Translate

Visualizzazione post con etichetta RAVEL. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta RAVEL. Mostra tutti i post

lunedì 14 marzo 2016

Bolero: film d'autore (polacco) VM18

L’orchestra è l’unico lungometraggio di Zbigniew Rybczyński, meglio noto come Zbig, un regista polacco, che ha lavorato come ricercatore di tecnologia composita dello schermo blu e verde presso la Ultimatte Corporation, famoso per le sue innovative tecniche audiovisive e per le sue sperimentazioni nel campo tecnologico della nuova immagine: Zbig, infatti, è il fondatore del Centro delle Tecnologie Audiovisive (CeTA), presso lo Studio Cinematografico di Breslavia, istituito sia per le produzione di immagini cinematografiche multi-strato sia pure come istituto di ricerca per nuove tecnologie visive.
L’orchestra (58 min, di cui qui riporto solo la parte dedicata al Bolero di Ravel) è una rielaborazione visuale di alcuni dei maggiori brani di musica (Il Concerto per piano n. 21 di Mozart, La marcia funebre di Chopin, L’Adagio di Albinoni, La gazza ladra di Rossini, L’Ave Maria di Schubert, Il Boléro di Ravel) che Zbig collega tra loro sapientemente, servendosi delle immagini come fossero i diversi strati geologici della stessa roccia e giocandovi un po’ come un musicista fa scorrere le note sul pentagramma.
A ogni passaggio si assiste alla processione del cast; dietro l’apparente caos evocativo di questo film surreale c’è una profonda eleganza visiva, e così le immagini rievocano litigi leggeri, eppure carichi di una profonda tensione interna, che concilia preoccupazione e divertimento.
L’apparizione continua e fugace dei personaggi diventa metafora della società moderna: immagini di sesso, di nutrizione e di morte rievocano sapientemente questa velata condanna verso il capitalismo. L'episodio, infatti, è sottotitolato Stairway to Lenin 
(che parafrasa Stairway to Heaven...) e si susseguono una serie di personaggi/manichini vestiti di simboli e/o recanti simboli in mano. Essi salgono una scal sospesa in un cielo che pare quello della fine del mondo. Falce e martello, bottiglie di vino, salami, banane (chiaramente simboli fallici), ballerine in sottoveste e reggicalze, busti di Lenin, Stalin, telefoni, un razzo, un automobile, la bandiera rossa, le divise, la TV... una colomba finta che porta un ramo d'ulivo, armi... piccole scenette della vita quotidiana. E' la lunga processione del comunismo fino al suo collasso.
Semplicemente potremmo definire L’orchestra una storia del destino dell’uomo, ricca di simboli e riferimenti storici.

Vedi Bolero integralmente: https://vk.com/video760073_169163030?hd=-1&t=10s

Qui un estratto da Bolero:

Bolero: film d'autore (polacco) VM18

L’orchestra è l’unico lungometraggio di Zbigniew Rybczyński, meglio noto come Zbig, un regista polacco, che ha lavorato come ricercatore di tecnologia composita dello schermo blu e verde presso la Ultimatte Corporation, famoso per le sue innovative tecniche audiovisive e per le sue sperimentazioni nel campo tecnologico della nuova immagine: Zbig, infatti, è il fondatore del Centro delle Tecnologie Audiovisive (CeTA), presso lo Studio Cinematografico di Breslavia, istituito sia per le produzione di immagini cinematografiche multi-strato sia pure come istituto di ricerca per nuove tecnologie visive.
L’orchestra (58 min, di cui qui riporto solo la parte dedicata al Bolero di Ravel) è una rielaborazione visuale di alcuni dei maggiori brani di musica (Il Concerto per piano n. 21 di Mozart, La marcia funebre di Chopin, L’Adagio di Albinoni, La gazza ladra di Rossini, L’Ave Maria di Schubert, Il Boléro di Ravel) che Zbig collega tra loro sapientemente, servendosi delle immagini come fossero i diversi strati geologici della stessa roccia e giocandovi un po’ come un musicista fa scorrere le note sul pentagramma.
A ogni passaggio si assiste alla processione del cast; dietro l’apparente caos evocativo di questo film surreale c’è una profonda eleganza visiva, e così le immagini rievocano litigi leggeri, eppure carichi di una profonda tensione interna, che concilia preoccupazione e divertimento.
L’apparizione continua e fugace dei personaggi diventa metafora della società moderna: immagini di sesso, di nutrizione e di morte rievocano sapientemente questa velata condanna verso il capitalismo. L'episodio, infatti, è sottotitolato Stairway to Lenin 
(che parafrasa Stairway to Heaven...) e si susseguono una serie di personaggi/manichini vestiti di simboli e/o recanti simboli in mano. Essi salgono una scal sospesa in un cielo che pare quello della fine del mondo. Falce e martello, bottiglie di vino, salami, banane (chiaramente simboli fallici), ballerine in sottoveste e reggicalze, busti di Lenin, Stalin, telefoni, un razzo, un automobile, la bandiera rossa, le divise, la TV... una colomba finta che porta un ramo d'ulivo, armi... piccole scenette della vita quotidiana. E' la lunga processione del comunismo fino al suo collasso.
Semplicemente potremmo definire L’orchestra una storia del destino dell’uomo, ricca di simboli e riferimenti storici.

Vedi Bolero integralmente: https://vk.com/video760073_169163030?hd=-1&t=10s

Qui un estratto da Bolero:

venerdì 9 ottobre 2015

Bolero (4): Allegro ma non troppo

Giacomo con il nostro DVD
È da una bottiglietta di Coca Cola che inizia ad uscire una nera poltiglia da cui prenderanno forma creature mostruose che animeranno il Bolero di Ravel visto da Bruno Bozzetto. Specie animali sempre più assurde e complesse si mettono in marcia, una marcia estenuante che giunge fino all'uomo come una sorta di percorso evolutivo...


"Bozzetto, a capo di un'equipe straordinaria fra cartoonist, sceneggiatori, gagmen, tecnici... In lui la musica è esclusivamente l'occasione, talvolta il contrappunto, per sei brevi filmati che brillano anche di luce propria. La musica classica diventa una "spalla di lusso", come avviene con il normaleuso della colonna sonora: non ci sono pretese di capire il Bolero di Ravel nel divertirsi a guardare l'esercizio bozzettiano sull'evoluzione animale, a differenza dell'ambiguità delle interpretazioni disneyiane di Fantasia" (c'è ancora chi crede che La Sagra della Primavera sia sull'estinzione dei dinosauri...). 


"Il III episodio, Bolero, con la vena grottesca e aggressiva mostra l'autore deciso simbolicamente a ribellarsi ai mali della società (la bottiglia è chiaramente un emblema di un capitalismo statunitense inaccettabile), con un'animazione prossima al gusto intelligente delle vignette politiche." 

"... sulla falsariga di Fantasia, Bozzetto architetta una sarabanda di musica disegnata scaturita più dalle sensazioni che dal voler, saper o poter interpretare la musica stessa. Non è dunque lo spartito a imporre il testo, ma la natura, la poesia e la storia dell'uomo (come essere vivente) a suggerire i soggetti musicali..."


"Il virtuosismo ritmico-melodoco di Ravel ispira la nascita della vita sulla terra dai rimasugli interni della bottiglietta (di Coca Cola) lanciata dall'astronauta prima della partenza per lo spazio; flauto e tamburi provocano una marcia inarrestabile verso un work in progress dapprima di cose e in seguito di animali in un crescendo violento fino al predominio dell'uomo scimmia; si tratta di un pezzo forte a livello spettacolare poiché la linea timbrica raveliana è brillantemente sposata da Bozzetto al freddo delirio di immaginifica dissacrazione". 
(Cit. da Michelone-Valenzise Bibidi Bobidi Bu)



Boléro di dinplink

Bolero (4): Allegro ma non troppo

Giacomo con il nostro DVD
È da una bottiglietta di Coca Cola che inizia ad uscire una nera poltiglia da cui prenderanno forma creature mostruose che animeranno il Bolero di Ravel visto da Bruno Bozzetto. Specie animali sempre più assurde e complesse si mettono in marcia, una marcia estenuante che giunge fino all'uomo come una sorta di percorso evolutivo...


"Bozzetto, a capo di un'equipe straordinaria fra cartoonist, sceneggiatori, gagmen, tecnici... In lui la musica è esclusivamente l'occasione, talvolta il contrappunto, per sei brevi filmati che brillano anche di luce propria. La musica classica diventa una "spalla di lusso", come avviene con il normaleuso della colonna sonora: non ci sono pretese di capire il Bolero di Ravel nel divertirsi a guardare l'esercizio bozzettiano sull'evoluzione animale, a differenza dell'ambiguità delle interpretazioni disneyiane di Fantasia" (c'è ancora chi crede che La Sagra della Primavera sia sull'estinzione dei dinosauri...). 


"Il III episodio, Bolero, con la vena grottesca e aggressiva mostra l'autore deciso simbolicamente a ribellarsi ai mali della società (la bottiglia è chiaramente un emblema di un capitalismo statunitense inaccettabile), con un'animazione prossima al gusto intelligente delle vignette politiche." 

"... sulla falsariga di Fantasia, Bozzetto architetta una sarabanda di musica disegnata scaturita più dalle sensazioni che dal voler, saper o poter interpretare la musica stessa. Non è dunque lo spartito a imporre il testo, ma la natura, la poesia e la storia dell'uomo (come essere vivente) a suggerire i soggetti musicali..."


"Il virtuosismo ritmico-melodoco di Ravel ispira la nascita della vita sulla terra dai rimasugli interni della bottiglietta (di Coca Cola) lanciata dall'astronauta prima della partenza per lo spazio; flauto e tamburi provocano una marcia inarrestabile verso un work in progress dapprima di cose e in seguito di animali in un crescendo violento fino al predominio dell'uomo scimmia; si tratta di un pezzo forte a livello spettacolare poiché la linea timbrica raveliana è brillantemente sposata da Bozzetto al freddo delirio di immaginifica dissacrazione". 
(Cit. da Michelone-Valenzise Bibidi Bobidi Bu)



Boléro di dinplink

giovedì 1 ottobre 2015

Bolero (3): Animazione con la sabbia

Immagini musicali con la sabbia

Abbiamo già incontrato nel nostro Blog questo artista ungherese, Ferenc Cakó (Sito dell'artista: http://sandanimation.tumblr.com/) animatore con la sabbia (vedi: Le 4 stagioni). Questo corto è realizzato sulla suggestione del Bolero di Ravel e si intitola "Evolution"
Ferenc Cakò in azione
A me affascina sempre tantissimo questa forma d'arte così effimera e immediata che non lascia nulla (se non le registrazioni video) e che quindi in questo è molto vicina ad una performance live di un grande artista di oggi. Irripetibile ogni volta, in continuo scorrimento e mutamento, ma coinvolgente ed emozionante. Qui si comincia da serpentelli che si trasformano poi in meduse, e poi in pesci poi ancora in teste di draghi, in un uccello alato con un lungo becco e molte piume, una testa di capra, un elefantino, poi un leone... volti... paesaggi. Incredibile come con un pugnetto di sabbia l'artista riesca a creare tutte queste meraviglie concatenate.


Bolero (3): Animazione con la sabbia

Immagini musicali con la sabbia

Abbiamo già incontrato nel nostro Blog questo artista ungherese, Ferenc Cakó (Sito dell'artista: http://sandanimation.tumblr.com/) animatore con la sabbia (vedi: Le 4 stagioni). Questo corto è realizzato sulla suggestione del Bolero di Ravel e si intitola "Evolution"
Ferenc Cakò in azione
A me affascina sempre tantissimo questa forma d'arte così effimera e immediata che non lascia nulla (se non le registrazioni video) e che quindi in questo è molto vicina ad una performance live di un grande artista di oggi. Irripetibile ogni volta, in continuo scorrimento e mutamento, ma coinvolgente ed emozionante. Qui si comincia da serpentelli che si trasformano poi in meduse, e poi in pesci poi ancora in teste di draghi, in un uccello alato con un lungo becco e molte piume, una testa di capra, un elefantino, poi un leone... volti... paesaggi. Incredibile come con un pugnetto di sabbia l'artista riesca a creare tutte queste meraviglie concatenate.


venerdì 25 settembre 2015

Bolero (2) - Animazione brasiliana

Un'immagine dal cartoon
Questo meraviglioso corto bidimensionale è del 2005. L'autore si chiama Simon Brethé. Il titolo è "Sinfonia". Sono le note di un pentagramma ad animarsi a ritmo di musica... e nel Bolero di Ravel il ritmo è più che scandito! Il crescendo della musica corrisponde ad un crescendo di note in movimento. Ogni particolare che compone i disegni è un simbolo musicale. Il risultato è divertente e originale e piace a tutti i bambini, che intanto potranno ulteriormente familiarizzare con il Bolero di Ravel e non dimenticarselo mai più. Sarà parte del loro bagaglio culturale. 

Bolero (2) - Animazione brasiliana

Un'immagine dal cartoon
Questo meraviglioso corto bidimensionale è del 2005. L'autore si chiama Simon Brethé. Il titolo è "Sinfonia". Sono le note di un pentagramma ad animarsi a ritmo di musica... e nel Bolero di Ravel il ritmo è più che scandito! Il crescendo della musica corrisponde ad un crescendo di note in movimento. Ogni particolare che compone i disegni è un simbolo musicale. Il risultato è divertente e originale e piace a tutti i bambini, che intanto potranno ulteriormente familiarizzare con il Bolero di Ravel e non dimenticarselo mai più. Sarà parte del loro bagaglio culturale. 

giovedì 24 settembre 2015

Bolero (1): Animazione russa

La scena del cartoon
II Piccolo viaggio musicale della stagione 2015/16: Questo cartoon russo di Ivan Maximov (1958) (Sito dell'artista: http://www.ivanmaximov.ru/) del 1987 rende perfettamente l'idea dell'opera di Ravel che analizziamo in questo nuovo viaggio, il famosissimo Bolero, che è un continuo ripetersi volutamente ossessivo della stessa sequenza di note. Il Bolero è sicuramente il più celebre brano di Ravel e uno dei più celebri in assoluto di tutta la musica classica e non. Uno di quelli che ai bambini non può non piacere! Fu scritto come pezzo di danza nel 1928, commissionato dalla ballerina russa Ida Rubinštein.


"La successione delle ripetizioni è disposta in un graduale e continuo crescendo, dal pianissimo iniziale fino al maestoso finale, per un totale di diciotto sequenze musicali (nove ripetizioni del tema A e nove del tema B). Il brano, tranne che per una breve modulazione in Mi maggiore nell'ultima sequenza che apre alla cadenza finale, rimane sempre nella tonalità di Do maggiore" (da Wiki).

"Propone così un lungo tema diviso in due frasi, ciascuna di 16 misure, accompagnato dal ritmo ben scandito dalle percussioni. La grande idea è quella di procedere non già, a partire dal tema, verso una libera composizione, ma di ripetere il semplice tema per 18 volte consecutive, ciascuna delle quali diversa dalla precedente perché proposta a un livello dinamico via via superiore; insomma un progressivo crescendo, dal pianissmo al fortissimo, basato su diverse "terrazze" sonore, ciascuna delle quali si distingue per l'aggiunta di nuovi stumenti, sia nella linea melodica che nel supporto ritmico. Si parte dal flauto solo, accompagnato da tamburo, viole e violoncelli; si passa poi via via ad altri strumenti - clarinetto, fagotto, clarinetto piccolo, corno inglese - quindi a vari gruppi strumentali, mentre, nel contempo, anche l'accompagnamento acquista un progressivo spessore. L'approdo è al coinvolgimento dell'intera orchestra. Insomma un magistrale cimento di strumentazione da parte di Ravel." (Arrigo Quattrocchi)


Di questo cartoon esiste anche una T-Shirt! Come la vorrei...



Bolero (1): Animazione russa

La scena del cartoon
II Piccolo viaggio musicale della stagione 2015/16: Questo cartoon russo di Ivan Maximov (1958) (Sito dell'artista: http://www.ivanmaximov.ru/) del 1987 rende perfettamente l'idea dell'opera di Ravel che analizziamo in questo nuovo viaggio, il famosissimo Bolero, che è un continuo ripetersi volutamente ossessivo della stessa sequenza di note. Il Bolero è sicuramente il più celebre brano di Ravel e uno dei più celebri in assoluto di tutta la musica classica e non. Uno di quelli che ai bambini non può non piacere! Fu scritto come pezzo di danza nel 1928, commissionato dalla ballerina russa Ida Rubinštein.


"La successione delle ripetizioni è disposta in un graduale e continuo crescendo, dal pianissimo iniziale fino al maestoso finale, per un totale di diciotto sequenze musicali (nove ripetizioni del tema A e nove del tema B). Il brano, tranne che per una breve modulazione in Mi maggiore nell'ultima sequenza che apre alla cadenza finale, rimane sempre nella tonalità di Do maggiore" (da Wiki).

"Propone così un lungo tema diviso in due frasi, ciascuna di 16 misure, accompagnato dal ritmo ben scandito dalle percussioni. La grande idea è quella di procedere non già, a partire dal tema, verso una libera composizione, ma di ripetere il semplice tema per 18 volte consecutive, ciascuna delle quali diversa dalla precedente perché proposta a un livello dinamico via via superiore; insomma un progressivo crescendo, dal pianissmo al fortissimo, basato su diverse "terrazze" sonore, ciascuna delle quali si distingue per l'aggiunta di nuovi stumenti, sia nella linea melodica che nel supporto ritmico. Si parte dal flauto solo, accompagnato da tamburo, viole e violoncelli; si passa poi via via ad altri strumenti - clarinetto, fagotto, clarinetto piccolo, corno inglese - quindi a vari gruppi strumentali, mentre, nel contempo, anche l'accompagnamento acquista un progressivo spessore. L'approdo è al coinvolgimento dell'intera orchestra. Insomma un magistrale cimento di strumentazione da parte di Ravel." (Arrigo Quattrocchi)


Di questo cartoon esiste anche una T-Shirt! Come la vorrei...



mercoledì 23 settembre 2015

Ma mère l'Oye (3) - Suite per orchestra

Mamme Oche fotografate a Dobbiaco (Mahler Stube)
ANALISI PER I GRANDI: "«Non ho mai sentito il bisogno di formulare, sia ad uso di altri che per me stesso, i principi della mia estetica. Se mi fosse richiesto di farlo, risponderei di essere propenso ad identificarmi con le semplici affermazioni fatte da Mozart, che si limitò a dire che non c'è nulla che la musica non possa fare o tentare o descrivere, purché continui ad affascinare e ad essere sempre musica. Talvolta mi sono state attribuite opinioni che si riferiscono in modo apparentemente paradossale alla falsità dell'arte e ai pericoli della sincerità. Il fatto è che io semplicemente mi rifiuto in modo assoluto di confondere la coscienza d'un artista, che è una cosa, con la sua sincerità, che è tutt'altra cosa. La sincerità non è d'alcuna utilità se la coscienza non aiuta a manifestarla. Questa coscienza ci obbliga a rivolgerci ad un buon artigianato. Il mio obiettivo è quindi la perfezione tecnica. Posso lottare incessantemente per questo scopo, ma sono sicuro che non sarò mai capace di raggiungerlo. L'importante è di andarci ogni volta più vicino. L'arte, non c'è dubbio, ha anche altri effetti ma l'artista, secondo la mia opinione, non deve avere altro scopo».
"Questa è probabilmente la più lunga dichiarazione sulla propria estetica rilasciata dal riservatissimo Ravel, ma la si dovrebbe completare con altre frasi sparse, in cui sosteneva che sua massima aspirazione era scrivere su commissione, adattandosi a un argomento dato o a una regola imposta dall'esterno: l'ispirazione e la sincerità dell'artista, care ai romantici, vengono dunque sostituite da quello che egli chiamava semplicemente "buon artigianato". Non credeva neanche all'intoccabilità dell'opera d'arte - altro dogma romantico - e trascriveva volentieri le opere proprie e le altrui... Però in alcune dichiarazioni Ravel pone invece l'accento sulla sensibilità musicale: ma è soprattutto in mille minutissimi indizi della sua musica che si può intravedere come il volto da lui mostrato in pubblico fosse probabilmente una maschera dietro cui nascondere la propria sensibilità viva e vibratile ma pudica e riservata, sfuggendo le tentazioni del romanticismo e del sentimentalismo...
Nel 1911, in vista d'una rappresentazione in forma di balletto, Ravel fece una trascrizione per piccola orchestra di questi "cinque pezzi infantili", ne modificò l'ordine e aggiunse un preludio, quattro interludi e una Danse du rouet. Con un'ulteriore metamorfosi Ma mère l'Oyedivenne una suite da concerto, da cui scomparvero le parti aggiunte per il balletto.


ANALISI PER I PIU' PICCOLI: La Bella addormentata dorme al placido ritmo d'una pavana su accordi dolci e favolosi. Pollicino è colto nel momento in cui non trova più la sua traccia di briciole nel bosco: l'ingenua ricerca, l'emozione, la sorpresa del cinguettio degli uccelli che gli fa capire l'accaduto (un effetto strumentale aggiunto nella versione orchestrale), lo sconforto. Laideronnette, imperatrice d'un'esotica terra di sogno, si spoglia per il bagno e prodigiosamente si ode tutto un esile e fantastico tintinnare di mille piccoli strumenti irreali. Una Bella incantevole, dalla voce suadente, e una Bestia dalla voce profonda e asmatica, ma assai sottile e avveduta nell'arte di commuovere, intrattengono al ritmo d'un valzer lento il loro dialogo moraleggiante ma anche sotterraneamente sensuale, alla fine del quale l'incantesimo è spezzato e la Bestia si trasforma in Principe. Infine si è trasportati in un giardino fatato, ricco di semplici ma indicibili bellezze, sfocianti in una piccola e brillante fanfara." (Mauro Mariani)

Il titolo dell'intera raccolta deriva dall'antologia di Perrault, Contes de ma Mère l'Oye.

Interessante è ascoltare le due versioni (pianoforte e orchestra) e riconoscere gli strumenti scelti da Ravel per rendere alcuni caratteristici passaggi delle 4 manine al pianoforte. 

Ma mère l'Oye (3) - Suite per orchestra

Mamme Oche fotografate a Dobbiaco (Mahler Stube)
ANALISI PER I GRANDI: "«Non ho mai sentito il bisogno di formulare, sia ad uso di altri che per me stesso, i principi della mia estetica. Se mi fosse richiesto di farlo, risponderei di essere propenso ad identificarmi con le semplici affermazioni fatte da Mozart, che si limitò a dire che non c'è nulla che la musica non possa fare o tentare o descrivere, purché continui ad affascinare e ad essere sempre musica. Talvolta mi sono state attribuite opinioni che si riferiscono in modo apparentemente paradossale alla falsità dell'arte e ai pericoli della sincerità. Il fatto è che io semplicemente mi rifiuto in modo assoluto di confondere la coscienza d'un artista, che è una cosa, con la sua sincerità, che è tutt'altra cosa. La sincerità non è d'alcuna utilità se la coscienza non aiuta a manifestarla. Questa coscienza ci obbliga a rivolgerci ad un buon artigianato. Il mio obiettivo è quindi la perfezione tecnica. Posso lottare incessantemente per questo scopo, ma sono sicuro che non sarò mai capace di raggiungerlo. L'importante è di andarci ogni volta più vicino. L'arte, non c'è dubbio, ha anche altri effetti ma l'artista, secondo la mia opinione, non deve avere altro scopo».
"Questa è probabilmente la più lunga dichiarazione sulla propria estetica rilasciata dal riservatissimo Ravel, ma la si dovrebbe completare con altre frasi sparse, in cui sosteneva che sua massima aspirazione era scrivere su commissione, adattandosi a un argomento dato o a una regola imposta dall'esterno: l'ispirazione e la sincerità dell'artista, care ai romantici, vengono dunque sostituite da quello che egli chiamava semplicemente "buon artigianato". Non credeva neanche all'intoccabilità dell'opera d'arte - altro dogma romantico - e trascriveva volentieri le opere proprie e le altrui... Però in alcune dichiarazioni Ravel pone invece l'accento sulla sensibilità musicale: ma è soprattutto in mille minutissimi indizi della sua musica che si può intravedere come il volto da lui mostrato in pubblico fosse probabilmente una maschera dietro cui nascondere la propria sensibilità viva e vibratile ma pudica e riservata, sfuggendo le tentazioni del romanticismo e del sentimentalismo...
Nel 1911, in vista d'una rappresentazione in forma di balletto, Ravel fece una trascrizione per piccola orchestra di questi "cinque pezzi infantili", ne modificò l'ordine e aggiunse un preludio, quattro interludi e una Danse du rouet. Con un'ulteriore metamorfosi Ma mère l'Oye divenne una suite da concerto, da cui scomparvero le parti aggiunte per il balletto.


ANALISI PER I PIU' PICCOLI: La Bella addormentata dorme al placido ritmo d'una pavana su accordi dolci e favolosi. Pollicino è colto nel momento in cui non trova più la sua traccia di briciole nel bosco: l'ingenua ricerca, l'emozione, la sorpresa del cinguettio degli uccelli che gli fa capire l'accaduto (un effetto strumentale aggiunto nella versione orchestrale), lo sconforto. Laideronnette, imperatrice d'un'esotica terra di sogno, si spoglia per il bagno e prodigiosamente si ode tutto un esile e fantastico tintinnare di mille piccoli strumenti irreali. Una Bella incantevole, dalla voce suadente, e una Bestia dalla voce profonda e asmatica, ma assai sottile e avveduta nell'arte di commuovere, intrattengono al ritmo d'un valzer lento il loro dialogo moraleggiante ma anche sotterraneamente sensuale, alla fine del quale l'incantesimo è spezzato e la Bestia si trasforma in Principe. Infine si è trasportati in un giardino fatato, ricco di semplici ma indicibili bellezze, sfocianti in una piccola e brillante fanfara." (Mauro Mariani)

Il titolo dell'intera raccolta deriva dall'antologia di Perrault, Contes de ma Mère l'Oye.

Interessante è ascoltare le due versioni (pianoforte e orchestra) e riconoscere gli strumenti scelti da Ravel per rendere alcuni caratteristici passaggi delle 4 manine al pianoforte. 

lunedì 21 settembre 2015

Ma mere l'Oye (2): Animazione in 5 episodi

Un'immagine dal cartoon
Ho trovato 5 piccoli corti d'animazione anche per quest'opera di Ravel, Ma mère l'Oye, Suite di 5 brani per l'infanzia per pianoforte a 4 mani, scritta a Parigi nel 1910 per due bambini prodigio.

Il primo movimento, Pavane de la Belle au bois dormant, è lungo solo 20 battute, ma concentra in esse una grande quantità di grazia e bellezza in quel poco spazio, suggerendo la tranquilla atmosfera fiabesca. La semplificazione dello stile e della forma rendono questo pezzo magico. 



Il secondo movimento, Petit Poucet, è preceduto da questa prefazione: "Pensò che avrebbe potuto facilmente ritrovare la via di casa grazie alle briciole di pane che aveva lasciato cadere sul sentiero, ma fu molto sorpreso quando si accorse di non trovare nemmeno una briciola... gli uccelli le avevano mangiate tutte!"... e gli uccllini sono chiaramente udibili al pianoforte, mentre mangiano le bricioline.



Anche il III movimento, Laideronnette, Impératrice des pagodes, anche comincia con una citazione: "Si svestì ed entrò nel bagno. Le pagode e le pagodine cominciarono a suonare. Alcuni avevano oboi fatti con gusci di noce, altri viole fatte con gusci di mandorle. Avevano bisogno di strumenti delle loro proporzioni". Poi arriva il minaccioso serpente... che avanza strisciando fino al bagno della Principessa... La pagoda è una figurina cinese con una testa grottesca che si muove (era un popolare oggetto di decorazione per la casa comune in Francia all'epoca di Ravel). L'atmosfera del pezzo è orientaleggiante. Laideronnette è una principessa che a causa di un incantesimo è diventata bruttissima e vive sola con un altrettanto orribile serpente come unico compagno. I due finiscono nell'isola delle pagode e lei viene accolta come una principessa. Alla fine lei sposa il serpente ed entrambi si trasformano in bellissimi principi.



 Il IV movimento, Les entretiens de la Belle e la Bête, include in partitura un dialogo della fiaba: Bestia: "Morirò felice, perchè ho avuto il piacere di rivederti ancora". Bella: "No mia cara Bestia, tu non morirai, tu vivrai per diventare il mio sposo". E la Bestia scomparve per lasciare il posto ad un giovane bellissimo. 



Il V movimento, Le jardin feèrique, è una storia che forse viene dall'immaginazione di Ravel. Il cerchio si chiude e si torna al tema della Bella addormentata nel bosco... che si sveglia. Il principe la bacia e i due avanzano nel giardino incantato per unirsi in matrimonio. 


Ecco il link da cui ho tratto i filmati: http://www.scottbrothersduo.com/ravelmothergoose.htm

Ma mere l'Oye (2): Animazione in 5 episodi

Un'immagine dal cartoon
Ho trovato 5 piccoli corti d'animazione anche per quest'opera di Ravel, Ma mère l'Oye, Suite di 5 brani per l'infanzia per pianoforte a 4 mani, scritta a Parigi nel 1910 per due bambini prodigio.

Il primo movimento, Pavane de la Belle au bois dormant, è lungo solo 20 battute, ma concentra in esse una grande quantità di grazia e bellezza in quel poco spazio, suggerendo la tranquilla atmosfera fiabesca. La semplificazione dello stile e della forma rendono questo pezzo magico. 



Il secondo movimento, Petit Poucet, è preceduto da questa prefazione: "Pensò che avrebbe potuto facilmente ritrovare la via di casa grazie alle briciole di pane che aveva lasciato cadere sul sentiero, ma fu molto sorpreso quando si accorse di non trovare nemmeno una briciola... gli uccelli le avevano mangiate tutte!"... e gli uccllini sono chiaramente udibili al pianoforte, mentre mangiano le bricioline.



Anche il III movimento, Laideronnette, Impératrice des pagodes, anche comincia con una citazione: "Si svestì ed entrò nel bagno. Le pagode e le pagodine cominciarono a suonare. Alcuni avevano oboi fatti con gusci di noce, altri viole fatte con gusci di mandorle. Avevano bisogno di strumenti delle loro proporzioni". Poi arriva il minaccioso serpente... che avanza strisciando fino al bagno della Principessa... La pagoda è una figurina cinese con una testa grottesca che si muove (era un popolare oggetto di decorazione per la casa comune in Francia all'epoca di Ravel). L'atmosfera del pezzo è orientaleggiante. Laideronnette è una principessa che a causa di un incantesimo è diventata bruttissima e vive sola con un altrettanto orribile serpente come unico compagno. I due finiscono nell'isola delle pagode e lei viene accolta come una principessa. Alla fine lei sposa il serpente ed entrambi si trasformano in bellissimi principi.



 Il IV movimento, Les entretiens de la Belle e la Bête, include in partitura un dialogo della fiaba: Bestia: "Morirò felice, perchè ho avuto il piacere di rivederti ancora". Bella: "No mia cara Bestia, tu non morirai, tu vivrai per diventare il mio sposo". E la Bestia scomparve per lasciare il posto ad un giovane bellissimo. 



Il V movimento, Le jardin feèrique, è una storia che forse viene dall'immaginazione di Ravel. Il cerchio si chiude e si torna al tema della Bella addormentata nel bosco... che si sveglia. Il principe la bacia e i due avanzano nel giardino incantato per unirsi in matrimonio. 


Ecco il link da cui ho tratto i filmati: http://www.scottbrothersduo.com/ravelmothergoose.htm

domenica 20 settembre 2015

Ma mère l'Oye (1) - Tutta l'opera

Una Mamma Oca (più o meno) fotografata a Riscone
Cominciamo il I viaggio musicale di quest'anno, 2015/16. Ci accosteremo ad un'opera meravigliosa, che gode di grande popolarità in due versioni: quella originale per pianoforte a quattro mani e la riscrittura per orchestra.  

Ma mère l'Oye è una Suite di cinque pezzi infantili per pianoforte a quattro mani ispirati ai racconti di Perrault e di Mme. d'Aulnoy, composta da Maurice Ravel (1875-1937) nel 1910 a Parigi. Almeno tre dei 5 racconti sono molto popolari. Troverete i link per ascoltare le fiabe con i vostri ragazzi e ascoltare poi la musica con maggior consapevolezza.

  1. Pavane de la belle au bois dormant (Pavana della Bella addormentata nel bosco) - Lent (la minore): ascolta l'Audio Fiaba
  2. Petit poucet (Pollicino) - Très modéré (do minore): ascolta la fiaba di Fiabe Sonore
  3. Laideronnette, impératrice des pagodes (Laideronnette, imperatrice delle pagode) Mouvement de marche (fa diesis maggiore
  4. Les entretiens de la belle et de la bête(Le conversazioni della Bella e la Bestia)- Mouvement de valse modéré (fa maggiore): ascolta la fiaba di Fiabe Sonore
  5. Le jardin féerique(Il giardino fatato) - Lent et grave (do maggiore)
Un'opera quindi scritta per due bambini particolarmente bravi al pianoforte, i figli di Ida e Cipa Godebski (ai quali Ravel aveva in precedenza dedicato la propria Sonatine), Mimie e Jean, di sei e sette anni rispettivamente. Ma poi per una serie di circostanze sfortunate non eseguita dai due bimbi in pubblico. Non è riuscito a farlo Ravel, ma ci siamo riusciti noi, mettendo insieme un duo fantastico formato da Alex e Antonio, amici che sanno divertirsi insieme giocando a Ping Pong e a qualsiasi altro gioco "da bambino", ma poi si uniscono a formare un unico pianista con quattro mani, nell'esecuzione "sentita" del III brano di quest'opera di Ravel. 

Alex e Antonio pronti...

Antonio e Aex impegnati in Ravel
Ascoltiamo subito tutta l'opera nell'esecuzione di un duo particolare: La Pianista per eccellenza, Martha Argerich, riconosciuta da tutti come la più grande donna della tastiera e il pianista che scatena maggiori dibattiti nell'ambiente musicale, Lang Lang



"L'infanzia evocata da Ravel in Ma Mère l'Oye è quella serena, fantastica, fiabesca ma anche quella stretta dalle angosce puerili, spaventata, impotente. All'interno della raccolta si va dunque da pagine innocenti come Pavaneo Laideronnettead altre inquietanti come Les entretiens de la Belle et de la Bète o Le Jardin féerique; Petit Poucet, in fondo, segna il momento mediano, quello della favola che diventa racconto pauroso, in bilico tra angoscia e avventura, con le sue semplici scale ascendenti che si fanno sempre più lunghe ed importanti a suggerire lo smarrimento del bimbo di fronte ad una foresta troppo complicata da decifrare senza briciole di pane" (http://www.flaminioonline.it).

"Nei suoi appunti autobiografici, il compositore afferma: «Il proposito di evocare in questi pezzi la poesia dell'infanzia mi portò naturalmente a semplificare il mio stile e a raffinare i miei mezzi espressivi». Rispetto ad altre opere di Ravel, la suite è in effetti piuttosto semplice dal punto di vista tecnico, ma possiede lo stesso rigore formale e la stessa profondità di ispirazione delle opere più complesse" (da Wiki)

Ma mère l'Oye (1) - Tutta l'opera

Una Mamma Oca (più o meno) fotografata a Riscone
Cominciamo il I viaggio musicale di quest'anno, 2015/16. Ci accosteremo ad un'opera meravigliosa, che gode di grande popolarità in due versioni: quella originale per pianoforte a quattro mani e la riscrittura per orchestra.  

Ma mère l'Oye è una Suite di cinque pezzi infantili per pianoforte a quattro mani ispirati ai racconti di Perrault e di Mme. d'Aulnoy, composta da Maurice Ravel (1875-1937) nel 1910 a Parigi. Almeno tre dei 5 racconti sono molto popolari. Troverete i link per ascoltare le fiabe con i vostri ragazzi e ascoltare poi la musica con maggior consapevolezza.

  1. Pavane de la belle au bois dormant (Pavana della Bella addormentata nel bosco) - Lent (la minore): ascolta l'Audio Fiaba
  2. Petit poucet (Pollicino) - Très modéré (do minore): ascolta la fiaba di Fiabe Sonore
  3. Laideronnette, impératrice des pagodes (Laideronnette, imperatrice delle pagode) Mouvement de marche (fa diesis maggiore
  4. Les entretiens de la belle et de la bête (Le conversazioni della Bella e la Bestia)- Mouvement de valse modéré (fa maggiore): ascolta la fiaba di Fiabe Sonore
  5. Le jardin féerique (Il giardino fatato) - Lent et grave (do maggiore)
Un'opera quindi scritta per due bambini particolarmente bravi al pianoforte, i figli di Ida e Cipa Godebski (ai quali Ravel aveva in precedenza dedicato la propria Sonatine), Mimie e Jean, di sei e sette anni rispettivamente. Ma poi per una serie di circostanze sfortunate non eseguita dai due bimbi in pubblico. Non è riuscito a farlo Ravel, ma ci siamo riusciti noi, mettendo insieme un duo fantastico formato da Alex e Antonio, amici che sanno divertirsi insieme giocando a Ping Pong e a qualsiasi altro gioco "da bambino", ma poi si uniscono a formare un unico pianista con quattro mani, nell'esecuzione "sentita" del III brano di quest'opera di Ravel. 

Alex e Antonio pronti...

Antonio e Aex impegnati in Ravel
Ascoltiamo subito tutta l'opera nell'esecuzione di un duo particolare: La Pianista per eccellenza, Martha Argerich, riconosciuta da tutti come la più grande donna della tastiera e il pianista che scatena maggiori dibattiti nell'ambiente musicale, Lang Lang



"L'infanzia evocata da Ravel in Ma Mère l'Oye è quella serena, fantastica, fiabesca ma anche quella stretta dalle angosce puerili, spaventata, impotente. All'interno della raccolta si va dunque da pagine innocenti come Pavane o Laideronnette ad altre inquietanti come Les entretiens de la Belle et de la Bète o Le Jardin féerique; Petit Poucet, in fondo, segna il momento mediano, quello della favola che diventa racconto pauroso, in bilico tra angoscia e avventura, con le sue semplici scale ascendenti che si fanno sempre più lunghe ed importanti a suggerire lo smarrimento del bimbo di fronte ad una foresta troppo complicata da decifrare senza briciole di pane" (http://www.flaminioonline.it).

"Nei suoi appunti autobiografici, il compositore afferma: «Il proposito di evocare in questi pezzi la poesia dell'infanzia mi portò naturalmente a semplificare il mio stile e a raffinare i miei mezzi espressivi». Rispetto ad altre opere di Ravel, la suite è in effetti piuttosto semplice dal punto di vista tecnico, ma possiede lo stesso rigore formale e la stessa profondità di ispirazione delle opere più complesse" (da Wiki)

martedì 2 giugno 2015

Il saggio di classe

Antonio suona al saggio
Ore 17.30, Sala Verdi del Conservatorio Arrigo Boito di Parma. Saggio della classe di Pianofrote della Professoressa Elisabetta Ghidini. Un saggio che ha una valore particolare, perchè è l'ultimo per questa insegnante, amatissima da tutti i suoi allievi, e che ha dedicato una vita intera all'insegnamento con passione e serietà.

L'igresso della Sala Verdi dal Chiostro del Conservatorio
Non poteva esserci saggio migliore per salutarla. Tutti gli allievi, dai più piccoli ai più grandi, si sono esibiti dando il meglio delle loro possibilità davanti ad un pubblico di parenti e (pochi) amici. Un altra delle difficoltà che devono superare questi ragazzi è quella di non avere quasi mai il piacere di suonare per le persone con cui condividono la maggior parte del loro tempo (i compagni di scuola). Purtroppo assistere ad un saggio è considerato un  impegno troppo gravoso e i nostri ragazzi suonano per mamma e papà, nonni, zii, fratellini e sorelline, fidanzati e qualche raro amico (che frequenta il Conservatorio a sua volta - grazie Stefano! - o che studia pianoforte privatamente - la nostra Teresa!-). É un peccato, perchè i pochi giovani spettatori credo che ricorderanno per molto tempo questa giornata e forse qualcuno di loro sarà uscito dalla Sala Verdi con la voglia di provarci a sua volta. Sicuramente la nostra amica Teresa, venuta da Milano apposta per il saggio di Antonio, accompagnata dai suoi genitori. Teresa studia pianoforte da un anno e sono certa che aver ascoltato questi ragazzi per lei sarà uno stimolo per andare avanti e crederci. Anche Antonio le ha detto: "Lo farai anche tu!". 


Ad Antonio, a fine saggio, si è avvicinato un bambino sicuramente più piccolo di lui con la sorellina ancora più piccola. Gli hanno chiesto che classe facesse e gli hanno fatto i complimenti. É stata una scena davvero commovente. Ed è la testimonianza che quei due bambini hanno ascoltato e apprezzato e se ci sono stati dei momenti di "noia", comprensibili perchè un'ora e mezza di pianoforte non è facile da gestire per un bambino, sono comunque stati superati e il ricordo è per il "bello" e non per il "pesante". 

Questa riflessione per insistere sulla mia idea di fondo: che c'è un luogo comune assolutamente da sfatare riguardo alla musica classica, al pianoforte, ai concerti, al teatro, allo studio di uno strumento musicale. Finché prevarrà questa assurda convinzione e l'assurda equivalenza pianoforte=noia (ascoltato o suonato che sia), la speranza di risollevare le sorti musicali del nostro paese è debole. Ma il viaggio di Teresa da Milano e i complimenti dei bambini ad Antonio sono un motivo sufficiente per mantenerla viva! 

Veniamo al saggio, che è stato aperto dalla meravigliosa Marialorenza con il Preludio e Fuga in Mib maggiore dal I libro del Clavicembalo ben temperato di J. S. Bach. (Se il titolo del brano è in rosso, cliccate per ascoltarlo).

Giuseppe alle prove con Antonio volta-pagina

A seguire, Giuseppe ha eseguito la Sonatina di Kuhlau op. 88 n. 3. Antonio in prova si è offerto di voltargli la pagina, ma è andato talmente addosso a Giuseppe che lo ha fatto sbagliare! È stato così giustamente sostituito il volta-pagina con il più esperto Rocco.

Daniele al pianoforte
Daniele ha suonato con grande energia lo Studio n. 4 op. 1 di F, Liszt e di R. Schumann dal Carnevale di Vienna op. 26, Intermezzo

Anna ha reso con dolcezza due dei Pezzi lirici di E. Grieg: National SongElegy.

Annalisa ha suonato le prime sei deliziose Scene Infantili di R. Schumann di cui abbiamo parlato leggendo insieme il libro della Fabbri (Scene Infantili, libro di lettura), ha proseguito con F. Schubert Improvviso op. 90 n. 2 e ha magnificamente concluso con F. Liszt, Studio op. 1 n. 2

Purtroppo ero presa a tenere buono Giacomo che ieri, causa raffreddore, mostrava segni di insofferenza e non ho girato i video che avrei voluto. Annalisa, e tutti gli altri, hanno suonato molto bene ed è un peccato non averne testimonianza. Spero di riuscire a recuperare qualcosa dagli altri spettatori!

L'inchino finale dei ragazzi: Anna, Francesca, Annalisa, Antonio, Daniele, Giuseppe, Marialorenza, Rocco

Dopo Annalisa, è il turno di Antonio, che è partito con Invenzione a due voci n. 13  di J. S. Bach, ha proseguito con la complicata (per lui) Romanza senza parole op. 19 n. 2  di F. Mendelssohn e il gran finale con il suo brano dell'anno: Dimitri Kabalewsky Sonatina op. 13 n. 1. Era molto contento perchè è riuscito a eseguire i tre pezzi senza incertezze e con convinzione. I video degli ultimi due brani li ho girati uno a casa e uno alle prove precedenti al saggio. 

Francesca ha riportato grazia e dolcezza dopo la furia del III tempo della Sonatina di Kabalewsky e ci ha suonato un'altra delle Scene Infantili di Schumann, la n. 7 (vedi Post precedente per l'ascolto), l'unico brano di W. A. Mozart dell'intero saggio: la Fantasia in Re minore e, infine, lo Studio di A. von Henselt, "L'Addio del Pastore".

Rocco, il più grande del gruppo e genio della matematica (spesso musica e matematica vanno mano nella mano...), ha suonato la struggente Pavane pour une infante defunte di M. Ravel, e due Studi di Chopin: Op. 25 n. 1 e Op. 10 n. 9

Marialorenza, dopo aver avuto il compito di aprire il saggio, ha anche quello di chiuderlo e lo fa nel migiore dei modi con due brani meravigliosi ed energici: Slancio dai Pezzi Fantastici op. 12 di R. Schumann e di F. Chopin il trascinante Studio op. 10 n. 12

Per Antonio, oltre ad una bellissima esperienza sul palco che non guasta mai, anche una lezione importante: ascoltando Annalisa, Rocco e Marialorenza (che sono i tre più avanti nel lungo percorso di studi), ha capito che la strada è lunga, faticosa ma ricca di soddisfazioni (che meraviglia poter suonare quei brani!!), che non bisogna mai mollare (nemmeno un giorno, salvo cause di forza maggiore), che nemmeno i loro amici sono arrivati ad ascoltarli (ma i genitori sì, in fondo anche se rompiscatole non tradiscono mai!) e che si suona prima di tutto per se stessi, e poi, come gli disse un giorno per le scale il Maestro Guideri: "Se rendi felice anche solo una persona nel pubblico, hai già ottenuto un grande successo. Suona per la felicità di quella persona (oltre che per la tua)". Quella persona ieri c'era: ero io! (forse non solo, ma in fondo deve bastargli).

Complimenti a tutti i ragazzi e alla loro insegnante, che ha costruito un saggio così bello, giorno per giorno, pezzettino dopo pezzettino, con pazienza, fiducia, dedizione e amore per la musica.