Wiki)... come potete constatare è un tormentato. 

Il tormento e la sofferenza caratterizzano anche la sua vita privata: un matrimonio sbagliato, la morte prematura dei figli, il tentativo di suicidio della moglie, un amore senile per una giovane... 


Uno dei suoi lavori più conosciuti è la Sinfonietta, composta nel 1926 e della quale vi propongo l'ascolto: Sinfonietta, Janáček 

La Sinfonietta è più volte citata nel romanzo 1Q84 di Haruki Murakami:

"Nel Taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica in FM. Il brano era la Sinfonietta di Leoš Janáček. Non esattamente la musica più adatta da sentire in un taxi bloccato nel traffico. E del resto nemmeno l'autista sembrava ascoltarla con troppa attenzione. L'uomo, di mezza età, era impegnato a guardare in silenzio la fila interminabile di auto che aveva davanti, come un pescatore che poveretto, ritto a prua, scruta un minaccioso gorgo di correnti. 
Aomame, sprofondata nel sedile posteriore, gli occhi leggermente socchiousi, ascoltava la musica.
Quante persone ci saranno al mondo che, sentendo l'attacco della Sinfonietta di Janáček, possono dire con sicurezza che si tratta proprio della Sinfonietta di Janáček? La risposta potrebbe variare tra i pochissimi e quasi nessuno. Eppure, per qualche ragione, Aomame era in grado di riconoscerla."  

... e da oggi, aggiungo io, sarete anche voi lettori tra quei "pochissimi" o "quasi nessuno" ... meraviglioso no?

"Janáček aveva composto quella piccola sinfonia nel 1926. Il tema iniziale era stato scritto come fanfara per una grande manifestazione sportiva."  Interessante. Ecco la mia prossima lettura "musicale"!

Leoš Janáček morì a 74 anni.
Secondo i suoi desideri, al funerale fu eseguita la scena del Guardiacaccia che conclude La volpe astuta.

La Volpe astuta ebbe la sua prima italiana al Teatro alla Scala nel 1958.  

Sulla Sinfonietta è basata questa canzone Rock Progressivo del gruppo Emerson, Lake and Palmer, che cita anche Bach al min 3.20: Knife Edge, 1970

lunedì 20 aprile 2015

La Volpe astuta (2) - Il capolavoro d'animazione (Atto III)

Una scena del cartone BBC

Continuiamo a raccontare la storia. Dove eravamo rimasti? La volpe aveva incontrato un bel volpacchiotto, se ne era innamorata e i due si erano sposati nel tripudio generale del bosco...


ATTO III

Un venditore di polli di nome Harasta (Basso), si avvicina al guardacaccia che lo allontana. Intanto tende una trappola per la volpe la quale però non ci casca, anzi, attira nel bosco il venditore di polli e lo fa inciampare. Così, la volpe e il suo compagno fanno strage di galline, ma sono quelle del venditore di polli, che, infuriato, spara alla volpe e la uccide.

Intanto, il guardiacaccia è triste e sente di essere vecchio. Contempla il paesaggio, ricorda il suo felice passato e, giunto a casa, si addormenta.

Nei suoi sogni compaiono tutte le creature dell'inizio dell'opera compresa la piccola volpe. Il guardiacaccia tenta di afferrarla, ma riesce a prendere soltanto un ranocchio... e così finisce l'opera e la stioria...

Aiuto! Un finale un po' strano! Sono sicura che i vostri bambini vi faranno mille domande perchè non accettano i finali irrisolti... facciamo fatica ad accettarli noi!...


Purtroppo i video sono spariti da Youtube: potete guardare una versione integrale del cartoon in italiano cliccando qui:



La Volpe astuta è certamente più di una fiaba per bambini. E' una fiaba filosofica sulla vita e sulla morte; una storia in cui universo umano e animale si intersecano, ma procedono poi su due piani distinti. Musicalmente c'è ampio spazio per le pagine strumemtali, quasi una costruzione sinfonica.

Le emozioni che vengono messe in gioco sono molteplici: comicità, amore, nostalgia... l'apice è raggiunto dal monologo finale del protagonista, che è stato persino definito shakespeariano.

Una messinscena teatrale
Il grande critico musicale Massimo Mila definisce quest'opera "un ininterrotto mormorio della foresta", che a me ricorda anche Bambi... se vogliamo fare dei paragoni più alla portata di bambino.

Come riferimenti musicali, oltre ai già citati Debussy, Strauss e Dvorak, ci sono anche Ravel, Mussorgsky, Bartok, Sibelius e Mahler... prima o poi incontreremo tutti, non vi preovvupate!

In conclusione, trovo che questo cartone animato sia un vero capolavoro e che sia una buona occasione per conoscere un'opera e un compositore altrimenti difficilmente fruibili da un pubblico di giovanissimi e giovani.

Ovviamente, il libretto originale non è in inglese, ma questo poco importa.

Per chi volesse approfondire e guardare una versione in teatro dell'opera: La Volpe Astuta