| Mamme Oche fotografate a Dobbiaco (Mahler Stube) |
ANALISI PER I GRANDI: "«Non ho mai sentito il bisogno di formulare,
sia ad uso di altri che per me stesso, i principi della mia estetica.
Se mi fosse richiesto di farlo, risponderei di essere propenso ad
identificarmi con le semplici affermazioni fatte da Mozart, che si
limitò a dire che non c'è nulla che la musica non
possa fare o tentare o descrivere, purché continui ad
affascinare e ad essere sempre musica. Talvolta mi sono state
attribuite opinioni che si riferiscono in modo apparentemente
paradossale alla falsità dell'arte e ai pericoli della
sincerità. Il fatto è che io semplicemente mi
rifiuto in modo assoluto di confondere la coscienza d'un artista, che
è una cosa, con la sua sincerità, che
è tutt'altra cosa. La sincerità non è
d'alcuna utilità se la coscienza non aiuta a manifestarla.
Questa coscienza ci obbliga a rivolgerci ad un buon artigianato. Il mio
obiettivo è quindi la perfezione tecnica. Posso lottare
incessantemente per questo scopo, ma sono sicuro che non
sarò mai capace di raggiungerlo. L'importante è
di andarci ogni volta più vicino. L'arte, non c'è
dubbio, ha anche altri effetti ma l'artista, secondo la mia opinione,
non deve avere altro scopo».
"Questa è probabilmente la più
lunga dichiarazione sulla propria estetica rilasciata dal
riservatissimo Ravel, ma la si dovrebbe completare con altre frasi
sparse, in cui sosteneva che sua massima aspirazione era scrivere su
commissione, adattandosi a un argomento dato o a una regola imposta
dall'esterno: l'ispirazione e la sincerità dell'artista,
care ai romantici, vengono dunque sostituite da quello che egli
chiamava semplicemente "buon artigianato". Non credeva neanche
all'intoccabilità dell'opera d'arte - altro dogma romantico
- e trascriveva volentieri le opere proprie e le altrui... Però
in alcune dichiarazioni Ravel pone invece l'accento sulla
sensibilità musicale: ma è soprattutto in mille
minutissimi indizi della sua musica che si può intravedere
come il volto da lui mostrato in pubblico fosse probabilmente una
maschera dietro cui nascondere la propria sensibilità viva e
vibratile ma pudica e riservata, sfuggendo le tentazioni del
romanticismo e del sentimentalismo...
Nel
1911, in vista d'una rappresentazione in forma di balletto, Ravel fece
una trascrizione per piccola orchestra di questi "cinque pezzi
infantili", ne modificò l'ordine e aggiunse un preludio,
quattro interludi e una Danse
du rouet. Con un'ulteriore metamorfosi Ma mère l'Oye
divenne una suite da concerto, da cui scomparvero le parti aggiunte per
il balletto.
ANALISI PER I PIU' PICCOLI: La Bella addormentata dorme al placido ritmo d'una pavana su accordi dolci e favolosi. Pollicino è colto nel momento in cui non trova più la sua traccia di briciole nel bosco: l'ingenua ricerca, l'emozione, la sorpresa del cinguettio degli uccelli che gli fa capire l'accaduto (un effetto strumentale aggiunto nella versione orchestrale), lo sconforto. Laideronnette, imperatrice d'un'esotica terra di sogno, si spoglia per il bagno e prodigiosamente si ode tutto un esile e fantastico tintinnare di mille piccoli strumenti irreali. Una Bella incantevole, dalla voce suadente, e una Bestia dalla voce profonda e asmatica, ma assai sottile e avveduta nell'arte di commuovere, intrattengono al ritmo d'un valzer lento il loro dialogo moraleggiante ma anche sotterraneamente sensuale, alla fine del quale l'incantesimo è spezzato e la Bestia si trasforma in Principe. Infine si è trasportati in un giardino fatato, ricco di semplici ma indicibili bellezze, sfocianti in una piccola e brillante fanfara." (Mauro Mariani)
Il titolo dell'intera raccolta deriva dall'antologia di Perrault, Contes de ma Mère
l'Oye.
Interessante è ascoltare le due versioni (pianoforte e orchestra) e riconoscere gli strumenti scelti da Ravel per rendere alcuni caratteristici passaggi delle 4 manine al pianoforte.
Interessante è ascoltare le due versioni (pianoforte e orchestra) e riconoscere gli strumenti scelti da Ravel per rendere alcuni caratteristici passaggi delle 4 manine al pianoforte.

Nessun commento:
Posta un commento