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domenica 22 marzo 2015

Tristano e Isotta (5) - La storia raccontata da Mino Milani

Copertina del libro
Ottima lettura per ragazzi della Scuola Media: "La storia di Tristano e Isotta" raccontata da Mino Milani, con le illustrazioni di Nella Bosnia, edizioni Einaudi Ragazzi, trovato alla Biblioteca Alice di Parma, cercando il libro che vi ho presentato due Post fa... andare in Biblioteca è sempre utile! E affascinante. Si trovano libri cercando altri libri e non si finisce mai di fare scoperte. E poi sono tutti a vostra disposizione, gratuitamente e per un mese potete portarli a casa vostra! Cosa volete di più! Riprendiamo l'abitudine di frequentare le biblioteche, che purtroppo stanno attraversando un momento difficile e rischiano la chiusura.

Mino Milani è un autore pavese (1928) che ha iniziato a pubblicare racconti per ragazzi nel mitico "Corriere dei Piccoli".

La storia di Tristano e Isotta ormai la conoscete, ma leggerla in forma di romanzo, con la scrittura di Milani e il suo stile avvincente, è davvero emozionante. Inutile, trovo, farvi un altro riassunto della leggenda; per farvi capire com'è questo libro, ho pensato di copiare un capitolo... così magari vi verrà voglia di andare in biblioteca a prenderlo. Quale? Ovviamente quello del Filtro d'amore! E qualche altra pagina di altri capitoli... buona lettura e poi... andate in biblioteca!
Il libro è suddiviso in capitoli:

I. Come nacque Tristano figlio della tristezza.

1. Questa, narrata alla maniera dei menestrelli, è la storia di Tristano e Isotta, che molto gioirono e molto soffrirono per amore; e tutte le gentildonne e i gentiluomini che vorranno, potranno leggerla dal principio alla fine.....

II.  Come Tristano riconquistò il suo regno.


III. Come Tristano affrontò il Moroldo di Irlanda.

[...] Nessuno aveva mai visto un uomo come lui. Era l'uomo più alto, grosso, forte, spavaldo e orribile che fosse mai nato. Tutto vestito di cuoio, coperto da una maglia di ferro, e protetto sul sul petto da piastre d'acciaio, quando camminava faceva un rumore come un tuono, al quale il pavimento tremava; aveva lunghi capelli neri che gli scendevano fino a mezza schiena, e barba nera che gli scendeva fino a mezzo petto; gli occhi sembravano ardere come fuoco. Dalla bocca, grande e sempre distorta, in una smorfia crudele, usciva un fiato freddo come di gelo; le sue mani guantate di ferro avrebbero con un sol colpo spezzato la testa del più forte cavallo di battaglia. Aveva un'enorme spada, e una mazza ferrata che a ogni passo gli batteva sulla gamba con sinistro rumore....

IV. Come Tristano ebbe salva la vita.


V. Come un capello biondo giunse a Tintagel.

VI. Come Tristano uccise il mostro di Wexford.

VII. Come Tristano conobbe Isotta dai biondi capelli.

1. Grandi furono l'emozione e la gioia degli abitanti di Wexford, che si videro liberati dal mostro; tutti scortarono ser Aguerran al palazzo reale e fecero ressa davanti ad esso, mentre il cavaliere falso e codardo, agitando la testa del drago, chiedeva di parlare con il re.
Il re lo ricevette, ed egli, portando la destra sul petto e alzando con la sinistra la testa del drago esclamò: - Sire, voi avete promesso in sposa la vostra figlia Isotta a chi avesse ucciso il mostro: ebbene, ella è mia.
Questa testa orrenda è prova del mio valore.
Il re d'Irlanda rispose: - Ser Aguerran, non ci siamo mai rimangiati la parola data. Voi avete ucciso il drago, e tra tre giorni voi avrete in sposa Isotta.
- Alla buonora! - esclamò esultante ser Aguerran.

2. Poco dopo, il re d'Irlanda andò nelle stanze di sua figlia Isotta e mostrandole la testa del drago disse: - Figlia mia, preparati. Come vedi, il drago è stato ucciso, e tra tre giorni tu sposerai il cavalieri che lo ha affrontato e abbattuto.
- Obbedirò, padre - ripose Isotta. - Chi ha compiuto tale prodezza, di cui non fu capace nemmeno il Moroldo vostro fratello e mio zio?
- Ser Aguerran il rosso.
Isotta scoppiò a ridere e replicò: - Ah, ciò è impossibile! Quel vile non può aver affrontato il drago!
Sospirando e allargando le braccia il re suo padre rispose: - Ho pensato anch'io come te, figlia mia. Ma questa testa è prova che ciò che ser Aguerran dice è vero. Ho dato la mia parola: preparati dunque a sposarlo.
Chinando la testa la fanciulla rispose: - Sposare un cavaliere come ser Aguerran è per me motivo di grande tristezza, padre,  pure v'obbedirò.
- Ciò sarà ben fatto - disse il re e se ne andò, lasciando alla figlia la testa del drago.
Isotta scoppiò in pianto, perchè non poteva soffrire di divenir moglie di Aguerran il rosso; ma mentre ella piangeva, la sua diletta ancella Brangenia coraggiosamente prese la testa del mostro e l'esaminò, esclamando d'un tratto: - Ah, quale stranezza!
- Di che stranezza parli? - chiese Isotta levando il bel volto lagrimoso. Rispose Brangenia aprendo le fauci del drago: - Guardate, manca la lingua -. Subito Isotta, piena di sospetto e di speranza disse: - Chiama il fido valletto Pernide, Brangenia, digli che prepari i cavalli.
Brangenia obbedì; il valletto Perinide apprestò i cavalli e poco dopo i tre uscirono dal palazzo, andando alla ricerca del mostro.

Isotta e Brengenia trovano Tristano ferito

3. Lo trovarono nel punto in cui Tristano lo aveva ucciso; accanto a lui v'erano il cavallo morto e lo scudo spezzato. Guardando attentamente, Isotta disse: - Non ho mai visto un cavallo ferrato in questo modo, e lo scudo non porta le insegne di ser Aguerran. Cerchiamo qui attorno...


VIII. Come Tristano e Isotta bevvero il filtro d'amore.

1. Passarono alcune settimane, durante le quali il re e la regina d'Irlanda apprestarono una dote regale per la bella Isotta, che era molto felice di partire per Tintagel, e diventare regina di Cornovaglia, anche se preoccupata poichè non sapeva che aspetto avesse il suo futuro sposo. Seduta all'ombra d'un grande albero, nel giardino del suo castello, ella parlava ogni giorno con Tristano e i cavalieri che l'avevano accompagnato, e chiedeva loro notizie di re Marco e del suo reame. Più che a tutti, ella voleva bene a Tristano, che chiamava fratello, e al fedele Governale.
Venne infine il momento della partenza; tesori, stoffe, lini, pellicce e ricchissime vesti vennero caricate sulla nave; e tra due ali di folla commossa e plaudente, Isotta dai biondi capelli camminò verso il porto, tenuta per mano da Tristano, e scortata da dieci cavalieri di Cornovaglia e dieci di Irlanda. Mentre ciò avveniva, la madre di Isotta, che era una grande, buona e sapiente maga, chiamò segretamente a sè l'ancella Brangenia e le disse:
- Brangenia, tu seguirai Isotta, e con te verrà anche la giovane ancella Carmilla.
- Farò come dite, mia regina.
Chiese allora la regina: - Brangenia, ami tu Isotta?
- L'amo di tutto cuore, mia regina, e voglio la sua felicità. 
- Ebbene, ti darò modo di dargliela. Ella non ha mai visto re Marco e non può quindi amarlo, e anzi potrebbe anche essere che, vedendolo, non lo ami. In tal modo, vivrebbe infelice: guarda - E così dicendo la regina mostrò una bottiglia di cristallo, - Questo liquido sembra vino, ma è invece un filtro che stanotte io stessa ho preparato. Esso è un magico e potentissimo filtro d'amore. Coloro che insieme lo bevono, s'ameranno appassionatamente ed eternamente l'un l'altra con lo spirito e con il corpo. Quando Isotta e re marco, dopo le nozze, saranno a tavola, tu verserai il filtro nelle loro coppe come se fosse vino, in modo che bevano, s'amino e siano per sempre felici. - Così farò, mia regina - rispose Brangenia prendendo la bottiglia di cristallo. 

2.  Di lì a un po', la nave di Tristano lasciò il porto di Wexford, e solcando le onde verdazzurre del mare fece rotta per la Cornovaglia.
Il viaggio fu molto lungo e molto confortevole perchè erano state imbarcate provviste di ogni genere, e anche anfore e pregevoli bottiglie di vino, a rallegrare i naviganti. Nei lunghi tramonti, qualche cavaliere prendeva l'arpa, accompagnandosi con essa, intonava dolci canzoni e recitava belle poesie d'amore. Il più bravo di tutti, ma anche il più malinconico, era Tristano; e le sue note e la sua voce commuovevano la bella Isotta, Brangenia e la giovane Carmilla. A notte, se il vento non soffiava troppo forte, tutti restavano sul ponte, a guardare le alte stelle che tremavano nel cielo nero; Tristano sedeva accanto a Isotta e le diceva:-Sorella, non poteva toccarmi sorte più bella di questa: di condurvi dal re mio zio, che sarà vostro signore e marito - Fratello, ti sarò sempre grata per questo. I due s'amavano d'un amore fraterno. Poi accadde qualcosa che tutto cambiò, e chè segnò il loro destino, la loro vita e la loro morte.

3. Si levò d'un tratto una tempesta: tanto fiera, però, quanto breve; quando il vento cadde, il cielo fu tornato azzurro e il mare placato, apparve alla vista dei naviganti una piccola isola boscosa. Disse allora Isotta: posiamo un po' in quell'isola [...]

Tristano e Isotta bevono il filtro
- Carmilla, sali sulla nave, e porta una bottiglia di vino, che io beva con mio fratello Tristano.
L'ancella obbedì; salì sulla nave, tolse dalla cintura della dormiente Brangenia la chiave della dispensa, la aprì e tra le anfore e le bottiglie scelse quella che le parve più bella. Ah, sventurata scelta! Ah, sventura che la fedele Brabgenia fosse addormentata! Ella avrebbe potuto dire: – Non toccare quel cristallo! – nella bottiglia che Carmilla recò a Tristano e a Isotta non v'era infatti vino, ma il filtro fatale!

4. I due giovani dunque mangiarono qualche pomo, qualche fragrante melograno, poi insieme levarono le coppe che Carmilla aveva riempito, e bevvero.
Per un po' nulla accadde.
Poi, ecco, tutti e due sentirono come un fuoco segreto ardere nel loro cuore e nelle loro vene; stupiti, si volsero attorno, come se udissero strane voci; si guardarono negli occhi e fu come se si vedessero per la prima volta, come se soltanto in quel momento Tristano vedesse quanto dolce era il volto di Isotta, quanto profondi i suoi occhi, bella la sua bocca, meravigliosi i suoi capelli, d'avorio il suo collo, di marmo le sue piccole mani. E fu come se soltanto in quel momento Isotta vedesse come forti e belli fossero i lineamenti di Tristano, fieri e insieme soavi i suoi occhi, larghe le sue spalle, possenti le sue mani avvezze alla spada.
A lungo i due si guardarono, nè più pensarono di chiamarsi fratello e sorella, perchè sembrava che il bene che si erano fino a questo momento scambiati non fosse più quello di prima, come da fratello a sorella: ma come l'amore che lega un uomo a una donna, un marito a una moglie.
Così estatici si guardavano, quando Brangenia – che s'era destata dal sonno e che, vista la nave ferma, era scesa nell'isola – entrò nella tenda. Le bastò uno sguardo per capire che qualcosa di nuovo e di misterioso accadev tra Tristano e Isotta. Vide la bottiglia di cristallo mezza vuota, la riconobbe per quella del filtro d'amore; si volse a Carmilla e le chiese: – Dove hai preso quella bottiglia?
– Dalla tua dispensa – rispose l'innocente ancella. A Tristano e Isotta che la guardavano meravigliati, disse: – Avete dunque bevuto quel vino?
– Sì – fu la risposta. Sentendosi venir meno, con forza disperata Brengenia prese la bottiglia e la gettò a terra mandandola in pezzi, e gridò poi: – Me maledetta e voi sventurati! Avete bevito la vostra morte! ......


IX. Come i baroni congiurarono contro Tristano.

X. Come Tristano venne cacciato da corte.

XI. Come Tristano e Isotta furono condotti a morte.


XII. Come Tristano e isotta fuggirono nella foresta.

XIII. Come tristano e Isotta vennero sorpresi dal re.


XIV. Come Tristano riportò Isotta a re Marco.

XV. Come Tristano prese vendetta sui baroni.

XVI. Come Tristano giunse al castello di Carhaix.

XVII. Come Tristano sposò Isotta dalle bianche mani.


XVIII. Come Tristano venne ferito dal vile Bedalis.


XIX. Come si vendicò Isotta dalle bianche mani.

XX. Come Tristano e Isotta morirono e furono sepolti. 

[...] Così, gentildonne e gentiluomini che avete letto queste pagine dal principio alla fine, si concluse la storia di Tristano e Isotta dai biondi capelli, che non ebbero amore colpevole, perchè fu il destino a imporre loro d'amarsi; e nessuno può andar contro le leggi del destino, e ancor meno contro le leggi d'amore.
Ricordatevi dunque di tristano e Isotta, di tanto in tanto; e di tanto in tanto ricordatevi anche di me, che vi ho raccontato la loro storia alla maniera dei menestrelli.

Così si conclude il racconto, di cui ho riportato qualche pagina e qualche illustrazione. Una lettura che consiglio a tutti i ragazzi della Scuola Media, perchè le storie "antiche" hanno una forza, a mio parere, che nessuna storia moderna può avere.


Qui parte del duetto Tristano/Isotta Atto II
Daniel Barenboim, bayreuther festspiele orchester
Jean-Pierre Ponnelle, regia

A due:
"Oh quaggiù scendi,
notte dell'amore,
concedimi di obliare,
che io vivo;
raccoglimi nel tuo grembo,
scioglimi
libero dal mondo!"

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