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mercoledì 23 settembre 2015

Ma mère l'Oye (3) - Suite per orchestra

Mamme Oche fotografate a Dobbiaco (Mahler Stube)
ANALISI PER I GRANDI: "«Non ho mai sentito il bisogno di formulare, sia ad uso di altri che per me stesso, i principi della mia estetica. Se mi fosse richiesto di farlo, risponderei di essere propenso ad identificarmi con le semplici affermazioni fatte da Mozart, che si limitò a dire che non c'è nulla che la musica non possa fare o tentare o descrivere, purché continui ad affascinare e ad essere sempre musica. Talvolta mi sono state attribuite opinioni che si riferiscono in modo apparentemente paradossale alla falsità dell'arte e ai pericoli della sincerità. Il fatto è che io semplicemente mi rifiuto in modo assoluto di confondere la coscienza d'un artista, che è una cosa, con la sua sincerità, che è tutt'altra cosa. La sincerità non è d'alcuna utilità se la coscienza non aiuta a manifestarla. Questa coscienza ci obbliga a rivolgerci ad un buon artigianato. Il mio obiettivo è quindi la perfezione tecnica. Posso lottare incessantemente per questo scopo, ma sono sicuro che non sarò mai capace di raggiungerlo. L'importante è di andarci ogni volta più vicino. L'arte, non c'è dubbio, ha anche altri effetti ma l'artista, secondo la mia opinione, non deve avere altro scopo».
"Questa è probabilmente la più lunga dichiarazione sulla propria estetica rilasciata dal riservatissimo Ravel, ma la si dovrebbe completare con altre frasi sparse, in cui sosteneva che sua massima aspirazione era scrivere su commissione, adattandosi a un argomento dato o a una regola imposta dall'esterno: l'ispirazione e la sincerità dell'artista, care ai romantici, vengono dunque sostituite da quello che egli chiamava semplicemente "buon artigianato". Non credeva neanche all'intoccabilità dell'opera d'arte - altro dogma romantico - e trascriveva volentieri le opere proprie e le altrui... Però in alcune dichiarazioni Ravel pone invece l'accento sulla sensibilità musicale: ma è soprattutto in mille minutissimi indizi della sua musica che si può intravedere come il volto da lui mostrato in pubblico fosse probabilmente una maschera dietro cui nascondere la propria sensibilità viva e vibratile ma pudica e riservata, sfuggendo le tentazioni del romanticismo e del sentimentalismo...
Nel 1911, in vista d'una rappresentazione in forma di balletto, Ravel fece una trascrizione per piccola orchestra di questi "cinque pezzi infantili", ne modificò l'ordine e aggiunse un preludio, quattro interludi e una Danse du rouet. Con un'ulteriore metamorfosi Ma mère l'Oye divenne una suite da concerto, da cui scomparvero le parti aggiunte per il balletto.


ANALISI PER I PIU' PICCOLI: La Bella addormentata dorme al placido ritmo d'una pavana su accordi dolci e favolosi. Pollicino è colto nel momento in cui non trova più la sua traccia di briciole nel bosco: l'ingenua ricerca, l'emozione, la sorpresa del cinguettio degli uccelli che gli fa capire l'accaduto (un effetto strumentale aggiunto nella versione orchestrale), lo sconforto. Laideronnette, imperatrice d'un'esotica terra di sogno, si spoglia per il bagno e prodigiosamente si ode tutto un esile e fantastico tintinnare di mille piccoli strumenti irreali. Una Bella incantevole, dalla voce suadente, e una Bestia dalla voce profonda e asmatica, ma assai sottile e avveduta nell'arte di commuovere, intrattengono al ritmo d'un valzer lento il loro dialogo moraleggiante ma anche sotterraneamente sensuale, alla fine del quale l'incantesimo è spezzato e la Bestia si trasforma in Principe. Infine si è trasportati in un giardino fatato, ricco di semplici ma indicibili bellezze, sfocianti in una piccola e brillante fanfara." (Mauro Mariani)

Il titolo dell'intera raccolta deriva dall'antologia di Perrault, Contes de ma Mère l'Oye.

Interessante è ascoltare le due versioni (pianoforte e orchestra) e riconoscere gli strumenti scelti da Ravel per rendere alcuni caratteristici passaggi delle 4 manine al pianoforte. 

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